Sad and Sick

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18 dicembre 2012 di thesurvivaldiaries

[Special Guest: Clara Tadini]

Cos’è che avevo detto a proposito delle salsicce? Beh, qualsiasi cosa avessi detto, cancellatela. Darei qualsiasi cosa per un po’ di cibo, mi mangerei pure una persona se potessi. Alla fine Area ha preceduto ciò che succede in ogni caso, bellademamma, hai indovinato eh? Che furbona.

Dicevo, Dicembre è ormai iniziato da un pezzo, l’ho capito quando ho visto la neve. Ah, come mi piace la neve, con il suo bianco candore restituisce il sorriso a tutti noi…si, a tutti tranne che a una povera crista persa tra le montagne, in suo possesso solo abiti sudici, una bici allo stremo e più niente da mangiare. Ah, e anche una bella bronchite. Che si trasformerà presto in polmonite se non trovo una dannatissima farmacia e del cibo che mi permettano di spararmi una bella bomba chimica ed evitare di schiattare come un cane.

Tossisco in continuazione ed ogni sforzo mi costa un dispendio di energie enorme, più per evitare la tosse, che se inizia non si ferma più, ed i conati di vomito che dopo minuti interi che gorgoglio sono la seconda cosa che voglio evitare. Se vomito, perdo anche gli ultimi nutrienti in corpo. Sono in discesa da un bel pezzo ormai, almeno due giorni. Bevo acqua bollita (perlomeno è calda) e cerco di fare meno rumore possibile, ma non sono Eva Kant, già fatico a reggermi in piedi.

Sono ferma. Non so più dove andare, dico davvero. Non mi metterò certo ad entrare nelle case con il rischio di trovarci uno zombi appostato, a malapena mi muovo, sarebbe la fine di questo buffo giro d’italia. Fortuna che sono stata in discesa le ultime ore, ma adesso devo fermarmi almeno per qualche giorno. Se non trovo una farmacia sono fritta, ma sto in mezzo al nulla, solo stupidi paesini a chilometri l’uno dall’altro, attorno a me solo natura e qualche traliccio spezzato, qualche ramo caduto e automobili parcheggiate. Ieri ho trovato un rifugio di fortuna, un minivan wolkswagen a 7 posti, il mio sogno di bambina, i vetri fumé e le tendine mi proteggono alla vista esterna, ma per evitare qualsiasi problema ho usato il mio mastice rimasto per incollarle al telaio dei finestrini. La portiera del conducente ha un bozzo che la blocca, il parabrezza è crepato, ancora il sasso che l’ha incrinato è sul cofano; tutto sommato non posso lamentarmi, stanotte ho alzato il tettuccio e ho dormito con una vera coperta, un materasso e un cuscino! Ho abbassato i sedili dietro, caricato la mia roba e lasciato la bici poco lontano, imboscata per bene. Sto veramente da cani, soffoco la tosse che mi perseguita da un po’, e sono decisa a trovare la maledetta farmacia. Se ne trovo una posso sperare in un po’ di latte in polvere, degli omogeneizzati o cose simili.

Qui vicino c’è un fiume, poco più avanti un ponte fitto di automobili e furgoncini. Ho calato le mie due preziosissime tanichette e ho fatto un giro di ricognizione.

Dovreste vedermi, sono praticamentte frollata: le bende alle mani sono sporche e intrise di sebo, liquido delle vesciche, sangue e colla. I pantaloni, che un tempo erano verdi, hanno acquistato un sottotono marrone, sono duri e puzzano da matti così come la maglia e il reggiseno…santo cielo, ho un reggiseno! L’ultimo bene di lusso che mi posso concedere, e che mi è servito da paraorecchi durante la discesa. Un’otite era proprio l’ultima cosa che mi serviva.

