Alone

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27 novembre 2012 di thesurvivaldiaries

[Special Guest: Clara Tadini]

Sono terrorizzata. Ho in mano un listello di legno in cui, sei mesi fa, ho infilato un grosso chiodo. La mia unica arma, escluso il preziosissimo machete arrugginito ormai perduto. Certo, non è che fossi una con grosse abilità nel combattimento o chissà cosa, anche se avessi trovato qualcosa in armeria mi sarei sicuramente sparata in un piede o cose simili. Mio fratello aveva invece un lungo bastone armato con un coltello e una baionetta in cima, oltre a coltellacci da cucina raccattati nel suo equipaggiamento da cuoco. La baionetta l’aveva il mio vicino di casa, quello del piano di sopra, un anziano con la passione delle vecchie attrezzature da guerra tedesche.
Mi sento appiccicaticcia, e lo sono data la quantità di polvere, muffa, terra e schifo che ho attraversato e in cui sono stata immersa per ore. Fa un freddo cane e non ho addosso abbastanza vestiti per permettermi di uscire fuori, ma appena viene il giorno mi premurerò di frugare in giro.

[…]

Ora sono relativamente tranquilla.
Il rumore, quello che dicevo…erano uno squadrone di sciacalli. Ci hanno tenuti d’occhio e seguiti fino a che non ci siamo dovuti fermare, hanno aspettato, e sono stati abbastanza fortunati da trovarci totalmente indifesi a causa dei non morti e poi ci hanno sorpresi, rintanati in una cabina di quelle in mezzo ai paesi che fungono da tabaccaio, giornalaio e rivenditore di biglietti dell’autobus.
Non so con quale energia sono riuscita a scappare, né per quanto ho corso in preda al panico con i polmoni e la trachea in fiamme, la laringe irritata dall’aria fredda e dall’acido in bocca e le gambe in procinto di cedere ad ogni falcata. Ho corso e ho corso, ad un certo punto ho maledetto l’Italia e i suoi tombini minuscoli, i condomini senza le magiche scalette di emergenza e il listello nelle mie mani, che se il chiodo fosse rugginoso sarei già crepata di tetano; ho la gamba sinistra puntellata di piccoli graffi e lividi causati dal simpatico chiodo. In ogni caso, li ho seminati e forse a loro non interessavo più di tanto; ma ho perso la penultima persona su cui potevo contare, e mi rendo conto che l’eroe non lo fai nemmeno per tuo fratello, se hai un gruppo di uomini armati e affamati che ti corre appresso. Dubito che sarei sopravvissuta in mano a individui del genere. Ho versato le ultime lacrime mentre correvo, nel mio acquoso buio. Non riesco nemmeno a piangere, solo a cagarmi addosso per la paura.
Ho strisciato sotto le auto e i furgoni con una goffaggine da manuale, come durante le prime settimane del contagio; mi sono infilata nei peggiori posti, ho cercato a tentoni qualsiasi porta aperta (peraltro totalmente al buio visto che i lampioni si sono spenti tempo fa), ma sono in un paese e qui ci sono solo casette singole recintate o circondate da mura alte, cancellate piene di punte e filo spinato. Fortuna ci sono solo pochissimi non morti ancora a piede libero, perché sono inciampata in diversi cadaveri e ho fatto un macello di rumore, oltre a scontrarmi con mucchi di lamiere e auto schiantate in ogni dove. Sono sgusciata nel primo stabile che ho trovato aperto, un asilo, o una scuola o quel che ne resta. Non c’è nessuno, pare, ma mi sono chiusa nello scantinato e ci sono rimasta.

Non so per quante ore ho dormito, ma ho rischiato davvero troppo. Mi sono addormentata di colpo nonostante la fifa e mi sono svegliata in ugual modo, scattando in piedi come un proiettile. La scuola, un edificio piccolo, di paese, non è quasi stata intaccata, a parte la rovina dovuta alle intemperie. Le porte sono state spalancate dal vento e l’ingresso è pieno di foglie. Purtroppo i vetri sono per la maggior parte rotti e la luce non esiste, ovviamente. Non c’è alcun oggetto contundente, ma c’è una piccola dispensa con un cucinino a gas; ho trovato del caffè solubile e un pentolino e mi sono fatta il primo caffè dopo mesi, seppure “finto”. Ho ingurgitato la bevanda bollente ustionandomi la gola, mi sono diretta in bagno dove ho fatto una doccia ghiacciata che ho benedetto con tutte le mie forze. Spero di non beccarmi un raffreddore, per fortuna ho i capelli corti. In giro ho trovato ben poco, a parte pupazzi, giocattoli rotti, camiciole rosa e azzurre, qualche asciugamani e una scorta di fazzolettini, carta igienica, alcuni medicinali scaduti e disinfettante per le mani; inoltre ho scovato due o tre copertine di lana infilate in una cucina finta per bambini. Ho trovato una giacchetta a vento, uno spolverino di qualche povera maestrina che come minimo si è azzannata metà dei suoi alunni, ma è troppo leggero. Per adesso mi accontenterò di questo; avevo uno zainetto, che ho abbandonato lungo la strada, solo il marsupio è sopravvissuto. Le mie cose si limitano ad un accendino, un coltellino svizzero, il caricabatterie dello smartphone, un cerotto, un pacchetto di gomme che userò per tamponare la fame e un rocchetto di filo con un ago. Credo che nell’attesa sventrerò i pupazzi e taglierò i capelli di tutte le bambole per fare un’imbottitura di fortuna al mio nuovo capo di vestiario. Starò chiusa qui, nella cantina. Ci sono troppi finestroni a vetri, sono visivamente scoperta, e se esco senza mettermi qualcosa addosso morirò di freddo. Di giorno si sta relativamente bene, e se rimango in movimento per abbastanza ore posso anche sperare di non sentire troppo gelo, ma dovrò attrezzarmi per la notte e finché non sarò sicura di non essere più seguita, non uscirò da qui. Non posso resistere senza mangiare, ma per un paio di giorni il caffè e il té trovati qui possono bastarmi a temporeggiare. Uscirò nel cortiletto dove ho visto delle biciclette, se trovassi il modo di aggiustarne almeno una sarei in grado di fare molti chilometri in discesa o perlomeno percorrere una buona distanza senza stancarmi eccessivamente. Qui vicino ci sono molte case, spero che non siano “abitate”, chissà che una di esse non possa essere la mia prossima abitazione temporanea.

Addio, ho batteria ancora, forse, per un ultimo aggiornamento. Tanto di sicuro nessuno mi chiamerà al cellulare. E’ un miracolo che abbia resistito fino ad adesso.

“Questa è la segreteria telefonica della fine del mondo. Lasciate un messaggio dopo il Big Bang”

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