La Missione 3 – Un avvocato (!)

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6 dicembre 2012 di thesurvivaldiaries

[Special Guest: Licia]

Destinazione raggiunta: antro della Sibilla.

Ci saremmo accampati lì per la notte, una caverna ampia ma con una piccola entrata, facile da sorvegliare. Era stato quasi un miracolo arrivarci. Il lago d’Averno era davanti ai nostri occhi ed aveva un aspetto davvero lugubre di notte … beh, probabilmente mi lasciavo suggestionare dalla location: essere nel luogo in cui Omero colloca la porta per l’inferno, di questi tempi, metteva i brividi!

Maledissi con tutta l’anima i miei studi classici e la mia passione per la letteratura.

Magari avessi imparato a fare le siringhe o mi fosse appassionata al tiro a segno … oggi mi sarebbe tornato utile! Invece no: la poesia, Leopardi, l’amore per la pittura, la filosofia e quel maledetto vizio di prendere sempre le difese delle persone più deboli, di quelle che vedevo in difficoltà, sempre pronta a dire la mia… Tutto ciò mi aveva condotto a diventare quello che ero: un avvocato. Brutta razza! Io fuori posto, anche lì, perché se dici sempre quello che pensi, la gente finisce per odiarti, perché sei una voce fuori dal coro e dai fastidio. Ma quando qualcuno aveva bisogno di me, quasi come fosse un richiamo ancestrale di una vita precedente, non mi tiravo mai indietro.

Ed era stato quel dannato lavoro a condurmi a Roma.

Stavo facendo una ricerca, antropologia criminale, ed avevo chiesto ed ottenuto un incontro con uno dei luminari della materia. Mi aveva sempre affascinato comprendere la mente e l’animo umano, capire perché un uomo potesse giungere a compiere gesti efferati e crudeli… Si lo so, a che cazzo serviva tutto questo? A me , a dare un senso al mio lavoro, ad andare oltre: fare l’avvocato solo per guadagnare e scontrarsi ogni giorno con colleghi lecchini e magistrati invasati non mi bastava.

Mi serviva qualcos’altro.

Avevo approfondito, letto tante pubblicazioni. La psicologia, la psicoanalisi, mi intrigavano. Comprendere… Indagare… Scavare fin nel cuore delle cose. Forse alla fine volevo solo capire chi ero e cosa volevo veramente. Dare un senso a tutto, anche alla mia vita ,che mai come in quel periodo mi sembrava di merda!

Il 2012 : un anno da cancellare!

Spesso mi ero ritrovata a desiderare di morire, di farla finita una volta per tutte: dimenticare e dimenticarmi.

La morte non come fine della mia vita, ma morire per non essere mai esistita. Per diventare senza memoria di nulla e soprattutto di me.

Ma che percorsi strani ha il Destino: proprio la Morte mi aveva riportato alla vita e aveva dato a tutto un senso nuovo. Quando non lo cercavo più lo scopo era venuto da me ed ora riuscivo a vedere nella giusta prospettiva ciò che accadeva.

La nostra missione era importante, era utile, era lo scopo.

Non mi preoccupavo di morire. Non mi spaventava. Anche se avevo paura. Affermazioni solo apparentemente contrastanti e dicotomiche! Resistevo e lottavo ancora una volta non per me, ma per aiutare gli altri.

Un’esaltata, una folle, una povera illusa narcisista? … “ Così è se vi pare…” , la realtà è sempre una lettura soggettiva e la realtà è quello che si vuole vedere. Io non mi sentivo importante o buona o eroina. Sapevo bene di non esserlo e non era mai stato un mio obiettivo esistenziale diventarlo. Avevo solo bisogno di uno scopo e cercando di fare qualcosa di utile per gli altri, riuscivo a dimenticarmi, a non pensare più a me e stavo bene. Non mi ero mai sentita meglio. Dimenticandomi era come se fossi morta e intanto lottavo per sopravvivere e per portare a termine una missione.

I miei compagni?

Non lo so, penso che per loro fosse diverso. Tranne Lello erano tutti sconosciuti per me. Avevo imparato ad apprezzarli, nel mio modo assurdo di vivere i rapporti e le relazioni sentivo di amarli, di volergli bene.

Sapevo interagire con gli altri solo così: tutto si basava sui sentimenti e sulle emozioni. Tutto fluttuante ed evanescente, visto con gli occhi degli altri, tutto maledettamente importante e concreto per me.

Per i miei occhi.

Ed in tanta follia, in una situazione paradossale come la nostra, la prospettiva dell’esistenza assumeva contorni nuovi ed anche la mia paranoia appariva perfettamente normale.

Anche un avvocato poteva servire.

Tu non lo sai, ma alla fine arriva il momento in cui quello che hai imparato, anche la cosa che ti appariva più stronza ed inutile, ti serve. La mia infanzia vissuta a contatto con la natura, la cultura contadina di mio nonno, la manualità di mio padre, le preghiere recitate con la nonna, anche i cazzeggi condivisi con gli amici della curva … oggi mi servivano, facevano parte di un bagaglio cognitivo utile ed indispensabili per i miei compagni e per la nostra missione.

Perfino le mie ricerche avevano trovato una giusta collocazione.

Quando giungevamo nei luoghi ove era richiesta la nostra presenza, il mio ruolo era quello di PROVOCATORE.

Mi riusciva bene, mi veniva proprio naturale … Sembrava fossi nata per svolgere quel ruolo! Diventavo irresistibile : individuavo il punto debole del mio interlocutore ed una volta innescata la miccia… tutto accadeva in maniera naturale. Conseguenziale. Ineluttabile.

Una reazione a catena senza ritorno.

Qualche consiglio tecnico i due prof. me l’avevano dato. Ma io il più delle volte facevo di testa mia. Mi bastava guardarli negli occhi e non appena scorgevo un segnale di debolezza… si apriva il varco e si abbassavano le difese. Dopo diventava un gioco da ragazzi, era facile procedere. Ed in questo anche l’esperienza maturata in anni ed anni trascorsi in quelle tristi aule del tribunale mi tornava utile. Per fare una crossing examination devi avere le palle, devi conoscere i tempi giusti, devi fare rapidamente il calcolo dei pro e dei contro ed affondare la lama… impassibile, spietata… senza esitazione.

L’avversario capisce di essere spalle al muro, di essere chiuso nell’angolo ed allora si arrende. Non ha altra scelta!

In quel momento non devi fermarti… devi entrare dentro e sferrare il colpo mortale.

Si, lo sapevo fare bene il mio lavoro, il mio nuovo lavoro.

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4 thoughts on “La Missione 3 – Un avvocato (!)

  1. alessandro ha detto:

    ehm…gli zombie? anche a me riesce bene provocare :P

  2. psyco oplontis ha detto:

    …. provoca, provoca…tanto c’è poco da perdere… ahahahah!

  3. alessandro ha detto:

    oh touchè! :) senza offesa: apprezzo quelli che non scrivono solo di squartamenti e tecniche di sopravvivenza eccetera, ma ricorda che sei pur sempre su un blog di storie sull’apocalisse zombie! Posso consigliarti i testi di tali “felix” e nicola furia? sono due fenomeni!

  4. psyco oplontis ha detto:

    mi spiace averti deluso…cercherò di recuperare! Felix e nicola furia li seguo con molto interesse e piacere: sono bravissimi!

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