Diario di guerra n. 5

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24 novembre 2012 di thesurvivaldiaries

[Special Guest: Nicola Furia]

Dicembre 2012

Si avvicina Natale.

Gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace in terra per gli uomini di buona volontà…

Ma nell’alto dei cieli Dio è morto.

I demoni hanno vinto la guerra, hanno invaso il paradiso e portato l’inferno sulla terra . E gli uomini di buona volontà vagano, come zombi, sine requie, per i secoli dei secoli. Amen.

Festeggiare il Natale è paradossale….eppure, vi sembrerà assurdo, ma qualcuno qui lo vuole fare.

Gli ho detto che se proprio vogliamo celebrare una festa religiosa, ritengo più opportuno attendere la primavera e festeggiare la Pasqua…la festa della resurrezione dei morti.

E’ incredibile come la gente si aggrappi ostinatamente a questi ricordi della vita passata. Come se così facendo esorcizzasse l’orrore della realtà.

Ma è in questa realtà che ogni mattina ci svegliamo, è questo odore di decomposizione che respiriamo ogni giorno, sono i lamenti continui dei morti viventi che ci circondano che sentiamo costantemente.

Viviamo nella morte. Moriamo per tornare a vivere nella morte.

E’ un mondo nuovo, regolato da leggi cosmiche diverse. Tutto è cambiato. Se non lo accetti sei finito.

In questo nuovo mondo può sopravvivere solo un uomo nuovo.

Ma sopravvivere è solo il primo passo. Questo cazzo di mondo va riconquistato. Bisogna risalire la cima della catena alimentare.

Per farlo non puoi solo arroccarti in difesa, devi passare all’attacco.

Bisogna ritrovare le nostre origini, la determinazione selvaggia e spietata degli uomini primitivi, la bestialità insita in ognuno di noi e sopita dalla “civilizzazione”.

La legge del più forte!

Io l’ho capito. I miei soldati l’hanno capito.

E, come vedrete nel resoconto che esporrò, anche altri uomini lo avevano capito…

RESOCONTO DELLE ATTIVITA’ PREDISPOSTE AL DIFFONDERSI DEL CONTAGIO

Luglio 2012


Doveva succedere…e alla fine successe.

Una delle squadre del plotone addetto ai rifornimenti si “scontrò”, all’interno della CONAD, con un gruppo armato di sopravvissuti.

Già nei giorni precedenti avevamo trovato il cadavere di un uomo all’interno di un negozio di generi alimentari. Sul corpo erano presenti evidenti segni di colpi di arma da fuoco.
…O gli zombi avevano imparato a usare le armi, o i responsabili dell’omicidio erano altri esseri umani.

La banda che sorprendemmo all’interno del supermercato era composta da 5 romeni, armati fino ai denti, che, alla vista dei militari, aprirono subito il fuoco.

L’uso dei Giubbotto Anti-Proiettile limitò le nostre perdite a 2 Carabinieri (un altro militare venne attinto da un proiettile all’altezza del ginocchio).

Loro lasciarono 4 uomini a terra (a cui per sicurezza venne sparato un colpo in testa) e un ferito che fu fatto prigioniero.

Portato in caserma il prigioniero fu sottoposto ad un “pressante” interrogatorio.
Dopo l’amputazione del pollice e dell’indice vuotò il sacco.

In una fattoria alla periferia del paese, protetta da una recinzione, Ilie Costel aveva riunito una banda composta da una quindicina di connazionali.

COSTEL!… prima dell’invasione degli zombi l’avevo arrestato almeno 5 volte.
Adesso non faceva altro che quello che faceva prima dell’apocalisse: depredare, rubare, ammazzare.

Non c’era tempo da perdere, dovevamo agire subito, prima che Costel spostasse il suo covo.

Predisposi l’intervento:
due Plotoni per cinturare l’obiettivo, più un terzo plotone che avrebbe protetto le spalle ai primi due quando sarebbe scattato l’attacco, che inevitabilmente avrebbe attirato sul posto gli zombi.

La manovra doveva essere rapida e letale.

Preparammo l’armamento e l’equipaggiamento necessario e ci muovemmo al tramonto.

Arrivammo sul posto e circondammo la fattoria.
Le sentinelle appena ci avvistarono ci spararono addosso e poi si barricarono dentro casa insieme a tutta la banda.

I due plotoni di intervento, armati di pistola mitragliatrice M12 (selezionata per il tiro a raffica) assunsero la posizione di tiro dietro riparo degli automezzi.


Nel contempo il plotone che proteggeva loro lo spalle, armato di fucili di precisione, si posizionò per un tiro mirato a terra e cominciò ad abbattere i morti viventi che, attirati dagli spari, cominciarono lentamente ad avvicinarsi.

Bisognava stanare la banda di Costel rapidamente…e la compilation dei Clash sparata a massimo volume con loro non serviva.
Ritenni invece più efficace l’utilizzo delle molotov che avevamo preparato.

In breve la fattoria prese fuoco e i predoni uscirono da casa con le mani alzate.

Vennero tutti trucidati sul posto.

Il can can stava attirando troppi zombi e dovevamo abbandonare l’obiettivo subito.

I morti erano morti… ai feriti ci avrebbero pensato i morti viventi, reclutandoli nelle loro fila.

“Comandante” – mi disse un maresciallo durante il viaggio di ritorno – “se anche prima della fine mondo avessimo utilizzato queste procedure, il mondo sarebbe stato un posto migliore”.

Era incredibile… c’era ancora posto per l’ironia in quell’inferno.

….segue….

2 thoughts on “Diario di guerra n. 5

  1. Ivan zamorano scrive:

    “Comandante”, noi vivi siamo pochi, non ti ci si metta pure Lei a trucidarci!! Capisco la sua missione, e responsabilità, ma non perda la pietà, altrimenti diventiamo come loro!!!
    Però avrei voluto essere ai suoi comandi!!!

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