Siamo ancora umani?

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10 giugno 2013 di thesurvivaldiaries

[Special Guest: Leonardo Filesi]

Roma deserta…

Scruto l’orizzonte, fuori dalle barricate. Il vento tira abbastanza forte e mi arriva sul viso la sabbia portata fin dal desetro africano: non posso fare a meno di alzarmi la kefiah sul viso. Sento Chopin dalle cuffie del mio cellulare, e cerco di esternarmi dal mondo e concentrarmi solo sugli alberi, il vento che si infila tra le loro foglie mosse assieme ai rami e quel pianoforte divino, che mi apre il cuore e la mente e mi fà volare come un razzo tra montagne e altipiani. Non ce la faccio più a vivere così oppresso dai miei stessi bisogni primordiali solo per sopravvivere.

Ancora a stento mi rendo conto che siamo tutti quanti ancora vivi dopo essere fuggiti dalla Cecchignola. Lì credevamo di poter essere al sicuro, trovare armi, altri sopravvissuti e qualche militare. Invece a parte qualche fucile ARX e un po’ di razioni K abbiamo trovato solo spazio incontaminato dove annoiarci e dove aggrapparci, con le nostre inutili speranze di salvezza, già appese ad un filo dilaniate da continue delusioni e un’aria triste e depressa che ci appesta. Ovviamente non parlo del puzzo di quei porci schifosi che girano per strada, ma di quel malcontento comune, più pericoloso e più distruttivo della spagnola che si manifesta quando nel silenzio di tomba che spesso cala su di noi come la pioggia, mai costante ma inevitabile, tutti, ripensiamo allo schifo che abbiamo vissuto, tutti assieme, tutti inevitabilmente coinvolti e dal quale tutti siamo stati profondamente colpiti. Me, Alessandro, Erica, Sam, Marta, Badr e Marcio, nessuno escluso, colpiti dal morbo della solitudine e della tristezza. I nostri cari? Non so e non oso chiedere ai miei amici. Non vorrei risvegliare in loro qualche ricordo traumatico che facendolo degenerare comprometta la sopravvivenza di noi 7 . Per quanto mi riguarda i miei e mio fratello sono stati salvati dall’esercito: il 7° Regg. NBC “Cremona” di stanza a Civitavecchia, proprio mentre stavamo tornando dalla settimanale uscita per procurarsi cibo e utilità fuori dal rifugio, è passato di ronda a cercare sopravvissuti in giro per Roma. Manco il tempo di far scendere tutta la mia famiglia che già erano inseguiti da qualche lurido porco: inutile dire che non poterono aspettare che facessimo ritorno dalla “spesa”. Almeno eravamo sicuri che dietro quest’inferno, l’esercito si stava muovendo e anche senza altre informazioni a riguardo questa notizia ci riempiva di gioia tutti quanti e ci gasava. Giunti, oramai in sette, alla cecchignola, per quanto avessimo trovato poco o nulla, eravamo certi di essere al sicuro. Ma dopo appena due mesi imparammo una cosa di cui solo io tenni conto in precedenza, non per altro fui l’unico ad uscire con un giubbotto antiproiettile preparato maniacalmente e rifornito di tasche personalizzate e con l’elmetto, facilmente reperibili in qualche negozio lasciato abbandonato vicino casa mia. La mia passione maniacale per certe cose si rivelò una mano santa per la nostra sicurezza quando apprendemmo che il vero nemico non erano quei luridi, ma gli altri sopravvissuti. Più crudeli, più affamati, più bisognosi, insomma predatori perfetti senza nulla da perdere, pieni solo d’invidia per il nostro piccolo tesoro fatto di cibo, munizioni, piastre balistiche antiproiettili e mura che tenevamo avaramente alla cecchignola e che allora ci sembrava poco. Tempo tre, quattro giorni di minacce e attacchi ripetuti che le mura si sfondarono e il nostro amatissimo tesoro era buttato dentro i nostri zaini accatastati nelle jeep rubata e pronti a partire per una meta ignota. Il rapporto era di uno a tre, loro, armati di qualche carabina da caccia accette e voglia di sopravvivere,erano più agguerriti degli Zulu, in queste condizioni, una volta che stavano scorrazzando nella base, non ne sarebbe valsa la pensa rischiare di morire, anche se ce ne saremmo portati appresso altri oltre i 6 che avevamo ucciso.

