La missione : Il fine giustifica i mezzi ?

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16 gennaio 2013 di thesurvivaldiaries

[Special Guest: Licia]

Non mi ricordo nulla di quello che è successo.

Qualche flash. Frammenti di memoria. Forse meglio così.

Quando riaprii gli occhi la testa mi faceva male, intorno tutto girava, mi sentivo come su una giostra.

E sulla giostra giravano anche i volti di quelle persone che erano intorno a me.

Ma chi cazzo erano ?

Una mi accarezzava la faccia, una donna, con degli occhi molto belli, luminosi ed un sorriso aperto e franco: – “ Come stai tesoro? Tutto bene!” – mi chiese, poi vedendo il mio sguardo interrogativo aggiunse – Licia, uhe’, sono Elena…. Come va?!”

Elena? Ah si, Elena!

E gli altri? Ma chi cavolo erano? Mi sollevai di scatto…barcollai. Stando alzata la testa girava ancora di più. Mi appoggiai ad Elena. Tutti avevano delle facce strane e parlavano fra loro – “! Meno male non si è fatta niente!” – “ Vabbè un po’ di sciok provocato dall’urto…” . C’era un tipo, sui 50, capelli brizzolati, sguardo intelligente, carino, mi pareva di conoscerlo, mi abbracciò con slanciò -“ Meno male, sei ancora viva!”- disse commosso.

Si, era Lello!

Mi diedero da bere un po’ d’acqua . Pian piano i tasselli tornavano al loro posto. Il puzzle si ricompattava. Piano piano.

Stavo già meglio e riuscivo a reggermi sulle mie gambe. Ma la mia mente era ancora confusa. Uno di loro, il più anziano, magro, alto, carnagione olivastra, volto emaciato ed occhialini da intellettuale, mi si parò di fronte : “ Quanti sono questi? “ disse sollevando davanti ai miei occhi la sua mano ossuta. Non risposi, ma che cazzo voleva da me Francesco? Si. Mi ricordavo il suo nome. Bene! “ Ok. È ancora sotto scok, – disse rivolto agli altri – ma non possiamo rimanere qui, siamo troppo vulnerabili e gli zombi possono arrivare da ogni parte. Per fortuna il nostro obiettivo è vicino, prendiamo gli zaini e proseguiamo a piedi. Elena, Lello, datele una mano. Presto, andiamo!”

Mi irrigidii: “ Scusate, ma dove dobbiamo andare?”.

“ Dunque, abbiamo avuto un incidente, guidavi tu, te lo ricordi?”

“ Vagamente…si, ma…”

“Niente ma, dobbiamo andare via. Lungo la strada gli altri risponderanno a tutte le tue domande. Hai battuto la testa e sei in stato confusionale… niente di grave. Presto ti passerà. Ora devi seguirci, non c’è tempo da perdere!”

“Licia – disse Elena – Ti fidi di me?” Mi stringeva la mano tra le sue e mi guardava negli occhi. “ Si”- risposi quasi ipnotizzata dal suo sguardo e cominciai a camminare seguendo gli altri come un automa.

“ E lui? “ chiese Lello indicando un uomo con un trench verde palude ed i capelli lunghi, intento a raccogliere fogli e matite sparsi sull’asfalto fangoso.

Roby si avvicinò allo sconosciuto per dargli una mano.

“ No preoccupare, – disse l’uomo puntando su di noi due occhi azzurri incastonati in una faccia da lupo siberiano – no, tenx, Wolff fa solo!” – Alcuni dei fogli del suo album da disegno si erano rovinati, ma lui li raccoglieva lo stesso e li arrotolava per riporli in un raccoglitore a forma di cannocchiale.

Non so perché lo feci, certo ero poco lucida, ma mi avvicinai a lui e, senza parlare, gli posai una mano sulla spalla. Mi sorrise, mostrando denti lunghi e affilati. La sua faccia mi sembrò più familiare di quella degli altri. Poi prese uno dei fogli che erano sparsi lì, sull’asfalto sporco, e me lo porse. “Tuo, di me! “ – Lo presi, era una guasche magnifica, e poi mi disse – “go Liccia, go go! No angst, lebewohl!” e fuggì via con le sue lunghe gambe, scomparendo tra il fitto bosco nero.

Lo seguii con lo sguardo.

Che strana apparizione… non avevo capito molto di ciò che aveva detto, ma la sua voce mi aveva trasmesso serenità e coraggio.“ Forza, andiamo anche noi!” disse Francesco.

Riprendemmo a camminare. Non riuscivo a tenere il passo degli altri, avevo il ginocchio sinistro indolenzito e la testa dolorante, ma non dissi nulla. Elena mi face un veloce resoconto di ciò che era accaduto e di dove eravamo diretti. L’ascoltavo distrattamente: non riuscivo a cancellare dalla mia mente quello che avevo visto disegnato su quel foglio che ora, arrotolato, tenevo stretto tra le mani.

“ Ecco, il bastione è lì! Vedete le luci?” disse Lucio. Si, lo vedevamo tutti e metteva davvero paura.

La luna, sottile come una falce, illuminava in maniera sinistra l’Oasi e le sue spesse mura.

Sapevamo di essere attesi… non da tutti, però!

Più o meno ero riuscita a ricucire i brandelli della mia memoria… mi mancava qualche pezzo … e sentivo in me una strana allegra vaghezza. Una sensazione nuova.

