Michelle Wild (parte prima)

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14 novembre 2013 di thesurvivaldiaries

Fottuta, fottutissima ernia. Tutte a me, che cazzo, tutte a me. Uno fa un bel piano per far saltare tutto in aria, ci si mette d’impegno, fa il diplomatico con gli americani, si trascina una testata tattica per mezzo veneto, le dà pure un nome e poi TAK, la sfiga di noi bombaroli pazzi. Mica mi è successo come Pattumiera ne “L’ombra dello scorpione”, no. Mica le radiazioni mi stanno facendo cadere l’uccello (Michelle è tutta schermata, mi hanno detto) no. Mi becco l’ernia.
La gamba sinistra ha cominciato a farmi male stamattina, dopo due ore non riuscivo neppure più a guidare e ho dovuto fermarmi. Voi non ce l’avete mai avuta, siete giovani, non potete capire quanto male faccia una lombosciatalgia provocata da una merdosa pallina di grasso inutile che si sfrega sul nervo sciatico come il cazzo di Rocco dentro una polacca.
Un filo elettrico acceso dentro la gamba, continuamente. E non puoi camminare. Ci provi ma ti fa ancora peggio. E non puoi star seduto, oh… fai quello che vuoi ma non sederti. Solo da sdraiato hai qualche speranza che il dolore si affievolisca un poco, e quando dico poco vuol dire che la corrente elettrica passa da 220 a 219.

Mi fa male cazzo, fa un male fottuto. E c’è anche ‘sta cagnona che mi guarda con gli occhi tristi e mi lecca la mano. Ho provato a mandarla via ma torna sempre. È da quando sono fermo che mi gira attorno. Merda. Probabilmente se smettessi di coccolarla se ne andrebbe più volentieri. Pet therapy. Funziona, sapete. Quando stringo quel corpaccione grosso e nero anche il dolore se ne va un po’ di più. Ri-merda.
Dove sono poi, non lo so. Forse Grisignano, o un posto così. Magari Montegalda. Sono comunque troppo distante da qualsiasi farmacia. So cosa mi ci vuole per far passare il dolore. Patrol, si chiama. Tramadolo cloridrato. Derivato dall’oppio. Sono un fottuto specialista di ernia, l’ho già avuta e so cosa mi serve. Oppio come se piovesse e un neurochirurgo che mi apra la schiena. Nuoto, Tai Chi, terapie… quelle servono per chi non ha un cazzo da fare. Io devo far esplodere una bomba nel culo di Area, non ho tempo per trovarmi una piscina.

L’unica botta di culo è stata trovare una villetta in cui rifugiarmi. Una di quelle casette venete da piccolo paron che immagino una volta avesse il prato curatissimo e neppure una macchia di muffa sui muri. Bé, adesso è conciata quasi peggio dell’ultima catapecchia in cui mi sono rifugiato. Gli sciacalli hanno portato via persino i quadri alle pareti. Magari tentano di spaventare gli zombi con l’unica arte veneta possibile: cavalli malaticci e scorci di Venezia pedestri.
Claudicante, una bestemmia ogni mezzo passo, sono riuscito a trascinarmi su un letto con un po’ di viveri e il portatile. Anzi, a proposito, ho una buona notizia per voi: le batterie di riserva del Vaio che ho preso dagli Americani stanno per finire, quindi mi sa che scrivo questo e poi vi saluto davvero. Do da mangiare a Maggie (ho chiamato così il cane, non so perché, forse perché stavo pensando a una puntata dei Simpson, magari a quella di Grimmione) e poi mi pianto un colpo in testa. Oppure bevo fino ad ammazzarmi, non so. Di certo non sto qui a diventare il pranzo di matrimonio di qualche Zulu del cazzo o la fidanzata di uno stronzo di Magna Tuto.
Due soluzioni: o trovo un modo per farmi passare il dolore alla gamba o schiatto qui su un divano di pelle nera ancora avvolto dal cellophane. Una soluzione per il dolore in realtà ce l’ho. E a dieci centimetri da me. Mi restano dieci boccette di D20. Se ne piglio una intera divento l’Hulk de noantri e allora chissà cosa diavolo posso combinare. Ho mangiato un cane, l’ultima volta, ecco, non vorrei proprio che una delle mie ultime azioni in vita sia mangiare Maggie. La conosco da due ore, ma mi sembra già impossibile stare senza.
È qui, mi guarda con occhi mogi. È uno di quei cani grandi e buoni, di quelli che sembra sentano quando stai male e magari te ne portano via un po’ solo standoti vicino.
Merda, se mi deconcentro un attimo ecco che mi riparte l’Alienone sentimentale, quell’idiota che in tutta la vita mi ha messo solo nei guai.
No, il D20 non lo prendo. In più c’è Michelle ancora nel porta-cavalli agganciato alla macchina. Non vorrei combinare cazzate e farmela esplodere in culo proprio mentre svalvolo.
Mi serve il Patrol, o della Morfina o una pozione che mi tira su gli hp. Mi servirebbe anche una tizia che mi sparasse una sega in questo momento, ve lo confesso. Una bella sega lenta fatta da una mano delicata, morbida e magari anche pulita se possibile.
Ci fosse qui Michelle, la vera Michelle, quella tizia che ha dato il nome alla bomba. Altro che seghe saprebbe farmi. Certo, con questa gamba non le sarei molto d’aiuto, ma qualcosa m’invento lo stesso.
Proprio da me, pensare al porno nelle mie ultime  ore di vita.
Ma non è porno. Non è neanche quello, è solo un po’ di dolcezza, un po’ di quella merda che si chiama amore. Stare con qualcuno che ti vuole bene, che vuole che stai bene.
Mi devo accontentare di Maggie. Forse il pirla che sta scrivendo questo romanzo non ha trovato di meglio. Certo, è più verosimile che trovi un cane randagio dopo l’apocalisse zombie che un’attrice porno ungherese, ma in questa storia abbiamo avuto già abbastanza cose piuttosto incredibili.
Gente fuori di testa con nomi in codice ispirati a Street Fighter 2 comandati da un vecchiaccio sotto il lago di Garda. Ecco. Questo è verosimile… e non è verosimile che Michelle Wild entri da quella porta sfondata e mi si sieda sulla faccia?

