SPETTACOLO CONTINUATO

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7 novembre 2012 di thesurvivaldiaries

[Special Guest: Massimo Zammataro]

Nei giorni immediatamente successivi al mio insediamento nel multisala, mi dedicai a renderlo il più sicuro e confortevole possibile. Tenermi occupato mi aiutava a non pensare troppo ai recenti avvenimenti. Ripulii, perciò, l’edificio da tutti i cadaveri, ammucchiandoli sul retro, e rinforzai gli sbarramenti alle vetrate anteriori piazzandoci contro alcune automobili abbandonate nel parcheggio lì a lato. Decisi che mi sarei sistemato al piano superiore, dal cui ampio finestrone avrei potuto controllare l’esterno. Per entrare ed uscire dall’edificio, avrei usato l’uscita di sicurezza di una delle sale, le cui chiavi avevo trovato addosso a quello che poco tempo fa doveva essere la maschera del cinema, e che ora sembrava solo una maschera di Halloween rimasta troppo tempo al sole. Nello stanzino della Direzione trovai anche tutti i manuali dell’impianto elettrico, il riscaldamento e dei proiettori. All’epoca c’era ancora l’elettricità. Tuttavia, non ero messo benissimo quanto al cibo: nel bar c’erano scorte di M&M’s alla cioccolata o con l’arachide, caramelle dure o gommose che nemmeno il caldo era riuscito a fare andare a male, snacks di ogni genere e pop-corn da cucinare. Acqua e bibite gassate non mancavano. Almeno non sarei morto disidratato o con la gola intasata di cioccolata, mou e mais scoppiato. Quindi, poichè era anche a digiuno da tre (?) giorni ed avevo una fame da zombi, mi feci coraggio ed uscii a fare la spesa. Dopo il Brico e la Golena avevo una paura fottuta di incontrare qualche schifoso “mortochecammina”.In realtà, lì alla Guizza era tutto relativamente tranquillo. Ma loro c’erano, li percepivo, nascosti là intorno, striscianti e pericolosi, che mi guardavano con quegli occhi vuoti ed incolore.

Tempo dopo avrei scoperto che non erano gli unici a tenermi d’occhio.

Oltre a parecchio cibo in scatola, mi procurai un proiettore da casa e una tonnellata di dvd. La programmazione del cinema, all’epoca dell’epidemia, non era una delle mie preferite, quindi decisi di farmi il mio palinsesto.

Evitai accuratamente i miei prediletti film dell’orrore: qualsiasi inferno su pellicola aveva perso ogni catartico appeal su di me, soprattutto dopo quello reale che avevamo vissuto fino a quel momento. Inoltre, guardare film mi avrebbe distratto dal pensiero costante della perdita di Chiara.

Fu così che passai il resto dei miei giorni chiuso nel cinema a vedere e rivedere stupide commedie americane e cinepanettoni. Chiuso nel buio della sala, mangiavo pop-corn, Pepsi e orsetti gommosi, e anticipavo tutte le battute dei film, memorizzate e ripetute apaticamente come una poesia di Pascoli imparata controvoglia alle scuole medie.

Quando non guardavo i film dormivo un sonno senza sogni, e spesso anche quando li guardavo. Probabilmente quella routine auto-indotta era la mia difesa contro ciò che ancora c’era là fuori, nonchè il mio modo di metabolizzare il lutto di Chiara. Divenni, in breve tempo, apatico e svogliato: ad un certo punto smisi persino di andare a procurarmi del cibo che non fossero barrette, caramelle o mais, di cui c’era abbondanza. Inevitabilmente quella specie di oblio, anche grazie all’iperglicemia, mi fece perdere il senso del tempo e della realtà: il mio reale era quello che vedevo sullo schermo. Io ero John Blutarsky, io ero Frank La Tanica, io ero Christian De Sica, io ero Derek Zoolander. Io ero solo. “In un modo pazzesco”.

E credo che chiunque sarebbe scappato a gambe levate sentendo rimbombare sulle pareti del cinema deserto l’eco sinistra delle mie folli risate all’ennesima gag coprolalica di Massimo Boldi.

Tutto questo andò avanti a lungo, almeno finchè non arrivarono gli Uomini-topo.

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