DIARIO DI GUERRA NR 10

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17 gennaio 2013 di thesurvivaldiaries

[Special Guest: Nicola furia]

RELAZIONE del Tenente Colonnello dei Carabinieri Nicola Furia del Comando Provinciale di Rieti (Lazio)

Alla fine ho mollato.

Ho deposto le armi, ho richiamato la mia rabbia e l’ho rinchiusa nelle segrete del mio cuore nero, ho confinato la mia follia nei meandri della mia mente sconvolta…e mi sono arreso.

Una resa incondizionata, volontaria, sprezzante e disillusa.

Si, ho perso la guerra. La MIA guerra. Una guerra contro gli zombi, contro gli uomini, contro l’intero universo, una guerra contro Dio!

E sono rimasto solo.

Ma non mi sento tradito e non accuso nessuno.

Gli uomini mi seguivano solo perché avevano paura, e mi temevano più degli zombi. E questo da un lato li terrorizzava, ma nel contempo, paradossalmente, li rassicurava.

Si rendevano conto che per sopravvivere dovevano stare con il più forte. Ed il più forte ero io. Più forte dei morti viventi che li braccavano.

Ma nel momento stesso in cui la paura non attanaglia più i loro cuori codardi ed un solido muro impedisce agli incubi di sopraffarli, a quel punto hanno ripreso coscienza delle loro misere vite e hanno realizzato che ormai esiste una sola minaccia alla loro sicurezza: io!

E allora io mi ritiro.

Il mondo finirà o rinascerà anche senza di me.

Non me ne frega più un cazzo di niente.

Mi sono arreso.

E l’ho fatto perché l’alternativa sarebbe stata la guerra civile, un bagno di sangue di immani proporzioni.

Non è certo il timore che mi ha fermato. Non avevo alcuna paura di quei dissidenti, di quel branco di pecore lamentose e belanti.

Figuriamoci…non avrebbero avuto alcuna possibilità di sopraffarci. Li avrei massacrati prima ancora che capissero cosa gli stava accadendo.

Avrei potuto fare una strage. Avrei potuto abbatterli sul posto, mitragliarli, falcidiarli nella stessa maniera con cui decimammo le mandrie di zombi.

Ma ho deciso di non farlo.

E non certo perché temo il giudizio degli uomini. Me ne fotto di quello che possiate pensare voi che mi leggete. Non ho mai cercato alcuna attenuante alle atrocità che ho commesso.

Prima di prendere la decisione ho, però, seguito il consiglio di Licia (quella strana donna, che scrive su questo stesso blog, quella piccola donna che ha avuto il coraggio e la sfrontatezza di affrontarmi la settimana scorsa): ho lasciato ai cittadini dell’OASI la possibilità di scelta.

Volete Gesù o Barabba? Ovviamente il ruolo di Barabba lo interpretavo io, nel mentre Rusitani si era calato in quello del Redentore.

L’esito delle votazioni era scontato, e in contro tendenza con le sacre scritture, il verdetto fu: Gesu! Gesù!

In pratica ho interpretato il ruolo di Dio fino in fondo: ho lasciato all’uomo la capacità di autodeterminarsi. E l’ho fatto pur sapendo che l’egoismo insito nel suo dna, lo avrebbe inevitabilmente indotto a decidere di decretare la fine delle ostilità. In realtà non hanno usato il termine “fine”, ma bensì quello di “interruzione”… ipocriti fino al midollo!

E cosa dovevano decidere se non quello? Voi al loro posto cosa avreste fatto?

Da un lato c’è un pazzo in uniforme che vi chiede di continuare a combattere e di rischiare la vostra vita, dall’altra c’è un lenone, ladro e magnaccia, che invece vi propone di rimanere al sicuro, al caldo, tranquilli e protetti. Siate sinceri con voi stessi… cosa scegliereste?

La verità è che prima dell’apocalisse delle sorti dell’umanità non è mai fregato un cazzo a nessuno, figuriamoci ora. Quando esisteva ancora la così detta civiltà, quanti di noi si impegnavano attivamente per cambiare e sovvertire il sistema corrotto e iniquo della nostra società? Quanti erano disposti a rischiare in prima persona? Al massimo cliccavano un “mi piace” su Facebook quando qualcuno pubblicava qualche proclama contro le istituzioni malate. Ma poi finiva lì.

Stavano tutti a blaterare di rivoluzione, di rinnovamento, di cambiamento… e poi andavano alle urne elettorali per votare sempre gli stessi mangia pane a tradimento che li rassicuravano con le loro false promesse.

.Ma andatevene tutti quanti affanculo!

Come mi ha detto Licia?… “Liberali, l’amore è libertà”! Ecco cosa ne ha fatto questa gente della “libertà”. La libertà di farsi i cazzi propri fottendosene di tutti e di tutto. Né più, né meno di quello che facevano, di nascosto, prima dell’olocausto. Mors tua vita mea, la tua morte è la mia vita!

