La missione 7 – ” Ognuno sta solo …”

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23 gennaio 2013 di thesurvivaldiaries

[Special Guest: Licia]

Ormai il bastione era lontano.

Sembrava un puntino insignificante nel verde intenso della rigogliosa campagna.

Scrivo e per la prima volta mi sento davvero sola.

Una solitudine senza paragoni”.

I miei compagni sono felici, euforici addirittura per il risultato ottenuto.

Io no.

Ho provato a spiegare le mie perplessità. “ Ma dai, scherzi? E’ stato un successo! L’hai fatto capitolare. Il dio della guerra è sceso dal suo piedistallo ed ha deposto le armi. Che volevi di più?”.

E ridevano felici.

Mi sembravano dei dementi!

Erano tanto euforici che alzavano la voce, si battevano il cinque come si fa ad una partita di basket dopo ogni canestro e ridevano quasi fossero degli invasati.

Oh ! – gli ho detto – ma siete fuori di testa? Non siamo più nel bastione e qui intorno l’area non è bonificata! Avete dimenticato che siamo circondati dagli zombi? Ma poi perché cazzo non volete capire quello che cerco di dirvi? Abbiamo sbagliato ad andare via!”.

Dici? – chiese con tono ironico Lucio- E sentiamo un po’, cosa avremmo dovuto fare secondo te ? Farci sparare una pallottola in fronte da quel criminale?”.

E di quelli che sono rimasti lì dentro non ve ne fotte niente? La missione non era terminata, dovevamo…” gli risposi esasperata. “ Frena, frena Licia! Che cazzo dici? La missione era bella che finita. Il pazzo è stato normalizzato e la gente ora è libera. Ergo…”

La gente è libera? Ma allora non avete capito chi è quel Rusitani! E’ una merda, se li mangerà vivi, peggio di uno zombi! Ma avete letto cosa sta accadendo? Esperimenti, scambi di vite, rastrellamenti, untori? Ma come fate a non capire? Così sono caduti dalla padella alla brace. Meglio quel pazzo…”

Ti prego! – intervenne perentorio Lello- Ora non sparare stronzate! Come puoi affermare che era meglio quell’esaltato omicida?” .

E tu, con la tua cultura di sinistra e la tua militanza da estremista, come fai a non accorgerti che stai bestemmiando quando dici che quel porco è la loro salvezza?”

Ma che c’entra? Il mondo non è più lo stesso. Ora la situazione è cambiata, l’apocalisse..” Non gli lasciai il tempo di ultimare la frase, gli diedi uno spintone e urlai “Appunto, oggi il mondo è peggiore di quanto non lo fosse prima e le merde galleggiano una bellezza in questo marasma! Sai che ti dico? Mi fai schifo, hai capito??? Mi fate schifo tutti quanti!!! Ed io che vi credevo persone eccezionali! Gente con i controcoglioni…. Siete dei miserabili quaquaraquà, ecco cosa siete!”

Non ti pare di star esagerando? – Il solito serafico Francesco – Datti una calmata! Comprendo che tu sia ancora molto scossa emotivamente per quello che hai dovuto affrontare, ma..” – “ Ma sticazzi, Francè, mò hai rotto pure tu! Vi volete convincere che tutto va bene? Fate pure, ma io non mi prenderò per culo. Non l’ho fatto mai e non sarà l’apocalisse a farmi cambiare. NO, NEMMENO GLI ZOMBI MI CAMBIERANNO!!! E nemmeno tutto il vomito d’inferno che sta venendo fuori nel caos generale! No! Non gliela darò vinta, non saranno l’ennesima scusa per svendere le nostre coscienze ! Se ne avete ancora una! ”

Forse ti sei lasciata un po’ troppo coinvolgere- disse Roby- sicuramente l’aura di quell’uomo è un’aura potente, ma non confondere i piani!”- “ Adesso ti ci metti pure tu? Ma che c’entra l’aura? Stiamo parlando di altro! Stiamo parlando dei nostri principi e di cosa volevamo quando abbiamo iniziato la missione! Ma come avete fatto a dimenticarlo? Parlo dell’ Anima, Roby, quella che ci differenzia da quei mostri o ci fa essere peggio di loro!”.

Li guardavo e non li riconoscevo.

Mi sentivo profondamente tradita da loro. Ero furiosa!

