Un colpo di estintore

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12 dicembre 2012 di thesurvivaldiaries

[Special Guest: Roberto Deaddis]

Ciao ragazzi, sono Roberto, quello della brigata del Faro.
Sono felice di potervi dare notizie di me e questo per il semplice fatto che sono rientrato con la squadra Delta al completo.
Abbiamo riportato al faro la pellaccia, non sò come, ma ci siamo riusciti. Doveva essere una di quelle uscite facili facili dove ci si limitava a prendere ciò che ci serviva ma non lo è stata. Per fortuna ci sono cose che nonostante tutto ti fanno superare lo spavento e la visione della morte da vicino, specie quando ti imbatti in quelle che un tempo erano persone a te care. Una di queste mi si è presentata con un braccio in meno e una voglia matta di saltarmi addosso.
Sia chiaro, ne per picchiarti, ne per scoparti, ma per sbranarti nel senso più stretto della parola.
Ho fatto saltare il cervello alla mia ex con un estintore, un solo colpo e ben assestato; non valeva lo spreco di un proiettile.
Ma meglio che parta dal principio.
Dovevamo prendere acqua e il poco cibo che si poteva recuperare ancora.
Abbiamo scelto un grande negozio dove lavorava uno dei ragazzi della squadra, sapeva come entrare nei magazzini e là forse qualcosa si poteva raschiare. Arrivammo a notte fonda, c’era silezio, quel silenzio che precede casini grossi.
Questi giunsero puntuali una volta dentro. Scoprimmo che gli impiegati del negozio s’erano barricati assieme a qualche Zulu che ha subito fatto festa! Erano una ventina e noi 5, solo 2 fucili da caccia e ognuno col suo machete d’ordinanza.
Schizzammo via, fuori, fino a i parcheggi per approfittare dell’aiuto del sesto uomo che stava sul defender e proprio nei parcheggi iniziò la mattanza. Facevamo da esca mentre col defender si cercava di investirne il più possibile; chi non veniva investisto veniva colpito alla testa con spranghe di ferro. Io e altri 3 correvamo come matti cercando di non avvicinarci troppo gli uni con gli altri. Dopo 10 minuti di delirio siamo riusciti ad entrare. E’ stato tra gli scaffali che l’ho trovata. Spolpava la carcassa di un uomo con camice bianco, forse il macellaio. L’ho riconosciuta solo quando fu a pochi passi da me.
Ho provato piacere a sfondarle il cranio con la prima cosa che ho trovato, è stato come dare un colpo di spugna (anzi, di estintore) al passato. A seguire questo piccolo chiarimento di coppia c’è stata la raccolta di acqua e farina e la ritirata, precipitosa, verso il faro dopo aver visto delle luci avvicinarsi dalla statale 131. In questa apocalisse di merda il nemico numero 1 è sempre l’uomo; gli zulu sono un contorno.
Meglio avere contatti con altri vivi da una posizione più sicura.
Siamo rientrati da 30 minuti e ora mi chiamano per una riunione, ma mi prendo del tempo per bere un meritato e bollente Thé nero recuperato dal negozio. Ho ancora in circolo l’adrenalina dalla missione, stenterò a prendere sonno anche dopo la riunione.
A quanto pare la squadra Beta (teste di cazzo) ha fatto una scoperta importante, spero sia per qualcosa di buono.
Vi farò sapere se ce ne sarà la possibilità e se ne varrà la pena.
Da Porto Torres è tutto.

P.S: Se avete qualche notizia attendibile dall’Isola dell’Asinara o da queste parti fateci sapere.
E’ sconfortante non sapere che succede vicino a noi.

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