Marcio mi da una forte pacca sulla spalla, distogliendomi dai miei ricordi, e ritorno in me. Ci eravamo preparati per l’uscita di routine: stavano iniziando a mancare le batterie e stavano finendo i filtri per l’acqua, che per quanto riesce ancora ad arrivare dovunque, i suoi condotti mancano di manutenzione. Inoltre durante l’ultima uscita siamo passati davanti ad un’enoteca e qualche buon vinello c’era rimasto, quindi sta sera vorremmo goderci qualche lusso in onore alla nostra vita passata. I capannoni industriali dove ci siamo rifugiati sono alcuni di quei pochissimi posti dove ancora arriva energia elettrica, cinti da un alto muro su tre lati e ben recintato sul lato anteriore, solo in alcuni punti ci siamo premurati di costruirci barricate ben saldate, anche se oramai…

Quei luridi cani infettati sono carne marcia, è grasso che cola se si reggono ancora in piedi, per fortuna stanno diventando l’ultimo dei nostri problemi ultimamente dato che si concentrano in centro e questa zona di Roma ERA relativamente poco abitata…

Lasciamo Erica e Marta al rifugio mentre noi maschi andiamo a “caccia” come nell’età della pietra. Carico l’ARX e monto sul SUV della Hammer, avidamente rubato a qualche figlio di papà che ora come ora lo rivorrebbe indietro solo se pieno di carne fresca. Alessandro alla torretta, che non’è altro che un foro improvvisato al tettuccio sopra i sedili posteriori. Tutto eccitato carica il suo fucile e guarda lontano bramando di trovare qualche lurida preda a cui spappolare la testa, Sam e Badr seduti sui sedili accanto a quello occupato dagli sporchi scarponi di Ale, chiaccherano parlando di musica…Clash, System of a Down, Beatles, Genesis…

Mentre Marcio guida e prova a scambiare due tre parole con me, io risulto sempre passivo: non riesco a credere come in fondo, tutti noi sempre sovrappensiero, sempre tormentati dai nostri mostri personali, riusciamo a vivere momenti semplici e felici come una chiaccherata. Se iniziassi a parlare anche io mi commuoverei e rovinerei tutto, preferisco godermi questo spettacolo di vita da solo, in pace e in silenzio. Mi faccio passare la mazza da baseball che tengo sempre nel portabagagli e mi sporgo dal finestrino. Marcio come sempre mi avverte

-Non ti sporgere troppo, cretino!-

-Si, d’accordo mamma-

Si rigira quasi seccato e Badr e Sam smettono di chiccherare tra loro guardando il mio teatrino

Sam -Sta volta voglio un bel colpo al centro del viso, voglio sentire le ossa che si spaccano!-

Badr -Sì, certo, ma sensa sangue non vale nulla, spaccagli per bene il cervello!-

Incito con la mano Marcio a costeggiare il marciapiede dove di solito zoppiacano a frotte quegli schifosi. Carico con forza le braccia pronto per il colpo decisivo, la preda è ad appena 20 metri.

Marcio con un sorriso beffardo accelera, in fondo anche lui vuole divertirsi.

Badr e Sam continuano ad incitarmi urlando sempre più forte e Ale si permette di urlare facendo eccheggiare la sua voce per tutto l’isolato.

Un colpo secco.

La mazza quasi mi scivola via tra le mani, mentre pezzi di cervello schizzano fuoricon forza dal cranio fratturato. Tutti quanti stiamo sorridendo, nel vedere la mazza piena di sangue e tutte quelle centinaia di goccioline di sangue pisto e marcio liberarsi in aria quasi come un gavettone esploso. Quasi mi tremano le mani dall’eccitazione e la voglia di farlo ancora e ancora e ancora e ancora pervade tutto il mio corpo dalla testa fino ai piedi, ma Marcio alza il mio finestrino…

-Ora smettiamola, sappiamo tutti che è pericolosissimo-

Ale da sopra

-Ma è un taglio assurdo, hai visto stavolta come i è accartocciata e poi rotta quella testa schifosa-

-Non conta nulla, per oggi basta così ragazzi! E’ una bella giornata soleggiata e ci aspetta un buon vinello stasera, non roviniamola per le nostre cazzate ok?-

Un po’ delusi tutti noi chiniamo lo sguardo, Sam e Badr riprendono a chiaccherare emntre io mi chiudo ancora nei miei pensieri.

