La missione 9 – Skyfall

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8 marzo 2013 di thesurvivaldiaries

[Special Guest: Licia]

IL CIELO ERA CADUTO E SI ERA FRANTUMATO IN MILIARDI DI SCHEGGE.

Il sole era scomparso portandosi via tutto l’azzurro.

Su di noi piovevano milioni di pulviscoli neri, acuminati e taglienti.

Da questa pioggia era nata una nuova razza di umani che finalmente, senza alcuna maschera, si rivelava .

Ci guardava dritti in faccia senza paura, senza odio, senza amore.

Perfetta nella sua semplice e crudele verità.

QUEI MOSTRI LI AVEVAMO CREATI NOI E SI CIBAVANO DI NOI.

Non potevamo sfuggire, non c’era nessun luogo sicuro, nessun nascondiglio dove non sarebbero venuti a stanarci per ricordarci di che pasta eravamo fatti.

Lentamente, ma inesorabilmente, sarebbero arrivati e ci avrebbero strappato il cuore, un muscolo ormai inutile.

L’avrebbero divorato voracemente, cancellando così l’ultimo legame che ci univa alla nostra anima.

Il cielo era caduto ed ora non serviva nemmeno piangere o pregare.

Non potevamo fare più nulla.

Dio non ci avrebbe sentito. Non poteva perdonarci perché avevamo avuto la presunzione di tradire anche lui.

Avevamo disprezzato, dimenticato, distrutto il suo grande dono e l’avevamo imbrattato con tutta la nostra vanità e la nostra miserabile ipocrisia.

ORA L’ANIMA NON CE L’AVEVAMO PIU’.

Quella leggerezza, quel soffio di vita, quel filo impalpabile che avrebbe dovuto guidarci nel labirinto dell’esistenza per ricondurci all’infinito amore da cui venivamo noi l’avevamo reciso.

Dio non poteva più sentirci.

ERAVAMO SOLI DAVANTI ALL’ETERNITA’ DEL NOSTRO IMMENSO VUOTO.

Il cielo era caduto ed era caduto su di noi, sommergendoci, annegandoci nel nostro squallore primordiale.

E adesso nessuno poteva più salvarci o aiutarci.

Anche se fossimo riusciti a raccogliere ogni più piccola scheggia, ogni pezzo di quel cielo e rimetterlo insieme, il nostro cielo, quel cielo azzurro, quel cielo che cambiava colore, quel cielo a cui alzavamo gli occhi per guardare le stelle e per leggerci le nostre speranze… quel cielo non ci sarebbe stato mai più.

IL CIELO ERA CADUTO E L’AVEVAMO FRANTUMATO NOI.

No, non sono impazzita, anzi, non sono mai stata lucida come in questo momento.

Il cielo era caduto ed aveva spezzato la speranza che coltivavo nel mio cuore, sradicando ogni sogno.

Licia si arrendeva.

CONFESSO LA MIA COLPA, senza alcun pudore, anche se a questo punto l’avete capito…siete furbi voi!. Ero vissuta come un’ingenua, una povera idiota, una sognatrice del cazzo… Una stronza in poche parole!

Così ero vissuta.

Ma ora il cielo era caduto anche su di me ed io ero lì a ripararmi da quella pioggia nera, mi riparavo con le mani, cercavo di proteggere il mio cuore, di difendere la mia anima, ma la pioggia era incessante, scrosciante, continua.

Ero colpevole anch’io perchè non ero riuscita.

Avevo fallito.

Non sono una santa e non sono un eroe: sono solo una donna che aveva un sogno nel suo cuore.

Una “ rosa” da coltivare.

Questo non mi giustifica e non mi rende esente da colpe. Lo so.

Dio non m’avrebbe aiutato… nemmeno lui poteva farlo.

Gli zombi erano propri lì, tutti davanti ai miei occhi, mi aspettavano senza fretta. SAPEVANO CHE PRIMA O POI AVREBBERO ASSAPORATO ANCHE LA MIA CARNE.

Sanno bene, loro, che la rapidità non serve: ti aspettano sulla riva del fiume, certi di veder passare il tuo cadavere.

Aspettano pazienti, sicuri di poterti avere.

PRIMA O POI SARAI TU STESSO A CERCARLI.

Sono loro ora la razza eletta.

Sono la perfezione.

LA VERITA’!