Ti piace, adesso, Licia questo mondo “libero”? Goditelo, perché presto si estinguerà!

Lo sai cosa sei, Licia? Sei solo un’idealista del cazzo! Una sognatrice smielata che crede ancora nei valori umani. Svegliati! Non c’è nulla di valoroso nell’uomo. Non c’è mai stato. Prima dell’apocalisse fingevamo di essere pietosi, altruisti, generosi. Ma era solo un’ipocrita finzione. E gli zombi hanno il merito di averci fatto gettare giù la maschera. Ci hanno mostrato come veramente siamo.

Tu vai in giro con quei quattro fricchettoni ad aiutare la gente in difficoltà, a difendere i deboli, a predicare l’amore e la fratellanza. Sieti più pazzi di me! L’unica differenza è che io ne sono consapevole. Ma prima o poi finirete anche voi con le spalle al muro. Gli zombi vi presenteranno il conto, e sarà salato. Dovrete decidere se rischiare il vostro culo per salvare quello del vostro amico fraterno. Anche voi alla fine vi scannerete, vi tradirete, vi rinnegherete. Perché anche voi avete il marcio che scorre nel dna.

No, non ne vale la pena, è impossibile salvare il genere umano. Questa catastrofe ce la meritiamo tutta, ed è un calice amaro che dobbiamo bere fino all’ultima goccia.

E così sia.

In realtà… anche senza l’incontro con Licia alla fine avrei mollato lo stesso. Ma almeno mi sarei evitato la farsa della “scelta dei cittadini”.

Licia… Devo ammettere però che è stata brava. Mi ha fatto abbassare la guardia.

In realtà non ho ancora capito cosa volesse da me quella donna. Ma in qualche modo ha fatto breccia nel mio cuore.

E’ riuscita per un attimo a fermare un treno in corsa, lanciato verso l’autodistruzione. E basta un solo attimo di tregua, di distrazione, per far crollare un castello di folli utopie.

Ha tentato ostinatamente di aprirmi gli occhi, di farmi capire che anch’io ho ancora una vita da vivere… e una parvenza di vita come questa, vale comunque di più di una sua totale assenza.

Ha guardato nell’abisso della mia anima, e ha decretato che ne avevo ancora una, che ero ancora un uomo con dei sentimenti e dei valori. Un uomo ancora capace di amare il prossimo.

La mattina dopo il nostro incontro l’ho fatta accompagnare con i suoi amici fuori dall’OASI. La loro espulsione è stato l’ultimo atto della mia dittatura. Li ho cacciati senza alcuna spiegazione.

Non ho voluto dirle per quale motivo se ne doveva andare, perché la motivazione non le sarebbe piaciuta.

Perché la motivazione è solo una:… sul mio conto, Licia si sbagliava!

Ho liberato il senatore Rusitani e gli ho comunicato le mie intenzioni.

L’onorevole ha lodato la mia “lungimiranza”, la mia “nobile generosità”, la mia “magnanimità” (scordandosi in un lampo la fine ingloriosa del suo sostenitore, assassinato a sangue freddo nel mio ufficio, catalogandola quale “effetto collaterale”).

Ho così ceduto il comando dell’OASI.

Provvisoriamente il comando viene assunto da un civile, sul cui nominativo abbiamo entrambi (io e Rusitani) concordato.

Si tratta dell’ ingegnere che ha progettato il Muro.
E’ una persona di buon senso, giusta, equilibrata…una brava persona.

L’ingegnere reggerà le sorti della nostra comunità finché non si avvieranno le “libere lezioni”… il cui esito mi pare scontato.

Io ero capace di fare la guerra. …ma ora dicono che bisogna organizzare la pace.
Per cui devo mettermi da parte.
Non serve un eroe di guerra in tempo di pace.


La legge marziale è stata già abrogata, e stanno scrivendo le nuove regole.
Ho rifiutato di far parte della commissione costituente.
Sono un soldato, e sono uno sbirro. Le regole le faccio rispettare non le scrivo io.


Quando ho ceduto il comando, Rusitani ha organizzato una toccante cerimonia, a cui sono seguiti dei festeggiamenti.

Per la prima volta, dopo un anno, ho rivisto la gente ridere, ballare, ubriacarsi…fare l’amore.

Nella piazza vicino alla Caserma hanno inaugurato una statua dedicata ai caduti.
La statua raffigura la mia persona.

Ci sono io, con alle spalle due casse stereo e un muro.
In ogni mattone del muro c’è inciso il nome dei caduti.
Mi hanno rappresentato con la muta da sub mentre imbraccio un fucile di precisione.

…Raramente ho imbracciato un fucile di precisione, solitamente combattevo impugnando due pistole Beretta Cal 9 parabellum.
Ma, penso, che la statua sia simbolica e rappresenti la tattica che abbiamo utilizzato nella guerra.

