DIO E SUO FRATELLO

Lascia un commento

20 dicembre 2012 di thesurvivaldiaries

Altopiano dei Fiorentini.

Nel mezzo della radura c’è una piccola malga con tanto di stalla annessa. E’ una costruzione tutta in pietra di fiume. Dal comignolo esce un sottile filo di fumo. I pioli e il filo spinato attorno sono stati rinforzati e rialzati di un paio di metri. Dietro all’edificio sembra esserci un orto, per il resto è solo fango e ancora fango. La vasca dell’acqua per abbeverare il bestiame sembra vuota.
Non riesco a vedere altro con il binocolo.
Le foglie secche e asciutte mi tengono al caldo.
Resto lì per molto tempo ma non succede nulla.
Appena cala il sole, decido di muovermi.
Rischierei d’essere visto passando per la radura e allora cerco di avvicinarmi a un leggero avvallamento passando per il bosco. Cammino lentamente ma le foglie sotto gli stivali fanno un casino tremendo.
Mi fermo.
Respiro e ascolto.
Credo di non essere il solo nel bosco ad avere il problema con le foglie.
Libero la roncola dalla cintura.
Mi giro di scatto e un ammasso inerte di carne mi osserva poco distante.
E’ alto, le spalle enormi e la testa piccola. Dondola e grugnisce. E con il buio del crepuscolo non capisco se è un vivo o un morto.
Sventolo minaccioso la roncola ma non si muove.
Mi avvicino e questo apre le braccia come per abbracciarmi. Confuso abbasso la guardia e di scatto mi colpisce più volte con entrambi le mani sulla faccia. Presente la scimmietta a carica, quella con la gran cassa e i piattini suonanti? Ecco, così.
Cado all’indietro frastornato, cerco di rialzarmi e un enorme suola di scarpa si abbatte sul mio naso.
Poi, buio.

Che facevano l’amore
con la figlia del dottore
il dottore si arrabbiò
ambarabà cicci coccò

E’ una cantilena lontana, nel buio.
Poi una secchiata di liquido freddo mi sveglia.
Odore di piscio.
Ma anche di merda.
Ho mani e piedi legati.
E mi fa male il naso e la bocca.
Metto a fuoco intorno a me. Sono in una stalla. La riconosco non solo per l’odore pungente ma per i muggiti che arrivano dai vani lungo un corridoio.
La luce del focolare mi mostra un uomo seduto su di uno sgabello. Capelli chiari che scendono luridi fino alle spalle. Ha le guancie cave e il viso sporco. Mi mostra i denti marci puntandomi addosso la mia balestra.
Il liquido che sgocciola a terra è giallo.
E puzza.
– Mi spiace straniero – fa il tipo dondolando la balestra armata, – ma di questi tempi anche l’acqua è diventata oro.
Ride di gusto e piegandosi si volta verso il corridoio. C’è un altro uomo che sale. E’ lo stesso incontrato nel bosco. Enorme come ricordo, la testa piccola e un secchio di latte in mano.

Che facevano l’amore
con la figlia del dottore
il dottore si arrabbiò
ambarabà cicci coccò

