La gente stanno male

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17 ottobre 2013 di thesurvivaldiaries

Zulato sta male. È patito e scavato, quando l’ho trovato riusciva a malapena a parlare. Ha solo grugnito qualcosa riguardo a delle sigarette e poi è svenuto. Sono riuscito a recuperare dei dadi per il brodo e del riso e l’ho imboccato, poi l’ho imbottito di antibiotici. Il giorno dopo la febbra era un po’ scesa e Andrea riusciva a mangiare per conto suo.

Il giorno dopo ancora l’ho lasciato per conto suo mentre andavo a cercare un mezzo di trasporto, con lui in queste condizioni non se ne parlava di continuare a piedi. Tutte le macchine che ho trovato erano completamente morte, non partivano neanche a spinta. Alla fine ho trovato il nostro fiero destriero a tre ruote: una ape 50 blu e gialla. Era ancora una di quelle senza avviamento elettrico e dopo aver pulito la candela e recuperato un po’ di broda, sono riuscito a farla partire. Ha lo scarico mangiato dalla ruggine e fa un casino della madonna, ma non avevamo molte alternative. Ho sistemato il materasso futon di un divano Ikea sul pianale e dopo ancora un paio di giorni per dare modo ad Andrea di riprendersi ancora un po’, l’ho sistemato sulla sua lettiga improvvisata e siamo partiti.

Come ho detto, ormai la maggior parte degli zulu è lenta, anche con un’ape si riesce a mantenere la distanza, l’importante è non beccarli in assembramenti numerosi, quello è sempre un problema. Fino a metà strada non ne abbiamo visti molti, poi, tutto d’un tratto, ho sentito partire dei colpi del mitragliatore che avevo dato ad Andrea, mi sono girato e ho visto che avevamo dei fan. Erano una trentina, di cui almeno venti erano talmente lenti che li stavamo lasciando indietro da un po’. Degli altri dieci solo due erano ancora in forma e stavano guadagnando distanza. Fino ad allora avevo mantenuto bassa la velocità del triciclo per evitare di sforzare il motore e consumare troppa benzina e soprattutto perché non mi fidavo un cazzo del trabiccolo, ma alla vista di quei poveri bastardi, aprii la manetta al massimo. In risposta il motore mollò due belle esplosioni di gas incombusto e morì. Andrea continuava a sparare ai due atleti in testa alla corsa, ma le sue condizioni non aiutavano la sua mira. Diedi freneticamente degli strattoni alla leva dell’avviamento ma non ne voleva sapere di ripartire. Ero proprio nel panico. Poi sentii Andrea chiedere:

“Servirebbe se scendessi a spingere” e poi fece una risatina. La citazione mi colpì come uno schiaffo, presi un bel respiro e scendendo dall’abitacolo con la pistola in mano, risposi:

“Perché no?”

I primi zulu erano ormai ad una decina di metri. Con il primo colpo beccai l’atleta di destra ad una spalla, poi lo colpii al collo e infine alla testa. Nel frattempo Andrea, grazie alle distanze minori riuscì a gambizzare il secondo, e, con il bersagli immobile, riuscì finalmente a beccarlo in testa. Il gruppo di inseguimento era ancora ad una cinquantina di metri. Gettai la pistola nel pianale e cominciai a spingere con tutte le mie forze. Quando arrivammo ad una certa velocità, anche grazie ad un minimo declivio, mi lanciai nell’abitacolo e inserii la seconda. Il motore tossì un paio di volte poi, grazie al cielo, riprese vita e riuscimmo a fuggire. Quando dopo un’oretta ci fermammo a mangiare qualcosa, Andrea mi disse:

“Per fortuna che sono tutto rincoglionito, perché se no, mi sa, che mi sarei cagato addosso.”

“Dillo ai miei pantaloni.” risposi. Lui mi guardò un attimo e poi disse:

“E che cazzo vuol dire?”

“E io che cazzo ne so?” risposi alzandomi e aiutandolo a rimettersi nel pianale “Mi sembrava una risposta accettabile.” ridemmo.

Comunque, stasera arriveremo all’appuntamento. Due baldi giovani, un’ape e una valigia di meraviglie.

One thought on “La gente stanno male

  1. Marcello scrive:

    Bello questo pezzo! Mi piace un sacco!
    :)

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