Quando X si era trasformato io ero con lui, ma non avevo voluto credere alla metamorfosi che vedevo compiersi innanzi ai miei occhi.

L’amore mi accecava.

L’avevo visto rinnegare ogni cosa, distruggere tutto, calpestare giorno dopo giorno anche ciò che avevamo di più bello e puro.

No!

Non l’aveva voluto quel figlio, quella speranza, quella piccola vita giunta a dare un volto al nostro amore.

Lui aveva detto di no.

E mi aveva detto di ucciderlo. Con la freddezza e l’indifferenza di un mostro.

Quel mostro che vedevo nei suoi occhi era tutto ciò che restava del suo cuore.

Da quel mostro ero fuggita, ma non era bastato.

Quel mostro m’ inseguiva, mi perseguitava ed ogni volta che pensavo di essermi liberata, mi voltavo e il mostro era li, pronto ancora a distruggere, assetato di sangue e di vendetta.

Quella vita non voluta se ne andò da sola, in punta di piedi, in una notte senza luna e senza pietà.

Così X era scomparso.

Era diventato uno zombi prima che l’apocalisse si abbattesse su di noi.

Ma la ferita dentro di me si riapriva sempre, si riapre ancora.

QUELLA FERITA NON GUARIRA’ MAI.

Io ero lì, proprio lì, davanti a lui e non ero riuscita a fermarlo.

Con tutto il mio amore, io non ce l’avevo fatta.

Avevo fallito!

Lui, lo zombi vivente, l’amore della vita mia, era sparito nella nebbia. Eclissato nella sua paura e nella sua codardia.

Dissolto nel suo silenzioso egoismo.

S’era voltato ed era andato via, lasciando cadere per strada la sua anima.

Era solo un orpello ingombrante per lui.

Come un pacchetto di sigarette vuoto, inutile, l’aveva calpestata allontanandosi con superbia e sicurezza. Senza nemmeno guardare le rovine che aveva lasciato alle sue spalle.

Il NOSTRO AMORE era la sua anima.

Ma lui non l’aveva voluto. L’aveva disprezzato.

L’ aveva svenduto per poche lire, meno di 30 denari, il giuda, e se n’era disfatto.

Perché lo zombi aveva un progetto già definito, un progetto di vita dove non c’era spazio che per il suo egoismo, un progetto che sarebbe stato la sua ultima maledizione.

Ma lui non lo capiva: non poteva e non voleva capirlo!

Lo so, lo so, lo so… pensate che io sia pazza… che io sia una visionaria….

Ma non è vero, e lui lo sa!

Il suo cuore lo sa, la sua anima lo sa… forse “lo sapeva”…ma tutto ormai è cancellato, dimenticato! Tutto è inutile, ormai.

E comunque non lo ammetterebbe mai, neanche sotto tortura!

E poi le parole sono solo parole…è quello che fai che determina quello che sei!

Così X era stato Inghiottito, risucchiato dal vuoto.

La trasformazione era stata rapida : non se ne era nemmeno accorto.

La nuova genia aveva trovato in lui terreno fertile.

Humus fecondo.

La sublimazione del male ha tempi diversi in ognuno di noi.

Ero fuggita. Non volevo diventare come lui, mi ero rifiutata di seguirlo nel baratro.

Avevo continuato la mia strada. La mia vita. Con le stimmate sanguinanti. Con il marchio della perdente.

MA SOGNAVO ANCORA.

E coltivavo in segreto la mia speranza.

LA MIA ROSA ( cit. il piccolo principe).

Purtroppo la contaminazione era già in atto. Ecco perché quel figlio non venne mai più da me.

Oggi comprendevo l’inutilità di quella mia lotta.

Tra il bene e il male, tra l’amore e l’inedia chi vince ?

Risposta ovvia, scontata…Solo io non l’avevo compreso!

Folle, in questo si!

Ormai dovevo accettare la maledizione e rinunciare.

Comprendere che siamo già tutti perduti, marci fin nel midollo!

E’ solo questione di tempo.

Aprii gli occhi, fradicia del mio umore.

Provavo disgusto per me. Si mi facevo schifo nella mia umana e fragile umanità!

Wolff era lì accanto a me.

Ma io ero già lontana.

RICORDARE LA FELICITA’ FA MALE. MOLTO MALE.

Godi di quel momento di oblio. Vibri nella pulsione dell’istinto vitale che alberga ancora in te.