Il volto della statua però non guarda verso l’alto, verso il sole dell’avvenire, come solitamente vengono rappresentati gli eroi.
E’ rivolto verso il basso. E lo sguardo è truce…cattivo.
E’ un volto che incute timore…soggezione.

Inizialmente vicino alla statua avevano anche messo una teca, dove era custodito il manoscritto della legge marziale.
Dopo qualche giorno l’hanno levato.
Obiettivamente era di cattivo gusto.

Io, con i 10 Carabinieri superstiti, con i quali ho condotto le offensive, non combattiamo più. Siamo in “pensione”.

In servizio è rimasto solo, per sua espressa volontà, il Capitano Salvo Nero, con l’incarico di “responsabile della sicurezza interna ed esterna”. Una specie di Ministro della Difesa e dell’Interno che comanda “l’esercito volontario dell’OASI”.


Noi, reduci in pensione, godiamo di uno status di “privilegiati”.
Siamo gli unici che non dobbiamo lavorare, siamo i primi a mangiare alla mensa, abbiamo le case migliori, e un’auto a testa.
Come si dice? Nemico in fuga, ponti d’oro!


Io ho chiesto ed ottenuto di ritirarmi in una casa in campagna, lì dove scorre il fiume Velino. Sarà il mio buen retiro.

Trascorrerò il resto della mia vita in compagnia di mia moglie, che silenziosamente, continuerà a condannarmi per non aver tentato di salvare nostra figlia.

E questo potrebbe essere l’epilogo.

La fine dei miei Diari.

Cari sopravvissuti, che speravate nell’arrivo delle mie truppe di liberazione (e di occupazione), scordatevele. Siete soli e tali rimarrete.

Non verrà nessuno a salvarvi.

Qui non esiste più nessun esercito, non c’è alcuna volontà di liberare il mondo da questa piaga putrescente che si espande sempre più.

Qui ormai si sentono al sicuro e delle sorti del genere umano se ne fottono tutti.

Per loro non esiste più alcun mondo aldilà delle mura.

E’ egoismo o è buon senso?

Non lo so…non so più niente, e non lo voglio neanche sapere.

Ma una cosa la so.

Io so che nessuno di noi sarà mai più al sicuro finche i morti viventi cammineranno tra di noi.

Noi ci siamo arresi, ma loro NO!

Loro non si arrenderanno MAI, e continueranno inesorabilmente a distruggerci.

Finché staremo rintanati loro saranno i vincenti.

E non importata quanto riteniate sicuro il rifugio nel quale state sopravvivendo, può essere un garage, una casa inaccessibile o addirittura una piccola porzione di territorio come questa cazzo di OASI.

Non sarete mai al sicuro. Loro, prima o poi, verranno a prendervi. Perché loro non si arrendono mai. E, a differenza nostra, sono uniti e compatti.

Non importa quanto tempo ci vorrà. Loro sono immortali e noi no.

E non esiste l’individualismo tra gli zombi. Sono una moltitudine che ragiona con un solo cervello. E in quel cervello c’è un solo imperativo categorico, condiviso all’unanimità e per l’eternità: cercarci, stanarci e sbranarci.

Solo attaccando si vince. Solo uniti si vince.

Ma l’uomo questa lezione non l’ha capita e non la capirà mai e per questo motivo sarà perdente.

Ma a me non me ne frega più niente.

Mi ritiro nella magione d’orata.

E’ lì che voglio continuare a vivere… è lì che voglio ricominciare…e tentare di scordare.

Si… questo è il mio ultimo capitolo.

Ho fatto che potevo fare.

Non mi rimane altro che attendere la fine di tutto.

devo solo strapparmi dalla corteccia celebrale un cazzo di pensiero che mi sta logorando.

Un ultimo pensiero folle…ma veramente folle…incredibilmente folle.

.continua?

3 thoughts on “DIARIO DI GUERRA NR 10

  1. Ivan zamorano scrive:

    Nooooo comandante tu no!!! Sono senza parole e scioccato dalla tua decisione. Sai vero che stai condannando a morte quei caproni che hanno scelto barabba! Non sono pronti a camminare con le loro gambe, non ancora ed è tuo dovere proteggerli. Noi sopravvissuti avevamo la forza di andare avanti anche grazie alla tua determinazione e forza di volontà. Lo devi ai tuoi carabinieri caduti, che hanno servito ed obbedito ai tuoi uomini, lo devi a quella costituzione che hai giurato di servire, e che non è mai stata abolita. Lo devi al tuo senso del dovere, lo devi all’avvocato, affinché possa ancora parlare di libertà e amore, lo devi a tua figlia, lo devi a me che dal tuo esempio ho tratto la forza per la mia guerra… Lo devi alla tua umanità, alla tua anima sacrificata per arrivare a costruire quello che tu hai fatto. Quindi comandante, rimetti ti quella cazzo di divisa e ritorna al comando!! E fai quello che sai fare!!

  2. Machete scrive:

    COMANDANTE FURIA “SEMPER FIDELIS”…

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