Mafia 2

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4 dicembre 2013 di thesurvivaldiaries

[Special guest: Laura Mussolin]

Mi manca il rumore della città. Tutto è cessato: il rombo dei motori, le sirene, le risate dei bambini, i clacson, neppure le campane suonano più. Sarebbero state utili, per attirare lontano gli zombie. Ho iniziato ad allenarmi, avere un fisico in forma aiuta ad avere più fiato nella corsa. Mi sono procurata dei guanti per evitare possibili contaminazioni e per resistere al freddo che comincia a farsi più fitto quasi quanto la nebbia delle sei del mattino. Dormo poche ore durante la notte, quanto basta per recuperare le forze e stare in piedi. Ho dato una letta alle vostre storie, e a quelle voci che girano attorno a una sostanza chiamata D20. Che diavolo sarebbe? Io non mi drogo, a malapena riesco a farmi un caffè. Mi volete far credere che la gente fuori si ammazza per un po’ di droga stile Mafia 2? Che poi, cazzo! Il mondo è davvero strano. Passavo ore a giocare ai videogiochi sul computer, a uccidere mostri che si nascondevano dietro ad angoli bui, ed ero pure brava! Che ironia la sorte… dovrei essere preparata o quantomeno pronta più degli altri. Invece mi sento un’inetta, come una neonata in fasce che deve imparare tutto da capo. Mi piaceva uccidere dietro a uno schermo, mi divertivo. Ma quando mi sono ritrovata le mani e la faccia imbrattate di sangue, dopo aver piantato i coltelli nella testa di un vero zombie, a quel punto ho capito. Ho vomitato, e ho capito che non faceva per me. So bene che stare ferma per troppo tempo potrebbe ucciderti…ah, quantomeno di noia. Fortuna che ho trovato questo sito, anche se qui la connessione fa così schifo da far tremare il computer oltre che i nervi. Avevo un piano qualche tempo fa, che è andato a puttane come gran parte della città. Padova mi dicono non sia messa meglio: ho ricevuto un messaggio pochi giorni fa da un amico padovano, che mi avvisava di aver trovato un generatore di corrente con la quale avrebbe potuto sopravvivere e dare speranza anche a più persone. Non l’ho più sentito. A malapena funziona internet, i cellulari resistono con la poca batteria che riescono ad avere, anche se non chiama più nessuno.

Ieri sono uscita per recuperare dei medicinali in una farmacia vicina. Quando sono scesa in strada, il silenzio era così opprimente che avrei voluto gridare. Si sentivano solo il canto senza speranza degli uccelli e il verso gutturale di uno zombie senza gambe che strisciava per terra. A volte sembra che implorino pietà, che non vogliano più continuare così, in quella famelica e infinita ricerca di carne. Ho attraversato la strada piuttosto rapidamente, stringendo una mannaia in una mano e un trinciante da cucina nell’altra, controllando di non essere seguita da nessuno. Mi rendo conto di essere diventata diffidente, a volte paranoica, ma in questo mondo la bontà, la gentilezza e la fiducia sono diventati dei lussi che non ci si può più concedere. Quando sono entrata in farmacia ho trovato uno spettacolo scontato: la saracinesca alzata, i cassetti allo sbaraglio e gran parte delle cose era stata rovesciata e rivoltata a terra più volte. I segni dello sciacallaggio sono ormai così evidenti che capisco subito se un posto può essere produttivo o meno. Cercavo medicinali comuni, qualcosa che potesse servirmi contro il mal di testa o dolori mestruali. Merda! Il ciclo non sparisce mai, neppure con un’apocalisse zombie. Feci attenzione a non fare rumore e a non urtare niente, ma quando il mondo si fa più silenzioso del tuo respiro, pure i passi sembrano che risuonino con un eco infernale. Mi considerai fortunata quando trovai una scatola di Aspirina e Ibuprofene, perché il resto era sparito. Fissai per qualche secondo i vari cassetti vuoti e mi resi conto che garze, disinfettanti e altri medicinali specifici stavano merce rara, o merce di scambio. Stavo per uscire quando sentii dei rumori provenire dal retro. Ero così abituata al silenzio che nel sentire quelle voci, pensavo che fosse frutto della mia immaginazione, e mi tremarono le gambe. Mi accucciai con uno scatto dietro al bancone, fortunatamente sembrava che non mi avessero né vista né sentita.

