I don’t give a shit

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14 gennaio 2013 di thesurvivaldiaries

Dio, finalmente rete. Non vi dico quello che ho passato cercando di riattivare la connessione. Ho cose più importanti da raccontarvi.

Ma prima di tutto: come avete passato le vacanze di Natale? Io bene, benissimo, ho invitato a cena una grassa orda di zombie completamente decomposti che passava da queste parti. Mi sento così sola che mi ha fatto pure piacere. Alcuni di loro sono ancora qui fuori, altri hanno preferito inseguire un ragazzo che passava di qui. L’ho sentito urlare, verso Natale, aiuto aiuto qualcuno mi aiuti aiuto aiuto. Ho riso come una matta. C’è ancora qualcuno che si aspetta che qualcun altro gli dia una mano? Non fa letteralmente schiattare dalle risate?

Comunque io son qui, da sola. Charlie se n’è andato a fanculo ma io sto bene. Mi son fatta una lista dei 10 miglior modi di morire e sto scegliendo quello che mi piace di più. Anzi, se avete idee fatemelo sapere, non battete la fiacca.

Io sto qui e leggo, leggo da un mesetto. Cose interessantissime, tra l’altro. Vi va di sapere com’è cominciato tutto questo? Eh? Vi va? Vi va di scoprire perché siete fottuti, perché i vostri TUTORI SONO MORTI? È esilarante, ve lo giuro.

Dalle carte di Charlie ho scoperto che molto tempo fa esisteva un gruppo di scienziati, pagati da non so chi (ma prima o poi lo scoprirò), per fare esperimenti. Il mio ormai credo defunto amico di penna Carlo Callegari la sapeva lunga. Vi ricordate il libro che trovò in biblioteca? Quello sulle sostanze “antiche” usate dalle tribù della culonia per avere esperienze sballosissime? L’ho pure ritrovato tra gli archivi del blog, ve lo copio.

Circa duecento anni fa, in un piccolo villaggio indigeno all’interno della foresta amazzonica, un piccolo gruppo di locali fece una scoperta incredibile. Distillando e poi essiccando le radici di una pianta, si otteneva una potente droga che induceva ad uno stato di morte per circa quattro giorni. Questo rituale, che si compiva una volta al mese, veniva chiamato “la visione dell’oltre” e regalava incredibili allucinazioni durante quel lungo momento di morte apparente. Dopodiché, il risveglio.

Il genere umano si sa, vive nell’ingordigia e questo dato di fatto vale ad ogni latitudine. Così gli stregoni della tribù aumentarono in maniera esponenziale le concentrazioni di droga, fino ad arrivare alla non morte perenne. Un viaggio lungo un’eternità.

Tenete presente che essendo cento anime in tutto, i non morti furono sterminati dai contadini mano a mano che uscirono dalla foresta. L’uccisione di questi strani esseri cominciò a diventare una leggenda che finì con il tramandarsi di padre i figlio, fino ad arrivare alla scrittura di questo libro circa cento anni dopo.

Questi scienziati facevano ricerche proprio su sta roba. Ci sono interi fascicoli che ne parlano. Dal punto di vista antropologico, storico, filosofico, tecnico, chimico. Da ogni cazzo di punto di vista che vi viene in mente. Interi trattati umanistici, prove chimiche, formule, cazzi e mazzi. Son settimane che li studio. Sono, forse erano, organizzatissimi. Quello che ho capito però è che esisteva davvero sto gruppo di scienziati, anche se non ci sono riferimenti alla loro posizione. Però c’è roba tipo: “Dalla relazione del 26 Maggio del Dott. Genzi si evince che… “ bla bla bla. Son relazioni di un sacco di anni fa, la più vecchia che ho trovato è del 1976. Parlano anche di un sacco di colleghi stranieri. Cina, America, ma anche Svezia e Russia.

Una delle ultime cose che mi ha detto Charlie è stata:

Sostanze antiche, messe nelle mani delle persone sbagliate. Persone senza morale, sopraffatte dalla fame di conoscenza degli antichi rituali. Mai, mai scavare così a fondo. Mai lasciare all’uomo ciò che appartiene al divino.

Cioè questi scienziati ad un certo punto sono impazziti? Hanno tipo cominciato a spacciare droga che ti trasforma in morto vivente? L’hanno bevuta per sballarsi? Morivano dalla voglia di sapere cosa c’è dopo la morte o di incularsi la morte stessa?

E’ geniale! Sarebbe fighissimo scoprire che siamo tutti morti perchè un gruppo di psicotici aveva manie di onnipotenza. Che poi è quello che stava già accadendo, no?

Voglio capirlo, voglio capirlo. Il maggiordomo in sala da pranzo con la teiera. Ho vinto!

Comunque non affannatevi a sopravvivere, dovreste fare come me, fregatevene. Dai, ormai è andato tutto a puttane, cazzo ve ne frega. Andate in giro a scopare e ad ammazzare. Volete sapere come sono fatti gli organi interni? Cristo, aprite un amico dalla gola ai genitali e guardateci dentro.

State lì a continuare. Scendete dalla cazzo di giostra e fatevi un ultimo tour della morte. È un po’ come la politica, un anno fa eravate tutti lì a incazzarvi a morte con Berlusconi, ma non avete mai combinato un cazzo. Postavate la vostra merda su facebook e vi sentivate la coscienza pulita. Radical-chic impegnati politicamente il mio paio di palle. Son contenta che questi scienziati abbiano fatto quello che hanno fatto. Qualcosa di reale e drastico. Qualcosa che non includesse piagnucolare e lamentarsi. Un po’ come me. Ho riletto qualche mio post, quando era tutto cominciato. Mi faccio proprio tanta tenerezza. La paura negli occhi e nelle parole, il terrore della morte, il buonismo dell’aiuto. Neanche davanti all’apocalisse riusciamo a guadagnarci un po’ di dignità. Far spazio a qualcos’altro, intuire ed accettare il fatto che abbiamo fatto il nostro cazzo di tempo ed è ora di levarci dalle palle. Senza pianti o rimpianti. Salutare e morire, una volta per tutte. Vi è davvero così difficile?

Per quanto mi riguarda voglio prima uccidere Area. Mi concedo l’ultimo sforzo di vitalità, che scomparirà nell’esatto istante in cui le avrò tagliato la gola. Dopodichè, con tutta l’umiltà che riesco ad accumulare, mi lascerò morire. È una sorta di faccenda in sospeso. Voglio fare l’ultima cosa reale e drastica pure io. Ma non lo faccio per voi, non lo faccio per i prigionieri trasformati in bistecche. Lo faccio esclusivamente per soddisfare la mia mancanza di stima. Se ammazzo quella cagna bastarda potrò morire soddisfatta di me stessa.

Continuo le ricerche sul perché della distruzione del genere umano. Così saprò chi ringraziare. E continuo anche a leggervi, perché la vostra speranza mi dà la giusta carica, anche se al contrario.

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