Poi, precipiti come l’angelo nero, come il demonio negli inferi della tua anima.

Anima buia.

Ciao, Likcia “ disse rivolgendo i suoi meravigliosi occhi verso me.

Ma io me n’ero già andata. Risucchiata dall’abisso dei miei ricordi dolorosi, grondanti di sangue .

Immersa nel mio mondo onirico.

Frastornata dalle mie allucinazioni. Persa…ubriaca dei miei ricordi e del mio dolore.

Gli zombi non conoscono i sentimenti.

Ma gli esseri umani si ?

No, miei cari sopravvissuti.

Un uomo che nega l’amore è uno zombi.

Ed io avevo amato uno zombi e per quanto cercassi di rimanere viva, sulla mia anima avevo segni evidenti dei suoi morsi.

Erano pezzi mancanti. Nessuno poteva ricostruire quel vuoto.

Lo so. Voi non mi credete.

Ma la febbre e l’alcol mi rendono lucida. Non sono mai stata lucida come in questo momento!

Lo zombi lo sa.

Lui lo sa bene. Mi conosce.

Ma non ve lo dirà mai. Se mi desse ragione…dovrebbe morire!

Ma lui ora è uno di loro…è immortale!

Quello che dico è vero.

Perciò quella vita non aveva voluto restare nel mio corpo e se n’era andata via… lontano… era tornata da dove era venuta, negando a noi ogni futuro.

Ogni speranza di futuro.

Restituita al mittente.

Annegavo negli occhi di Wolff, quei suoi occhi indaco intenso.

Quegli occhi di mare profondo. Occhi limpidi, trasparenti. Occhi che sapevano ancora amare e sognare…

Ci scivolavo dentro…senza speranza.

A Napoli diciamo “ Chi di speranza vive, disperato muore!”.

Ed io morivo, e morivo…morivo!

E mentre sentivo il fiato mancarmi, il viaggio a ritroso continuava inesorabile a sconvolgere la mia mente.

L’amore.

E vogliamo parlare dell’amicizia?

La mia migliore amica, quella che credevo una sorella, con crudeltà, aveva cercato di portarmi via ciò che mi era più caro.

E aveva cercato di farlo con la forza del suo odio profondo e inspiegabile.

Un odio ingiustificato, un odio grande, sproporzionato quanto la sua inutilità.

Così scoprii che la gente spesso odia e maledice ciò che per mancanza di coraggio non può avere.

Preferisce distruggere, annientare tutto e tutti, anche la persona amica, per il solo fatto che questa le ricorda, continuamente, la verità del suo personale fallimento.

Se non hai le cose che vuoi è solo perché non ci ha creduto.

Non le hai volute con il cuore.

E a volte anche quello non basta. Io ne sono la prova vivente!

Se hai venduto l’ anima ed il corpo per soddisfare il tuo squallido e miserabile ego,

l’amico lo sa.

Allora l’amico è un testimone scomodo, troppo scomodo.

Rimediare ?

Non c’è scampo : o tu o lui.

E allora distruggi le prove e cerchi di distruggere il testimone oculare.

E’ la strada più semplice!

Mi fai pena, solo pena… Non sono nemmeno riuscita ad odiarti o a ricambiare le tue nefandezze.

A cosa sarebbe servito?

No, sopravvissuti, non sono folle… non sono mai stata così lucida come in questo momento, questo terribile e interminabile momento.

Le frasi vengono giù, dense come una polenta troppo cotta e scottano, bruciano. Ho i segni ancora evidenti.

Ed i segni che non si vedono sono quelli più profondi e dolorosi.

Sono coltelli taglienti affondati dentro con rabbia. Lame crudeli.

Licia, povera Licia!

Quella sentimentale, smielata, ingenua Licia!

Quella folle idealista che voleva salvare il mondo e che non era riuscita nemmeno a salvare se stessa.

Quella che credeva nell’amore.

Quella che si fidava ciecamente degli amici.

Si proprio lei!

Poverina….

Quella che ancora si commuove davanti ad uno sguardo ingenuo.

Licia del “ non fare agli altri quello che non vorresti che gli altri facessero a te “.

Che fai, Licia, citi il Vangelo ? Tu, proprio tu ?

Tu? E dov’è finita la rivoluzionaria marxista? Ed il tuo anticonformismo, la tua lotta contro le ipocrisie bigotte cosa c’entra con il Vangelo? E Cristo che c’entra con te?