Vabbè, – esordì Lucio con un sorrisetto da fesso – diciamo che hai subito il fascino della divisa, il tipo ti piaceva e magari volevi rimanere un altro po’ per … – e così dicendo strizzò l’occhio e rise – ahahahaha!”.

Non ci vidi più.

Afferrai il mio piede di porco e andai verso di lui determinata a fracassargli la testa “ Ma come cazzo ti permetti, merda che non sei altro, ma con chi credi di avere a che fare? “. Elena e Lello furono lesti a placcarmi. Caddi con la faccia sul selciato. Mi rialzai lentamente e fissandoli con uno sguardo livido, mi ripulii il volto con le mani , sputando il terreno che avevo in bocca.

Erano tutti intorno a me e tutti contro di me.

Inspirai profondamente per far defluire l’adrenalina che mi faceva pulsare il cuore all’impazzata. “Ok, ok. Basta così! Ok, godetevi questa vittoria di Pirro. Ma non intendo essere vostra complice! Continuate a menarvi coglionate, voi e le vostre ricerche del cazzo, voi e le vostre parole vuote… Avete la presunzione di essere migliori degli altri? Ma sapete cosa vi dico? Nessuno si accorgerà della vostra morte, nemmeno voi, perché siate tutti già zombizzati fin nel midollo! “.

E mi sono allontanata da loro camminando tutto il tempo per conto mio.

Non c’era niente da fare: non avevano capito un cazzo!

E dovevo amaramente riconoscere che anch’io, che pensavo di essere tanto intuitiva, avevo capito ben poco di loro.

Io è le mie fantasie esistenziali, io e le mie idee surreali sull’amicizia, sui sentimenti, sul mondo … povera illusa!

Il mio mondo…forse esisteva solo nella mia mente bacata!

Ma non mi arrendevo.

Meglio sola!

In questo io e Nicola eravamo uguali: lui si sentiva Ares, il “dio della guerra”…io mi ritenevo una delle Moire, l’unica artefice della mia esistenza.

La “dea” che poteva decidere come, dove e quando la sua vita doveva svolgersi.

A volte mi sentivo anche Dioniso, lo so, è una divinità maschile, e allora? Tutto va a puttane e voi ancora a fare queste differenze certosine!

Ma l’apocalisse zombi qualcosa in meglio lo dovrà pur cambiare? E che cavolo!

State buttando via quei pochi valori positivi che ci restavano, e allora già che ci siete, buttate nel cesso anche tutte le ipocrite convinzioni di prima!

La MORTE deve pur insegnarvi quello che la VITA non e riuscita a fare…se no a che cazzo serviva l’apocalisse? A recitare sempre lo stesso identico copione? Non avevamo bisogno di tanto clamore per fare uscire allo scoperto la merda che avevamo dentro!

Ce la cavavamo bene anche senza l’aiuto dei morti viventi!

Questo chiaramente valeva anche per me e il per il mio gruppo.

Il nostro time poteva funzionare solo se avevamo uno scopo comune.

Fino a l’altro giorno ero convinta che fossimo spinti dagli stessi ideali e dalle stesse finalità. Oggi comprendevo che non era così o ,per lo meno, non era più così…e, come diciamo noi napoletani, mi erano “scaduti dal cuore”. Insomma…non li stimavo più!

Loro si accontentavano della risposta più facile, più comoda…

Io no.

Ecco, mo penserete che me la tiro, che credo di essere la migliore…Niente affatto. Mi sento l’ultima di tutti voi sopravvissuti, ma l’unica ricchezza che mi rimane sono i miei principi e i miei ideali e se qualcuno vuole portarmeli via, divento una iena.

Sono l’unico filo che mi tiene ancora legata alla mia anima e lo difenderò con le unghie e con i denti.

Ho sempre saputo di essere un “animale” sociale, mi piace condividere le cose, non ci tengo a fare “il comandante”, gregaria? mi sta bene! ma idiota no! La cieca obbedienza non l’ho riconosciuta mai a nessuno… e pure il Padre eterno ci ha dotati del libero arbitrio!

Se sto con te e rischio ogni giorno la vita insieme a te, lo voglio fare solo perché sono convinta e perchè con te condivido lo stesso fine.

Ma se sono con te, lo sono fino in fondo…fanculo tutto il resto… costi quello che costi!

Sono con te senza ipocrisie, senza maschere: con il corpo e con il cuore!

E voglio scegliere liberamente ogni giorno.

