42 (Parte seconda)

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27 marzo 2014 di thesurvivaldiaries

“Chi mai saprà
di una stella esplosa anni luce fa?”
dalla sigla di UFO Diapolon

Non mi ha fatto bene guidare per tutto questo tempo. Senza neppure più il mio dolce dolcissimo D20 la lombosciatalgia è tornata a trasformare la mia gamba sinistra in un cavo elettrico scoperto. Mi sono fermato in una mezza dozzina di farmacie in questi giorni, durante il mio tardivo gran tour del nostro bel paese zombizzato, ma non ho trovato quasi nulla che facesse al caso mio. I drugstore cowboys apocalittici si sono sciacallati via tutto, dai test per la gravidanza al Plasil, dagli antibiotici al Roipnol, dalla Magnesia Bisurata Aromatic agli anelli vibranti Durex. Ho trovato solo tre scatolette di Patrol: tramadolo più ibuprofene. Sempre meglio del Voltaren, sempre peggio di un chirurgo che ti apre la schiena e ti toglie via quella massa di carne che si strofina sul nervo come un gatto ruffiano su una gamba.
È diventato il mio obbiettivo primario trovare un dottore, ora come ora. Nei primi giorni dopo il casino alla centrale Palladio, quando ero ancora sotto l’effetto del D20 volevo solo allontanarmi il più possibile da Venezia, dal Veneto e dai brutti ricordi. Avevo intenzione di guidare fino a Roma, magari riuscire a contattare Cristina, nella speranza che sia single (oh, sì… e anche che stia bene, naturalmente). Una ex-guardia carceraria mutante e un ex-untore (ma più unto che untore) alcolizzato con una certa abilità nel coniugare i verbi formerebbero di sicuro una coppia eccezionale per il pre-dinner e il post-apoc.

Ho trovato qualche dottore nelle due o tre comunità che mi hanno accolto. Uno mi ha fatto anche delle iniezioni di cortisone, ma è servito solo a provocarmi una diarrea a spruzzo da far schifo persino agli Zulu. Ho ancora il culo che mi brucia, davvero. Meno male che col Patrol ho trovato anche un po’ di pasta Fissan per culetti arrossati. In questo esatto momento mi sto dirigendo dalle parti di Urbisaglia, vicino a Macerata. Ho sentito che hanno istituito uno dei migliori ospedali da campo della zona e mi hanno detto che c’è la possibilità che esista ancora qualche chirurgo disposto a operarmi.

Di Zulu ne ho visti. C’era un orda nei pressi di Cento, vicino a Ferrara. Zombi nuovi e “in carne”. Probabilmente una comunità dei dintorni era appena stata attaccata. In autostrada invece non ho trovato neppure un’anima morta. Carcasse d’auto e mezzi pesanti dell’esercito, qualche zulu incastrato fra le lamiere, ma niente di più. Smanettando con l’autoradio ho trovato ben due stazioni attive. Una trasmetteva dispacci militari, richieste d’aiuto e rifornimenti, informazioni sulle zone libere. Un’altra è gestita da un gruppo di sopravvissuti milanesi che si sono barricati negli studi di radio deejay. Trasmettono col nome di Radio Libera Albemuth sigle di cartoni animati, rock progressive, idm e new-wave. Dalle 18 alle 20 fanno una trasmissione in cui provano in diretta le droghe e gli alcolici più disparati. Be’ sempre meglio della Pina in ogni caso. Dalle 10 a mezzogiorno invece trasmettono “Zombieland chiama Italia” in cui leggono pezzi delle varie testimonianze in rete. Indovinate qual’è il blog che leggono più spesso? Eh. Spero che leggiate anche questo ragazzi, magari mettendo poi la sigla di UFO Diapolon che mi ha sempre fatto piangere.