Ho le labbra spaccate, con tagli profondi che più passano i giorni più si seccano, vesciche in bocca e sicuramente un dente infetto, le mani sono piene per metà di calli e per l’altra metà di bolle, tagli e vesciche, le unghie rotte e le nocche secche e arrossate dal freddo. Credo di non avere il ciclo da almeno tre o quattro mesi, mi ricordo che alle medie ci dicevano che quando ti smette il ciclo e non hai avuto rapporti vuol dire che hai meno del 25% del grasso corporeo che una donna normale dovrebbe avere. Mi sono guardata nello specchietto retrovisore e non mi riconosco più, ho la pelle grigiastra, i capelli spenti, due belle occhiaie violacee sotto gli occhi e due borse arrossate che paio io stessa lo zombi. Se qualcuno mi vedesse, stracciata e malandata come sono, mi sparerebbe in testa e buonanotte. Kaputt. Adios. Sayonara.

Tossisco, fatico a respirare e mi sento debolissima. Se non trovo subito del cibo morirò entro qualche giorno. So che si può stare due settimane senza cibo prima di schiattare e sono terrorizzata, voi di certo capite cosa significa avere paura di morire: è come prima di una recita scolastica o della tesi di diploma, le gambe sono molli, il respiro affannoso non ti permette di pensare lucidamente, il cuore pompa sangue come un matto e i tuoi pensieri vanno dai più tragici fino ai sogni di gloria. Ho fame, ho una fame bestia e giro febbrilmente per queste due strade in croce sperando in un colpo di fortuna, come quelli degli ultimi mesi.

E’ ovviamente pieno di cadaveri. Ormai non ci faccio più caso, è come se prima del macello avessi detto:”Sono a Milano, qui è pieno di gente”. Grazie al cazzo, sei a Milano…è strana però l’assenza dei non morti “vivi”. Quasi mi preoccupa. E dire che in Italia la gente c’era, dove cazzarola sono finiti tutti?

Mi sono accorta di quanto fosse deserto questo posto quando, per rianimare la vecchia batteria del Van, ho dovuto usare due auto che si ricaricassero a vicenda. L’avevo visto fare poche volte ma il principio l’avevo capito. Ci ho messo ore a trovare quella giusta ma alla fine sono riuscita, e ho potuto godere del mio furgoncino riscaldato per una mezz’ora; il problema è che quando il motore si è acceso non è arrivato nessuno: il rumore dell’accensione avrebbe dovuto attirare decine di morti ma non è stato così. In più ho trovato una serranda semichiusa con la magica scritta: gommista, elettrauto. Ero troppo disidratata per piangere, ho sbirciato dentro ma niente. Niente di niente, cioè, non è strano? Assenza totale, nada, nisba. Niente non-morti. Non mi era mai capitato di restare così tanti giorni senza vederne nemmeno uno, nemmeno in lontananza. E’ come se qualcuno avesse fatto piazza pulita. Forse il blocco sul ponte ha impedito che arrivassero fin qui, ma le persone in paese sarebbero dovute rimanere intrappolate, eppure non c’è nessuno.

Non indagherò oltre, se devo morire preferisco lottare con la fame piuttosto che con uno di quegli affari aggrappato alla faccia.

Io non so più cosa pensare né cosa fare. Continuo a sopravvivere a spizzichi e bocconi, stanotte mi sono svegliata con dei crampi allucinanti alle gambe e senza riuscire a muovere le dita dei piedi, mi sono spaventata a morte e non ho più chiuso occhio. Ho paura di congelare, che mi vada in cancrena qualcosa, ho paura di rimanere bloccata qui senza cibo e di morire lentamente di fame e di sete; cazzo non sono una soldatessa, non ho assolutamente idea di come cacchio fare, ieri mi è passato davanti un topone di fogna grosso come la mia testa ma ero troppo debole pure per corrergli dietro. Come fate voi? Come siete riusciti a trovare case sicure e cibo? Come vi riscaldate?

Vi prego, qualcuno mi porti via da qui. Sono sola, non faccio male a nessuno, ho fame e sono malata. Se qualcuno è in ascolto, per favore, venga qui. Qualsiasi sia la sua intenzione, non lasciatemi morire da sola.

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