E’ lui a ripetere quella cantilena. Passa in mezzo a noi senza distogliere lo sguardo dal secchio. Alla luce vedo i lineamenti del viso, e solo allora mi accorgo che ha la sindrome di down.
– Lui è mio fratello Enzo – mi fa, l’uomo che ha finito di ridere. – Per quanto riguarda il sottoscritto, puoi chiamarmi pure Dio.
Nel volto gli si disegna un sorriso malefico.
Enzo versa il latte in una pentola e l’appende sopra il fuoco.
– Ora che ci siamo presentati, – riprende Dio – dicci tu chi sei e soprattutto che cazzo ci fai nella mia proprietà?
Non rispondo.
– Non sarai mica venuto per rubarmi il bestiame, vero? – Domanda, sempre dondolando minaccioso la balestra.
Sputo un grumo di sangue sul pavimento di terra. E faccio: – Fai attenzione con quella, ha il grilletto sensibile.
Lui esamina la balestra e sorride continuando a puntarmela addosso.
E riprendo: – Non sono venuto a rubare nulla. Cercavo del bestiame ancora libero. Prima che giunga l’inverno. Per la nostra comunità.
– Comunità? – domanda lui ridacchiando.
– Già.
– E dove sarebbe questa comunità?
– Questo non posso dirtelo ma abbiamo molte cose. Potremmo trovare qualcosa che vi possa essere utile e magari scambiarlo con una delle vostre vacche.
– Ci siamo trasferiti nella stalla per stare più al calduccio. Il fieno lo abbiamo messo all’asciutto dentro casa. Abbiamo frutta, verdura e formaggio in gran quantità. Io e Enzo non abbiamo bisogno di nient’altro. Vero fratellone?
Il fratellone distoglie gli occhi dalla pentola sul fuoco e riprende la sua cantilena sottovoce.

Che facevano l’amore…

– Be’, di qualcosa avrete bisogno: medicinali, attrezzi…
– Ho detto che non ci serve un cazzo di niente. – L’espressione allegra cambia quando mi punta di nuovo contro la balestra. – Quindi, ora non ci resta da capire cosa farne di te?
E’ la domanda che speravo di non sentire.
– Forse l’unica cosa che ci manca è un po’ di carne fresca, vero fratellone?
Il fratellone smette con la sua cantilena e si volta verso di me. Afferra dal tavolo accanto un coltello da macello, lo osserva e dondola sul posto. Ha un piccolo rivolo di bava che gli scende giù per il mento.
Incitato dal fratello, incomincia a muoversi verso di me.
La bava mi ricorda all’istante il vecchio nella gabbia giù in paese.
– E’ giovane, – sbotto, giocandomi l’ultima carta. – Molto giovane. Ha la pelle candida come il latte e capelli neri come i corvi. Profuma sempre di primavera.
– Ferma bestione. – L’uomo richiama con un gesto il fratello. Mi soppesa per un po’ con lo sguardo. – Uhm. Continua straniero.
Ingurgito un grumo di saliva e sangue. – Siete qui sopra tutti soli. E credo che un po’ di compagnia non vi dispiacerebbe, giusto?
– Cosa intendi per giovane?
– Quello che intendi tu.
L’uomo si asciuga la bocca con la manica bisunta. – Uhm. Vuoi dirmi che sarete disposti a fare uno scambio? Diciamo una vacca per una vacca insomma. Ah ah ah.
Il fratellone lo guarda serio, giocherella con la lama del coltello, e poi ride anche lui.
– Ok, straniero. – E’ Dio a parlare. – Mi hai convinto. Ma le tue armi le terrò io fin quando non sarai di ritorno. Ti mostrerò il bestiame quando tornerai da solo e in compagnia della nostra amichetta. Poi potremo fare lo scambio. Provate ad attaccarci, tu e i tuoi amici, o ha fare i furbi e sgozzeremo ad una a una tutte le vacche. Sai come si dice: muoia Sansone con tutti i filistei!

Recuperato Larum e lo zaino mi infilo dentro la tenda per passare la notte.
Cadono i primi fiocchi di neve, ho fame e sono disarmato.
Alle prime luci mi rimetterò in strada sperando di non incontrare nessuno.
Ripenso alla conversazione avuta nella malga.
Al baratto.
Dovrei sentirmi in colpa per tutta questa storia.
Invece credo sia la cosa giusta da fare.
Il mondo è cambiato.                                                                                       Dio è cambiato.
Ma forse neanche così tanto.
E’ solo un tantino più onesto.

Coma

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

eBook – Stagione 1

Promo

BlogItalia - La directory italiana dei blog
%d blogger cliccano Mi Piace per questo: