Civilization

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24 ottobre 2012 di thesurvivaldiaries

Non sono mai stato un grande fan degli TBS, i Turned Based Strategy games, tipo Sid Meyer’s Civilization. Forse perché non sono capace. Non ho la pazienza. Bastavano cinque minuti al computer per invadermi con i panzer. Io ancora lì con gli uomini delle caverne a cercare di inventare il fuoco. 

“Secondo me, bisogna pisciarci sulla legna.”
“No, Mario, quando l’ho visto fare agli altri, usavano un’altra strategia.”

Insomma, questa idea del dittatore benevolo, o anche no, che plasma una civiltà, dagli albori alla conquista dell’universo conosciuto, non faceva per me.
Ora però, non posso non notare delle somiglianze con quello che faccio. Mentre volo con il mio trabiccolo, la mia vista del terreno simile al POV del gioco, guardo con occhio benevolo le piccole comunità che già sono sotto la mia ala protettrice, e altre che forse lo saranno. Osservo gli spostamenti dei gruppi di zombie, cerco provviste e cose utili, suggerisco strategie, porto messaggi e organizzo baratti. Uno potrebbe farsi venire un bel caso di megalomania se si mettesse a pensare a quanto ha cambiato, per il meglio, la situazione della decina di comunità che frequenta e visita. Potrebbe farsi venire un momento di furia divina. Uno di quegli attimi di arroganza, di totale mancanza di senso dell’umorismo. E in quel momento potrebbe attirare un gruppetto di grigi verso un casolare di stronzi e, non contento, bombardare l’edificio con bottiglie Molotov. Forse una reazione esagerata ad un torto subito, ma prendo spunto dal Dio dell’Antico Testamento. Quello incazzoso. Quello delle cavallette, le vacche magre e le alluvioni. Ancora non posso evocare piogge di rospi o torrenti di sangue, ma non cagatemi il cazzo, perché ho mezzi miei per rovinarvi la vita.
Trattatemi bene e guadagnatevi la mia fiducia e quando accadrà che a qualcuno della vostra comunità gli venga male ai denti, vi porto un dentista da Exilles. Qualcuno deve partorire? In un casolare della Val Pellice ho un’ostetrica. Avete bisogno di armi? Ho un camion pieno di morte e distruzione che, per il giusto prezzo, posso condividere con voi. Se avete una radio, potete ricevere i miei rapporti quotidiani sui movimenti degli zombie nella vostra area, e se necessario posso aiutarvi a liberarvene. Quello lo faccio gratuitamente, senza compenso. Ovvio, le offerte sono gradite.

