Diario di guerra n.3

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31 ottobre 2012 di thesurvivaldiaries

[Special Guest: Nicola Furia]

Novembre 2012.

RELAZIONE del Tenente Colonnello dei Carabinieri Nicola Furia del Comando Provinciale di Rieti (Lazio).

Alcuni manuali militari nel descrivere tattiche e strategie belliche usano spesso il termine: “l’’arte della guerra”.

Quel cazzo di Sun Tzu ci ha scritto anche un libro.

Che cosa ci sia di “artistico” nella merda e nel sangue che sommerge i soldati in guerra e imbratta di morte le loro divise, io non l’ho mai capito.

E sono convinto che se Sun Tzu avesse minimamente immaginato uno scenario di guerra contro gli zombi, non avrebbe mai usato il termine “arte”.

Tutti i manuali del mondo scritti nei secoli passati dai signori della guerra sono solo carta da cesso nella pianificazione delle battaglie contro i morti viventi.

In guerra non vince sempre il più forte, o l’esercito più numeroso, o le truppe meglio armate. In caso contrario la guerra in Vietnam avrebbe avuto un diverso epilogo.

La battaglia la vince l’esercito più motivato, più determinato, più cattivo, quello in grado di “terrorizzare” l’avversario.

Ma non puoi terrorizzare gli zombi, e nessuno è più motivato, determinato e “cattivo” di loro. E’ una guerra persa in partenza se l’affronti con le tecniche da manuale.

In realtà fu alle guerre Napoleoniche che mi inspirai nell’operazione che denominammo “DECIMAZIONE” e che iniziò 3 mesi dopo l’invasione.

Ricordai le battaglie ottocentesche, dove i due eserciti si schieravano uno contro l’altro, in spazi aperti, si puntavano contro gli archibugi ad avancarica e si sparavano senza sosta.

RESOCONTO DELLE ATTIVITA’ PREDISPOSTE AL DIFFONDERSI DEL CONTAGIO

Maggio 2012:

L’ultima sortita esterna che effettuammo fu indirizzata presso una ditta edile, ove prelevammo un escavatore di notevoli proporzioni.

A quel punto eravamo in possesso di tutti i mezzi e gli armamenti necessari per avviare l’ Operazione “DECIMAZIONE” che si articolò nelle seguenti fasi:

FASE UNO: APPRONTAMENTO E ISTRUZIONE DEL PLOTONE DI INTERVENTO
Selezionai 30 militari, scegliendoli tra quelli più abili nel tiro.
Ad ogni componente del plotone assegnai un fucile di precisione (tra quelli prelevati nei mesi precedenti dai negozi di armi) e 100 proiettili a testa.
Ogni componente del plotone indossò la muta da sub, la tuta anti-sommossa, con il casco e le protezioni, ma senza il giubbotto anti-proiettile, perché gli avrebbe limitato le posizioni di tiro (…e poi gli zombi non sanno sparare).
Costituii inoltre un’altra squadra composta da 15 unità che aveva il compito di proteggere i fianchi del plotone di cecchini.

Impartii le disposizioni necessarie sulle modalità di tiro e, per una settimana, all’interno della caserma, feci fare continue prove di discesa dai mezzi e di assunzione del dispositivo.

Quando ebbi la certezza che gli uomini avevano ben compreso il loro compito, diedi l’ordine di agire.

Alle prime luci dell’alba il plotone dei tiratori scelti salì a bordo di un pulman, scortato, avanti e dietro, dai due fuoristrada Defender dove prendevano posto le altre 15 unità di copertura.
In testa alla carovana viaggiavo io a bordo dell’escavatore.

Sugli automezzi si caricarono anche due casse stereo di notevole potenza, collegate ad un lettore cd, e alcune taniche di benzina.
Destinazione: Piazza Cesare Battisti, centro dell’abitato reatino, distante dalla Caserma 3 kilometri e 400 metri.

FASE DUE: ONE SHOT ONE KILL (UN COLPO, UN MORTO)
Le strade erano affollate di zombi , ma l’escavatore, che viaggiava in testa allo schieramento, li travolse liberando le arterie stradali e permettendo al convoglio di raggiungere la destinazione.

Giungemmo in Piazza Cesare Battisti (altresì detta Piazza Prefettura).
Parcheggiammo gli automezzi a ridosso della Prefettura, gli uomini scesero rapidamente dai mezzi e presero posizione con le spalle coperte dalle mura dell’edificio e le armi spianate verso la piazza.
Il plotone di tiratori scelti compose 3 file da 10 uomini l’una, poste una dietro l’altra.
La prima fila a terra,
la seconda fila in ginocchio,
La terza fila in piedi.
La squadra di copertura, composta da 15 uomini, in ordine sparso, coprì i fianchi dello schieramento.