Qualcosa si era spezzato, perduto per sempre e Licia non era più la Licia di prima. Mi sentivo leggera, come se mi fossi liberata da un pesante macigno che da tempo mi portavo dietro. Ma cosa?

“Te la senti Licia? “ – chiese Francesco serio richiamandomi dai miei pensieri- “ altrimenti può occuparsene Elena…non possiamo rischiare di mandare a monte la missione… ne va della nostra vita e… soprattutto della vita di questa gente! ”

“ Tranquillo, ce la faccio. Poi se qualcosa va storto…so bene come devo agire!” .Risposi con tono sicuro, ma per la prima volta da quando tutto aveva avuto inizio non mi sentivo affatto sicura.

< C’è ancora un po’ di vino?> chiesi <Ecco tieni> Lello mi lanciò la borraccia . Bevvi come se fosse stata acqua fresca. L’alcol non mi faceva quasi più effetto. Mi rollai una sigaretta e l’accesi. Ero tesa. Ormai avevo deciso: dopo questa volta, basta.

Francesco aveva ragione ad essere in tensione. La situazione da affrontare era più complessa di quelle di cui ci eravamo occupati finora.

Prima di oggi ci eravamo interessati di soggetti “secondari” all’interno del gruppo dei sopravvissuti, il che era più agevole, perché avevamo il sostegno e la complicità del o dei soggetti dominanti. Qui la situazione era rovesciata: la persona da normalizzare era il capo.

Un capo carismatico, del quale gli altri, pur avendone compreso la deviazione mentale, continuavano a subire l’influenza e a rispettare con timore reverenziale. Vuoi per formazione (deformazione) professionale, vuoi per mancanza di coglioni, comunque se la facevano sotto!

Solo i “civili” erano informati del nostro arrivo. O almeno così ci era stato detto. Il pazzo sanguinario aveva dalla sua parte un piccolo pugno di militari, fidatissimi e ben addestrati. Chi ci accolse all’arrivo se non era lui, doveva sicuramente essere uno dei suoi uomini.

Non appena ci vide, intimò l’alt facendoci puntare le armi addosso dai suoi scagnozzi.

Elena mi stava a fianco. Silenziosa. Mi toccò il braccio, aveva le mani gelide “ Ce la fai?” Chiese a bassa voce. Annuii. Roby si fece avanti “ Siamo sani.- urlò- Abbiamo viveri con noi. Ci serve un posto sicuro solo per questa notte e domattina andremo via!”

Il tipo che comandava la pattuglia rimase in silenzio. Pensieroso. Non ci levava gli occhi di dosso. “ Fate tutti dieci passi indietro, tranne uno- ordinò- e tu- disse rivolto ad un rossiccio esile e tremolante- corri a chiamare il medico”. Obbedimmo. Con lo sguardo Francesco mi fece segno che toccava a me. Rimasi immobile mentre gli altri indietreggiavano.

Non avevo paura.

Continuavo a fumare la mia sigaretta ed intanto cercavo di concentrarmi su ciò che dovevo fare. Non era facile con quel mal di testa!

“Vieni avanti biondina- disse rivolto a me – butta quella cicca e metti le mani sulla testa. Cammina lentamente e identificati : nome, età, lavoro…”. “ Licia de Carp, classe 63, operaia (mentii!)… Vuoi conoscere anche il segno zodiacale e le mie misure? “ aggiunsi spavalda. “ C’è poco da scherzare! Qui vige la legge marziale. Adesso farò aprire la porta , entra e fermati subito dopo. Attendi istruzioni!”.

Feci come mi aveva detto.

Ho sempre odiato i militari: la maggior parte di loro sono delle merde che con la divisa si sentono uomini!

“ Dottore, si avvicini e proceda alla verifica!”. Venni imbavagliata, ispezionata, registrata su una specie di schedario, mentre quell’uomo in uniforme restava immobile e vigile. Seguiva con lo sguardo tutti i movimenti del dottore e il tutto sempre con le armi puntate addosso.

Una goduria… Quasi eccitante! Ma era lui il nostro uomo?

“ E’ a posto!” disse il medico ad alta voce rivolgendosi al capo pattuglia. “ OK. Cammina e vai a metterti con le spalle contro quella parete sulla tua destra. Avanti un altro!” . Mi avviai zoppicando, quasi svogliatamente, nel luogo indicatomi. Intanto presi la borraccia e finii gli ultimi sorsi di vino rosso. “ Non fare mosse false. Sei entrata ma questo non vuol dire che sei una di noi. Non ci perdo niente a dare l’ordine di farti fuori!” – “Simpatico e cordiale – pensai – E come è attento ad eseguire gli ordini… speriamo che sia lui, sarà un gioco da ragazzi!”.

Mentre ero lì appoggiata su quella parete fredda e sporca, come per cancellare lo squallore che avevo davanti ai miei occhi, per reagire al freddo che dal mio cuore si irradiava in tutto il corpo e che nemmeno il vino era riuscito a placare, ripensai al disegno di quello strano tipo… Era la scena di un combattimento tra lupi, chiusi in un cerchio magico di pietre. Perché aveva voluto darlo a me?

Trascorsero circa una decina di minuti per svolgere sui miei compagni la medesima ispezione che avevo subito io.