Non “questo”, quello che ho scritto finora, intendo. Ma “questo” che sto per scrivere. La fine della nostra storia, dell’apocalisse che abbiamo vissuto insieme, anche se divisi dai chilometri, dagli egoismi e dalla follia, molto spesso mia. C’è qualcuno, qualcosa, una specie di forza divina idiota che protegge la gente che si mette in testa di essere uno scrittore. Una forza che ti fa sopravvivere anche se sei testimone del peggio, anche se la vita ti prende a secchiate di merda in faccia. Col tempo mi son detto che all’equilibrio cosmico servano dei testimoni. La memoria genetica, per noi scimmie senza peli, sembra non essere abbastanza. Questo mio postumo attaccamento alla vita, probabilmente è solo un modo che ho per non rimanere sopraffatto dai sensi di colpa, magari è il residuo di D20 che mi resta nel sangue: anzi, quasi sicuramente è così, ma mentre guardo il cielo terso di questo marzo insolitamente caldo, posso quasi vedere il volto di Dio e non è il viso sorridente di un babbo natale in tunica bianca, ma la maschera antigas di un condensato di male sadico e violento.
Gli mostro il dito medio, mentre penso ai miei amici e alla centrale Palladio, ma sarebbe lo stesso se lo mostrassi a me.

Fossi stato sano, sobrio, magari avrei potuto aiutarli.
Non mi fossi perso nel D20, nel mio piano da manga di serie z e nella mia follia monomaniaca, magari le cose sarebbero andate in maniera differente.

Avrei dovuto capire subito il messaggio di Thomas/Coma. Al parcheggio della Palladio, davanti agli occhi di Area e dei suoi Magna Tuto, alle prese col tappo di una bottiglietta di birra da aprire con l’accendino.
“Vai via!” mi diceva silenziosamente Coma. “Vai via mona!”
Io lo guardo senza capire. Intontito. Le immagini di quei momenti si ripetono come uno di quei video-meme che qualcuno mette in loop su youtube per 10 ore. Io che decido il da farsi, cercando di aprire la bottiglia di birra, lo sguardo pietoso di Area, le risate dei Magna Tuto. Il furgone di Thomas.
Scarica la bomba, fai saltare tutto, scarica la bomba, fai saltare tutto, scarica la bomba, fai saltare tutto, mi diceva la voce pazza che mi aveva portato fin lì, la voce di Pattumiera ne “L’ombra dello scorpione” di King, la voce del D20 e dei miei deliri.
Bevi l’ultima birretta, te la meriti, beviti l’ultima birretta, te la meriti, mi diceva invece la voce dell’Alienone cresciuto tra bacari, osterie e che ogni tanto passava la notte completamente ubriaco in un fosso.
Vai via, vai via Mona, vai via, vai via mona, mi diceva Thomas, lo sconosciuto con la faccia da Gesù Cristo.
La decisione, l’ennesima decisione sbagliata, l’ho presa quando finalmente sono riuscito a far saltare il tappo della bottiglia. Ne ho bevuto un sorso e mi sono diretto al rimorchio per cavalli in cui avevo sistemato Michelle, la mia amata bomba.
“Dove vai Alien?” mi ha chiesto Area, “non dirmi che ci vuoi già lasciare?”
“No, vecchia, vi ho portato un regalone. Ma tu ci leggi, no? Sai di cosa sto parlando.”
Area ha la cortesia di raggiungermi, mentre intima ai suoi sgherri di stare indietro. La puttana non ha neppure un filo di paura. Ha ancora addosso quell’espressione pietosa, da mamma che vede il suo stupido figlio ripetere lo stesso errore per la millesima volta, senza più la speranza che possa imparare.
Le mostro Michelle, la testata tattica di cui le ho fatto ampia menzione in tutti i miei ultimi post da invasato. Proprio quella che le volevo far esplodere su per il culo.

Ricorda, Alienone, ricorda. Tira fuori tutte quelle parole che ti sono rimaste dentro troppo. Parla della nostra fine.
E sia. Ecco com’è andata.

