La chiave

2

31 ottobre 2012 di thesurvivaldiaries

[Special guest: Andrea Mesina]

L’altro giorno sono uscito fuori. È ancora pieno di mostri, alcuni sono veloci, freschi, hanno abiti puliti o quasi, sono eccitabili, se la prendono con gli altri, ringhiano sbavano e sputano, mordono e vanno in cerca, sempre all’erta. Sono uscito fuori a cercare cose, vitamine o qualcosa che somigli. Qui intorno ci sono tanti campi, frutteti e vigne anche, ma è tutto in rovina. Le uniche vitamine disponibili sono quelle in pillole e non crescono sugli alberi ma sugli scaffali della farmacia.

Maria Francesca mi ha guardato a lungo, in silenzio, fa sempre così ogni volta che bisogna uscire, muore di paura, piange, poi si calma, usa la testa, mi fa mille raccomandazioni ed io quasi sono contento di uscire un po’ all’aria aperta. Quasi però.

Scavalco le inferriate della casa, aprire il cancello è troppo rischioso. Ho una bici nascosta fuori e porto con me un grande zaino, roba di Cesare, mio suocero.

Lui portava sempre con sè la chiave di un armadio cassaforte che abbiamo in casa. Ci sono armi là dentro, credo, ma è impossibile da aprire. È murato in uno stretto angolo, non c’è spazio per tentare niente, ho provato qualsiasi cosa fossi in grado di fare, ma serve la chiave.

Quando esco mi porto in giro una zappa, di quelle con la lama da una parte e due denti dall’altra, di notte la metto a bagno nell’acqua per far gonfiare la testa del manico. Io, armato solo di una zappa sono in tutto e per tutto una preda, candidato ad essere mangiato. La catena alimentare ha subito qualche cambiamento ultimamente.

Mi sono specializzato nella toccata e fuga, la bicicletta fila che è una bellezza ed io le volte che sono uscito fuori ho sempre riportato a casa il culetto. Fuori ci sono gruppi di zombie e gruppi di umani, tutti nervosi, tutti nemici. Si sentono spari, ma anche urla e pianti disperati, versi bestiali minacce e risate a seconda di come vanno le cose.

Le strade sono piene di corpi e automobili. Gente senza testa, gente con i buchi in testa, teste senza gente, pezzi di corpi, animali morti.

Sono arrivato nei pressi della farmacia con l’adrenalina a mille, evitando di espormi, ci ho messo tre ore, per fare due cazzo di chilometri, ma scelgo bene le strade e la prudenza per il momento paga.

Ho lasciato la bici e proseguito a piedi costeggiando le strade, nei campi. Sudato, con gli abiti sporchi di qualunque cosa raccolta strisciando, erba fango e merda.

La farmacia era praticamente vuota, non credo arriveranno altri carichi.

Ma ho guardato negli angoli e sotto gli scaffali e ho trovato tesori: cerotti, profilattici, pillole anticoncezionali, test di gravidanza, disinfettanti, garze, shampoo contro la forfora, sandali ortopedici, lamette, liquirizia, pompetta per clistere, soluzione per lavanda rettale alla camomilla (certe cose magari le posso barattare al mercatino settimanale), supposte di vari tipi e dimensioni, schiuma da barba (tutta roba costosa, in farmacia solo il meglio), aspirine e qualche scatola di antibiotici (un applauso per la parola anti-biotici).

E poi loro, le vitamine in barattolo, tre barattoli, di quelle colorate, per bambini, a forma di animaletti e a forma di, udite-udite, mostri spaziali. Dalla A allo Zinco. Ho caricato lo zaino. Dal bancone ho preso il tagliacarte del farmacista e uno di quei piccoli bisturini che usano per staccare le etichette dalle scatole dei medicinali. Che usavano.

Stavo per uscire e li ho visti. Un gruppo di stronzi-zombi arrivando dalla destra e un gruppo di zombi-stronzi arrivando da sinistra. Dagli abiti direi che poteva essere uno scontro tra operai e liberi professionisti, ex finti ricchi contro ex finti poveri.

Hanno iniziato a sbattersi gli uni contro gli altri, a urlare, fare versi e ringhiare, strattonarsi spingersi cercare di mordersi, poi si sono calmati, mischiati e allontanati tutti insieme.

