Gita ai piani alti

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22 gennaio 2013 di thesurvivaldiaries

[Special Guest: Claudia Frizzarin]

Ogni volta che chiudo gli occhi, rivivo quell’istante in cui ho premuto il grilletto, in cui ho visto sparire la vita dal suo corpo, in cui ha esalato l’ultimo respiro.
Con lui sono morta un po’ anch’io. Stiamo morendo tutti, solo che siamo così vigliacchi, da non arrivare al gesto estremo. Al gesto finale, l’unica cosa che ci porterebbe alla LIBERT
À.

Elisa, leggere il tuo post mi fa diventare un po’ più cazzuta, non ho la tua missione, ho la MIA.

Cercare di rivedere i miei fratelli, rivedere gli occhi azzurri di mio fratello, i ricci di mia sorella e il loro sguardo giovane e pieno di vita.

Dopo aver passato del tempo con loro, forse pure io arriverò alla tanto agoniata fine, devo solo trovare il modo migliore per finirla, allora, Elisa hai trovato il miglior modo per morire?

Stare qui a scrivere queste poche righe mi riempie il cuore di malinconia, credevo di aver perso questo sentimento. Gli zombie hanno trasformato anche me, da ragazza sensibile piena di paturnie, ad donna cazzuta che per vivere è pronta a uccidere, imbrogliare e far passare le pene dell’inferno a questi maledetti cosi.

Ho deciso che da oggi in poi, non appena mi sentirò malinconica, triste o proverò una cazzo di emozione che potrebbe fottermi, ucciderò questi mostri, perché ucciderli, mi fa sentire un po’ come DIO, decidere della vita e della morte ti dà alla testa, ed io ho voglia di svagarmi da questo mondo di merda.

Quindi ragazzi, da oggi in poi si gioca a “UCCIDI LO ZOMBIE” un gioco a premio, dove l’unica cosa che vinci è passare un’altro fottuto giorno in questa terra, cercando di non farsi contagiare dai mostri.

Da quando ho ucciso quello del terzo piano, non sono quasi più uscita di casa. Ho pregato, non ho mai pregato in vita mia. MAI.

Mi ha salvata, forse era meglio se mi lasciava crepare, non avrei più avuto né cazzi né mazzi per le mani.

In compenso mi son goduta questa casa, la mia casa, ho ammazzato un po’ di cosi, fatto pulizia, e ho un po’ esplorato il condominio (non domandatemi perché, ma l’ascensore funziona – meglio per l’handicappata!!), porte aperte, case senza più persone che le difendano, ho depredato tutti gli appartamenti e ho fatto un gran bel bottino: tonno, formaggio, wustel, medicine varie, caffè, acqua, sambuca, vodka, scatolame di vario genere, di certo non mi sono dimenticata di prendere armi: coltelli, pistole, munizioni (si erano equipaggiati bene quassù – malefici), balestra, frecce, fucili e petardi (quelli me li riservo per i festeggiamenti di quando sarò con i miei bro’). Sono anche entrata nella casa del mio SALVATORE e sono rimasta allibita, l’unico appartamento messo in ordine, pulito, fresco, come se il tempo non fosse passato, pieno di foto, di ricordi, di una vita vissuta, di una vita felice e piena. Mi è salito il magone, cazzo, ma non è colpa mia, vero? Ditemi che non è colpa mia.

Da lui ho fatto una gran bella spesa, ho preso tutto il prendibile, non solo viveri o armi: ho preso tappeti, vestiti, coperte, pentole, forchette, bicchieri, ho preso casa sua come un IKEA tutto per me. Quando arriveranno Mirko e Arianna prenderò anche il divano. Ora casa mia è un alloggio confortevole, pacifico, dotato di candele che rendono l’atmosfera magica e serena.

Mentre tornavo verso la mia tana, uno di quei cosi voleva che stringessimo amicizia, ma non ho voglia di avere nuovi amici, quindi gli ho impiantato un coltello nel petto come se fosse la cosa più normale della terra.. Mi impietrisco nel vedere come i miei colpi diventano più sicuri e precisi e con quanta nochalance io li esegua.

Peccato che il maledetto non fosse solo, dopo qualche metro mi aspettava un gruppetto che voleva festeggiare con il mio cervello, il loro compleanno, ma non avevo voglia di partecipare: avevo da fare IO,

così ho preso la balestra e li ho fatti fuori uno ad uno, con una calma da guru indiano..

Anche per oggi ho vinto io, i ragazzi stanno per arrivare, si sono messi in viaggio, forse il loro ultimo viaggio, che è un po’ anche il mio.

Adesso preparo una “cuccia” accogliente per loro, mentre mi scolo una bottiglia di vodka.

Cazzuti sempre ragazzi, sempre.

Adieu!

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