Circa 300 grammi

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21 febbraio 2013 di thesurvivaldiaries

[Special Guest: Andrea Mesina]

Mi hanno tenuto prigioniero per quasi due mesi, mi hanno picchiato, bruciato la pelle, strappato unghie, cavato denti, tagliato un paio di mignoli, mani e piedi. No, le palle non me le hanno toccate.

Eravamo verso la fine di Novembre mi sembra. Un pomeriggio sento bussare, era uno dei bifolchi venuto a farci visita, col fucile in mano.

Abbiamo parlato sulla porta di casa, io dentro e lui fuori, come un qualsiasi venditore di enciclopedie.

“Stiamo andando alla centrale elettrica, vieni con noi, potrebbe servirci aiuto.”

Prima bugia.

“Cosa facciamo là?”

“Bisogna controllare le turbine”

Seconda bugia.

“Ci sono in giro molti zombi, pure freschi… ci serve aiuto…”

Terza bugia.

“Tanto non ho armi…” gli ho detto. Quarta bugia dell’incontro.

“Non fa niente te le diamo noi” ha risposto velocemente, a memoria.

Quinta, dunque. Ma non c’era più tempo per la sesta.

Il fesso si era lasciato la strada aperta dietro e un bel po’ di mostri lo stavano per aggredire alle spalle. Quindi su una cosa era stato sincero. Atto di dolore.

“Ok” gli ho detto “ma quelli che hai dietro chi sono?”

Lui si è girato io ho sbarrato la porta di casa e gli zombi se lo sono mangiato.

Fine della storia.

Il giorno dopo i suoi amici sono arrivati in gruppo, hanno preso a fucilate i miei zombie da guardia, la porta d’ingresso e il nostro soggiorno.

Le mie armi erano tutte al sicuro, quindi perfettamente inutili; hanno preso me e lasciato Maria Francesca a piangere in mezzo alla sala.

Alcune donne, dopo il mio “arresto”, si sono trasferite in casa, per aiutarla e tenerle compagnia, dato che sapevano che era incinta. Lei in otto settimane ha intossicato piuttosto gravemente tre di quelle “puttane da compagnia”, con piccole dosi di veleno per lumache, quello dolce, ma non hanno mai sospettato di lei. Pensavano a un qualche virus a quanto pare.

Perché mi avevano preso?

Antipatia, sospetto, invidia.

Li aveva infastiditi lo show combinato per recuperare le chiavi della cassaforte da mio suocero Cesare. Avevo rinforzato tutti i cristalli dell’automobile di casa con del nastro adesivo trasparente grosso, dentro e fuori. La visibilità abbastanza ridotta ma non compromessa. Poi avevo rovesciato diverse latte di olio di tutti i tipi sulla carrozzeria e fatto un po’ di slidin’ carmageddon su Cesare ed il suo gruppo di amici. L’impressione che hanno avuto è stata che mi stessi divertendo a infierire contro mio suocero, loro stimato compaesano.

Ho poi saputo che in mezzo a quel delirio di corpi, stracci, olio e sgommate c’era anche l’unico essere umano che nessuno zombie aveva mai attaccato. Fortunato, quello delle pompe funebri. Praticamente una leggenda. Per tutti tranne che per me, che ignoravo del tutto il suo singolare dono. A saperlo avrei chiesto a lui di recuperarmi la chiave, gli avrei dato un po’ di carne in cambio. Mi sarei anche risparmiato di dissotterrare i resti, rivoltanti e quasi vivi di mia suocera, per recuperare le chiavi dell’auto.

Ho evidentemente un problema con le chiavi, mi rendo conto.

Comunque, non hanno preso bene neanche l’investimento del becchino e quando sono sceso a frugare tutte le tasche di tutti i pezzi che avevo apparecchiato, gli sono sembrato ancora più inquietante del solito.

Il mancato ritorno a casa del piazzista di enciclopedie li ha fatti incazzare sul serio, ma non è tutto.

Di recente erano spuntati qua e là i corpi di quattro di loro, letteralmente mangiati dagli zombi. Gambe e braccia mancanti, pance aperte con pochi resti di viscere fuori, cartilagini del viso, guance, lingue e occhi divorati. In un paio di casi anche il cervello succhiato via. Talmente a pezzi da non potere neanche trasformarsi. Le armi, ancora cariche, vicino ai corpi e intorno tracce chiare di zombi. Ma sull’ultimo corpo, quello del benzinaio, un braccio e una gamba mancanti presentavano margini netti.

Me ne hanno chiesto conto, mi hanno torturato, lasciato senza cibo, senza acqua, mi hanno privato del sonno. Hanno anche messo un maiale nella mia cella. Così scheletrico e malandato che non c’è da stupirsi se quei bifolchi preferiscono nutrirsi di persone. L’ho dovuto terrorizzare per non farmi mangiare, povera bestia.

Ho i timpani lesionati, non ci sento più tanto bene, forse per sempre. Mai sentito parlare dell’Assedio di Gerico, è una tortura acustica, utilizzata anche dall’esercito americano e da quello isaraeliano sui prigionieri di guerra.