Finisco di bere la mia birra appoggiato alla bomba.
Traggo un lungo respiro, cercando qualche ultima parola da dire prima di attivare l’ordigno. Mi guardo in giro e vedo che un gruppo di Magna Tuto si sta avvicinando lentamente. Non sembrano allarmati, anzi. Poco più lontano, contro una recinzione a qualche centinaio di metri, si sono raggruppati almeno due dozzine dei nuovi inquilini putrefatti del nostro pianeta. Premono contro la rete senza troppo impegno. Un vecchio Magna Tuto li sta infilzando sulla testa uno per uno con una lancia di fortuna. Ha la stessa verve di uno che sta estirpando le erbacce da un prato.
“Allora, questo regalo?” chiede Area.
Inghiotto amaro e tiro un sospiro. Solo ora capisco (ma non ci voleva un genio) che se Area avesse avuto anche il minimo sospetto che la mia Michelle fosse stata veramente funzionante, mi avrebbe fatto fuori già tre o quattro post fa.
“Buon compleanno” dico io. Che ultima frase del cazzo, mi dico, mentre digito il codice sul display di attivazione e premo ENTER.
“Nessun conto alla rovescia” mi avevano spiegato i militari della caserma Ederle. Inserisci il codice e boom goes the dinamyte. Poi si sono messi a ridere. A pensarci bene, i segnali del fatto che la bomba fosse un pacco erano così chiari che solo un completo ritardato avrebbe potuto non notarli.
Ed è così che mi sono sentito quando, dopo un minuto dall’attivazione, nessun fuoco nucleare purificatore ci aveva avvolto. Ricordo precisamente di aver sentito un corvo gracchiare il suo verso di scherno: baka! baka! baka!
Area e i Magna Tuto stanno trattenendo le risate. Io non so cosa sto trattenendo, ma all’improvviso mi viene una gran voglia di vomitare la birra che mi sono scolato.
“Hai provato a spegnerla e riaccenderla?” chiede Area, fra le risate. Io guardo lei e il display. Riinserisco il codice di attivazione, premo di nuovo ENTER. Nulla. Niente. Nix. Nada. I fuochi del redentore dovranno aspettare.
“Alienone o come diavolo ti chiami” dice allora Area “tu sai cosa facciamo qui?”
“Ammazzate la gente” rispondo, mentre tiro un calcio a Michelle.
“Anche. Ammazziamo la gente scema, da queste parti è pieno. Gente che non vuole capire che noi siamo il futuro di questo posto, come il tuo amico Zànon.”
“Tu hai ucciso Chloe, puttana” le dico, guardandola negli occhi. Stringo i pugni e vedo che per la prima volta i Magna Tuto si allarmano e mettono mano alle armi. Area fa cenno loro di abbassarle. Non ha paura di me, non ne ha mai avuta. D’altronde, nella storia è difficile che un signore della guerra si faccia fregare da uno sfigato che fa finta di essere un eroe.
“Mi dispiace per la tua amica, davvero. Ma è colpa vostra e di quella boccetta che ti ha dato quel coglione di Guile. Ti ricordi almeno di quanti dei nostri hai fatto fuori tu quella volta?”
“Spero tanti.”
“Ventisei in tutto. Compreso qualche parente di quelli che vedi qui attorno. Non ho fatto la spia, non ti preoccupare. Tu sei un idiota Alienone, ma mi sa che puoi essere di qualche utilità. A me serve gente che sappia scrivere ‘che’ col ch e non con la k.”
Tiro un altro calcio a Michelle. Poi ci sbatto la testa contro. Sto per piangere, come un bambino a cui hanno rotto il giocattolo preferito.
“Ti dico io cosa facciamo qui: vi diamo l’energia elettrica. Vi diamo la rete. Senza la sottoscritta il vostro blog da sfigati non esisterebbe neppure. È grazie a me se esiste il vostro diario di sopravvissuti.”
Taccio, anche se la rivelazione dovrebbe farmi trasalire, non riesco più a pensare a nulla. Guardo il corpo metallico e inutile di Michelle.
