La missione 10 – PRIMA VERA

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9 maggio 2013 di thesurvivaldiaries

[Special Guest: Licia]

E’ giunta l’ora.

Quando la febbre passò lasciandomi ancora nel mondo dei vivi, in questa casa sperduta in mezzo ai boschi, Licia non era più Licia.

Oggi è aprile e la Prima Vera da tempo è già giunta.

Nella piccola stanza gelida, illuminata stranamente dal tiepido sole del mattino, un sole ritroso e timido, risuona Bach…

Guardando dalla finestra con i vetri rotti posso vedere germogli di nuove foglie sui rami dei fitti alberi che circondano questo posto. La Natura continua il suo percorso, indomita e ostinata, lasciando a noi poveri illusi il compito di immaginare una reale possibilità di modificare gli eventi.

E’ la vita che continua e si evolve, si adatta…Madre natura sa farlo…noi no! Noi siamo l’anello stonato della creazione: dopo di noi ci sarà il nulla o meglio, ci saranno “ loro”!

Gli artefici del proprio destino” … Ahahahahah! Che follia !

Non ho avuto più notizie di nessuno dei miei ex compagni o di altri sopravvissuti che in questi mesi ho incontrato, e neppure le ho cercate. Il presente è qui, più forte di ogni altra idea o pensiero.

Non ho voluto sapere nulla di cosa fosse capitato loro e nulla volevo che altri sapessero di me.

Licia, la vecchia Licia è morta e dunque nessuno l’avrebbe più ritrovata.

Siamo quasi pronti per il decollo, manca la parte più difficile e rischiosa: far saltare la parete con la dinamite cercando di non rimanerci stecchiti e comunque evitando di essere sopraffatti dai nostri fratelli merde che da giorni ormai si sono accalcati intorno al nostro rifugio. Uno addosso all’altro, si spingono e si affollano schiacciando i loro musi luridi, le loro carcasse frantumate, le teste logore e penzolanti contro le pareti del casolare.

Continuando a mugugnare quella nenia monotona e lugubre. Alzo il volume e mi concentro su Bach.

Li osservo con occhi nuovi e disincantati: qualcuno è ancora in discrete condizioni…altri hanno qualche arto in meno, molti con le budella penzolanti…ed il loro fetore risale arrampicandosi su queste vecchie mura, marce quanto loro.

Benvenuta Prima Vera.

Si, perché quella non era stata un’allucinazione e quelle urla e quei gemiti che avevo udito durante il delirio erano reali, terribilmente reali.

Ora che manca poco per andare via da qui, penso che tutto andrà come doveva. In fondo, nonostante le nostre manie di grandezza, il nostro sentirci esseri immortali… siamo stati sempre di passaggio su questo masso incandescente raffreddato… mere comparse su questo lurido granello dell’ Universo…

La fine e l’inizio stanno per coincidere. Inesorabilmente.

Cari sopravvissuti, vi scrivo questa mia ultima e, comunque vada, vi saluto qui. L’idea era buona, ottima: comunicare per darci man forte, organizzare una resistenza utilizzando i soli strumenti che ancora potevamo adoperare. Ognuno di noi l’ha fatto come sapeva e come poteva. Di questo devo darvi atto.

Ma non avevamo fatto i conti con noi stessi…

Superata la paura tutti, giorno dopo giorno, siamo tornati quelli di sempre. Quei luridi e squallidi egoisti di sempre. Nessuno escluso. E tutti via a salvarsi il culo alla men peggio o a prendersi una rivincita del cazzo così…tanto per…tanto per potersi dire ancora : “Io esisto! Ego sum!”

La forza delle parole. Chi sa ascoltarle vince il silenzio. Forse anche la morte.

ESISTENZA.

L’esistenza è un passaggio…la sentite la parola? Riuscite ad apprezzarne il suono, la possanza, la sofferenza di quella zeta finale?

Esi- sten-Za.

Nasci e scivoli via veloce, fuggendo quasi da quello stesso utero che ti ha generato…veloce per non soffocare… e piangi subito, un pianto di nuncio, per dire “ io sono qua!” Nel mezzo c’è il percorso…la strada che seguiamo prima di giungere al muro finale. Per superare quella zeta, quel muro enorme…immenso…quasi insormontabile… Ce ne vuole di fatica, di coraggio. Di sangue e lacrime. Di polvere e sassi. E se nel mentre non hai affilato le unghie, rinforzato i muscoli, respirato a pieni polmoni…quel muro non riuscirai mai a superarlo e resterai lì, sarà la tua prigione, magari anche bella e confortevole…ma solo e soltanto una prigione.

Sarà come se da quell’utero caldo e umido tu non fossi mai davvero nato.

Si, filosofeggio… e che dovrei fare?

Penso che se siete vivi lo dovete solo a voi stessi e non certamente a quello che vi ho raccontato io o qualche altro sopravvissuto del blog. Se davvero fossimo riusciti a riunirci…se davvero fossi stata capace di portare a termine la missione…

Se… se … se … se e ancora se!

Oltre i “se” sapete cosa c’è? C’è quello che c’è ora qui e adesso: il presente e basta!

E diciamoci la verità, fino in fondo: abbiamo fatto tutti ciò che avremmo comunque fatto, anche se non ci fosse stata l’apocalisse…Anzi, per qualcuno è stata una scusa meschina e comoda per lavarsi la coscienza e perdonarsi i propri peccati:

Ci sono gli zombi e dunque per questo l’ho fatto. Amen!”

Come se quegli esseri immondi fossero altro da noi!

Ed io sono come voi o forse peggio di voi.

Ho seguito la mia strada, proprio come voi, magari illudendomi di poter tendere una mano a qualcuno senza riuscirci. Ed ora sono qui, davanti alla mia ZETA.

Mi vorrei perdonare, ma non mi perdono.

So di aver sprecato il mio percorso e di essere giunta impreparata per superare il muro.

Anch’io ho costruito solo una prigione : ma cazzo, per quel che vale, ne sono consapevole.

Wolff mi chiama dalla cantina, devo dargli una mano, non può farcela da solo! Vi lascio con le parole di un grande poeta… e con l’immagine di un quadro meraviglioso di Antonello da Messina. L’Annunciata.

Forse un mattino andando

Forse un mattino andando in un’aria di vetro,
arida, rivolgendomi, vedrò compirsi il miracolo:
il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro
di me, con un terrore di ubriaco.

Poi come s’uno schermo, s’accamperanno di gitto
Alberi case colli per l’inganno consueto.
Ma sarà troppo tardi; ed io me n’andrò zitto
Tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto.

Montale

Solo l’anima ci salverà. Sempre.

Buona fortuna a tutti voi!

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