Gli scrittori sono gente di merda e ho anche corso il rischio di diventarlo. Fortuna che sono arrivati gli Zombi. Fortuna per voi, intendo.
“Va via Maggie” dico senza forza al cane, che mi guarda col muso appoggiato alle zampe, “ci sono romanzi migliori là fuori. Vai in zanna bianca. Neve, avventure, slitte. Non ti andrebbe di trainare una slitta? Mah. Dev’essere per questo che si usa l’espressione ‘una faticaccia cane’”.
Maggie guaisce. Non so cos’abbia capito del mio discorso. Ci credo, non l’ho capito nemmeno io.
Mi passo una mano sulla fronte, cerco di non pensare al dolore, ma più ci penso più il voltaggio sale e la gamba brucia. Brucia dentro. Fa male, cazzo. Quante volte lo devo ripetere.
Maggie guaisce ancora. Guaisco anch’io.
“Non andare in Cujo però” le raccomando, “lascia stare quel romanzo lì, ok?”
Si sta facendo buio adesso. Dovrei allestire una mezza difesa, se non altro sprangare la porta. Ma la sola idea di fare due passi mi fa venire la nausea. E fa freddo, cazzo. Abbiamo avuto un novembre mite finora, almeno quello. Però dalle finestre e dalla porta passa uno spiffero del cazzo. Forse al piano di sopra c’è una stanza da letto, ma quegli scalini che vedo laggiù hanno l’aria di essere un po’ troppi. E dovrei portar su le scatolette di carne e la birra e il d20 e la mitragliatrice. Cazzo. Magari se sto fermo un po’ mi passa. Magari se scrivo mi passa di più.
Scrittore di merda che stai scrivendo questa storia, fammi un favore: hai scritto tante boiate, scrivine un’altra. Fammi entrare Michelle Wild vestita da servetta come in quel bel threesome di lesbiche. Ma mi basta anche vestita da impiegata del catasto, chissene. Guarda, abbasso ancora l’asticella. Fammi entrare una sopravvissuta che ha tanto freddo e tanta paura.
Cazzo, mi accontenterei anche di una delle racchie delle mie ex-compagne del liceo, di quelle che rompevano il cazzo al prof. di italiano perché basava la media dei voti sui miei temi. Stronze. No, torniamo a pensare a Michelle che i cattivi pensieri si sa come fanno. Sembrano innocenti, li accarezzi un po’ e poi ti trovi in una depressione più nera del buco del culo di una mucca.
Torniamo a pensare a Michelle, che mi fa bene.

Sì, un po’ mi ha fatto bene.
Sono andato a fare due passi. Un male cane, ma ce l’ho fatta. Le scale non erano così tante come credevo e ho trovato un lettone e delle coperte. In più un altro piccolo colpo di culo. Lo scrittore di merda di cui sopra mi ha fatto apparire dalla finestra del piano di sopra una farmacia. Laggiù, se la mia miopia da segaiolo non mi inganna c’è un edificio con una croce verde che magari una volta s’illuminava.
L’avranno sciacallata quasi sicuramente, ma ce la devo fare.
E per farcela devo usare per forza il D20. Un poco, un pochino, un’anticchia. QB.
Auguratemi buona fortuna, se non ci sentiamo spero che sia colpa vostra.