Ed è allora che l’ho visto. Mio suocero, il padre della mia adorata Maria Francesca, l’uomo che ci ha dato una casa, l’uomo che mi aveva dato un lavoro, l’uomo con la chiave in tasca. Non sapevamo dove fosse, ma com’è possibile che sia ancora vivo, cioè ancora morto, o quello che è, dopo tutto questo tempo?

Con una misera zappa in mano era escluso fare qualsiasi cosa contro un piccolo esercito di morti viventi come quello.

La testa, bisogna usare la testa e la prudenza.

Dopo un’ora sono uscito, dal retro, e qualcuno mi ha sparato addosso, mancandomi di poco. Me la sono fatta nelle mutande, perchè non dirlo? Tutti eroi voialtri stronzi?

Fanculo, puzzavo ancora di più, da fare schifo. Ho preso il primo vicolo per sottrarmi ai miei concittadini cowboy e sono inciampato in un cadavere. Mi sono preso una cazzo di storta che mi fa ancora male.

Sentivo altri spari dietro di me, chissà che qualcuno degli “umani” non avesse un frigo a pozzo come il mio? Vuoto però.

Adrenalina, correre, senza sentire le fitte lancinanti alla caviglia con il cervello che scoppia per la velocità e la mole dei pensieri-valutazioni-considerazioni-scelte-paura-panico-angoscia (la chiave, cazzo, le armi, la caviglia…e se mi sono fratturato? Maria Francesca è sola a casa, e se succede qualcosa?).

Carico come un asino con lo zaino da scout e la zappa in una mano usata come bastone-stampella. Sotto una macchina ho visto barattoli. Roba da mangiare, culo immenso. Mais e lenticchie e pomodori pelati, dopotutto un po’ di verdure le ho rimediate, e anche le vitamine.

E una brutta storta.

Mentre arraffavo i barattoli una signora mi ha urlato dietro, e poi altri spari contro di me.

Ho raggiunto la strada dove avevo messo a dormire la bici.

Quando sono arrivato ho visto un ragazzino e mi sono nascosto. Lo guardavo da dietro, lo sentivo piangere e lamentarsi. Si è girato e gli ho visto la maglietta strappata, mezzo torace dilaniato. L’ho visto cambiare davanti ai miei occhi, smettere di piangere, irrigidire le membra, inclinare il collo e perdere tutta la luce dagli occhi. Aprire la bocca e iniziare a fare quei versi che fanno. L’ho aggirato, gli sono andato dietro zoppicando e gli staccato la testa dal collo. A venti metri rumori. Mi giro e vedo i suoi “sponsor”, che camminano svelti. Doveva aver corso come un dannato quel ragazzino per distanziarli così…buon per me.

La bici è veloce, la strada è poca, conosco il percorso a ostacoli per arrivare a casa, la caviglia brucia e la testa batte. La chiave cazzo, devo trovare il modo.

Sono arrivato a casa, ero uscito al mattino e sono tornato a pomeriggio inoltrato, sporco, puzzolente, spaventato, ma carico di doni.

Maria Francesca non sa del padre, e non legge il blog. Adesso sta preparando qualcosa da mangiare, dobbiamo festeggiare. È incinta.

Metà cervello impegnata da questo pensiero (sarò padre, ma che cazzo ci dice il buonsenso?), metà cervello pensando alla chiave e al modo di recuperarla senza farmi sbranare da mio suocero e dai suoi nuovi amici. Metà cervello per tranquillizzare Maria Francesca e convincerla che andrà tutto bene, metà cervello per tenere le difese della casa alte ed efficienti. Metà cervello per vivere, metà per non morire, ma forse ci sono un po’ troppe metà dentro la mia testa.

Devo recuperare la chiave.

Annunci

2 thoughts on “La chiave

  1. daniele ha detto:

    Ottimo pezzo, fluido, accattivante ed evocativo… un eccezionale antieroe umano
    complimenti

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

eBook – Stagione 1

http://www.booxfactor.com/prodotto/the-survival-diaries-prima-stagione/

Promo

I più letti

BlogItalia - La directory italiana dei blog
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: