Nella vasca

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9 gennaio 2013 di thesurvivaldiaries

[Special guest: Alfredo Crispo]

Premo il grilletto e il dardo della mia balestra si conficca nella fronte dello zombi che stava per aggredirmi, i suoi altri due compari si avvicinano lentamente, e so che non avrò il tempo di ricaricare la mia arma.

Estraggo il coltello e vado verso l’avversario più vicino, non utilizzo la mia arma, rischierei di farla incastrare in un osso, per ora mi limito a dargli un calcio che lo fa finire lungo disteso.

Una volta a terra inizia a rantolare, sembra quasi una tartaruga, ha difficoltà a rimettersi in piedi.

L’altro zombi è a soli due metri da me, è lento, deve essere stato morso da molto, mi giro di scatto e con un movimento veloce del braccio gli pianto il coltello al centro delle testa.

Lui si limita a emettere una serie si versi strozzati, io estraggo il coltello dalle ossa del suo cranio, mentre lui si limita a stramazzare al suolo.

L’altro zombi ormai si è rimesso in piedi, si riavvia verso di me, sento le sue mascelle schioccare mentre le mani si contorcono come animali in agonia, so quello che vuole, desidera sentire la mia carne sotto le sue dite e il mio sangue per dissetarsi.

Mi avvio verso di lui, gli do un calcio al ginocchio che si spezza piegandosi in un angolazione innaturale, lui si piega sull’altro ginocchio impossibilitato dal muoversi, a quel punto io gli pianto il coltello nella tempia, come l’altro lui emette un solo verso prima di crollare.

Mi guardo attorno, per fortuna erano solo in tre, adesso la zona è sicura.

Recupero il mio dardo dalla testa del primo zombi che ho fatto fuori e mi avvio verso il mio prossimo obbiettivo, una casa da depredare.

Mi servono cibo e acqua e mi vergogno una po’ a dirlo, ma sono giorni che non mi lavo, e si sente.

Entro in casa e mi accorgo che è completamente a soqquadro, mobili rovesciati, chiazze di sangue, vetri rotti, insomma lo stesso scenario che ho visto in decine di altre case.

Attraverso il corridoio lentamente, ogni passo che compio è accompagnato dal rumore dei vetri rotti e dei pezzi di mobile che sto calpestando, è impossibile camminare in silenzio.

Per errore faccio cadere un quadro già precariamente appeso alla parete, il rumore è assordante in quel silenzio e io salto come una trappola per topi.

Nel vedere il quadro in frantumi, mi rendo conto che era l’ultimo superstite in quel cimitero di cornici, non posso fare a meno di ridere.

Nel mezzo di quella risatina amara sento un verso inumano giungere dal fondo del corridoio, alzo la balestra in quella direzione e due secondi dopo da una stanza esce uno zombi.

Nel uscire sbatte contro il muro, non è come gli altri che ho affrontato, è morso di fresco, quindi è veloce, non appena mi vede inizia a correre nella mia direzione.

Premo il grilletto, ma quel coso si agita troppo e manco il bersaglio, un secondo dopo me lo ritrovo addosso.

Metto in pratica una tecnica imparata anni prima, gli pianto un piede nello stomaco e sfruttando lo slancio datomi da lui, mi lascio cadere all’indietro proiettandolo a due metri di distanza nel corridoio.

Io mi rialzo immediatamente, anche lui è veloce, ma l’agitazione gli impedisce di rimettersi in piedi subito.

In un attimo gli sono addosso, lo afferro per il collo da dietro e cerco di tenerlo bloccato, non riesco a usare il coltello e come una biscia che non sta ferma un attimo.

Sempre tenendolo per il collo gli sbatto la testa contro il muro, ripeto l’operazione più volte, sempre più forte, finche non sento le ossa del suo cranio cedere.

Gli ultimi colpi gli distruggono il cervello uccidendolo definitivamente.

Mi alzo in piedi, riservo a quello zombi un ultimo calcio, se prima ero ridotto male, adesso con tutto quel sangue faccio ancora più schifo.

Esploro il resto della casa, le altre stanze sono tutte libere, è in bagno che trovo una sorpresa spiacevole.

Nella vasca, immerso nell’acqua, c’è il corpo di una ragazza.

La sua pelle è bianca, il suo volto e rivolto al soffitto come se stesse guardando qualcosa che io non riesco a vedere.

Noto che sulla spalla sinistra ha un morso, mentre i suoi polsi sono solcati da tagli profondi, la poveretta a deciso di togliersi la vita, piuttosto che diventare una dannata.

La lascio li e vado allo specchio, i capelli sono in una stato pietoso, il mio viso è sporco di sangue, mi allontano per guardarmi a figura intera, ho del sangue su tutti i vestiti, dovrò lavarli o cambiarli con altri.

Mentre osservo la mia immagine riflessa sento un rumore d’acqua, mi volto verso la vasca e vedo che la ragazza si sta muovendo, subito mi do dello stupido, lei era sta morsa e si era suicidata certo, ma il suo cervello era ancora intero, non aspettava altro che un visitatore per svegliarsi.

Porto la mano alla balestra, ma in un attimo lei mi è addosso.

Lascio cadere l’arma e la afferro, subito sentì lo stomaco contorcersi a contatto con la sua pelle, l’acqua l’ha resa cedevole, si stacca dal muscolo sotto le mie dite, mi sembra di affondare le mani in un barattolo di gel.

La spintono e lei barcolla all’indietro, ma prima che possa tornare alla carica afferro il pugnale e la colpisco ad un occhio, lei cade sulle fredde piastrelle del bagno.

Ormai ho visitato tutta la casa, è pulita finalmente.

Metto fuori i cadaveri e mi avvio a sprangare porte e finestre, poi mi dedico al bagno.

Indosso un paio di guanti e lustro quella vasca da cima a fondo, non appena ho finito i vestiti intrisi di sangue sono sul pavimento e con gioia mi ritrovo al cospetto di qualcosa che non vedo da settimane, acqua calda.

Mi butto sotto la doccia, è una sensazione magnifica.

Dopo provvederò a trovarmi dei vestiti puliti nel guardaroba dei precedenti proprietari, ma adesso ho solo voglia di godermi quest’acqua calda.

A presto.

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