Fratello Silenzio

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10 dicembre 2012 di thesurvivaldiaries

[Special Guest: Michele Chilin]

La nebbia agli irti colli mentre cammini nel bosco con un paio di sandali va bene un giorno o forse due poi inizia a diventare insopportabile. Inciampo in ogni sasso o radice che sporge dal terreno, oscillo costantemente per evitare gli alberi e ad ogni passo sgrano il mio personale rosario fatto di preghiere talmente intime che persino l’Altissimo non le capisce tutte. Mi disseto di quando in quando con il nettare di graspi gelosamente custodito nel mio otre mentre procedo scendendo a valle. La sera me ne vado in giro con un mozzicone di candela infilato in una splendida lanterna forgiata agli inizi del novecento. Ogni volta che mi tolgo il cilicio per redimermi con la preghiera e poi lo riposiziono la schiera dei santi saltella in coro come se fosse in curva allo stadio. Per poter ritornare ad un livello di civiltà accettabile devo farmi una settantina di chilometri in mezzo ai boschi usando una vecchia bussola della quale non mi fido ed una desueta cartina tematica che indica i capitelli lungo i sentieri di montagna. Va tutto bene, vorrei solo trovare una soluzione al fatto che sotto il saio devo portare un paio di mutande ricavate da un lenzuolo di ruvida tela di juta. Mi si irrita tutto quello che non si può pronunciare e prego, prego ancora intensamente. Sorseggio dall’otre e poi prego. Di notte riposo appoggiato ad un albero, in una mano tengo il cordino del perimetro di sicurezza e nell’altra il robusto legno del manico del badile. Prima di fermarmi a riposare fisso tutto intorno a venti centimetri di altezza un cordino con i campanellini su rametti piantati per terra in una circonferenza di circa quindici metri di raggio dall’albero che ho scelto come dimora. Non ci vuole mai molto affinché Morfeo mi raggiunga.

I sogni sono sempre molto confusi e la terra trema, un frastuono di lamenti gutturali accompagna la danza. Dalle bianche spume delle onde che si infrangono sulle rive di pietra emerge l’esercito degli inferi che avanza lento come una macchia di olio su di un saio pulito. Orrore. Terrore che attanaglia le viscere. Dapprima rompo su di uno spigolo di un muro il fondo di una bottiglia vuota che ha un etichetta con quattro rose disegnate e che tengo in mano e poi mi scaglio con veemenza sul primo figlio degli inferi che avanza, lo ricamo con lunghi e profondi solchi dai quali sgorga sangue scuro, infine gli scivolo alle spalle e con un preciso movimento semicircolare da sinistra a destra gli recido la testa. Mentre il corpo putrescente si affloscia a terra innalzo al cielo la testa mozzata e lancio un animalesco urlo primitivo. Siamo in guerra con l’inferno e la stiamo perdendo. Tutto intorno a me urla e grida di dolore su volti deformati dalla sofferenza e dal terrore. Dentro di me le fulgide fiamme eterne della follia che ardono. Prono sul selciato. Sono caduto disteso a terra. Sento una mano che mi afferra saldamente e mi strattona per una spalla. L’armata degli inferi si avvicina. Con un altro strattone la mano mi rialza da terra e mi spinge verso la riva opposta quasi lanciandomi su di un battello che lentamente si stacca dall’approdo. L’odore nauseabondo dei putrescenti soldati si mescola al salmastro del mare e all’odore della laguna che cala. Tutt’intorno sospesi nell’aria schizzi di sangue chiaro e scuro si alternano a particelle d’acqua. Rimetto i miei peccati e tutto quello che ho in corpo. Salto. Troppo corto. Mi appendo. Sento un rantolo e poi un peso che mi piomba sulle spalle. Il demonio mi vuole con sé. Guardo in alto verso il cielo e vedo che un raggio di luce squarcia le nubi. Le trombe suonano ed annunciano una fiammata accompagnata da pallettoni che esce da un Remington 870 calibro 20 nero anodizzato. La tromba di Gabriele e la Sua voce. Le spalle si alleggeriscono mentre sento divampare il dolore come se mi fossi piantato un istrice tra la spalla sinistra ed il viso. L’odore di cordite si mischia al sapore della mia pelle bruciata. Prego molto intensamente. Mentre scivolo lungo la chiglia del battello ed entro in acqua lascio una striscia rossa ed un impronta della mia mano. L’acqua è fredda, sento i piedi pesanti e la luce lentamente si affievolisce. Poi il silenzio del nulla mi accudisce nel ventre della madre terra.

Mi sveglio di soprassalto mentre il tintinnio dei campanellini proviene dalla mia sinistra. Un secondo. Sono madido di sudore ed ogni fascio di muscoli del mio corpo è in tensione. L’odore inconfondibile della carne macilenta ed il fruscio tra le foglie mi forniscono lo spazio tempo. Due secondi. Adrenalina, infiniti spilli sotto la mia pelle. Serro il manico del badile e scatto in piedi. Tre secondi. La lama del badile disegna un semicerchio a mezz’aria e si conficca nella corteccia. Quattro secondi. Il bambino si muoveva lento, sicuramente era contagiato da molto tempo. Il suo corpo ha trovato pace tra le radici dell’olmo mentre la sua testa poggia sul piatto del badile mezzo metro più su. Il caldo salato delle lacrime che mi rigano il volto raggiunge le mie labbra socchiuse. Mentre sorge il sole mi sfilo il saio, slaccio il cilicio dalla coscia destra e lacero la mia schiena tante volte quante sono i secondi che ho impiegato a dar pace all’anima perduta del bambino.

La voce di Eva mi riporta alla realtà. Balzo giù dal letto ed impugno il badile. Ho ancora di fronte a me gli occhi vitrei del bambino che mi fissano. Eva mi accarezza il volto e si sofferma sui segni lasciati dal tempo e dai pallettoni che mi hanno redento. I miei sogni sono sempre confusi, non di rado mi sveglio nel cuore della notte urlando, altre volte scappo fuori dalla stanza brandendo il badile. Il seme della follia ha germogliato da tempo nella mia mente ed ha dato i suoi frutti amari. Eva non mi chiede nulla del mio passato. Quando me la sento ne parlo io e lei mi chiude la bocca con un dito ed un bacio.

Sento che sono chiamato a liberare le anime di tutti i peccatori e sono quasi pronto a tornare.

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One thought on “Fratello Silenzio

  1. Matteo P. ha detto:

    Padre, ho molto peccato.
    Non credevo che con questa situazione della resurrezione dei morti si fossero salvati molti uomini di Dio. È molto che sono ancora vivo io, figuriamoci voi “pace e amore”.
    Già ero blasfemo prima che iniziasse tutto questo. Adesso mi esprimo praticamente solo tramite bestemmie.
    Ora che ci penso, dell’assoluzione non me ne faccio niente. Non sono mai stato un credente. Tanto Dio, sempre se esiste, è stato infettato anche lui.

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