Cinismo

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11 febbraio 2013 di thesurvivaldiaries

[Special guest: Alfredo Crispo]

Sapete qual è il vantaggio dell’essere cinici?

Qualsiasi cosa tu veda non ti fa nessun effetto, niente ti sorprende, hai visto così tanto che neanche la più cruenta delle scene ti intacca minimamente.

Io sono diventato così o almeno lo credevo.

Lo scenario è sempre lo stesso, una casa disabitata, versi di zombi in lontananza e io che ho bisogno di provviste.

Il cortile è deserto, non avverto pericoli, tutto normale, se così si può definire.

Tenendo la balestra puntata entro nella casa, la puzza di chiuso mi giunge alle narici come il più familiare degli odori, piccole strisce di sole che passano attraverso le assi che inchiodano le finestre rivelano il quantitativo allarmante di polvere nell’aria.

Per fortuna non sono asmatico.

L’ambiente è relativamente in ordine, sporco e polveroso, ma in ordine.

Ripongo la balestra e impugno la new entry del mio armamentario, un machete, la lama è lucida e affilata, con questo gioiellino ho decapitato un zombi con un solo colpo, è stato eccitante devo ammetterlo.

Cammino lentamente e osservo bene ogni stanza, niente fuori posto, nessuna macchia di sangue, sembra quasi un episodio di ai confini della realtà, decisamente diverso da  quello che ho visto fino a quel momento.

Vado al piano di sopra, lungo il corridoio c’è uno specchio, vedo la mia immagine decisamente migliorata, in uno dei miei precedenti saccheggi ho trovato un rasoio elettrico, adesso non sono più costretto a farmi la coda di cavallo, il mio look è decisamente più militare e pratico.

La barba rimane un problema, la faccio quando posso e quando trovo una lametta decente, sono passati otto giorni dall’ultima volta.

Ricomincio la mia esplorazione, non vedo niente di anomalo, salvo per una porta chiusa da ben tre lucchetti.

Mi avvicino lentamente cercando di ascoltare eventuali rantoli o rumori sospetti.

Poggio un orecchio contro il legno della porta, ma niente, silenzio di tomba.

La mia parte razionale mi dice di andarmene e lasciar perdere, è inutile correre rischi, ma la mia parte indagatrice è più temeraria e mi spinge a scoprire cosa c’è dietro quella porta.

Prendo posizione e alzo il machete, con un colpo secco faccio saltare il primo lucchetto, poi il secondo e il terzo, mi porto la lama agli occhi per controllare che non si sia rovinata, neanche una scheggiatura, è un vero gioiellino.

Giro la maniglia e mi ritrovo in una stanza quasi del tutto immersa nell’oscurità, delle assi coprono le finestre lasciando passare solo qualche raggio di sole.

La trovo una precauzione del tutto inutile, gli zombi non scalano i muri.

Afferro una delle assi e la strappo via, la stanza diventa subito più chiara, tolgo altre due assi in modo da riuscire a vedere bene, senza rischiare di rompermi l’alluce contro qualche tavolino.

Ci sono una pila di scatoloni, vado verso di loro per controllarne il contenuto quando inciampo in qualcosa, roteando le braccia riesco a evitare una rovinosa caduta.

Abbasso lo sguardo e vedo che si tratta di una catena, seguendola vedo che è fissata a uno dei muri per mezzo di grossi bulloni, ora c’è solo da capire dove porta l’altro capo.

La sollevo e inizio a seguire la sua strada, porta dietro a un’altra pila di scatoloni.

Lentamente ci giro attorno e mi ritrovo di fronte una scena degna di un film horror, la catena termina sulla caviglia di una ragazza, che spaventata a morte mi fissa come fossi il peggiore degli incubi, è vero non sono molto attraente ma da qui a spaventare ce ne vuole.

Mi avvicino e vedo che lei indietreggia guaendo quasi come un cucciolo <<va tutto bene>> le dico per rassicurarla <<non voglio farti del male>>, mi avvicino ulteriormente per osservarla meglio.

Indossa solo un vestitino estremamente succinto e lacero, ma la cosa che mi lascia senza parole è lo stato in cui è ridotta, la pelle presenta numerose cicatrici e molti tagli più freschi che rossi come tizzoni risaltano sulla pelle grigia, la prima cosa che mi è venuta in mente è un film di Pascal Laugier.

I capelli smorti e biondi le coprono il viso, sulle prime l’ho presa per uno zombi, ma uno di loro non si sarebbe fatto remore nell’attaccarmi non appena fossi entrato.

Cerco di prenderla per mano in modo da farla allontanare da quello spazio polveroso, ma desisto subito quando noto con orrore che le mancano tre dita.

Mi porto una mano alla bocca, inorridito, chiunque avesse fatto una cosa del genere era un mostro.

Alzo il machete pronto a colpire la catena, tutto quello che posso fare è liberarla e portarla con me.

L’ultima cosa di cui mi sono reso conto è un lancinante dolore alla nuca, poi più nulla.

Mi risveglio intontito e dolorante sono su una superfice di legno, è un tavolo, ne sono sicuro.

Cerco di alzarmi, ma qualcosa me lo impedisce, sono legato come una bestia.