I mezzi si parcheggiarono in maniera tale da essere pronti ad abbandonare immediatamente l’area.

A quel punto furono attivate al massimo volume le casse stereo e nel lettore cd, alimentato dalla batteria degli automezzi, fu inserita la compilation rock dei Clash: Police On My Back .

Quando il mondo esisteva il brano musicale in Italia era famoso poiché era la colonna sonora del film A.C.A.B. (“all cops are bastards”… “tutti i poliziotti sono bastardi”…la ritenni adeguata).

Gli zombi attratti dal “rumore” si avvicinarono rapidamente, formando un’orda numerosa e aggressiva.

Quello fu il momento più difficile e pericoloso. Bisognava vincere l’istinto di sopravvivenza che ci urlava di scappare via.
La prima fila mirò attentamente e all’ordine di “fuoco” sparò un colpo in mezzo agli occhi dei morti viventi.
Poi sparò la seconda fila e in ultimo la terza.
E poi il ciclo riprese…riprese…riprese…riprese.

Io con l’altoparlante scandivo gli ordini ad alta voce:

– “prima fila: mirare…fuoco!” BANG!

– “seconda fila: mirare…fuoco!” BANG!

– “terza fila: mirare…fuoco!” BANG!
Un continuo e ritmato tiro mirato. Un fuoco di sbarramento incessante.

Ogni 10 minuti c’era il cambio.
La fila a terra andava dietro lo schieramento e si metteva in piedi.
La fila che stava in ginocchio andava a terra.
La fila che stava in piedi andava in ginocchio.

Ogni uomo aveva 100 proiettili e in teoria poteva abbattere 100 zombi.
I cecchini erano 30, per cui, sempre in teoria, dopo un’ora di “lavoro” avremmo potuto abbattere 3.000 zombi.

Non riuscii a quantificare il numero degli avversari abbattuti, ma la tattica si dimostrò vincente.

In breve gli zombi colpiti formarono una catasta di cadaveri che rendeva difficoltoso agli altri morti viventi scavalcarla per tentare di raggiungerci.

Ovviamente questo non li scoraggiò minimante e continuarono imperterriti ad attaccarci. Però nel contempo li rallentava e ci dava il tempo di mirare meglio.

Dopo un’ora di tiro a segno diedi l’ordine di rientrare alla base.
Prima di abbandonare l’area, 5 unità della squadra di appoggio con le taniche di benzine corsero verso l’enorme cumulo di cadaveri e gli diedero fuoco.
Il fumo denso e acre che si sprigionò ci coprì la ritirata e tutto il dispositivo abbandonò l’area.

FASE TRE: RIENTRO – BONIFICA – RIPOSO

Il plotone rientrò in caserma.
Ogni uomo venne attentamente ispezionato e, dopo aver consumato il pranzo, gli fu permesso di riposare.

Il giorno successivo ripetemmo l’operazione e altri 3.000 zombi circa furono uccisi.
La popolazione residente a Rieti era costituita da 47.774 unità.
Almeno 30.000 si erano trasformati in zombi.
In un mese riuscimmo a decimarli.

…e solo allora potemmo organizzare la terza parte della nostra missione: IL SALVATAGGIO DEI SOPRAVVISSUTI.

…se ci fossero stati ancora dei sopravvissuti da salvare.

..segue…

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4 thoughts on “Diario di guerra n.3

  1. giustina ha detto:

    good!

  2. Tyler Durden ha detto:

    Fischiano solo a me le orecchie o sa terribilmente di gia’ sentito…o meglio SCRITTO???

      • Nicola Furia ha detto:

        se ti riferisci a “World War Z” di Max Brooks, ed in particolare all’intervista del colonello dei Marines che condusse l’offensiva contro gli zombi, dove descrive le sue tattiche di guerra, le orecchie fanno bene a fischiarti.
        Ovviamente si tratta solo di un parallelismo. Se hai il libro, che io lessi anni fa, non troverai neanche una parola che corrisponde.
        Daltronde sugli zombi è stato scritto di tutto di più, ed è praticamente impossibile non ripetere spesso quello che altri hanno già scritto o già rappresentato in opere cinematografiche.
        In ogni brano presente su questo blog ci sono inevitabilmente delle “citazioni”…se ogni volta dovessero fischiarci le orecchie…ci vorrebbero dei tappi ad ultrasuoni.
        Nicola Furia

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