Ora eravamo tutti dentro. Tutti contro quel muro di merda.

Il comandante si avvicinò. Prese una ricetrasmittente – “ Colonnello, comandi, abbiamo ospiti. Chiedono asilo sicuro per questa notte. Ispezione positiva e registrazione eseguita. Procedo? Signor si, comandi!“ – e così dicendo istintivamente si mise in posizione di attenti, come se potesse essere visto…

“ Che peccato – pensai – il coglione non è il nostro obiettivo! ”

Chiusa la comunicazione il capo pattuglia si rivolse a noi e con tono serio disse : ” State bene attenti, perché quello che sto per dirvi non lo ripeterò: avete il permesso di restare qui questa notte, ma domani dovete andare via. Le armi e i vostri oggetti personali sono stati requisiti e vi saranno riconsegnati alla partenza. Due dei miei uomini vi accompagneranno ai vostri alloggi dove resterete chiusi fino a domani mattina. Qualsiasi violazione di questi ordini verrà punita con la morte. Ci sono domande?” .

Tutti guardarono me.

“Si, Generale! “ dissi alzando il braccio destro. “ Non sono Generale. Sono un capitano, il capitano Nero!”- La sua voce tradiva una leggera irritazione: questa gente ci tiene ai gradi! – “Cos’è che non ti è chiaro, biondina?”. “ Licia, Generale, mi chiamo Licia” – sfoderai un’espressione da finta gatta morta ed una voce dolce.

Mi divertivo a prenderlo per culo ed intanto cominciavo ad affilare gli artigli.

Il capitano finse di non accorgersi del mio deliberato errore e rimase in attesa. “ Avrei bisogno di parlarle con chi comanda questa baracca … in privato. Ritengo di essere in possesso di informazioni riservate ed importanti per la vostra comunità!” . Pronunciai queste parole tutte d’un fiato, come se avessi quasi paura di parlare.

Intervenne allora Francesco – “ Ma che cazzo di informazioni devi dare? Ma sei fuori di testa!” – urlò. “Calmati – disse Roby- se ritiene di dire delle cose, lasciaglielo fare! “ . – “ Ma sei impazzito anche tu? Ma ti rendi conto in che casino ci sta mettendo? Domani si riparte e basta! Capitano non abbiamo nessuna informazione da riferire. Proceda come preannunciato!” – . “Ma forse Licia ha ragione… forse è meglio…” aggiunse Elena.

Il capitano ci lasciò fare e ci osservava sospettoso. Poi rivolto a Francesco – “ Ehi, forse non ti è chiaro che qui gli ordini li do io e solo io! – rimase un attimo pensieroso, poi si allontanò e lo vedemmo di nuovo comunicare via radio.

Chiusa la conversazione tornò da noi e con tono sempre marziale ordinò ad un uomo della pattuglia di seguirlo – ” Portiamo la donna a rapporto dal Colonnello. Gli altri restano qui sotto sorveglianza armata.”-.

Il primo passo era stato fatto: tutto procedeva secondo i piani.

Lo seguii scortata da uno del picchetto che camminava alle mie spalle puntandomi contro una mitraglietta. “ Attento soldato- dissi senza voltarmi- quello che hai in mano non è un giocattolo e ti vedo un po’ troppo teso! “. “ Cammina in silenzio e cerchiamo di fare in fretta, il colonnello ci attende e qui non abbiamo tempo da perdere!” . Si, si era proprio incazzato!

Preferii non rispondere. Non era il caso di sprecare altre energie con quello stronzo. Mi domandavo come poteva essere il grande capo e speravo che avesse una di quelle facce di cazzo che ti ispirano subito odio…sarebbe stato tutto più semplice.

Percorrendo la strada che conduceva all’ufficio del boss ebbi modo di notare un folto gruppo di persone sedute a terra che parlavano tra loro. Una specie di sit-in, e dall’alto delle mura un militare che li teneva sotto tiro con uno di quei mitragliatori da guerra. Si percepiva grande tensione.

“ Capitano – chiesi con tono canzonatorio – che fa questa gente? Un rito propiziatorio o cosa? Oppure è la notte bianca qui all’Oasi? ”

Mi rispose senza voltarsi – “ Si, è la festa del santo patrono e tra poco ci saranno anche i fuochi d’artificio! Questi stronzi non hanno capito ancora cosa li attende!” – . Era stato ironico ed ermetico, ma senza volerlo mi aveva fornito più informazioni di quanto volesse! Il coglione!

Doveva trattarsi di una manifestazione di protesta in piena regola! Strano, però, chi ci aveva contattato non ne aveva fatto parola… forse la situazione era precipitata e la gente si era ribellata. Erano in molti, ma dov’erano gli altri?!

Quello che sapevamo del Coll. Furia- mai nome fu più appropriato! – lo avevamo letto sul blog.

Era stato sempre un uomo rigido, ma comprensivo. Era quasi giunto alla soglia del congedo quando tutto era iniziato e l’apocalisse gli aveva portato via ciò che aveva di più caro, compreso il suo sogno di trasferirsi in campagna, in una casa finalmente tutta sua, costruita mattone dopo mattone, con sua moglie e sua figlia.

La ragazza che studiava a Roma era dispersa. Di lei non si avevano più notizie da mesi.