Alessandro, che dall’alto tutto vede, batte la mano sul tettuccio e ci fermiamo di colpo. Finalmente succede qualcosa…

-Che succede?- chiedo a Marcio, preoccupato per la frenata brusca.

Lui non mi risponde provando a scrutare ogni angolo della strada.

Allora Alessandro interviene

-Ci sono un paio di luridi porci che ci fissano dietro quelle vetrine-

Badr e Sam preoccupati caricano solo adesso le loro armi

Marcio

– E allora? Cosa c’è che non va?-

Ale risponde -Non si avvicinano, ci fissano, come se non fossimo noi il loro cibo-

Sembriamo dei rincoglioniti, noi a fissare loro dai finestrini della macchina e loro a fissare noi dalla vetrina del negozio. Scendo incazzato imbracciando il mio fucile e puntandoglielo in testa, ma loro nulla.

Allora strillo arrabbiato

-SONO QUI, AVETE MASSACRATO IL MONDO E ORA NON MI MANGIATE LERCI BASTARDI?-

I due infetti semibarcollanti invece che aggredirmi si girano e tornano nel negozio buio e segreto.

Sam e Badr si guardano sbalorditi. Alessandro si gira attorno notando che tutti gli infetti attorno a noi si stano dirigendo verso il nostro SUV.

-Leo torna sù, dobbiamo andare, si stanno avvicinando-

-Manco per il cazzo, che sei stupido? Quei porci mi stanno nascondendo qualche cosa ed ora è arrivata l’ora di farne fuori qualcuno-

Mi giro incazzato nero ed entro nel negozio. Sento gli sportelli sprirsi e poi sbattere, poi raffiche e spari tra risate e commenti che sarebbe meglio evitare di citare. Sapevo che tutti si divertivano a spappolare qualche cranio. Siamo diventati degli animali, docili tra di noi, ma sadici perversi durante il lavoro: non tanto diversi dagli infetti… anche noi dovremmo essere definiti cani bastardi dato che riusciamo a manternere un minimo di umanità solo a momenti. Siamo tutti quanti inevitabilmente cambiati in peggio, e la cosa più atroce è che ne siamo consapevoli. Ma non posso perdermi in chiacchere, devo vedere che cosa mi nascondono questi bastardi. Accendo la torcia fissata all’elmetto e… metto subito la Kefiah sul viso tossendo quasi contorcendomi sul diaframma, mentre Marcio, che intanto mi aveva seguito preoccupato per me mi porta via da quel negozio abbandonato. Ecco perchè non ci stavano minimamente pensando a mangiarci, il loro pranzo era già bello che servito dentro al negozio. Non riesco a descrivere ciò che ho visto. Rivedere dopo quasi un anno un ammasso di cadaveri aperti e spolpati fino agli organi mi fa risalire in mente i vecchi ricordi dell’inizio dell’epidemia quando per strada dietro ogni angolo ci aspettava l’inferno.

Marcio mi lascia per terra sul marciapiedi innanzi al negozio urlandomi contro!

-Devi sempre lasciarti trasportare dalla tua rabbia? Possibile che non riesci a star calmo?-

-Cazzo non è successo nulla di diverso dal solito-

Dico, in ginocchio, singhiozzando e asciugandomi le lacrime

-Sono solo una dozzina di ragazzini e bambini sbudellati morti con ancora sul viso un’espressione di terrore e di dolore, ne abbiamo visti di spettacoli simili-

Non sò ancora perchè, ma voglio che anche Marcio e gli altri soffrano come sto soffrendo io ora nel ricordarmi il passato. Marcio, invece, risponde con un cazzotto ben piazzato sulla mia guancia.