Altrimenti grazie, è stato un piacere finchè è durata, ma ognuno se ne va per i cazzi suoi.

Non so fingere con chi amo…e non voglio farlo.

E poi si sa… ognuno ha la propria secret life….il proprio porto sicuro….quel pezzo di anima che lasci intravedere ogni tanto solo a chi vuoi tu!

Ma sto divagando, come al solito!

Comunque l’unica a restare fuori dalla bagarre è stata Elena.

Mi è venuta dietro e mi ha detto in un orecchio “ Vedo la sua mente … non ti devi preoccupare! Tu hai fatto quello che andava fatto…l’hai fatto con il cuore, perciò non sentirti in colpa! Nulla accade per caso…abbi fede!”.

Facile a dirsi.

Avere fede: in che cosa? In ciò che solo lei riusciva a vedere? Nel destino? Forse. In Dio? O nell’Uomo?

Nulla accade per caso…

Già, ma nemmeno questo pensiero riusciva ad alleviare il mio senso di colpa.

Si è come si è.

Ed io mi sentivo responsabile per quella gente che avevamo lasciato alle nostre spalle … ed anche per lui. Si, anche per lui.

Elena, ci aveva azzeccato : mi sentivo in colpa perché sapevo di non essere riuscita.

Avevo fallito e gli altri non erano stati capaci di aiutarmi.

Quando arrivarono in quella merdosa stanza, scortati dal piantone, ritennero superfluo passare alla fase due e si bevvero subito la storia della capitolazione!

Troppo comodo e troppo facile.

Invece a me quella resa di Furia non mi convinceva affatto.

E non mi convinceva nemmeno quella strana luce che avevo visto nei suoi occhi quando ci aveva fatto accompagnare fuori.

Ero incazzata con me perché ancora una volta mi ero fatta “commuovere”, nell’accezione latina del termine.

Avevo condiviso la tragedia umana di quel pazzo, mentre invece non avrei dovuto avere pietà.

Chi nasce lupo non può morire agnello !

E forse quel cazzo di tagliacarte avrei fatto bene a conficcarglielo dritto nel cuore. Sarebbe stato meglio per lui e meglio per quella gente.

Ma ragioniamo: seppure la sua resa fosse stata autentica, certo non potevamo essere fieri di averla data vinta a quel porco di Rusitani!

Come facevano gli altri a negare l’evidenza?

Non ce vò a zingara p’anduvinà che ‘n c’è ( non c’è bisogno di poteri magici per indovinare che cosa c’è)!

Era tutto così chiaro e lampante.

E se il colonnello fosse stato veramente CONVINTO di ciò che gli avevo detto, se avesse CAPITO realmente il senso del mio discorso e la LEALTA’ delle mie parole, se la sua resa era autentica, allora perché ci aveva ordinato di andare via?

Cosa aveva da nascondere?

Possibile che nessuno dei miei se lo chiedesse?

Per me era stato un fallimento ed ero sicura che avremmo sentito ancora parlare di lui.

Certo, l’essere umano è bravo a farsi fesso e a prendersi per culo, ci mette poco a credere in ciò che più gli conviene. Ma che le uniche persone di cui mi ero fidata in quegli ultimi mesi fossero così, non lo potevo accettare!

In ogni caso avevo già deciso di distaccarmi.

Ognuno sta solo sul cuor della terra, trafitto da un raggio di sole. Ed è subito sera”.

Ed io ora avevo bisogno di stare da sola…ed era sera.

La loro prossima destinazione ? Ancora più a nord.

Sembrava che ci fosse una nuova specie di epidemia che si stava diffondendo a macchia d’olio. Una modificazione del ceppo originario che induceva gli infettati ad atti di autolesionismo. In pratica il virus generava una diversa forma di zombi : morti viventi che invece di aggredire gli altri, aggredivano loro stessi.

Si autodivoravano fino a morire.

Non erano pericolosi come gli altri per l’incolumità dei sani…ma il rischio vero era originato dal fatto che nessuno riusciva a comprendere come, questo virus mutato, si diffondesse.

Senza contare poi che le strazianti scene a cui si assisteva stavano provocando raptus e follia collettiva di proporzioni spaventose.

In pratica il nemico ormai non era più soltanto l’altro fuori da se… ma poteva annidarsi dentro noi stessi e finirci.

Che orrore!