Mi guardo attorno e vedo che sono ancora in quella stanza, una cosa non capisco, il mio braccio sinistro e legato contro la mia vita, mentre il destro è steso lungo il tavolo, in bella mostra.

Improvvisamente un faccione ghignante si materializza d’avanti alla mai faccia <<ciao>> mi sibila un grassone con l’alito peggiore che io abbia mai sentito.

Io non so cosa rispondergli, la situazione è già abbastanza particolare senza che vi si intrometta la mia linguaccia <<sono contento che tu sia qui>> mi fa lui felice come un bambino <<non posso dire lo stesso>> gli rispondo per poi pentirmene subito dopo.

Lui fortunatamente non reagisce alla mia sfacciataggine, anzi va verso la ragazza che prima avevo cercato di liberare, la afferra per i capelli e la tira su come se non pesasse nulla, lei lancia un urlo straziante.

Io mi agito cercando di liberarmi dalle corde <<lasciala stare>> urlo al maniaco, <<perché? Tanto non mi serve più>> dice lui sempre sorridendo.

Con orrore vedo che impugna il mio machete e lo porta alla gola della poveretta <<no>> gli urlo, ma è troppo tardi, con un gesto affonda la lama nella gola della ragazza, lei emette un solo rantolo per poi cadere sul pavimento, morente è sanguinante.

Mi chiedo subito quanto ci vorrà prima che la lama del mio machete visiti la mia gola, ma i miei dubbi vengono subito cancellati dal grassone <<adesso ho te, cosa dovevo farmene di lei>> mi dice carezzandomi il viso in un modo decisamente troppo intimo.

Tutto quello che vorrei evitare, è di finire come quella poveretta, inoltre le attenzioni dell’uomo cannone non mi allettano per nulla.

Sempre sorridendo stringe la mia mano stesa lungo il tavolo <<visto che sei stato cattivo meriti una punizione>> biascica quel tipo, nel mio cervello si innesca una reazione che mi porta al panico.

Sono una persona decisamente controllata ma vorrei tanto sapere cosa ha in mente <<cosa vuoi farmi?>> gli chiedo decisamente spaventato <<solo qualcosa che ti ricordi chi comanda>> risponde lui.

Mi apre la mano e la fissa meglio al tavolo con un’altra corda poi con del nastro isolante fa in modo che solo il mio anulare rimanga esposto.

Quello che accade dopo è una sorta di sogno sbiadito, lo vedo che alza il machete, sento le mia urla poi vedo l’arma calare e il mio dito saltare via in un solo colpo.

Immediatamente sento un dolore fortissimo lungo tutto il braccio, urlo come un folle lanciandogli ogni genere di insulto.

Mi dibatto come un coccodrillo mentre lui continua a ridere, non lo farebbe se sapesse che le corde stanno iniziando a cedere.

Strattono ancora e ancora, quando sento uno scricchiolio, deve avvertirlo anche lui perché si fa improvvisamente serio.

Non c’è tempo da perdere, raccolgo tutte le energie e mi lancio di lato, il tavolo si abbatte e una volta a terra il legno si spacca liberandomi, deve essere un mobile di pessima qualità.

Il ciccione si lancia contro di me intenzionato a colpirmi con il machete, io afferro una delle gambe del tavolo e gliela lancio colpendolo alla fronte.

Nel farlo uso la mano da poco mutilata e sento un’altra sferzata di dolore lungo il braccio, avverto subito la rabbia crescere dentro di me.

Mi avvicino a quel pazzo che intanto si copre la fronte con le mani e piange come una ragazzina, sembra quasi che non si ricordi più della mia presenza.

Raccolgo il machete che ha lasciato cadere, il peso di quell’arma nelle mie mani mi da sicurezza.

Lo appoggio alla sua spalla, un secondo dopo lo sollevo per poi calarlo di nuovo con tutta la forza che ho.

Il braccio gli si stacca quasi del tutto dal corpo eccezion fatta per qualche brandello di carne, lui urla come una foca ferita <<mi dispiace, ma dovevo punirti>> gli dico a denti stretti per poi spedirlo al tappeto con un calcio.

Esco da quella stanza non prima di aver lanciato un’altra occhiata a quella povera ragazza, dio solo sa se avrei voluto fare qualcosa per lei.

Una volta fuori blocco la porta con un mobile e mi metto all’ascolto, il ciccione urla come una gallina, questa è musica per le mie orecchie.

Osservo il moncherino della mia povera mano, quel dito già mi manca, inoltre il dolore è fortissimo.

Vado verso il bagno e con mia sorpresa trovo qualche antidolorifico, bende è cerotti, quello stronzo si trattava bene.

Fascio subito la ferita e mando giù un paio di pillole, inizio subito a sentirmi meglio.

Spero solo che questa ferita non ci metta troppo a guarire e soprattutto spero che non s’infetti.

Esco all’aria aperta, il sole è quasi tramontato, io non ho trovato provviste e per di più ci ho rimesso un dito.

Prima che cominciasse tutta questa storia, consideravo il mondo, uno schifo, vedevo le persone omertose e violente, dentro di me ho sperato che questa situazione potesse tirar fuori il loro lato generoso, ma con mia grande sorpresa ho scoperto che sono addirittura peggiorate.

Vi saluto con un bagaglio di esperienze più ricco e con un dito in meno.

Alla prossima.

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