Funziona così: scelgono una canzone, possibilmente corta e incasinata. Prendono due auricolari, te li incollano a super attak al condotto uditivo, li spingono in profondità perchè non si stacchino. Il volume è il più alto possibile, la canzone è in loop continuo, sempre la stessa, da qualche ora a qualche giorno, dipende. Schiacciano play e buon viaggio. È qualcosa di totalmente alienante. A parte il dolore fisico degli auricolari dentro le orecchie, c’è quello dei timpani lesionati, con il sangue che esce. Dopo un po’ iniziano a farti male i denti e ti sanguinano le gengive. Il cervello a quel punto è una specie di budino sensibilissimo che ti duole a ondate ogni pochi secondi. Gli occhi sembra che ti vogliano schizzare fuori dal cranio.

Se invece di lasciarmi così per tutto quel tempo fossero venuti dopo tre ore avrei confessato tutto, qualsiasi cosa, gli avrei chiesto di finirmi, per pietà. Ma dopo chissà quanto tempo di quell’inferno non ero più in grado di dire, di fare, di pensare niente, ero un rudere d’uomo in stato semi-catatonico.

Alla fine hanno trovato un altro dei loro, un po’ tagliato da mani umane e un po’ mangiato dagli zombi ed io non ero più colpevole. Si erano sfogati abbastanza forse.

Quella mattina hanno aperto la porta e mi hanno detto, con quel tono e le facce da animali che hanno:

“Puoi andartene”

Ci ho messo tempo a realizzare il significato di quelle due parole. Quando finalmente sono uscito dalla stanza e ho attraversato lentissimo il grande cortile, mi hanno guardato tutti, in silenzio. Uno mi ha aperto il cancello e mi ha dato un calcio portentoso quando stavo uscendo – qualcuno ha riso – un calcione nel culo che mi ha fatto serrare con forza gli incisivi sulla lingua provocandomi altro dolore, altro sangue, altra umiliazione. Fortunatamente non ho incontrato zombi tornando a casa.

Forse sono impazzito un bel po’ dentro quella stanza, anche se adesso sto meglio.

Non dormo più tanto, passo le notti a guardare Maria Francesca che sogna, quando non piange disperata guardando quello che hanno fatto al mio corpo.

Quando mi guarda negli occhi capisce che anche la testa forse è un bel po’ compromessa, e allora mi abbraccia e il pianto diventa un lamento disperato, senza speranza. Qualche volta piango anche io insieme a lei, ci fa bene.

La sua pancia è cresciuta, adesso è di circa 20 settimane.

In rete, su un vecchio forum di donne in attesa – chissà se sono tutte morte – ho trovato questo:

Nelle ultime quattro settimane, il bambino è cresciuto abbastanza e il suo peso è circa quadruplicato. Ora il bimbo dovrebbe essere grande abbastanza per permettervi di sentire i suoi movimenti in maniera regolare. Dai suoi movimenti potete capire se è sveglio o se sta dormendo. Il suo peso è di circa 300 g e la sua lunghezza di circa 25-28 cm. Il bambino inizia a fare pratica con la respirazione anche se i polmoni non sono ancora maturi e forti abbastanza per respirare al di fuori dell’utero. In questo momento il piccino è ricoperto da una fine peluria tutta intorno al corpo, chiamata lanugine, e anche i capelli sulla testa stanno crescendo abbastanza velocemente. Il bimbo in questo periodo sente tutti i rumori uterini, dato che le sue orecchie sono quasi del tutto funzionali. Se si tratta di una bimba, il suo utero inizia a svilupparsi in questo stadio. Il resto degli organi e delle strutture è pronto e il bambino continuerà solamente a crescere. Il bimbo è ricoperto da una sostanza bianca chiamata vernice caseosa che protegge la sua pelle evitando che si irriti e aiutando poi a fare da lubrificante per quando sarà ora del parto. Il bambino ha già cominciato da un po’ a produrre il meconio, sostanza viscosa nero verdastra che consiste nello scarto gastrointestinale.

E questo:

20° Settimana di gravidanza

I vostri sintomi: un breve dolore intenso da una o entrambe le parti causato dall’allungamento del legamento rotondo non è niente di cui preoccuparsi.
Sviluppo del bambino: il fegato, l’intestino e lo stomaco ora sono completamente racchiusi nella cavità addominale. Il bambino sta inghiottendo una maggiore quantità di liquido amniotico ed inizia a produrre il meconio.
Dimensioni del bambino: 22 cm (dimensioni di una banana), g 290.
Cosa bisogna fare: cominciare a pensare a dei nomi per il bambino.

È commovente, è come un miracolo.

Cosa bisogna fare: bisogna cominciare a pensare a dei nomi per il vostro bambino.

È tutto quello che bisogna fare, è l’unica cosa che conti.

Cominciare a pensare a dei nomi

Per il vostro bambino

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