***

Tornato alla base. Una buona e una cattiva notizia: ho trovato il Patrol, ma in zona c’è qualche Zulu che probabilmente mi ha sentito arrivare in macchina. Ho cercato di essere più silenzioso possibile, mi sono mosso come Maggie a piedi scalzi sull’asfalto spaccato dalle radici. Piano, piano, col D20 che teneva lontano il dolore come poteva, e cioè facendomi diventare pazzo.
Mi è venuto da urlare, per la strada. Mi è venuto da correre incontro agli zombie farli a brandelli a mani nude. Mi sono trattenuto. Ho pensato alla prima volta che ho incontrato Guile, a Venezia. E ho pensato anche a Sant’Erasmo, a quella cosa che ancora non vi ho detto perché anche se so che il giudizio che avete su di me non è proprio quello di un Gandhi redivivo, bé, almeno credo che non mi odiate.
A pensarci bene, cosa m’importa che mi odiate? State andando a farvi ammazzare. Pensate che sia rincoglionito del tutto. Begli amici di merda. Dovreste essere qui voi a tirarmi un po’ su. Invece c’è solo Maggie. La conosco da mezza giornata e ha fatto più per me di tutti quanti voi stronzi messi assieme.
Eppure non riesco a smetterla di volervi bene. È una cosa mia, un’altra di quelle fisime mentali da Alienone.
Ho preso le mie pastiglie e il dolore se ne sta andando, come una marea che scende piano piano. So che salirà di nuovo, ma per ora è sotto controllo.
Mi ricordo la prima volta che l’ho preso. Il dolore se possibile era ancora peggiore di quello che sto provando ora. Le mie paranoie mi avevano fatto pensare che fosse arrivata la mia ora, che mi fossi beccato una specie di cancro fulminante alla gamba. Poi è arrivato il dottore, il dottor Montagna si chiamava, sia sempre benedetto, e mi ha dato le pastigliette della felicità.
Era appena cominciata l’estate e non faceva ancora troppo caldo, dopo due pasticche, il dolore era passato e l’oppio mi aveva portato in un mondo bellissimo e dolce, dove le cose andavano bene per tutti. Chissà, magari l’EM0 ti fa sentire così. Forse i morti sono davvero felici.
Dopo aver preso le pastiglie sono rimasto tutto il giorno a fissare le nuvole fuori dalla finestra di casa mia. Guardavo gli uccelli sui fili dell’alta tensione, pensavo pensieri buoni. Cose del tipo: in fondo non sono una persona così di merda, ho amici che mi vogliono bene e non è importante che i miei scritti non sono proprio uguali a quelli di Stephen King, dopo tutto ognuno ha il suo stile, no?
Poi ho giocato a Gemcraft per un po’ e la sera mi son visto tutto l’anime di Gantz. Mi è piaciuto così tanto ed ero così contento di non sentire dolore che ho pianto. Ve l’immaginate. Piangere perché si è contenti. Può succedere, a volte, anche a un Alienone del cazzo.
E sì, sono contento anche adesso, perché il Patrol torna a fare effetto e sì, è anche arrivato il momento che mi confessi. Ecco cos’è successo a Sant’Erasmo, ed ecco perché ho deciso di uccidermi, facendomi esplodere nel covo dei Magna Tuto con una bomba nucleare, o testata tattica o come diavolo volete chiamarla. Sempre di un gran botto si parla.

Quando Chloe mi ha trovato a Jesolo, spiaggiato come Ulisse sull’isola dei lotofagi o, meglio, come una balena agonizzante, credevo di essere colpevole solo dell’assassinio di Gianni Beggio, il ciccione con cui sono scappato da Venezia. Bé, siamo in internet alla fine, un link non fa male.
Il fatto è che c’era un buco. Un buco di chissà quante ore tra me che sparo al ciccione e il viso di Chloe, bello come nessun altro viso che abbia mai visto, forse addirittura di più di quello di Michelle.
Ho ricordato. È successo tempo fa, subito dopo quella che credevo la mia prima esperienza col D20. Quel post strano che ho deciso di non cancellare, ve lo ricordate? Bé. Guile, sulla spiaggia, mi aveva detto che dovevo ricordare. Già. Dovevo ricordare che quando i Magna Tuto hanno assaltato la comunità di Zànon a Jesolo e hanno fatto fuori tutti, non era la prima volta che prendevo il D20.

[continua]

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