Aveva rinunciato a cercarla perché il codice militare gli imponeva di non anteporre i suoi bisogni a quelli degli altri. Ma questo lo aveva reso spietato e crudele. Usava la stessa crudeltà che aveva verso se stesso con tutti i suoi sottoposti e con le altre persone della comunità che aveva creato.

Pretendeva da tutti lo stesso rigore e la medesima inflessibilità.

Ne aveva già uccisi a decine, anche per banali inosservanze ai suoi ordini o al codice di comportamento che aveva adottato.

Senza pietà.

Erano tutti terrorizzati da lui, anche i suoi uomini più fedeli! O almeno questo ci era stato riferito nella mail di contatto.

Quello che sapevo era poco, in più lo scenario era diverso … ma dovevo farmelo bastare.

Entrammo in una palazzina a due piani , imboccammo un corridoio stretto e lungo e ci fermammo davanti alla seconda porta. “ Aspetta qua!” ordinò il capitano. Rimasi ferma sotto l’attenta vigilanza del militare che ci aveva scortati. Bussò, “ Avanti” rispose dall’interno una voce ferma e perentoria. Dopo poco il capo pattuglia riapparve “ Entra – disse rivolto a me – e stai bene attenta a quel che dici se ci tieni alla tua pelle- aggiunse guardandomi con un sorriso beffardo stampato sul volto . Ricambiai il sorriso senza rispondere e raccolsi in pugno la mano che avevo dietro la schiena lasciando alzato solo il dito medio – “Fottiti, stronzo!”- pensai.

Inspirai profondamente e varcai, con passo deciso, l’ingresso : ora ero nella tana dell’orco.

“ Permesso?” chiesi con il tono che si conviene ad una scolaretta che entra nella stanza del preside temendo di ricevere una ramanzina!

La camera, in penombra, era avvolta in una densa nuvola di fumo.

LUI era lì, seduto dietro ad una piccola scrivania. Ma la luce era così fioca che non riuscii subito a vedere la sua faccia. Nella stanza c’erano due sedie, un salottino di simil pelle color testa di moro (orribile!) e una libreria spartana stracolma di libri di vario genere.

Sbirciai velocemente cercando di leggere i titoli. Me ne colpì uno “ L’arte della guerra”.

“ Lasciaci soli, chiudi la porta ” disse il colonnello al capitano che attendeva ordini sulla soglia” – poi, rivolto a me -“ Siediti! ” ed indicò una delle poltroncine . Tono secco, distaccato. Non mi sorpresi, certo non mi aspettavo un’accoglienza calorosa da quell’uomo!

“ Mi hanno riferito che hai importanti notizie per la mia comunità. Sono pronto ad ascoltare.”, aggiunse guardandomi dritto in faccia. Intanto giocherellava nervosamente con una specie di tagliacarte che aveva tra le mani.

A vederlo così non si sarebbe detto un folle, da lui promanava una forte energia interiore, una carica quasi magnetica. Ora comprendevo bene perché tanti l’avevano seguito… fino a quel momento.

“Allora? “ – incalzò spazientito- Non ho tempo da perdere e ho importanti questioni da affrontare!” .

“ Comprendo bene… non deve essere facile gestire gli scissionisti!” . Pronunciai quelle parole quasi senza pensare. Capii subito di aver commesso un passo falso: ma ormai era troppo tardi ! Come un felino, agile e veloce, si alzò dalla sedia – ” Che cazzo ne sai di questa storia? Forza, sputa il rospo!”. Il suo tono era minaccioso.

Mi ero buttata la zappa sui piedi. Dovevo rimediare. Sfoderai la faccia più innocente che avevo ( difficile trovarne una!) e risposi :“ Nulla, assolutamente nulla… il capitano Nero mi ha detto che…” – Non mi diede il tempo di completare la frase – con due passi fu di fronte a me, faccia a faccia, e poi con tono falsamente affabile “ E sentiamo un po’ … che cosa ti ha detto il capitano Nero? …”

Dovevo riprendere in mano le redini della situazione e creare un diversivo. Sorrisi timidamente, volevo dargli l’impressione di essere disorientata.

“ Se fa così mi mette paura! Niente, ha detto solo che oggi è la festa patronale! “ risposi indietreggiano, volevo che si sentisse il più forte e avevo bisogno di prendere tempo.

Scoppiò in una risata fragorosa e beffarda, la mia risposta parve tranquillizzarlo, poi diventò di nuovo serio e mi guardò minaccioso. “ Veniamo a noi: sei qui per dirmi delle cose. Dunque parla e levati dai coglioni! “

Era curioso, terribilmente curioso di ascoltare ciò che avevo da dire, ma al contempo era seccato ed infastidito dalla mia presenza. Probabilmente rappresentavo un imprevisto non calcolato che lo distoglieva dai suoi pensieri.

E dovevano essere pensieri cupi a giudicare dalla sua espressione!

Ebbi un attimo di esitazione. Per riuscire nel mio intento dovevo catalizzare l’attenzione del mio interlocutore, neutralizzare le interferenze esterne e creare una specie di cerchio emozionale intorno a noi.

Decisi di giocare la carta della donnetta stupida affascinata dall’uomo di potere. Se ci cascava, potevo recuperare il terreno perso…forse!

I maschi in genere sono vulnerabili su questo piano e in genere i militari, più degli altri, presuppongono una superiorità di genere rispetto alle donne, una convinzione atavica che nella loro categoria è particolarmente radicata ed esasperata.