-Leo non ti azzardare a riprendere i tuoi discorsi paranoici sul passato e il futuro, il PRESENTE è questo che ti piaccia o no, se ti fermi troppo a pensare sei cibo per vermi-

Stupito dalla sua reazione gli riconosco che come sempre è lui a calmare le acque, e mi alzo. Chiudo la porta del negozio sbarrandola con una trave trovata per terra.

-Lasciamo che marciscano da soli qui dentro-

Marcio sorride. Era più di un mese che non sorrideva e per tutti noi è quasi una conquista sapere che uno dei nostri sta bene anche al costo di scaricarsi a pugni sulla mia faccia.

Ma… l’unica presenza di Badr e Sam qui sono gli spari che per quanto silenziati, rieccheggiano tra le strade silenziose e dominate da grugniti e lamenti quasi impercettibili da lontano.

-Ale, ma Sam e Badr?- Chiedo dal Alessandro indicando il SUV vuoto.

-Sono andati in giro a divertirsi, saranno di ritorno tra 5 minuti. Concedigli un po’ di relax Marcio, non ti intromettere sempre, e tu Leo, se vuoi puoi raggiungerli, ci penso io a tenere a bada quelli quà attorno al SUV-

Faccio cenno di sì a Marcio e mi incammino verso il luogo da dove provengono i rumori, eccitato al solo pensiero di fare la solita strage settimanale, divertente, sanguinosa ed eccitante.  Faccio venti metri che ecco che sento raffiche, urla e imprecazioni. Mi blocco di colpo avvertendo pericolo. Poi d’untratto… capisco che se quei sudici appestati hanno trovato cibo, parte di quel cibo potrebbe essersi trasformato e, effettivamente, non dovrebbe ancora essere andata in putrefazione quindi…

-RUNNERS-

Dice Sam che sbuca correndo disperato dalla traversa dove mi stavo dirigendo.

-Cosa?- Dico io sbalordito che ancora rifiuto di crederci.

-RUNNERS, RUNNERS OVUNQUE, MARCIO METTI IN MOTO, ALE PREPARATI A SPARARE-

Si ferma Sam di fianco a me e mi prende con una forza quasi sovraumana il braccio. Mi fissa con una faccia quasi sconvolta.

-Che cazzo fai non corri?-

-Badr?-

-Il “genio” si è barricato nell’enoteca, adesso corri forza!-

Seguo Sam, che al posto mio s’è permesso di indossare un body armor più leggero. A fatica arrivo e monto sul SUV, mentre, preso dal terrore, punto il fucile verso lo sbocco per quella traversa che fino a pochi minuti fà rappresentava un ritorno ai lussi di una volta, e ora rappresenta una serissima minaccia.

Marcio mette subito in moto, ma aspetta pazientemente l’arrivo delle nostre prede.

Alessandro eccitatissimo, con un sorriso quasi maligno prende la mira e aspetta pazientemente.

Io e Sam ci siamo sporti e aspettiamo. Aspettiamo. Aspettiamo. Saranno passati pochi minuti, ma a me sembra che sia passato un secolo da quando eravamo tutti felici di poterci rifornire e portare al rifugio un buon vino.

Ora l’orda di runners, probabilmente infettati da poco più di un giorno (dato che corrno ancora come dannati) ci punta come una marea incontrastabile. Prendo bene la mira e sparo. Solo colpi alla testa. Tutti e tre spariamo quasi come automi e i cervelli si spappolano, e i crani si rompono, e il sangue sgorga, e i bossoli cadono.

Sappiamo che i runners probailmente sono molti di più: quando un’infetto tende a correre, non sempre rimane in gruppi uniti, ma spesso il suo gruppo si divide in tante piccole orde. Giusto ieri avevamo visto sulla cartina che qui vicino c’è un grande centro commerciale che non ci siamo azzardati a controllare per paura che fosse pieno zeppo di porci. Porbabilmente ci sbagliavamo ed era pieno di sopravvissuti. Ma se erano così tanti da creare piccole orde di 20 infetti come quella che abbiamo appena massacrato, non mi stupisce che l’organizzazione in quel gruppo avesse gravi carenze, che le difese abbiano ceduto e nell’arco di un giorno o due siano stati tutti infettati!