Per la prima volta pensai che, se la notizia era fondata, davvero non avevamo più speranze… il destino del nostro vecchio mondo era segnato.

Dopo la cena, consumata da sola, ho comunicato la mia decisione agli altri.

L’hanno presa male. Tutti.

Ma dove cazzo vai ?” mi ha detto Lello. “sta storia dell’Oasi ti ha fatto bere il cervello!” .

Mi voleva bene, era preoccupato per me. Questo l’apprezzavo e lo capivo. Anch’io gli volevo bene. Ma ormai quello che dovevo da dire l’avevo detto e l’oasi non c’entrava o forse si…

Rimasi a guardarlo in silenzio e l’abbracciai.

I corpi a volte riescono a dire più cose di quanto possiamo immaginare. C’è una sapienza del corpo, un’intelligenza delle viscere che nessuno scienziato ammetterebbe mai. Ma c’è.

Ricordate gli abbracci della mamma quando stavamo male? Sembrava che il dolore passasse. Poi cresciamo e nessuno ci abbraccia più così, nessuno ci fa una carezza in quel modo.

Pudore e desiderio prendono il posto del semplice affetto.

Io adoro abbracciare la gente.

Si, lo so, penserete che ciò che dico fa tanto “dolce euchessina”… ( leggi “ fa cagare”!), ma prima di storcere il naso…provateci.

Abbracciate qualcuno a cui volete dire delle cose in silenzio: vi capirà!

Usiamo milioni di parole ed io ne dico tante, a volte anche troppe, per lavoro, per indole…ma poi arrivi ad un punto in cui non hai più voglia di dire niente.

Forse perché è proprio vero: il silenzio è d’oro!

In silenzio lo salutai con quell’abbraccio. E salutai solo lui.

Per Elena avevo scritto una lettera e gliela misi nello zaino prima di lasciarla.

Oltre ai miei effetti personali ed al piede di porco, chiesi di poter prendere una pistola.

La richiesta mi venne accordata.

Così quella notte, mentre tutti dormivano, me ne andai.

In silenzio.

Senza altre inutili parole, seguendo il mio istinto e il mio destino.

Mi avviai a passo svelto, non sapevo nemmeno dove ero diretta. Procedevo nel buio pesto, con i muscoli tesi e le orecchie in allerta. Non conoscevo quei luoghi e ad ogni rumore sobbalzavo, temendo di vedere arrivare uno di quei maledetti famelici.

Non li avevo mai affrontati da sola.

Mentre camminavo, trafelata ed infreddolita, dai miei occhi uscivano lacrime calde.

Piangevo come una stupida idiota. La mia seconda specializzazione!

Perché?

Ma cazzo, voi avete sempre tutte le risposte per quello che fate?

Beati voi. Io no, non ce l’ho.

Piangevo e basta.

E comunque ci sono cose che non mi va di dire e non racconterò nemmeno a voi.

Cose che non servono a nessuno.

Inutili masturbazioni mentali che non sarebbero di alcun aiuto per i sopravvissuti.

Tanto vale tacere.

Quando sentii di essere troppo stanca per continuare, cercai un posto sicuro per dormire un po’. Mi guardai intorno, ma oltre agli alberi non c’era niente. Mi arrampicai su uno di quelli che mi sembrava più agevole da scalare. Arrivai fin dove potevo e mi sistemai alla men peggio, come una scimmia: avercela ancora una coda!!!

Certo dormire era una parola grossa.

Ma avevo bisogno di riposarmi. Pensavo che ancora una volta ero contro corrente e contro tempo. Avevo letto sul blog che la maggior parte dei sopravvissuti si stava raggruppando cercando di ritirarsi in qualche comunità già organizzata. Perfino il Cinico, si proprio lui, l’aveva fatto. Certo era stata una scelta opportunistica, ma alla fine l’aveva fatto. E lo aveva pure detto: evviva la faccia! Non mi era simpatico, ma dovevo ammettere che era intellettualmente onesto e per questo meritava il mio rispetto! Si, alla fine meglio lui, con la sua puzza sotto al naso, con la sua convinzione di essere più furbo degli altri, che il finto buonismo dei miei ex amici! In fondo dovevo dargli ragione: allo stato era l’unica scelta che offriva una speranza concreta di sopravvivenza o prolungamento di vita.

Giorni, mesi, chi poteva dirlo…ma pur sempre una speranza.