L’Amore è Amore.

Niente a che fare con la mente e le ideologie!

L’amore ha a che fare solo con il senso della vita. NON SONO FOLLE!

Si, sopravvissuti, l’ho letto e riletto il Vangelo e dice tante cose. Forse è il libro più fantastico e fantasioso che sia stato mai scritto.

Chi ha orecchie per intendere, intenda”.

Ma qual è la fine del discorso ?

Non c’è una fine, come non c’è un inizio.

I miei pensieri in libertà vagano, rimbalzano, ritornano.

Vogliono spaziare. Non li fermo. Non li voglio fermare più!

Il cuore sa dove andare e l’anima lo segue a ruota. Voglio essere me stessa fino alla fine.

Morire . E morirò….

Likcia, cherì!” Wolff mi richiamò, mi strappò per un momento con la sua voce dal pozzo dei miei pensieri cupi.

Se tu fossi di ghiaccio ed io fossi di neve…

che freddo amore mio pensaci bene a far l’amore… “.

Nel mio delirio gli risposi così, con i versi di quella vecchia canzone che, chissà perché, mi era tornata alla memoria.

Chissà perché…

Perché il freddo genera freddo: fredda è la morte!

Lui mi guardò con il suo sguardo limpido e mi toccò la fronte.

Scottavo, avevo la febbre altissima ed ero scossa dai brividi.

Wolff mi baciò. E quei baci furono una pugnalata al cuore!

Ricordare la felicità fa male, troppo male.

La mia anima ora sanguinava a fiotti. E lo zombi era in agguato.

Mi stavo perdendo.

Svenni.

Quando il dolore è troppo intenso l’anima vola via. Vuole rimanere libera.

E i ricordi cercano di catturarla.

Mai ricordare la felicità in un mondo prigioniero delle tenebre. Delle nostre tenebre.

Nuove sensazioni ricominciavano a vivere, ma i fantasmi erano come macigni sul mio cuore e m’impedivano di volare.

Wolff…” pronunciai il suo nome come in una supplica, con gli occhi chiusi.

Sentii le sua mano accarezzarmi il volto, proprio come faceva mio padre.

Non so se era amore. Ma certamente era la disperazione di un’anima sola.

Cosa ero io, non lo sapevo più.

Mi abbandonavo alla vita, nonostante.

Sarei andata con lui ad Edimburgo.

Nonostante.

Ma non sapevo più se vivevo oppure no.

Volevo solo galleggiare fin quando non sarei annegata nella melma.

Non avevo via di scampo.

Ci sono diversi modi di morire.

Forse dovevo morire così.

Ma senza fare male a nessuno. Questo non me lo sarei perdonato.

Il mio processo di zombizzazione doveva rimanere una storia tra me e me.

Nessun altro cadavere di mezzo.

Mi alzai e cercai la connessione. Finalmente !!!!

Inviai un messaggio ad Elena: lei doveva sapere dell’infame, ma forse l’aveva già capito.

E poi andai a farmi una doccia: per lavare via il mio odore ed il mio corpo.

Ma non riuscivo nemmeno a guardami: odiavo quel corpo inutile.

L’allucinazione continuava.

Senza nemmeno asciugarmi uscii dal bagno per cercare qualcosa di forte da bere.

In cucina c’era del rum “ il mio preferito!”.

E giù un bicchiere e poi un altro, per allentare la morsa…per ricacciare i fantasmi nel buco nero in cui li custodivo.

Perdermi.

Volevo morire abbandonandomi.

Ma perché avevo voluto sfidare la felicità?

Lo sapevo che mi faceva un effetto devastante.

Non avrei dovuto scoperchiare il cimitero dei miei ricordi, dei miei amori e dei miei fallimenti.

Non ce l’avevo più la forza di fronteggiarli.

Non riuscivo a guardarli negli occhi e a reggere il loro sguardo.

Calavo il capo sconfitta.

E LO ZOMBI CHE ERA IN ME RIPRENDEVA VIGORE. Diventava ogni giorno più forte perché sapeva che avrebbe potuto prendermi in qualsiasi momento, avermi senza alcuno sforzo.

Era diventato il suo gioco preferito: con me si divertiva come il gatto con il topo.

Ed io glielo lasciavo fare.

Quando si sarebbe stancato, quando il gioco non l’avrebbe più divertito, mi avrebbe dato l’ultima zampata …e tutto sarebbe finito.

