Ultima tappa

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10 luglio 2013 di thesurvivaldiaries

Due mesi. Tanto è passato dalla mia visita sotto l’isola di Trimelone e da quello che vi ho scoperto. Mi chiedo se conoscere la verità su questo puttanaio abbia lasciato anche voi indifferenti: sapere o non sapere da dove è piovuta la merda fa differenza, quando ci sei dentro fino al collo? Credo di no.

Per qualche giorno io e Toni siamo restati nel nostro rifugio a guardare le truppe di Rosa (morta?) ridotte allo sbando. La linea del comando si era interrotta e i folli colonnelli, rimasti ormai soli, combattevano la loro battaglia per il controllo su Assenza e sui limitrofi paesi, scagliando le creature -eredità di Rosa- le une contro le altre, come in una mostruosa puntata dei Pokèmon.

Poi, all’improvviso, se ne sono andati tutti, verso est.

Non c’è voluto molto affinchè cominciassero a comparire altri sopravvissuti all’eccidio che erano nascosti sulle montagne circostanti. Ho raccontato loro la mia storia. Li ho messi in guardia dai Magna Tuto, li ho avvisati che la tribù si sposta verso ovest e che presto arriveranno. Ho condiviso con loro la mia seria paura che le truppe di Rosa siano andate ad ingrossare le fila di Area. Ho provato a tarpare le loro speranze di un nuovo inizio, ma inutilmente.

Hanno cominciato ad organizzarsi e a ricostruirsi un’esistenza, questi disperati dallo sguardo smarrito, dimostrando una forza d’animo che io non ho più. Come un popolo liberato abbatte le effigi del tiranno deposto, noi abbiamo fatto saltare Trimelone. Dopo il botto, l’isola è sprofondata in un gorgo ribollente che, richiudendosi, ha emesso un raggelante rumore di risucchio, come un lavandino sturato. O come il rutto dell’inferno.

Di amici Zulu, qua nei dintorni se ne vedono ormai pochi: l’unica cosa di cui possiamo ringraziare Rosa, è di aver fatto piazza pulita degli schifosi. I quali, peraltro, sono conciati sempre peggio e, quindi, sono sempre meno pericolosi, almeno se presi a piccoli gruppi. Quello che non ha fatto Rosa, lo sta facendo, egregiamente, il tempo.

Ho letto recentemente l’ultimo post di Coma. Quel ragazzo sta dando via di matto, sembrerebbe.

Tuttavia, l’orribile sogno ricorrente di cui ha parlato, mi aveva lasciato un dubbio. È come se volesse comunicare qualcosa: la rete, il blog, il cordone ombelicale origine della speranza di un nuovo inizio. Indizi, molto criptici. Bravo Coma, non sei matto come vuoi far credere.

Per molti giorni, nelle mie lunghissime camminate lungo il lago, ho riflettuto sul possibile significato di quel post. Penso che sia una chiamata, un appello disperato. Penso che Coma ci abbia voluto dire dove sta nascosto senza rivelare la sua posizione.

Lo capisco: ha bisogno di qualcuno con cui parlare che non siano le sue bimbe fantasma, ma ha paura che Area mandi qualcuno a fargli una visita inaspettata, magari mentre dorme, come due testimoni di Geova alla domenica mattina. Solo che al posto della salvezza divina, questi ti offrono la possibilità di pranzare con Area, ma come portata principale.

È successo così, all’improvviso. Stavo seduto sulla riva del Garda, a Malcesine, quando ho avuto l’illuminazione. La risposta l’ho sempre avuta sotto gli occhi, tutte le volte che sono passato da lì.

Davanti a me l’Isola del Sogno, separata dalla terraferma solo da una manciata di metri di acqua. La marea lacustre si stava abbassando e, ritirandosi, l’acqua faceva affiorare lentamente un corridoio di terra che unisce l’isola alla sponda del lago.

La terra è la madre, l’isola la figlia, l’istmo il cordone ombelicale. La rete, il blog, la speranza: tutti i pezzi sono andati immediatamente al loro posto. Sapevo dove è nascosto Coma.

Ovviamente non lo dirò: Area, fai decifrare il messaggio da qualche cervellone dei tuoi bifolchi ignoranti. È finito il tempo della pappa pronta.

Non mi va di restare qui, tanto -prima o poi- finirà che i superstiti tenteranno di ripristinare le regole di una volta e litigheranno su chi dovrà dettarle e farle rispettare. Qualcuno invocherà regole democratiche, non avendo capito che l’unica democrazia reale è quella dispensata dalla Morte. Si creeranno gruppi, divisioni, e via dicendo. Cose già viste.

Solita storia, solita merda.

O forse non faranno nemmeno in tempo, perché arriveranno gli MT con la loro carovana di morte.

Preferisco tentare di raggiungere il povero Coma. Se ci riesco, forse tutta la mia storia recente avrà avuto un senso. Diversamente, mi sarò levato dalle palle sottraendomi alla macelleria ambulante di Area e della sua tribù.

Oppure sarò morto comunque. Il che mi va bene lo stesso.

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