Prato è la mia città

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12 gennaio 2013 di thesurvivaldiaries

[Special guest: Mario Venturella]

Dopo un bel po’ di tempo trovo il coraggio di scrivere. Sono passati diversi mesi. Nemmeno mi ricordo quanti ad essere sinceri. Fatto sta che alla fine ho ceduto e ora scrivo, senza sapere cosa. Senza sapere perché.

Le uniche cosa che so è che l’occhio mi fa un male d’inferno, che questa è stata una giornata del cazzo e che l’odore di merda e sangue non vuole andare via dalla mia roba.

Ho una benda fatta di stracci, la tosse che non vuole andare via e l’incedere zoppicante dovuto a una lite con un condomino per il parcheggio coperto e il suo tentativo di mangiarmi. Forse più per il secondo motivo a dire il vero. Comunque sembro veramente un reduce della Grande Guerra. Bello schifo.

Per fortuna, se escludiamo il simpatico vicino di palazzo, negli ultimi giorni non abbiamo avuto grossi problemi. Sono sempre meno ultimamente, ma fanno più casino, il che rende il periodo di sentinella di una (para)noia mortale.

Dal quarto piano Prato sembra un enorme cimitero. In lontananza ogni tanto si vede qualche luce. Si sente qualche sparo. Banditi probabilmente, che si scannano per quel poco che è rimasto in questo inferno. Di sopravvissuti non ne troviamo da un paio di mesi e questo non è affatto consolante.

Teniamo a bada i morti che si avvicinano alla vecchia maniera: martelli, accette, bastoni appuntiti, tondini da cantiere riadattati a picche. Insomma, il non plus ultra della guerriglia urbana; e pensare che alcuni si sono lamentati della cementificazione della zona. Se non fosse per qualche palazzinaro avido probabilmente non sarei qua a bestemmiare e a scrivere.

Ho letto molti vostri post. Parlate spesso di armi, munizioni, esplosivi. Bé non so che dire, siete maledettamente fortunati. Qua di M4 non se ne vedono. Niente SCAR, niente C4. Niente armi ad energia e niente FatBoy. Qualche Lince s’è visto a giro, per lo più in fiamme o depredato. Rimangono solo qualche pistola, tanti fucili da caccia, qualche arma di contrabbando e le armi di ordinanza delle forze dell’ordine.

Munizioni poche. In compenso sigarette quante ne vuoi (cit.).

Qua l’esercito non è durato tanto. Sono stati evacuati dopo poco tempo. Hanno lasciato Prato a sé stessa. Ci hanno lasciati a morire.

Altre città erano più importanti, altri luoghi erano più facilmente difendibili. Eravamo troppi, c’erano troppo “indesiderati” e il livello dei morti era eccessivo per tentare di contrastare l’infezione. Per questo motivo non c’era quasi nessuno quando le cose hanno cominciato a precipitare sul serio. Tutti erano allo sbando. I militari spariti e le forze di polizia (le poche ancora rimaste) senza più ordini e senza un armamento efficace. Poveracci, tentavano di fermare i morti a manganellate, come fossero studenti qualsiasi.

La cosa ironica è che da noi i militari a giro li vedevi anche prima. Misure del pacchetto sicurezza li chiamavano. Sicurezza percepita contro sicurezza effettiva. Ma questa è un’altra storia. Ero un altro io.

So che vorreste che vi raccontassi tante cose. Di come abbiamo fatto a fortificarci. Come facciamo a sopravvivere. Quanti siamo, che armi abbiamo, quanto cibo c’è a disposizione.

Bé col cazzo. Sinceramente ora non vi dico niente. Sono cose molto delicate e ci conosciamo da poco. Che figura ci farei a far vedere tutto al primo appuntamento?

Sono Mario. Chiamatemi Panda, che è più facile per tutti.

Prato è la mia città.

Resistiamo e ammazziamo sti scemi.

Tutto il resto non conta.

Dovreste fare lo stesso anche voi.

A presto bimbi belli, cercate di sopravvivere se non è troppo difficile per voi.

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