“Pensavi di fregarci vero? Lo sai chi siamo noi faccia di merda?”
“Sì… lo so. Ma non ho quello che volete, lasciatemi… devo tornare da mia moglie, lei…è malata.”

Me ne stavo con le gambe flesse, china su me stessa con il cuore in gola. Stringendo i due coltelli più per sicurezza che per altro, e continuai ad ascoltare. C’erano due voci, cercavo di dare loro una collocazione o un senso, ma non ci riuscii. C’erano due voci, cercavo di dare loro una collocazione o un senso, ma non ci riuscii. Da quella posizione non potevo vedere niente, e non potevo rischiare di farmi scoprire. Non vedevo niente, ma ci sentivo bene e sentivo bene anche le botte che si stava prendendo quel poveretto.

“Dacci la D20 o ti faccio saltare le budella come al tuo amichetto, e poi mi fotto tua moglie” minacciò una voce profonda venata di follia. Udii il rumore della sicura e del caricatore, era armato.

“Te la vuoi tenere tutta per te vero? Dovresti imparare ad ascoltarci e a non farci perdere tempo. A noi non piace perdere tempo con pidocchi come te.”

Sentii l’uomo implorare prima di udire uno sparo. Chi erano e cosa fosse la D20 lo ignoravo, ma sapevo che le pistole causano spari, i quali sono fonte di rumore e il rumore attira gli zombie come miele con le api. Dovevo andarmene da lì e cominciai a uscire, ma indietreggiando inciampai sopra un cassetto bianco e si accorsero di me. Cominciai a correre senza guardarmi indietro, avevo poche cose con me ma non potevo permettermi di perderle, e non potevo tornare nel mio rifugio con loro addosso. Quindi senza pensarci, svoltai a destra, verso una via opposta a quella di casa. Uno zombie sbucò fuori da sotto un’auto e mi afferrò il piede così forte che mi fece cadere. Per puro culo non sbattei la testa, e riuscii a mozzargli la mano con la mannaia, giusto due colpi decisi. Il sangue schizzò ovunque, ma non ci feci caso. Ripresi a correre quando li vidi svoltare l’angolo, mi avevano visto e sarebbe stato solo questione di secondi. Fortuna che sono piccola, e riuscii ad infilarmi in un cancello semi chiuso, in parte nascosto dalla siepe troppo cresciuta. La zona del cortile interno era sgombra, e mi nascosi dietro la siepe, evitando di respirare pur di non fare rumore.  Li sentii bestemmiare e scambiarsi un paio di battute, non erano lontani.

“Chi cazzo era quella vacca? Se ti prendiamo sei morta, troia! La farmacia è zona nostra, come tutta questa fottuta città di merda, hai capito?!” urlò così forte che mi sembrava fosse al di là della siepe, a un passo di distanza dal mio viso.  Poi li sentii passare oltre, ma aspettai un po’ prima di uscire dal nascondiglio. Colsi l’occasione per recuperare un po’ di energie, riprendere fiato e con esso un po’ di cuore. Chi erano quei tipi? Cos’era la D20 di cui parlavano? Non volevo che i dubbi mi cogliessero alla sprovvista senza avere un tetto a coprirmi la testa e dei muri a guardarmi le spalle, così decisi di rientrare.

Ho atteso che tornasse l’energia per collegarmi. Voi parlate di quella D20, voi sapete, dovete sapere qualcosa. Sembravano armati fino ai denti, e troppo organizzati per essere dei semplici sopravvissuti: avevano fucili e pistole che pendevano dal cinturone. Non riesco a dare un senso a tutte le vostre storie, pare che qualcuno sia ammattito per questa merda? Non riesco a seguire il mondo che il più delle volte mi lascia indietro. Aiutatemi voi, date un senso a tutto ciò che mi sfugge. Se ci siete, rispondete. Non lasciatemi indietro.

 

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