“In più, non credere che i militari non sappiano nulla di noi. Probabilmente hai conosciuto Pegg, il generale della Ederle. Prima ancora che tu scrivessi il tuo post, ci aveva parlato di un completo pazzo che era venuto a chiedere una bomba nucleare da ficcare nel mio sedere. Ci siamo fatti due risate. Anzi, te lo devo dire proprio: in questo periodo non mi sento più molto in forma e tu sei stato l’intermezzo comico che…”
È stato allora che ho attaccato, pregando che il D20 mi desse la forza necessaria, la stessa che mi aveva dato a Jesolo. Area mi ha evitato semplicemente facendo un passo di lato e mi sono trovato con quattro M16a1 puntati alla testa.
Ero troppo assuefatto al D20 perché la droga mi potesse di nuovo trasformare nell’hulk de noaltri. Dovevo prenderne di più, ma a causa della lombosciatalgia l’avevo praticamente seccato tutto durante il tragitto.
“Ci sono i fioi” bofonchio.
“Chi?”
“Ci sono i miei amici, troia!”
Un magna tuto mi tira un calcio in faccia che mi fa saltare un dente. Ogni tanto, passo di proposito la lingua nel vuoto lasciato da quel dente, per essere certo che quello che è accaduto alla centrale Palladio sia stato reale e non un incubo generato dal D20.
Area mi prende per la collottola e avvicina al suo volto al mio. Puzza di sudore e gin e nei suoi occhi vedo la follia degli untori.
“Smetti di chiamarmi troia e andremo più d’accordo, vuoi? E se vuoi te li faccio vedere subito i tuoi amici.”
“Che cosa…”
Sputo sangue. Un Magna Tuto mi ammanetta e mi fa alzare. Mi spinge verso la direzione del Fort Transit di Thomas. Lui è ancora lì, appoggiato al furgone. Si sta rollando una sigaretta. Non si è goduto il mio siparietto comico. Oscilla la testa, come per dire ma che cazzo ti è saltato in mente?
“Forse non vi siete mai conosciuti dal vero, ti presento Thomas, ma il suo nick è Coma. Ti ricordi? Il tizio di Tonezza” mi dice Area.
Io balbetto qualcosa confuso. Ripenso ai suoi post, a quello che ha passato sulle montagne. Ricordo il circo degli orrori e il vecchio nella gabbia. Ma sono ricordi confusi, ancora più confusi perché, ora che li sto scrivendo, sono ricordi di ricordi di un’altra persona.
“Ciao?” gli dico, ma è più una domanda che un saluto.
“Come va, Alien?” Mi chiede.
“Stavo meglio a casa mia.”
“Eh.”
“Facciamoci questa bella riunione di famiglia virtuale, Tom” ci interrompe Area.
Thomas si ficca la sigaretta in bocca, la accende con uno zippo e poi apre il cassone del Transit.
Dentro ci sono loro.
Elisa, Pekka e altri due che non riconosco, ma di cui ho sicuramente letto le parole nel nostro diario: Zac, quello che ha trovato il vecchio sotto il lago di Garda, Andrea, che aveva le febbra e legge Palahniuk.
“Ma che cazzo hai fatto?” chiedo a Thomas.
“C’ho famiglia Alien, porta pazienza. È la cosa migliore” poi mi fa un occhiolino.
“Sei un traditore del cazzo!” grido e mi divincolo dai Magna Tuto. Con le mani ammanettate dietro la schiena, cerco di tirare una testata al traditore, ma sembra che non ci sia proprio verso di combinare qualcosa di buono oggi e anche Thomas mi evita facilmente. Cado sull’asfalto del parcheggio, mi giro e in un istante comprendo il significato dell’espressione ‘schiumare di rabbia’.
Grido, come non ho mai fatto, finché la gola non mi duole.
Poi mi accorgo di una cosa strana. Una cosa che per un istante mi ferma il cuore nel petto, che da un po’ mi sta martellando nella cassa toracica come se volesse uscirne.
Thomas ha gli stessi occhi di Area. Elisa, Pekka, Zac e Andrea, tutti loro hanno gli occhi folli di chi si è strafatto di D20.
“In un modo o nell’altro finisce qui, Alien” mi dice Thomas.
In quel preciso momento, i miei fratelli d’apocalisse saltano giù dal furgone gridando.
No, non gridando: ruggendo.

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