Inferno – Canto XXXIII

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11 dicembre 2012 di thesurvivaldiaries

[Special Guest: Walter Cesarini]

E’ da molto che scrivo. Scrivevo prima che questo tumore contagiasse l’umanità, scrivevo bene, scrivevo per passione. Ora scrivo, scrivo per bisogno fisiologico, scrivo perché non voglio estinguermi nel nulla.
Voglio lasciare a qualcuno….
Per dire la verità volevo lasciare a mio figlio qualcosa. Non credo avrò mai un figlio, quindi ho deciso di lasciarlo a tutti i figli che sopravviveranno.
Attacco adesso, reggetevi forte, si precipita.
Prima di tutto mi presento: sono Walter, digito da Genova, la città di Renzo Piano.
A differenza vostra l’ho vissuta tutta, questa diabolica tregenda di carni guaste. L’ho vista nascere, poi l’ho derisa, alla fine l’ho imprecata.
Genova è bella: caratteristica, piccola, compressa, disperata. Proprio in quest’ultimo aggettivo trova radici il suo fascino.
Un tempo costruivano i terrazzamenti per recuperare aree coltivabili.
Poi hanno costruito le case: prima distanti, poi più vicine, passato questo limite hanno rifiutato i grattacieli grigi e moderni. Si è arrivati ad un arrampicarsi eterogeneo di case, compresse, degradate, maleodoranti, sepolcrali. Le persone, vicine l’una all’altra molto più del dovuto, si scracchiano addosso tutto: comprensione, pianti, disperazioni, amori.
Tutto come in un formicaio sovraffollato da gente sudata, irriverente e nervosa.
Quando le prime manifestazioni di forma non morta della vita si sono manifestate, bhè…
[ ….! ….”….”, …? …, . …..; .. . …., …!!! ]
….dicevo, bhè, dicevo, sì, ecco, bhè è stato come se fosse caduta una goccia d’inchiostro su un foglio scottex.
Effetto esponenziale, ramificato.
Le persone si sono impregnate come delle spugne di questa ‘negazione d’esistenza’. E come delle spugne hanno riversato la malattia (piaga, mettetela come volete!). Spatatrack, tutto il pavimento bagnato. Genova non-morta.

Era Gennaio, il numero 14 di quel mese. Al liceo scientifico statale Enrico Fermi si iniziava a parlare d’esami di stato. Del tema, della prova di matematica, dell’orale e della tesina, falsamente interdisciplinare. Ironizzavo con i miei compagni riguardo …

“Sì, il mio cuore per ora ha battuto per 365 x 19 = anni” ….riguardo ai Maya, alla fine del mondo.

Ridevamo:
Xavi :”Cazzoporco! Se finisce il mondo nel 2012 cazzo mi è servito studiare fino ad adesso?!”
Erik: “Ahaha. Minkia troppa ragione. Oggi pome torneo di P.E.S. ?”
Arrivavo a casa stanco e senza voglia, come al solito. Sentii il telefono squillare: pensavo ad un amico che voleva i compiti, una di Sky che voleva i soldi, un’amica di mamma che la cercava, un collega di papà che lo doveva informare del turno.
Invece era mia nonna, anche lei voleva qualcosa: “Il nonno non sta tanto bene. Puoi fare un salto qui da noi?”
Me : “… Ma cosa gli è successo?! Sta tanto male?!?!? Arrivo subito.”
Nonna: “Grazie. L’ha morso Gino sai? Quello con cui andava a vedere il Genoa.”
Me: “Si, si nonna, ricordo benissimo, sono andato anche io qualche volta molti anni fa. Ma in che senso l’ha morso?!!?!?”
Nonna: “Sembra che gli sia venuta una strana malattia, tipo un male brutto. Ha perso la testa, povero cristo. Un brav’uomo. Gïava degli êuggio ! /*gaiva degli eoggi!*/”

Presi solo le chiavi. Corsi per i 300 mt. che mi dividono dal palazzo dei nonni. Palazzo di vecchi. Ascensore? Tempo di rispondermi ero già con il dito contro il campanello.
DLIIINDLOOONDLAAN.
La nonna mi apre, formalismi necessari e, camera del nonno: nonno sdraiato. Nonno compulsivo. Non era il mio nonno. Non ce la facevo a sostenere la vista. Vedo distrattamente la ferita. Brutta per davvero. Roba che a quell’età è difficile da superare. Prendo da bere, altro formalismo. Vuoi qualcosa ciccio? No, tranquilla a posto così. Sentiamo il nonno alzarsi. E’ una Le Mans fino alla stanza da letto. Vince la nonna, che nel frattempo era andata in bagno. Il nonno ha un’espressione strana. Non sapevo che la mimica ci permettesse di contorcere alcuni muscoli fino a quei livelli. Inizia a sbavare.

NONNA HA LE CONVULSIONI: CHIAMA L’AMBULANZA! Ci viene contro, cerco di tenerlo distante. Non mi ricordavo che avesse così tanta forza, cazzo 73 anni. Dico alla nonna di uscire. Noto la sua faccia sconvolta, dopo 55 anni di matrimonio. Sento lo schiocco canino delle mandibole. NONNO…..NoNNO…NonNO…NonnO…Nonno…nonno… ma cosa fai?! Tolgo le mani e mi allontano.
Mi guarda, affamato e perverso. Inizio a correre, mi scanso. Finisce nell’altra stanza dove c’era la nonna. Impatta con essa. Urto anelastico. Gran parte dell’energia cinetica si disperde contro la spalliera del letto. La testa della nonna sanguina. Come non è pomodoro, il sangue vero. E’ morta. Il nonno è sopra.

”La bocca sollevò dal fiero pasto
quel peccator, forbendola a’ capelli
del capo ch’elli avea di retro guasto.”
Inferno – Canto XXXIII

Mio nonno però non era un peccatore. Peccatore è chi ha ammorbato la sua vita sul finire, chi ha diffuso la morte come le spore dei funghi.
Io come questa dura pietra, freddo. Silenzio pieno del rumore della confusione. Mi investe l’oceano dei ricordi e l’inferno presente. Reazione comune: scappo. Dopo una vita d’amore nei miei confronti io, io, sono riuscito a scappare.
“Sarai il nostro bastone della vecchiaia dicevano”, la risposta a quanto pare è stata: “Tiu credi tie!”.

Volo a casa. I miei erano in casa.
Scusate, per ora mi sento di arrivare fino a qui. Ho già stuprato la memoria per queste poche righe.
“Il sangue scende a gocce dense. Come una lumaca lascia una traccia di sé. Una scia di sofferenza che trova al capo sempre la parte dove è racchiuso il male maggiore”

MAD : ho letto che ti trovi nell’entroterra ligure. Dove? Se ti va ho la voglia, e credo anche le forze per raggiungerti. Ho notato che non hai più scritto. Spero che tu sia riuscita a farla franca.”

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