Io sarei finita.

Amen.

Aspettavo solo quel momento ora che la speranza era morta.

Wolff mi vide con la bottiglia in mano, bagnata e tremante. Corse a prendere il plaid, me lo mise addosso e mi condusse sul divano, costringendomi dolcemente a stendermi. Mi coprì bene. Mi toccò di nuovo la fronte per vedere se la temperatura era ancora alta.

Poi scuotendo il capo disse “ You are really crazy, Likcia! Bleiben sie hier…stay here! Ok ?“.

Mi guardava fisso per accertarsi che avessi compreso.

Gli feci segno di si con il capo accennando una triste smorfia.

Alquanto rassicurato andò via, lo sentii aprire la botola e scendere per la scala metallica.

Rimasi da sola, senza la forza di muovermi, ma non volli chiudere gli occhi.

Speravo così di ricacciare lo zombi da dove era venuto.

Povera illusa.

Anche così lui era lì e mi fissava con il suo sguardo vuoto, mi sfidava con la sua espressione beffarda . Sembrava volesse dirmi “ Tranquilla, Licia, io sono con te !”.

Si, anche con gli occhi aperti il mostro era con me, perché era dentro di me.

Mi aspettava paziente.

Aspettava con calma.

Non aveva fretta.

Ricordare la felicità fa male, molto male.

Ed intanto il mio dolore non smetteva di crescere, lievitava, mi divorava dalle viscere. Era ormai inarrestabile. Nemmeno il rum era riuscito ad attenuarlo.

Non so dirvi quanto tempo rimasi così. Persa nel nulla del mio nulla.

Ormai l’unico legame con il mondo reale era Wolff.

Forse per questo mi aggrappavo a lui.

Rimasi pressoché ferma, schiantata su quel divano verde menta, avvolta nel plaid.

Mi alzavo solo per pisciare.

Se non ci fosse stato lui con me non so cosa avrei fatto.

Fu un angelo discreto ed affettuoso, un padre, una madre ed un fratello.

Poteva ancora esistere qualcuno così?

Ed ebbi la fortuna che fosse con me in quei terribili momenti.

Spesso nel delirio della febbre pensai che fosse solo un sogno, che quella specie di angelo era solo una delle mie visioni.

Che nulla intorno a me fosse reale.

O era lui lo zombi venuto a divorarmi ?

Forse mi stava curando solo per gustare meglio la mia carne, come la strega di Hansel e Gretel.

Questo pensai.

E mi convinsi a tal punto di questa folle idea che cercai perfino di ucciderlo. Lo aspettai con la pistola nascosta sotto la coperta e quando mi fu vicino gliela puntai in faccia già pronta a premere il grilletto. Il lupo, con il suo istinto animale, fiutò il pericolo e fu rapido nello scansare il colpo. Poi mi placcò le mani e mi disarmò senza alcuno sforzo: ero troppo debole e la febbre troppo alta.

Il proiettile con un gran fragore raggiunse i vetri della finestra e li frantumò. Entrò un vento gelido e ululante …che portò con se gli orribili gemiti di quelle carogne viventi.

Dovevano essere in tanti : mi tappai le orecchie per non sentirli.

Ma forse anche quello era solo un delirio.

Nelle mie visioni passavano in rassegna tutti i volti, le voci, e le carezze.

Un, due , tre…stella!

Parlai con mio nonno…” ‘u cunt du muschill è bell a sentere… o vuò sentere?”…

pregai con mia nonna….” Pater noster, miserere nobis! “…

abbracciai mio padre…. “ piccerè, tu si nu mascolo sbagliato!”…

Rividi la mia vita, tutta la mia vita…

gira gira gira gira il mondo nel suo globo di cristallo…tondo tondo tondo come il mondo e problemi non ne ha !”

E vidi il volto di quel bimbo che avevo avuto dentro di me per troppo poco tempo.

Sfiorai la sua guancia tonda e liscia. Lo baciai.

Alla fine giunse lui.

Quando lo zombi mi venne incontro gli sorrisi: “ ti stavo aspettando- gli dissi- Lo sai?

Ora non ho più paura di te!”

Anche lui mi sorride.

Lo vedi ?Lo vedi, Wolff ?”

Gli occhi dello zombi, stranamente neri, erano brillanti, ma forse mi sbagliavo, forse era solo un’altra allucinante visione…

  • Continua –

 lalal

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