Apocalypse Park

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22 maggio 2013 di thesurvivaldiaries

Quando uscì Jurassik Park mia mamma non voleva farmelo vedere. A differenza di tutti gli altri ragazzini che ne avevano accesso e potevano tranquillamente cagarsi addosso e divertirsi. Qualche mese dopo, di straforo, riuscii a vederlo a casa di un’amica. E quella fu la mia prima identificazione con il concetto di sopravvivenza. Diciamo che il Veneto non è esattamente come Isla Nublar, ma la sensazione è praticamente la stessa. Sei lì, col tuo zaino in spalla, i tuoi occhiali da sole strisciati, il tuo passo elefantesco in un negozio di cristalli, che giochi a ping pong con gli occhi per sgamare il velociraptor putrefatto. Hai le vesciche ai piedi e non sei abituata a camminare così tanto. Assieme alla tua compagna di viaggio hai concordato che spostarsi a piedi è la soluzione più sicura. Tuttavia, attraversando i campi marci e i paesini abbandonati, rimpiangi di non avere attorno a te un sottile strato di lamiera, corredato di motore e volante, che crei un effetto placebo alla tua sicurezza personale. È un po’ l’idea infantile che la coperta ti salvi da tutti i mostri, perché niente è più potente della paura, nemmeno un velociraptor putrefatto.

Sandra non si lamenta mai, procede a passo veloce e a testa alta. Se mai un giorno dovessi scrivere un tema “Qual è la persona che stimi di più dell’apocalisse zombie?” sceglierei lei. Come dice sempre lei, la realtà è cambiata molto meno di quanto pensiamo. Io le rispondo che ci sarebbe andata meglio coi dinosauri.

Leggo la stanchezza nelle parole di tutti i sopravvissuti di questo blog. Lo sento anche dentro me stessa. La volontà di ricreare un ordine ancestrale di struttura sociale e normalità. Ogni tanto però mi vien da pensare: e se noi fossimo una generazione di giunzione tra vecchio e nuovo ordinamento della Terra? Se quello che noi stiamo cercando di contrastare non fosse semplicemente un nuovo blocco di storia dell’umanità che avanza a prescindere dalla nostra volontà? E magari noi, in questo contesto, giochiamo la parte del vecchio scoreggione che non riesce ad adattarsi alle novità. Tutti i bambini che sono nati e stanno crescendo coi piedi ben piantati dentro l’Era Apocalittica che cazzo ne sanno di quello che c’era prima? È probabilmente che non lo vedranno mai, quello che abbiamo visto noi.

Le generazioni a cavallo tra due ere ben precise hanno sempre avuto un ingrato compito: immolarsi per la propria identità. Anche se questa identità ormai è passata, superata, vecchia. Difendere il proprio contesto antropologico e le proprie conoscenze, sfidare il futuro che spinge alle nostre spalle.

Il post di Zamma sul laboratorio e quello di Thomas mi hanno fatto pensare tantissimo. Ho covato ed esplicitato rabbia per giorni, mentre Sandra mi invitava ad accettare il nostro ruolo ed averne dignità.

Qualche giorno dopo mi sono data una calmata, ho raccolto le cose più importanti da quella casa che mi aveva ospitata e protetta per molto tempo. Ho raccolto i documenti più importanti, copiato in chiavetta quelli digitali, riempito lo zaino di provviste (ormai le ultime) e portato tutto al di fuori della casa.

Con diligenza maniacale ho creato dei piccoli fuochi interni ed esterni alla casa. Ci siamo messe a qualche metro di distanza e abbiamo cotto alcune salsicce sottovuoto con le fiamme che lentamente divampavano dal rifugio. Abbiamo fissato il fuoco che divorava il legno, che schioccava e si spezzava, lasciando infine un unico involucro di ferro, la vera protezione della casa di Charlie.

Verso le 8 di mattina abbiamo preso armi e bagagli e siamo entrate al Jurassik Park. La cosa buffa è che esiste davvero un John Hammond, il vecchio visionario intrappolato dalla sua stessa creazione. Co-proprietario, assieme ad altri folli manipolatori della vita, della InGen, la società di sperimentazione genetica che permise alla fantascienza di diventare realtà. Sorrido all’idea che, perlomeno, non siamo riusciti a raggiungere lo scopo nelle modalità che volevano loro. Ma effettivamente questa vita eterna se la sono guadagnata, un po’ meno dinamica, cosciente, divertente. Tuttavia potenzialmente eterna.

Dio crea i dinosauri, Dio distrugge i dinosauri, Dio crea l’uomo, l’uomo distrugge Dio, l’uomo crea i dinosauri. I dinosauri mangiano l’uomo, la donna eredita la Terra.

Ci stiamo avvicinando al covo dei Magna Tuto o, come dice Alienone, Magna Merda. Di notte ci fermiamo dove troviamo riparo. Case abbandonate, fienili, bar. Le modalità del ritrovo dovranno essere criptate. Ho sempre la sensazione che Nostra Signora della Merda, Area, abbia molto tempo libero e lo passi a supervisionare i dissidenti del feudo.

PS: Se Pekka arriva con l’aereo, il posto davanti è mio.

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2 thoughts on “Apocalypse Park

  1. Godot ha detto:

    Credo che dall’apocalisse nasca sempre qualcosa di buono. Beh… almeno lo spero!

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