Il fu 164

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1 ottobre 2013 di thesurvivaldiaries

[Special Guest: 164]
Una data imprecisata, in un luogo imprecisato della costa ravennate.
 
E’ un po’ che non vi leggo…
Continuo a scrivervi dal ponte di comando della nave in cui abbiamo trovato rifugio qualche mese fa; la vita trascorre monotona e di morti non se ne vedono più da qualche tempo, si vedono solo delle timide bollicine emergere dalla profondità del porto e non siamo neppure certi che siano loro.
Dunque, dicevo che la vita trascorre sorniona, siamo un discreto gruppetto che si sta lentamente ed inesorabilmente sfoltendo: tra defezioni ed addii, siamo rimasti io, Andrea e altre cinque anime (disperse n.d.a.). La nostra occupazione principale, ormai, è annoiarci a morte tra un turno di guardia e l’altro.
Qualche settimana fa abbiamo provato ad azionare i motori della nave per poter uscire in navigazione e metterci alla fonda appena fuori dal porto, ma il motore non ha voluto saperne di avviarsi. Comunque, detto sinceramente, nessuno di noi aveva la benché minima idea di come poterla governare, così abbiamo desistito e rimesso gli ormeggi al loro posto.
Inspiegabilmente abbiamo ancora la corrente elettrica, quindi, di riflesso, abbiamo i container refrigerati ancora perfettamente funzionanti.
Vorrei raccontarvi di un luogo paradisiaco, dove tutti stanno bene e sono in gran forma.
Effetivamente non ci mancano i comfort, abbiamo i computer e qualche tablet, il riscaldamento e l’acqua corrente…
Ma ci manca la vita di prima. Siamo tutti quanti depressi, abbattuti e non ci consola il dovere delle manutenzioni e dei miglioramenti.
Ormai tutto il fattibile è stato fatto e oltre non riusciamo ad andare. 
Tra una riga e l’altra di questo “post” (vogliamo chiamarlo così?) leggo di chi mi ha preceduto e l’unica cosa che mi viene da dire è: stiamo proprio male.
Tutti i nostri peggiori incubi si sono materializzati e sono diventati pezzi, corpulenti, delle nostre vite. 
A bordo della nostra nave “regnano” la calma e la tranquillità, e un silenzio assordante: non ci rivolgiamo la parola per giorni ed ognuno esegue i propri compiti nell’indifferenza degli altri, a volte anche nell’indifferenza di sè stessi. Prima sono arrivati gli zombi, poi i predoni, poi sono arrivati i fantasmi di noi stessi.
Anche i sogni si sono fossilizzati, nemmeno loro hanno resistito alla calcificazione e all’abbruttimento.
Non ho la benché minima idea su cosa voglia fare quel tizio con la bomba, e francamente non mi interessa più di tanto, qui siamo destinati a crepare di inedia, e se non ci ammazza quella, ci ammazza il petrolchimico che da giorni è senza fiammelle pilota sulle ciminiere: quindi, se ci fosse una fuga di gas tossicci saluteremmo la patria (!?!?!?) in bellezza (!?!?!?), respirando a pieni polmoni abbondandi porzioni di CVM.
Vorrei far sapere al bombarolo, che ha la nostra benedizione, anzi, lo ringraziamo sentitamente: il suo sanissimo gesto ci solleva dall’incombenza di queste giornate ammuffite, grige e senza grazia. Ebbene si, è scomparsa anche la grazia dai nostri cuori e dai nostri sentimenti, all’ultimo attacco di un drappello di saccheggiatori non abbiamo nemmeno concesso loro l’onore delle armi (nel senso che non abbiamo sprecato pallottole) e, per toglierceli definitivamente dai piedi, li abbiamo legati e buttati nelle torbide acque del porto.
A questo punto della storia, posso anche farvi una confidenza: abbiamo provato (come penso abbiano fatto tutte le comunità stabili) a imprigionare un morto… Risultati pessimi, abbiamo rischiato la vita in più di una occasione senza giungere a nessuna conclusione. L’unico dato certo è che tra di loro non si attaccano per nessuna ragione e che, se ingeriscono acido acetilsalicilico subiscono violente e devastanti emorragie di liquidi, ma a chi serve sapere queste cose? Vi rispondo io… A nessuno, nemmeno a noi. 
Mentre vi scrivo, un altro abbandona il gruppo, senza salutare peraltro, che poi a me interessa poco e niente, è dall’inizio della fine che ho smesso di parlare, quindi non avrei nemmeno risposto.
Vi saluto, augurandomi di vedere presto copiose nubi di gas avvolgere la nostra nave e dare seguito pratico alla spirituale trasformazione in nave fantasma.
E se questo non dovesse avvenire, mi aguro di vedere un bel secondo sole brillare a Nord, sentire la tipiche polveri calde posarsi ovunque. Attendo quel fungo grigio all’orizzonte come il messia della fine dei tempi nei quali nessuno viene perdonato ma tutti trovano la pace eterna (forse).
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