Andarmene via da sola era dunque l’alternativa più vicina al suicidio e andare da sola verso ignota destinazione era ancora più folle ed insensato.

Ma la sopravvivenza in se non mi interessava: io volevo vivere!

O ci riuscivo o per me era finita! Comunque….

Forse quella era l’ultima notte che mi restava e l’avrei passata così, da sola, abbarbicata su di un albero. Sorrisi amaramente pensando che la scena che stavo vivendo somigliava tanto a quella di Biancaneve, quando si perde nel bosco…Ma io non avrei trovato la casetta dei sette nani ad accogliermi e certo non credevo più in nessuna favola. Anzi. Sempre dal blog arrivavano notizie allarmanti: in giro c’era gente strana, non mi ricordo i nomi, ed untori che chissà per quale ragione continuavano a diffondere l’epidemia e scienziati pazzi che proseguivano nei loro assurdi esperimenti.

Perché mai l’uomo è così una merda?

No, chiedo venia, la merda è una robba troppo positiva, perché come dice De Andrè, “dalla merda nascono i fiori” !

Riformulo la domanda: perché l’uomo è … così?

Spiacente…. Anche per questo quesito non avevo risposte!

Ora che la missione era finita, cosa mi restava da fare?

In questo orrore cupo tutto il dolore si amplificava e tutto al tempo stesso diventava insignificante.

E i miei sogni?

Quelli avrei dovuto solo scordarli.

Ero sola, come in fondo ero sempre stata, mi strinsi nel giubbotto di pelle per chiudere fuori il freddo. Ma fu inutile, il freddo ce l’avevo dentro. “Speriamo che domani ci sia il sole” mi augurai stupidamente. Erano giorni e giorni che il sole non si vedeva più. Quando non c’erano le nuvole, il cielo restava comunque grigio, intriso da una densa nebbia puzzolente che risaliva dai megafalò fatti per distruggere i corpi dei famelici morti e per bruciare chissà quali altre porcherie.

La pistola l’avevo chiesta per essere tranquilla: mi sarei sparata un colpo in fronte piuttosto che essere infettata o diventare preda di quelle merde vive che circolavano per le strade!

Si, se non potevo vivere come volevo, avrei deciso io come morire!

Accesi l’ipod e misi le cuffiette.

Io e te/ io e te/ perché io e te? /Qualcuno ha scelto forse per noi/Mi son svegliato solo/ poi ho incontrato te/ l’esistenza un volo diventò per me/e la stagione nuova dietro il vetro che appannava, fiorì/tra le tue braccia calde anche l’ultima paura morì/io e te/ vento nel vento/ io e te/ volo dell’anima/ stesso desiderio di morire e poi rinascere/ io e te/”.

Era una vecchia canzone di Lucio Battisti, la “nostra canzone” … o forse anche questa era un’illusione e quella canzone era solo la mia. Ma ormai, chi se ne fotteva più? Se quell’illusione mi aiutava a vivere meglio… tanto valeva tenermela!

L’ascoltavo sempre quando ero triste.

Dopo l’ultima nota, spensi. Non sapevo per quanto tempo ancora la batteria avrebbe funzionato e se si scaricava… Bye bye anche col blog e fine di tutte le comunicazioni!

A questo punto se fossi stata la protagonista di Via col vento mi sarei detta “ ci penserò domani !” e mi sarei sentita serena. Invece io ci pensavo adesso e i pensieri si accavallavano veloci, incessanti. Mi sfilavano davanti, come in una pellicola che scorre rapida, tutte le immagini e i volti e le parole.

B A S T A !!!”

Urali chiudendo gli occhi e tappandomi le orecchie, come se questo potesse servire a qualcosa.

Mi vennero in mente delle frasi lette in un libro di Haruki Murakami :“ Non devo sperare più del dovuto. ( Quando si nutrono speranze il cuore se ne va per la sua strada) – mi dissi – Ognuno di noi nasce con qualcosa di diverso in fondo al proprio essere. Tutto dipende da ciò che desideriamo, non c’è altro. “

Aveva ragione, era l’unica strada che potevo percorrere: avrei tenuto a freno le speranze e mi sarei lasciata guidare da ciò che il mio profondo essere voleva, trasportata dalla corrente, galleggiando sulla superfice di questa complicata realtà.

Unica precauzione: non fornire più al blog indicazioni sulla mia posizione geografica, troppo rischioso, l’avrei fatto solo se si fosse reso indispensabile o necessario.

