Incanto sotto il mare

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19 marzo 2013 di thesurvivaldiaries

ESTERNO – tardo pomeriggio.

Sorseggio un Chianti Classico raggomitolata in una coperta di lana grezza color giallo ocra. Il vento tira forte e mi spegne la sigaretta. Ingollo l’ultimo sorso e allungo il bicchiere. Sandra mi versa un altro goccio, che porto a me come il più prezioso dei tesori. Sono quasi tre settimane che ci facciamo compagnia.

È successo che un giorno stavo racimolando un po’ di legna poco fuori dalla casa di Charlie (che ormai, sia chiaro, è casa mia). Mazza infilata nei pantaloni e coltello nascosto negli anfibi. Quando sento il lieve rimbombo di foglie pestate in lontananza mi accuccio dietro un albero e osservo. Dopo pochi minuti spunta questa donna, k-way giallo e un grande zaino militare in spalla. Ha l’aspetto di quelle persone di città che nel weekend adorano andare a funghi. Si avvicina con passo pesante con aria stanca. D’un tratto si ferma e osserva la costruzione che sbuca dalla vegetazione. Si incuriosisce e decide di andare a darci un’occhiata. Rallento il mio respiro e socchiudo gli occhi, lasciando scorrere la mano verso gli anfibi.

Quando salto fuori puntandole la lama mi rendo conto che sono troppo distante e allora, con fare impacciato mi avvicino di qualche passo trascinando i piedi. Lei lancia un urletto e porta la mano alla schiena, impugna la pistola e me la punta addosso.

“Faccio prima io.” urla.

“La tua testa è nel mirino del mio compare.” le abbaio.

“Stronzate.”

“Vogliamo vedere?”

Seguono secondi imbarazzanti nei quali la povera bestia cerca di scoprire la posizione dell’uomo invisibile. Io sorrido.

“E’ dietro di te, cretina.”

“Stronzate.”

“Con ogni probabilità hai una mira di merda e non mi prenderai. Filippo invece ti centrerà il cervelletto.”

“Ok ok ok” lascia cadere la pistola e si volta di scatto. Nello stesso istante lascio il coltello e centro il suo collo con la mazza da baseball. Dissolvenza in nero.

Lo so, non sono una grande padrona di casa. E la realtà è che il mio amico immaginario è decisamente migliore di voi. Di tutti voi.

Poi con Sandra c’ho fatto amicizia, giuro. Ho scoperto che era una sommelier e che ha vissuto 6 mesi rinchiusa nella cantina di famiglia, a mangiare topi e bere vino d’ottima annata. È un bel mix, piacerebbe anche a Ramsay. Nei 6 mesi successivi ha vagato per la bassa padana con uno zaino pieno di vino in cerca dei suoi familiari. Nemmeno lei li ha trovati. Ha vissuto qui e lì assieme ad altri sopravvissuti della zona, incrociando di tanto in tanto gli MT ma riuscendo sempre a scamparla. Sandra è un portafortuna.

Le ho parlato di voi, della nostra storia. Quando le ho fatto vedere che, malgrado la fine della società moderna, esisteva ancora la connessione internet, s’è fatta una grassa risata invocando concetti ironici particolarmente divertenti. Abbiamo parlato di tante cose io e lei, sorseggiando vino e ridendo delle disgrazie. Abbiamo seguito il blog assieme, nelle ultime settimane. Sandra è una persona empatica, si è affezionata anche senza conoscervi, e credo abbia fatto molto bene anche a me. Erano mesi che non parlavo con qualcuno di vivo.

Spesso mi ritrovavo a cercare zulu nei dintorni, quelli belli stagionati, e portarmene via uno, legarlo al portico, tagliargli lingua e mandibola e passare del tempo in sua compagnia. Dopo un po’ sembrano quasi arrendersi alla fame. Se ne restano lì, con lo sguardo vuoto e putrefatto, a fissare un punto dell’orizzonte che non portai mai vedere. L’eterno limbo della vita senza intelletto, senza ragione, senza sentimento.

Ad ogni modo, passiamo ai fatti. Vi scrivo perché Sandra è riuscita dove io ho fallito. Abbiamo fatto una tre giorni intensiva di scartoffie. Gli appunti e i dati di Charlie. Gli scienziati, i laboratori, le sperimentazioni chimiche, le antiche erbe usate da popolazioni estinte. Esisteva il cosa, il quando, ma non il dove. Poi Sandra ha sgamato questa serie di numeri: 32TPR3112458391.

Abbiamo atteso l’ondata di banda e l’internet ci ha donato la risposta. Sì, sono coordinate geografiche.

“Quindi uno dei laboratori di queste teste di cazzo è… dentro il lago di Garda?”

“Che figata.”

“Dici che sia ancora attivo?”

“Certo, i dipendenti però non saranno soddisfatti della tempistica degli stipendi.”

“Fai la stronza e il mio vino non te lo do più.”

“Ritiro tutto, puoi anche picchiarmi se vuoi.”

“Ecco. Ad ogni modo, pensi che lì troveremo qualche risposta in più?”

“Non ne ho idea. Non so nemmeno se esiste ancora, se è possibile entrarci, se ci sono informazioni utili.”

“Utili” ride “Utili a cosa?”

“Ogni tanto mi succede, sta voglia di capire le cose.”

Ad ogni modo noi qui stiamo brindando alla scoperta. Anche se a occhio e croce è meglio la roba che si sta sparando Carlo. Sto ancora cercando di decifrare il suo post. Voi ci siete riusciti?

Mi dispiace per Thomas e la sua gente. Io ora mi sbronzo, poi nel caso ripenserò alla mia vendetta. Gli MT hanno distrutto quel poco che era sopravvissuto. Gli MT sono il cancro del cancro. E sono la prova che, dopotutto, ce lo stiamo meritando.

Tutto questo post per dirvi una semplice cosa: se qualcuno di voi è in zona lago di Garda, sappia che esiste un laboratorio, giusto al centro del lago, non so se in superficie o sott’acqua, dove è stata creata la droga che ha sterminato l’umanità. Non è l’unico laboratorio della terra, intendiamoci, ma è la prova che anche gli italiani hanno contribuito attivamente alla fine del mondo. È all’altezza di Gargnano, Lombardia, non Veneto. Io resto in ascolto, se qualcuno di voi vuole andarci me lo faccia sapere.

Morte agli MT. Prosit.

Ps: Sandra vi saluta.

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