Il giorno dopo l’aver scoperto l’esistenza della comunità all’interno del forte di Exilles, mi sono pimpato l’aereo. Per quanto mi sarebbe piaciuto uno stereo paura, qualche schermo LCD e una Xbox 360 e una verniciatura rosa cingomma luccicante, mi sono accontentato di un paio di scritte fatte con una bomboletta di vernice nera. Sotto un’ala ho scritto 66.600 MHz e sotto l’altra 121.500 MHz. E, dopo averci pensato un po’, sotto la fusoliera ho aggiunto “SALVE!”. Ho poi preparato due scatole da scarpe con, imbacuccati tra carta di giornale accartocciata, due radio già impostate sui 121.500. ho anche passato una oretta a cercare di inventare un sistema di paracadute per rallentare la caduta delle scatole, ma senza successo. Mi sono rassegnato all’idea di lasciare tutto alla capacità assorbitive della cartaccia. Poi mi sono diretto a Exilles. Non mi sarei dovuto preoccupare delle radio, subito dopo il primo passaggio sopra il forte, la radio dei 66, ha gracchiato:
“Salve a te!”
Al passaggio successivo, vidi che in mezzo alla corte c’era l’uomo a cui il giorno prima era stato portato il mio messaggio e che mi aveva dato il pollice in su, con una radiolina attaccata all’orecchio.
“Buondì! Io sono Pekka, con chi sto parlando?”
“Piacere Pekka, io sono Claude. Bell’aeroplanino.”
“È un trabiccolo, ma fa il suo lavoro. Bella casetta.”
“Sarebbe uno spreco avere un forte e non usarlo, di questi tempi.” sentii una mezza risata prima che mollasse il pulsante della trasmissione.
“Sei tu il capo lì giù?”
“Adesso mi metti in imbarazzo. Per quanto possiamo avere un capo, direi di sì. Diciamo un primo fra gli eguali.”
“Sarete mica una setta?” Questa volta sentii la risata appena schiacciò il pulsante
“No, niente setta. Spero di non averti deluso.”
“Beh, sarebbe dipeso dal tipo di setta. Se eravate una di quelle con orgie e cose del genere, magari un po’ sì. Di quelle con i sacrifici non sono un grande fan. Quanti siete?”
“Siamo una dozzina di famiglie più una decina di autonomi. Voi?”
All’inizio la domanda mi confuse, poi capii:
“Ah, no, spiace, sono solo me. Non vengo per conto di nessuno.”
“Un solitario?” sentivo il sorriso nel tono di voce;
“No, grazie. Non gioco a carte.” risi nel microfono.
“Che notizie ci porti, Pekka? Siamo un po’ tagliati fuori qui.”
“Non molte della zona. Sono stato a Venezia per un po’ e ho assistito alla sua distruzione. Ci ho perso diversi amici.” mi venne un groppo in gola. Stronzi amici che mi fanno preoccupare per niente.
“Mi dispiace.”
“Passerà, spero. Comunque, una cosa ve lo posso dire: Le merde camminano sott’acqua.”
“E qua in zona, ne hai visti?”
“Ho visto un paio di gruppetti salendo la valle. Un gruppetto, cinque o sei in tutto sta salendo lungo la statale 25, un altro, una decina, sta scendendo lungo la 24. Ho visto qualche zulu individuale a Chiomonte e diversi sparsi per Susa. Dammi qualche minuto, torno subito.”
“OK.”
Fino a quel momento avevo tenuto l’aereo in una virata continua sul forte, un Turn Around a Point centrato su Claude. Raddrizzai l’aereo feci una ricognizione più ampia dell’area.
Tornato indietro mi rimisi in contatto.
“Ne hai tre che stanno venendo nella vostra direzione sulla 24. Saranno a un paio di chilometri. Anche a Salbertrand ce ne sono diversi, soprattutto nell’area di servizio sull’autostrada.”
“Grazie delle info.”
“Facciamo una cosa. Dammi qualche altro minuto.” Rivirai verso nord. Dopo un quarto d’ora ero di ritorno.
“Dimenticati i tre che stavano arrivando. Sono fiaccole ora.”
“Ah, cazzo. Grazie!”
“Posso aiutarvi in qualche altro modo?”
“Hai già fatto molto, non voglio approfittare della tua bontà. Però possiamo barattare, che dici? A te che serve?”
“Più che altro benzina.” stavo per mollare il pulsante, poi lo tenni schiacciato “Ah, e del mangiare, che non venga da una scatoletta non sarebbe male.” stava ridendo quando partì la trasmissione. Cazzo, se mi piaceva quest’uomo.
“Carburante ne abbiamo un po’, per di più non lo usiamo, abbiamo pannelli solari sia per la corrente che per l’acqua calda. Ma magari puoi essere più interessato in qualche salsiccia di cinghiale e delle patate. Ehi! Attento!” L’ultima esclamazione era giustificata dal fatto che sentendo le parole ‘salsiccia di cinghiale’ avevo quasi perso il controllo dell’aereo.
“Effettivamente, la salsiccia potrebbe interessarmi. Che vi serve?”
“Munizioni. Come hai visto, non ci sono molti zombie qui intorno, ma qualcuno c’è, e noi non siamo proprio i migliori tiratori della valle. Medicinali sarebbero anche utili. Antibiotici e roba del genere. Ne abbiamo un po’ ma sempre meglio averne una scorta.”
“Ok, dammi le specifiche e vedo cosa posso fare.” Mi diede direttamente tipo e calibro delle munizioni di cui avevano bisogno, poi mi passò una donna che mi spiegò cosa serviva di medicinali, arrivando anche a dirmi dove fosse probabile le trovassi in una farmacia.
“Quella era Raffaella. È un infermiera. Quindi se ti dovesse venire un raffreddore sai dove venire.”
“Perfetto. Avete qualche altro professionista interessante?”
“Un dentista, un ingegnere e due meccanici.”
“Buono a sapersi. Tocca andarmene, prima che mi cali troppo il carburante. Torno al più presto con le cose, se le trovo.”
“È stato un piacere, Pekka. Ricordati che c’è già una gira di salsiccia per te, per i servizi di oggi. Buon volo!”
“Grazie, Claude. Alla prossima.”

Quella fu la prima comunità, ed è ancora quella a cui tengo di più. Claude fu la prima persona a cui strinsi la mano e abbracciai, da Venezia. È un personaggio strano, ma siamo amici. E non c’è volta che lasci Exilles senza della salsiccia. Che sia per scambio o dono. Claude non ha mai dimenticato che ho quasi risciato di schiantarmi solo sentendola nominare, ovviamente me la fa pagare prendendomi per il culo in maniera furiosa. Ma ne vale la pena. È la migliore che abbia mai mangiato.

Alla prossima, gente.

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