SEGNI DAL FUTURO – PARTE SECONDA

3

13 marzo 2013 di thesurvivaldiaries

In paese non c’è più nessuno. Bunker 2 e bunker 3 hanno avuto la stessa sorte del bunker 1. Tutti volatilizzati nel nulla. Nessun corpo: vivo, zombie o morto. Non c’è più nessuno.

La barriera sud ha ceduto. Il nemico è entrato e ha portato via tutti. E sono quasi certo che non è opera dei morti viventi.

Sulle pareti del comune, della chiesa e in molti altri edifici sono stati disegnati dei simboli. Gli stessi segni che ho intravisto dentro i bunker. E’ stato utilizzato il sangue come vernice. Viene raffigurato un cumino fumante. E due lettere: MT.

MT. Area. Ho già sentito parlare di loro, da voi che avete trovato rifugio in quel di Venezia. Ma mai avrei potuto immaginare che potessero spingersi fin a qui. Tra le montagne. Nel mio paese.

Queste persone ci spiano. Ci osservano. E sanno dove trovarci.

Continuo a cercare, ma sembra che l’unico ad avere trovato scampo sia il vecchio rinchiuso nella gabbia. Si muove e respira ancora sotto i suoi cenci.

Il lucchetto al cancelletto è ancora chiuso. Lo colpisco più volte con il dorso dell’ascia e alla fine si spezza. Scosto con la punta dell’anfibio le coperte bisunte e indietreggio subito quando lo vedo sbucare fuori: scheletrico, bianco, con due buchi scuri al posto degli occhi.

Ma lo spavento passa subito. – Parla vecchio… Dove sono tutti quanti? – gli domando, cercando di non guardare dentro le cavità orbitali vuote.

Ha le labbra fine, livide e balbetta parole incomprensibile. Gli sferro un calcio sulla schiena e lui si raggomitola dentro le coperte. Mi abbasso e afferrandolo per i capelli gli urlo: – Parla… se non vuoi che continui a tagliarti altri pezzi del viso. Magari il naso, che dici?

– Demoni… – sbiascica lui.

– Demoni – ripeto io.

Si tocca con le dita scheletriche le ferite sul volto e annuisce.

– Dei demoni hanno fatto tutto questo?

– Sì, dei demoni – conferma lui e sembra ridestarsi improvvisamente dal tepore. – Sono arrivati dal nulla… Nella notte. Erano armati, veloci. Il fuoco…. Le urla. Tutta la notte. Non finivano mai di urlare. Oltre agl’occhi, quelle bestie avrebbero dovuto cavarmi pure le orecchie. Non potrò mai dimenticare quelle urla – e indica verso a valle, in quelli che un tempo erano stati i campi da tennis. Ammutolisce ed entra quasi in trance.

Lo schiaffeggio più volte e allora riprende. – Poi quando s’è fatto giorno, hanno caricato i camion. E hanno portati via quelli rimasti.

Mollo la presa e la piccola testa scheletrica ripiomba tra le coperte. Ridiscendo verso valle. Annaspo e scivolo nel manto di neve indurito. Ruzzolo giù e mi rialzo. Arrivo a destinazione con il fiatone. All’interno della recinzione, che ospitava i campi da tennis, la neve appare scura. Sembra il residuo di un enorme falò. Entro e cammino sulla poltiglia grigia. Mi fermo e mi abbasso. Con la lama dell’ascia scavo un po’ in quella strana poltiglia e spunta fuori un osso. Lo afferro e lo osservo tra le mani.

E’ una mandibola. Umana.

Carcasse, ossa, teschi. Dove mi giro, c’è solo quell’orrore.

Un vero e proprio genocidio.

E sento il mondo improvvisamente rimpicciolirsi intorno a me.

Allora è questo… ciò che ci riserva il futuro? Dopo i morti, essere mangiati dai vivi?

Sento le energie abbandonarmi. E penso che forse dovrei finalmente farla finita pure io. Ho vissuto anche oltre ogni aspettativa. Oltre a molti amici. Oltre mia moglie. Oltre le mie figlie.

Non c’è più nulla per cui vale veramente combattere.

Poi però, ripenso alle parole del vecchio. Hanno caricato i camion e hanno portato via quelli rimasti. E in un attimo la disperazione si trasforma in speranza. Non possono essere tutti qui. Qualcuno deve pur essere ancora vivo. Magari i Bettin o Grizzly. O chiunque sia.

Il sangue riprende a scorrere nelle vene, e pure le idee. Ma mi servono armi. Le mie armi.

Risalgo su, verso il paese. Afferro il vecchio e lo strattono fuori dalla gabbia. – Non lo so perché t’abbiano lasciato in vita… Forse per darmi un avvertimento o forse solo perché la tua carne non era di loro gradimento. Ma una cosa è certa vecchio: ora andiamo dalla tua bella Biancaneve e, se è ancora viva, la accompagneremo dal suo principe azzurro. Abita tra le valli e i pascoli. E’ un posto fantastico, vedrai. Sono sicuro che anche a tua figlia piacerà. Il principe poi, è un vero gentil’uomo.

Coma

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3 thoughts on “SEGNI DAL FUTURO – PARTE SECONDA

  1. Francesco ha detto:

    Come si può mostrare “la lama dell’ascia” a chi ha ” le cavità orbitali vuote”?

  2. Francesco ha detto:

    Vedo che apprezzate le critiche, complimenti.
    Buona fortuna.
    F.

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