Tutto il mondo è paese

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14 maggio 2013 di thesurvivaldiaries

[Special Guest: Davide Romeo]

Dopo quasi un anno e mezzo sono ritornato a casa mia.
E’ stato quasi commovente, se non fosse stato per la metà superiore della portinaia che si trascinava nel corridoio al piano terra del condominio, certamente desiderosa di un pezzo di Rome, e per quello che ho identificato come un tratto di intestino tenue incastrato tra gli sportelli dell’ ascensore.

Decisamente non il comitato di accoglienza delle grandi occasioni, no?

Neanche l’ombra di mio fratello, o dei miei. Per fortuna, perchè penso che se li incontrassi di nuovo avrebbero ben altri riguardi nei miei confronti, simili a quelli che io di solito riservavo ad un Big Tasty o ad un kebab.

Quando è scoppiato il casino i miei erano in crociera alle Canarie (o alle Baleari? non ricordo) e non sono più tornati. Non sono sicuro di come sia la situazione all’estero, ma da quello che ho capito non sono messi molto meglio di noi, quindi non ho molte speranze.

L’ultima volta che ho sentito mio padre il liceo era ancora aperto, e mi aveva cazziato per l’ennesimo 3 in fisica. Direi che gli avvenimenti intercorsi in questo anno e mezzo hanno reso inutili le ore passate a studiare moti uniformemente accelerati, leggi gravitazionali e robe varie.

Magari il moto del proiettile no. Quello potrebbe servire, se riuscissi a procurarmi una pistola e a non spararmi alla caviglia nei primi dieci minuti.

Comunque, giusto perchè ho una connessione con ben – udite udite – TRE tacche, tanto vale aggiornarvi un minimo su quanto è successo da queste parti.

Fino alla seconda metà di gennaio non si notò alcun caso di infezione. Le scuole erano aperte, tutto sembrava normale. Ovviamente le notizie che arrivavano erano tutt’altro che buone e c’era molta preoccupazione, ma la cosa era vissuta come un pericolo lontano e indefinito, come spesso accade con le catastrofi.

Il focolaio da cui nacque tutto, giusto perchè i varesini sono originali, fu la zona degli ospedali. Erano stati vietati i ricoveri degli Infetti, ma probabilmente qualcuno con qualche amicizia importante riuscì a spacciare il virus per qualcos’altro, o boh. Sono congetture.

Fatto sta che il contagio fu rapido e inevitabile e quando, nonostante l’impegno delle autorità per coprire tutto, la notizia trapelò, ci fu una fuga di massa verso nord-est, verso le montagne.

C’era uno squadrone di militari che erano stati mandati a presidiare la città già agli inizi del contagio e che erano di stanza presso la caserma dei Carabinieri vicino allo stadio (quella dove si dice che fu picchiato a morte Giuseppe Uva – non servivano gli zombie per accorgersi della bestialità umana).
I soldati si affrettarono a sigillare gli ospedali, senza nemmeno darsi pena di evacuare quelli che non erano ancora stati infettati: pazienti, dottori, infermieri, rimasero chiusi dentro e abbandonati al loro destino.

Questo non bastò a mantenere l’ordine, perchè girava voce che dall’ A8 stesse giungendo un imponente orda di zombie e, quindi, si prepararono vere e proprie barricate all’ingresso dell’autostrada con l’idea di rallentarli il più possibile per permettere alla gente di evacuare.Il 14 febbraio, giorno di San Valentino, il mio fratellastro partì per Luino. Voleva andare a controllare che suo padre stesse bene, ma mi disse che sarebbe tornato entro sera.Non l’ho più visto da allora. Perchè quel giorno tutto andò letteralmente a puttane.

Gli zombie chiusi nell’ospedale pediatrico riuscirono a rompere i sigilli e a sfondare le linee dei militari in viale Belforte (erano stati messi dei posti di blocco nella zona per impedire l’accesso alla zona degli ospedali e tenere sotto controllo il numero di zombie nella zona, che era in crescita).

Poco dopo gli zombie inziarono ad uscire anche dall’Ospedale Del Ponte. E, in onore alla più sacra delle leggi di Murphy, l’orda di zombie di cui si vociferava, giunse davvero.In poche ore avevamo tre mandrie di zombie pronte a pascolare con le nostre carni. Ricordo poco di quelle ore. Io ero in giro in cerca di generi di conforto, già erano razionati, e mi ritrovai in mezzo al casino. Pallottole, sangue, morsi. Fui fortunato perchè un soldato (si chiamava Giulio, lo hanno morso due settimane fa, assomigliava terribilmente a Robert Downey Jr, ma più allampanato) mi fece salire su una camionetta e mi portò al sicuro alle Corti, un centro commerciale dove alcuni militari e circa una dozzina di civili erano riusciti a barricarsi.

Vorrei narrarvi di un anno di reclusione forzata in un centro commerciale, di sortite per il cibo, di quando abbiamo montato i pannelli solari, di tante cose, ma finirei con l’annoiarvi.

La triste dura verità è che non sono diventato un avventuriero, sono stato soltanto sbalzato da una routine all’altra. Al posto del Greco e del Latino, turni di guardia. Al posto delle parole vuote dei professori, i gemiti degli zombie.

Siamo stati completamente tagliati fuori dal mondo esterno, le ultime comunicazioni che i militari hanno ricevuto parlavano di una Zona Libera a basso tasso zombesco, e ciò li ha spinti a partire qualche giorno fa, ora che le mandrie di zombie sono notevolmente diminuite, migrate verso altri lidi.

Stando a quanto ho letto su questo blog però a Venezia c’è stato un bel casino, perciò non so quanto abbiano fatto bene quei vecchi a partire.

L’unico dei miei amici che è ancora al mio fianco a prendermi per il culo è Guglie, ora dovremo decidere che fare. Probabilmente finiremo per partire e andare da qualche parte, ma non so quanto senso abbia.

Siamo tutti nello stesso orrore, senza differenze geografiche o culturali. Tutto il mondo è paese, da sempre.

Sta piovigginando ormai,è ora che si vada a cercare un pò di cibo. La pioggia è ottima, confonde gli odori, e sono convinto che molti zombie seguano esclusivamente quelli, non avendo più occhi.

Eccomi qua,il Bear Grylls dei poveri.

Carry on, gente, e occhio a quei cazzo di untori, più ne leggo e più mi preoccupo. Have a Nice Day.

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