Così mi acquietai.

La luce arrivò presto, troppo presto.

Ma non fu quella a svegliarmi.

Fu il rumore di unghie che grattavano sulla corteccia del tronco.

Cazzo erano lì ed erano in tre!

Mi guardavano con i loro occhi vitrei e vuoti, battendo spasmodicamente le mandibole. Cercavano di arrampicarsi sull’albero, ma erano troppo deboli e scoordinati per riuscirci. Ad uno di loro, il più giovane a giudicare dall’altezza, mancava anche un pezzo di piede.

Mi assalì il panico.

Nella pistola avevo solo 4 colpi e la mia mira lasciava a desiderare. Sparare a distanza ravvicinata è un conto, ma da lontano non ero certa di quante possibilità concrete avessi di centrare il bersaglio!

L’unica : sfruttare la mia posizione di vantaggio, ma non potevo perdere troppo tempo perché il frastuono che quei tre famelici facevano avrebbe potuto richiamare l’attenzione dei loro amichetti, se ce n’erano altri nelle vicinanze.

Mi guardai intorno per accertarmi della situazione, sperando di scorgere non dico la cavalleria, ma almeno un’altra anima.

Nulla.

Dovevo cavarmela da sola. “Ce la posso fare, ce la posso fare, ce la posso fare” mi ripetevo mentre con le mani tremolanti impugnavo il piede di porco. Presi dallo zaino un pezzo di salame quasi avariato ( per fortuna non mi piaceva e me l’ero lasciato come ultima spiaggia!) e lo lanciai un po’ distante dall’albero. Richiamati dal rumore e attratti dall’odore i decelebrati si diressero barcollanti verso la mia esca e cominciarono ad azzuffarsi tra loro come cani rabbiosi. Trattenni il fiato e mi diedi il tempo “ uno, due ,tre … VIA !” . Con circospezione e cautela, ma con movimenti decisi e rapidi, cominciai a scendere dall’albero cercando di non scivolare.

Non so quanto impiegai per toccare il suolo con i miei piedi, mi sembrò un’eternità, manco se stessi scendendo dalla cima dell’ Everest! Le gambe erano intorpidite e le caviglie sembravano di burro, forse per la paura o per la prolungata inerzia. “ Fottiti, Licia, ora devi correre!” e iniziai la mia fuga verso il “boh? “ nella speranza di sopravvivere e vivere ancora.

A mano a mano il mio passo diventava più sicuro, poi divenne veloce, molto veloce. Sfruttavo tutto il fiato che avevo. Correvo senza guardarmi indietro, scansando i rami bassi che mi graffiavano la faccia. Correvo e correvo e correvo. Mi fermai solo quando mi sembrò che il cuore stesse per scoppiare ed i polmoni non riuscivano più a pompare aria.

Allora mi fermai e appoggiandomi ad un tronco mi voltai per vedere che fine avessero fatto i nemici. Forse li avevo seminati. Ma non potevo esserne certa. Ripresi la mia fuga, ma tutte quelle cazzo di sigarette che mi ero fumata mi impedivano di recuperare facilmente il fiato. Anzi, tossivo, e tra un colpo di tosse e l’altro respiravo. Venti anni da tossica davano effetti devastanti in queste circostanze. Intanto gli alberi si diradavano, ero quasi giunta alla fine del bosco e forse ero vicina ad una strada. Non sapevo quale direzione prendere. Salire su un altro albero? No, mica potevo andare avanti così! Presi la borraccia e bevvi un piccolo sorso d’acqua.

Il peggio mi sembrava passato. O almeno lo speravo. Tirai un sospiro di sollievo e sorrisi tra me e me ( e con chi altri se no?) . “ Ce l’hai fatta Licia! “ mi dissi soddisfatta e mi sentivo fiera , la mente sgombra, finalmente, ed una straordinaria forza nel mio corpo.

LIBERA!

Mi godevo pienamente quel momento, si, ogni più piccola cellula del mio essere godeva di quella nuova sensazione e di quella nuova rigenerante energia.

Poi uno scricchiolio di foglie secche che si frantumavano mi fece raggelare.

Una mano pesante si poggiò sulla mia spalla.

Volevo voltarmi, ma ero paralizzata, pietrificata.

Non riuscivo a fare nulla e così rimasi, immobile, ferma come una statua di gesso.

  • Continua –

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