“ Forza e coraggio , tira fuori quello che ancora di femmina è rimasto in te!”

“ Colonnello… ho caldo – dissi con simulata titubanza – posso togliermi la giacca? “ . Annuì. Aprii lentamente la cerniera del giubbotto di pelle nera. Non ero certo in gran tiro, ma ancora avevo fattezze di donna e anche quello poteva servire a far allentare le difese del mio interlocutore.

Dovevo provarci, almeno.

Sotto la giacca indossavo una canotta nera, aderente, con qualche buco di troppo, ma con delle decorazioni di pizzo che facevano il loro effetto. I miei seni piccoli si intravedevano dalla scollatura e la mia pelle ambrata, illuminata fiocamente dall’unica lampada accesa sulla scrivania, sembrava ancora più scura.

Volutamente tenni lo sguardo rivolto al pavimento, per dargli l’impressione di essere imbarazzata dalla sua presenza.

Questo gli avrebbe dato sicurezza e, sentendosi il più forte, avrebbe abbassato la soglia di attenzione.

In genere funziona così!

Sentivo i suoi occhi seguire i movimenti del mio corpo e trattenere il respiro. Poi, di colpo, alzai il capo e lo guardai, dritto in faccia.

Lo sguardo era stato sempre un mio punto di forza.

Da quella distanza potevo vedere i suoi occhi: neri, profondi, cerchiati da occhiaie scure e marcate. Mi sembrò di scorgere sotto i suoi folti baffi un sorriso appena accennato. Probabilmente un gesto involontario. Troppo poco per poter affermare che una piccola crepa si fosse aperta in quella specie di corazza fatta di carne e divisa. Ma meglio di niente!

Continuai a guardarlo fisso negli occhi, reggendo il suo sguardo.

Anche i miei erano neri.

Poi, dopo un breve sospiro, con un tono dolce, il più dolce che mi riuscì, iniziai a parlare -“ Se le dicessi che avevo solo voglia di conoscerla, mi crederebbe? Ho tanto sentito parlare di lei e delle sue gesta. Lei ormai è una specie di leggenda tra noi sopravvissuti, un super eroe, quasi ! “ –

– “Si, forse. – rispose brusco, cancellando dal volto quell’espressione di vaga tenerezza -Voi civili avete una strana visione di quello che sta accadendo, vivete ancora di stupide illusioni… Ma, non credere di potertela cavare così!

Fu una frazione di secondi.

Ora avevo la sua faccia così vicina che potevo sentivo il calore del suo alito – ” Pensi di essere furba? Pensi di avere a che fare con uno di quei tanti maschi idioti che ti sei scopata fino ad ora? lì fuori c’è la morte ad attenderti, Licia o come cavolo ti chiami, ed io posso ricacciarti nel buco del culo di quell’inferno da cui sei venuta! Ma cazzo, oggi è proprio la giornata dei rompicoglioni ! Vi siete messi tutti d’accordo per farmi uscire fuori di testa? Sapete qual è la novità? Avete sbagliato i vostri calcoli, ci vuole ben altro per me che delle mezze cartucce come voi! Avanti, parla, chi ti ha mandato? Quel pezzo di merda dell’ onorevole Rusitani ? Sei una del suo gruppo?“ -.

Velocemente registrai le nuove informazioni ricevute, ma chi cazzo era quest’onorevole? E chi poteva averlo informato del nostro arrivo?…Era da un po’ che non leggevo quel cazzo di blog…

Rimasi immobile. Gli occhi puntati sui suoi senza lasciar trapelare la mia sorpresa e cercando di controllare la forte irritazione che quell’uomo mi provocava.

MORIVO dalla voglia di dargli una ginocchiata nelle palle, ma resistetti alla tentazione e risposi con voce pacata – “Non so di cosa stia parlando! Io non conosco nessun onorevole ed è la prima volta che metto piede nella sua comunità! Quello che le ho detto è la verità”

Mi fissò, immobile, come fa il cobra prima di attaccare la sua preda. Cercava di scavare nella mia mente come se potesse leggere i miei pensieri.

“ Non ne sai niente? Va bene, fingerò di crederti…. Parla, allora, quali sono queste informazioni preziose che volevi darmi? Ma fallo in fretta e cerca di essere convincente… ”

Ok. La mia messa in scena non aveva funzionato.

Il grande capo era troppo incazzato e non riusciva a pensare ad altro.

Ma non potevo arrendermi : doveva esserci un modo per stanare la sua anima… Se ancora ne aveva una! Dovevo rimanere lucida, ma non era facile perché in quell’uomo, irritante e ruvido, c’era qualcosa che mi impediva di odiarlo e di disprezzarlo fino in fondo… !

Mi feci forza: la posta in gioco era troppo alta. Non temevo per me….anzi non me ne fotteva un cazzo di me…ma mi ero assunta la responsabilità di altra gente.

E non potevo fallire.

Decisi di provare a tranquillizzarlo dandogli l’impressione di una resa incondizionata da parte mia. Se abboccava… al momento opportuno avrei potuto affondare il colpo.

Eravamo a pochi centimetri di distanza. Alzai lentamente le braccia e misi i palmi delle mie mani sulle sue guance, senza stringere… delicatamente.

“ Scusa. Non so cosa mi abbia preso… stare così, davanti a te… mi ha provocato un’emozione che da tanto tempo non provavo. Sono stanca di questa vita di merda. A volte penso che non ci sia più alcuna differenza tra noi e quegli zombi li fuori. Tu pensi di essere diverso? Tu pensi di averlo ancora, un cuore? – Così dicendo feci scivolare la mia mano sul suo petto – “ Si, io lo sento! Non è rassicurante sentirlo battere ancora? ”.

Si ritrasse turbato.

Chissà da quanto tempo nessuno osava parlagli così e da così vicino. – “ Ascoltalo…puoi sentirlo anche tu !”-

Rimase a fissarmi perplesso, probabilmente si stava domandando quale fosse il mio obiettivo e sfoderò una delle sue risposte standardizzate.

Da troppo tempo la sua mente era “irreggimentata” e non concedeva né a se stesso, né ad altri, la libertà d di fare digressioni.

“Quando sei in guerra non devi porti tante domande – attaccò- solo eseguire gli ordini e attenerti al protocollo. Ora cosa credi di fare con le tue parole strampalate e le tue domande smielate? Pensi di riuscire a sovvertire l’ordine precostituito? Stiamo qui da mesi a combattere per dare al mondo una nuova prospettiva di vita e non sarete certo voi che …”

Non gli diedi il tempo di completare la frase : non doveva avere la possibilità di ritrovare i suoi abituali percorsi mentali e chiudersi nuovamente in difesa.

Ma perché cazzo continuava a parlare al plurale?

Posai una mano sulla bocca. – “ Scccc! Lo so, lo so, so tutto quello che stai per dire… ma…“ – Scostò con forza la mia mano -“ Ma che cazzo sai? Tu come quegli altri smidollati irriconoscenti seduti qui sotto non sapete niente e non avete capito niente di me!”.

I suoi occhi ora avevano una luce strana e mi guardava con odio, come se fossi stata l’origine di ogni male. Stava per vomitare su di me tutto il suo livore represso con una violenza ed un impeto sproporzionati.

Non mi lasciai intimorire e proseguii nel mio monologo strampalato -“ Hai avuto tanti coltelli bloccati dentro di te ed ora quando ti danno un fiore IN MANO non riesci a capire di cosa si tratta… ( la frase era rubata pari pari da Charles Bukowski)… ci vuole tempo…lo so! Ma l’arte della guerra è complessa… non basta solo la forza, devi imparare anche ad essere flessibile, arrendevole, se vuoi riuscire a neutralizzare veramente il nemico…” .

Sicuramente era sorpreso di non vedermi tremante ed impaurita innanzi al dio della guerra.

Potevo quasi sentire il rumore dei suoi ingranaggi celebrali che velocemente cercavano un appiglio logico per dare una spiegazione plausibile a quanto stava accadendo.

Ero indecisa, ma non avevo molto tempo e dunque agii d’istinto. Pronta a subire le inevitabili conseguenze del mio comportamento.

Gli diedi le spalle, andai verso la poltrona e recuperai il mio giubbotto. L’indossai .

“ Sono pronta- dissi senza voltarmi- fammi ammazzare, ho infranto tutte le regole del tuo codice: ho mentito, ho falsamente affermato di essere in possesso di informazioni utili per la tua comunità al solo scopo di chiacchierare un po’ con te e di conoscere il “ grande capo”, sottraendo tempo ed uomini alla sorveglianza della tua OASI, esponendo in questo modo ad un grave rischio la tua gente per futili motivi. Legge marziale: esecuzione capitale! Procediamo colonnello!… Mi fumo l’ultima sigaretta … quella non si nega mai a nessuno, nemmeno ad una stronza come me!”

Gliela avevo servita su un piatto d’argento.

Come in una partita a scacchi ora toccava a lui fare la prossima mossa.

Se mi faceva ammazzare, non me ne importava una mazza e questo mi dava grande sicurezza ed una serenità profonda.

Prima o poi doveva finire ! Ma per gli altri?

Ci stava mettendo troppo tempo a prendere la sua decisione. Gli andai incontro e l’abbracciai come si abbraccia un padre o un fratello per l’ultima volta.

“ Ma la smetti di fare tutta sta sceneggiata? – disse afferrandomi saldamente per le braccia e staccandomi dal suo corpo- Ora hai rotto il cazzo! . Non ho capito che intenzioni hai, anzi che intenzioni avete. Piantone- urlò- la porta si apri- “ Comandi Colonnello” – “Faccia condurre qui tutto il gruppo. Ora vediamo se sti 4 mentecatti irriconoscenti ci sono venuti o ce li hanno mandati ! “.

Si voltò e mi guardò con aria di sfida.

Non la raccolsi. “ Credevi che avessi notizie di tua figlia? “ chiesi con dolcezza, ed ero sincera in quel momento.

“ Come fai a conoscere la mia storia? Chi ti ha dato queste informazioni? Parla! Li conosco tutti i modi per farti dire ciò che voglio sapere! “. “ Lo so bene… le tue gesta corrono di bocca in bocca tra tutti i sopravvissuti… Sei diventato famoso, Nicola, te lo saresti aspettato in quella merdosa vita che facevi prima di diventare la potenza che sei diventato? Ahahahaha….”