Marcio accelera verso l’enoteca dove Badr si era barricato. Sam che sembrava essergli stato affianco molto spesso durante questo mese, infatti lo và a prendere rassicurandolo e aiutandolo a salire sul SUV. Badr è pallido dal terrore, non vedeva da mesi la morte ad un palmo dal suo naso. Era difficile per tutti anche vederlo così mal ridotto dalle sue paure. Marcio intanto ha preso il vino, un buon Frascati superiore rosso. Un’intera cassetta di legno, dieci bottiglie, era il nostro bottino, motivo di tanta fatica e tanti dolori. Assaggiare con il sapore pregiato di questo vino la nostra umanità persa, le nostre tradizioni estinte e il nostro mondo vivo, che ora non esiste più è una delle cose più belle a questo mondo.

Il sapore del vino quasi rassicura Badr che ha ripreso in fretta a parlare.

Ora tocca passare al primo negozio per la casa a prendere dei filtri da noi impropriamente usati per rendere l’acqua potabile ma, fin’ora hanno funzionato!

Siamo di ritorno dalla “spesa”, con il portabagagli carico e l’animo allegro. Abbiamo fatto il nostro overe, ora possiamo sopravvivere un’altra settimana ed in più abbiamo un buon Frascati da consumare. Ognuno di noi ha un bel sorriso stampato in faccia, soprattutto Marcio che vedeva in quelle bottiglie un assaggio della sue vecchia vita, dove, benestante com’era, procurarsi del buono e costoso vino non era difficile. Però la stanchezza limita le conversazioni e non sono affatto in vena di prendere a mazzate le teste degli infetti che gironzolano in giro senza una meta, in cerca di carne e di qualche stupido che riesce a farsi prendere…

In tutta la mattina non abbiamo visto un runner, per fortuna, e speriamo tutti di non avere in programma visite. Stiamo andando spediti verso il rifugio a riposarci e divertirci. Oltre ai filtri ci siamo procurati anche qualche CD dei Led Zeppelin che ci mancava, qualche fumetto e un po’ di munizioni. Potremo divertirci con qualche cosa di nuovo… poco, ma meglio di niente.

D’un tratto Ale batte ancora contro il tetuccio e ci fermiamo…ancora…

Siamo più agguerriti che mai pronti a difendere il nostro bottino da mani indiscrete…. ma, ci aspetta una piacevole sorpresa, per niente nociva, ma di sicuro rassicurante: un Lince dell’esercito parcheggiato davanti ad un negozio d’alimentari. Due soldati s’affaticano a portare qualunque cosa possa essere ancora utile dal negozio alla stiva della grande jeep. Un ufficiale, intanto, compila un taccuino e il rallista era di vedetta. Non c’è bisogno di dire che già ci punta la MG42 diritta in faccia. Io sono l’unico che scende, dietro, gli altri terrorizzati. Rimangono in macchina muti, ma con le orecchie ben tese per sentire cosa avevo da dire ai militari.

-Herm herm…buongiorno-

-Và via- Mi grida l’ufficiale attirando l’attenzione dei soldati che smettono di caricare il Lince

-Ma, scusate, siete l’esercito, dovreste difenderci, rifornirci, aiutarci, avrete una baseno? Qualche isola senza infetti, un luogo sicuro diamine!!- Dico quasi seccato

L’ufficiale fà segno al rallista di abbassare la mitragliatrice e si avvicina verso di me. Intanto i due militari continuano a riempire la loro Jeep e i miei compagni scendono a sentire cosa abbiamo da dirci.

-Chi siete?- Ci dice l’ufficiale

-Siamo un gruppo di sopravvissuto, ci siamo rifugiati qui a…-

Ci interrompe subito con un cenno di mano l’ufficiale.