Fui terribile, lo so, affondai il coltello nella piaga senza pietà… Lui era davvero un osso duro: barcollò, ma rimase in piedi!

“A d e s s o d e v i t a c e r e ! – disse scandendo ogni singola sillaba – Devi rimanere in silenzio fino a quando non arrivano i tuoi amichetti, mi hai capito? – E ringrazia che sei una donna e che io sono quello che sono, altrimenti t’avrei già spaccato la faccia! “. – “ Già, tu sei quello che sei, ma chi sei? Cosa sei? Da quanto tempo non te lo chiedi più? E prima, chi eri ? Lo hai mai saputo veramente, Nicola? Sapevi quel che volevi nella tua vita? Sei solo Nicola, un uomo solo… ecco cosa sei!“.

Era come impietrito. Mummificato.

Frazione di secondi: passò all’attacco: ” Tu chi sei? Sicuramente non sei un’operaia…le tue manine lisce parlano più della tua bocca. Chi sei? Una strizza cervelli? Una professoressa? Un’amica di quelle merde sanguisughe che nemmeno gli zombi hanno voluto ? Chi cazzo sei? “

Urlava tanto e parlava così velocemente, senza prendere fiato, che la saliva gli si seccava ai bordi della bocca e gli occhi erano diventati sporgenti.

Ero riuscita a fargli perdere il controllo. Era divorato dalla rabbia e reagiva come serviva a noi! Non potevo fermarmi.

Sorrisi.

“ Bravo, giusta osservazione, sei un tipo furbo tu…difficile prenderti in giro! Sono un avvocato, si, proprio uno di quelli che tu hai fatto eliminare senza pietà, perché tanto non servono a un cazzo! Ahahahahah…te lo saresti mai aspettato??? – dissi spavaldamente e con un sorriso di sfida sulla faccia- “E dai, prendimi a schiaffi! Puoi ammazzare la gente e poi ti fai delle remore perché sono una donna??? Ma tu sei il boss, avanti, colpiscimi… senza pietà, come piace a te!” .

“ Ora che arriva il quartetto cetra ti farò passare la voglia di ridere !” – “ Credi? Credi davvero che me ne fotta qualcosa di quei 4 deficienti ? Non sei l’unico spietato sulla faccia della terra, mio caro collonnello, vedrai che lo sono molto più di te. Guardami bene e ricordati di questa scena ogni volta che darai l’ordine di sparare”.

Così dicendo indietreggiai, ora ero dietro la sua scrivania, ci dividevano una decina di passi.

Dovevo avere la certezza che non sarebbe riuscito a fermarmi.

Afferrai il tagliacarte che era sulla scrivania.

“ Cosa hai intenzione di fare?” – chiese corrucciando la fronte- “ Quello che hai minacciato tu da quando ho messo piede in questa stanza. Uccidermi!” – “ E il pazzo sarei io!?!” – chiese beffardo, convinto che la mia fosse solo un’ennesima provocazione- “ No. Sono io quella fuori di testa. Quella che ha detto a tutti che qualcosa di buono era rimasto in te. Quella che sperava di farti ricordare che eri un uomo…che avevi un cuore. Una povera stupida folle. Mi arrendo: ho sbagliato!” – .

Non sapevo se riusciva a comprendere ciò che volevo dirgli, ma l’avevo fatto incazzare, questo era l’importante, ed ora era disorientato, pronto per la seconda fase. Continuai.

“ Da quanto tempo non dai un bacio ad una persona?” – chiesi- “ Ma smettila, posa quel coltello buono solo a limarti le unghie, e falla finita!” – ostentava sicurezza.

“ Rispondi Nicola, da quanto tempo?”

Intanto mi ero puntata la lama dritta sulla giugulare, ansimavo, ma ero calma e lucida nella mia follia.

“ Non sai rispondere, eh? Domanda troppo personale e non pertinente, vostro onore! Ahahahah! Te lo dico io: da anni, sono anni che non baci davvero qualcuno con il cuore. Forse non lo hai ma fatto: chi conosce davvero l’amore, ne conserva sempre il ricordo ed è sempre capace di amare. Forse può arrivare ad odiare se stesso, a non sopportare il dolore per la perdita ….ma continua sempre ad amare. Sa essere comprensivo, conosce la pietà… l’apocalisse non ti ha scalfito affatto. Sei sempre stato così: spietato ed egoista! Esisti tu. Solo tu. E il mondo deve ruotare intorno a te…Ma ecco la novità: questa stupida donna, quest’avvocato inutile, questa “mezza cartuccia” decide per lei, decide da sola e se ne fotte dei tuoi ordini!”.

Ora era il mio angelo sterminatore che parlava per me: riconobbi il suo impeto e la sua potenza distruttiva. Lui si che era capace di toccare la corda giusta !

E così, nel silenzio di quella squallida stanza, come risucchiati da un buco nero, sprofondati in una sorta di varco spazio-temporale , inaspettatamente, avvenne una cosa che mai e poi mai avrei potuto prevedere.

Quell’uomo coriaceo, quel mostro di odio, quell’orco spietato … crollò e crollò come crollano le montagne collassando su se stesse!

Distolse gli occhi da me e, guardando davanti a se in un punto lontano e indefinibile, cominciò a parlare come se fosse in trans .