-E’ inutile dirci dove siate rifugiati e non lo voglio sapere. Noi oramai non salviamo più sopravvissuti, non abbiamo nè lo spazio nè le possibilità di gestire la situazione nei punti di raccolta. Cerchiamo dei sopravvissuti solo quando i rifornimenti e le possibilità aumentano e possiamo permettercene altri: se aiutassimo tutti, sapemmo pieni e non riusciremmo a garantirvi la protezione. Se volete – si avvicina porgendoci una mappina- questo è l’itinerario di perlustrazione di questo mese, che facciamo ogni mercoledì per rifornirci di qualunque cosa possiamo trovare. Possiamo darvi munizioni se passate- Sospira.

Io capisco benissimo dal suo tono di voce che dice queste cose quasi contro voglia. Chissà quante persone sarà stato costretto a lasciar morire per poter mantenerne altre.

-Ragazzi per quanto mi riguarda vi avrei già dovuto cacciare e stordire, filate via che già è tanto ciò che vi ho detto-

….-Buona fortuna-….

Torniamo al rifugio acclamati da Marta ed Erica felici dei nostri “acquisti” . Raccontiamo loro dell’incontro con i militari e facciamo veder loro il vino.

Insomma abbiamo passato un pomeriggio stupendo, anche se tutti e 5 siamo stati zitti riguardo i runners. Quelle povere ragazze se avessero solo saputo che quei maledetti scorrazzano ancora per il quartiere infettando altri sopravvissuti si terrorizzerebbero. Io, ma credo che tutti noi, vogliamo vederle felici, che sorridono di nuovo anche se fuori c’è l’inferno, quell’inferno che ha trasformato noi nell’anima e ci ha fatti diventare mostri. Però anche se siamo mostri fuori, la compagnia, indispensabile per l’essere umano, ci fa ancora rivivere questi momenti felici dove in fin dei conti non conta avere tutto e godere di ogni lusso, ma conta stare assieme e divertirsi anche con questo poco che abbiamo.

Marta, Badr, Marcio e Ale ora dormono in santa pace, un po’ brilli grazie al vino e finalmente con un sorriso sul loro volti stanchi. Il nostro capannone industriale era diventato come una grande casa-magazzino enorme. Pieno piano lo dotammo di tutte le comodità, dai bagni puliti e funzionanti a una cucina improvvisata, fino a riuscire a mettere una palestra con un minimo indispensabile per allenarsi e rimanere in forma. Però non avendo muri interni da fuori sembrava il disordine più totale… ma ci piaceva così.

Sam è sul tetto, di guardia, ed io non riesco a prender sonno. Rimetto, come stamane, Chopin sul cellulare, ma stavolta attacco lo smatphone alle piccole casse, bottino del mese scorso. Volume non troppo alto, giusto per sentirlo in tutto il capannone , ma senza attirare qualche maledetto porco. “la goccia d’acqua”, un ameno pianoforte le cui note auliche perfette avvolgono la mia mente che intanto viaggia in quel panorama che si vede dalle barricate: una pianura stupenda illuminata dalla luna piena. Il viaggio della mia mente, avvolge il mio corpo  in una culla di note e immaginazione quasi degna dei peggiori effetti della LSD. Gli occhi diventano pesanti e l’umidità calda, trasportata da una leggera brezza primaverile, mi circonda facendomi venir sonno. Mentre il mio corpo si addormenta la mia mente continua a viaggiare, e spero che non smetti più fino a quando superato l’inferno che ci aspetterà domani, rivivremo un momento di felicità, tutti assieme, nessuno escluso. Non ce la faccio più a vivere così, vivere alla giornata sopravvivendo con le unghie e con i denti ogni giorno, rischiando di venir aggrediti da altri sopravvissuti o da quei runners che sono tornati a circolare. Non sopporto l’idea che uno di noi sette possa morire, domani, ma che dico, anche sta sera! Apetteremo tutti assieme qui o in un altro rifugio che l’erecito bonifichi le città e che possa permetterci di mantenere altri sopravvissuti. O aspetteremo che qualcuno di voi altri sopravvissuti del blog ci raggiunga. Aspetteremo…ma tutti assieme, cercando ansiosamente una utopica pace interiore. Ricerca sfrenata che ci mantiene umani in un mondo dove i morti tornano in vita per cibarsi dei vivi.

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