“ L’amore? Come siete tutti bravi a parlare d’amore, di fratellanza, di pietà! Furia è un pazzo sanguinario, Furia non conosce i sentimenti… Furia, Furia, Furia!!!

… Ma chi cazzo siete voi per venire qui a dirmi chi sono? Ho sacrificato me stesso ed il mio cuore per questa gente! L’amore? Ho tanto creduto nell’amore da voler regalare all’umanità un futuro migliore, un mondo diverso. IO ho sbagliato tutto, IO ho avuto troppa fiducia nell’uomo pensando che meritasse una nuova e vera opportunità! La guerra non è ancora finita, il mondo non è ancora salvo, ma cazzo, questo mondo fatto di falsi valori e vuoti sentimenti non è il mondo che sognavo io. Avrei dovuto fare come fate voi, pensare solo a me stesso, fottermene degli altri. Avrei potuto farlo. Certo io e i miei uomini saremmo sopravvissuti, voi no! Voi sareste stati tutti al di la delle mura, voi siete i veri zombi, voi che giorno dopo giorno vi riempite la bocca con i vostri bei paroloni , le vostre promesse e poi spolpate la gente, la divorate pezzo dopo pezzo ingrassando il vostro orgoglio e il vostro egoismo. Morti, siete tutti morti e pensate ancora di potermi dare lezioni di umanità? Siete tutti complici…tutti colpevoli… si può uccidere in tanti modi… anche senza premere un grilletto! Assassini, siete tutti assassini… – mi guardò, i suoi occhi erano tristi – Anche tu, si anche tu sei soltanto un’assassina. Mi fai pena! Ti vuoi uccidere ? E per chi lo fai? Per me? No, tu lo fai per sentirti un’eroina ! Se servirà al loro scopo, verrai ricordata come una martire, magari ti faranno anche santa…altrimenti sarai stata un’inutile vittima, complice di un perfido gioco di potere…un ingranaggio nella macchina tritacarne di quest’umanità di merda !”

Ora ero io confusa e disorientata.

Le sue parole aprirono un profondo squarcio nella mia anima, più profondo di quello che la lama avrebbe potuto provocare. Ora vedevo quell’uomo in tutta la sua umanità, la sua fragilità e la sua forza …e comprendevo finalmente quale lucida follia si fosse impossessata di lui.

Dinanzi ai miei occhi era avvenuto il miracolo : l’orco si era trasformato in un agnello sacrificale!

Mai fidarsi delle apparenze.

Questa era la nostra prima regola : il fattore lupus era sempre in agguato! Lo sapevo bene, ma del mio istinto mi ero sempre fidata ed anche stavolta mi feci guidare da lui.

Senza riflettere abbassai la mia lama e andai verso quell’uomo, decisa a dirgli la verità.

“ Adesso basta, basta finzioni, basta giochetti, basta tattiche! Ti dirò la verità.” – Ero consapevole di stare agendo contro ogni protocollo stabilito dal mio gruppo d’azione, ma proseguii dando voce alla mia anima libera. – “Sono qui per aiutarti, si, per tenderti una mano…forse è l’ultima occasione che ti resta, perciò ascoltami con attenzione. Smettila di parlare al plurale: in questa stanza, in questo momento ci siamo solo tu ed io, due sopravvissuti a confronto, uno di fronte all’altro. Siamo pari. Tu dici di aver salvato migliaia di vite sacrificando te stesso : è vero, e questo ti fa onore ! Ma non sempre il fine giustifica i mezzi! Io con i miei amici ne abbiamo salvate tante, quante? Non lo so, non le ho contate. Ma ogni giorno ho messo in pericolo la mia vita e l’ho fatto per libera scelta! Anche oggi l’abbiamo fatto per venire da te, perché ce l’ha chiesto la tua gente: ha paura. Questa è la verità, Colonnello! E’ questo il mondo che sognavi? Un mondo costruito sulla paura e sulla morte? Hai salvato i loro corpi, ma stai uccidendo le loro anime! E’ questo quello che tu chiami amore? L’amore è libertà ! Dalla paura e dall’odio non potrà rinascere il mondo perfetto che tu immagini. Tu, liberamente, hai scelto di aiutarli, ora lascia libera questa gente di decidere del proprio futuro! Io posso aiutarti!”.

“ Aiutarmi? Chi ? Tu e i tuoi amici? Ed io dovrei arrendermi e consegnare questa gente, questi stupidi idioti nelle mani dell’onorevole o di qualche altro pezzo di merda come lui? Questa me la chiami scelta?”

“ No!, non ti sto dicendo questo! Ma la tua gente deve avere la possibilità di scegliere e non puoi farlo sempre tu al loro posto! Ti sei già sacrificato abbastanza. Ma per scegliere devono conoscere la verità… ed io posso aiutarti…posso darti una mano a smascherare i loschi piani dell’onorevole e della sua banda. Lo farò… ma ad una condizione,: quando tutti conosceranno la verità, quando saranno davvero consapevoli, devi fare l’ultimo atto d’amore e devi lasciarli liberi di decidere !”

Mentre parlavamo, ci guardavamo come due lupi che lottano per il predominio del branco…Ma chissà che davvero da quella devastazione, da quell’orrore, non potesse nascere una nuova era, un mondo nuovo dove anche dei lupi solitari, come noi, potevano camminare liberamente, fianco a fianco…

  • Continua –

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