Ipotesi di salvezza 1: Zombie Euganei al monastero.

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23 ottobre 2012 di thesurvivaldiaries

[Special Guest: Kappe]

A dire il vero non so proprio da che parte cominciare. Sono intirizzito, incazzato come una biscia e bagnato come un pulcino. Questa stramaledetta cabina ENEL è l’unico riparo sicuro che ho trovato. Ed è anche l’unico luogo conosciuto con una scintilla di elettricità, visto che a 2 giorni dal mio precedente intervento in questo blog, l’energia elettrica è magicamente venuta a mancare.

Un incubo a 360°, Iphone morto dopo poche ore, nonostante il razionamento della batteria (sicuramente Steve Jobs non aveva previsto una apocalisse zombie nell’immediato futuro, e adesso probabilmente si starà aggirando da qualche parte affamato ed incurante della sua recente scomparsa). Le buone notizie? Non ho idea di come possa essere successo, ma nella casa del mio vicino c’era cibo per un reggimento… (che si stesse preparando all’apocalisse prima di schiattare?) appunto c’era, adesso non c’è più visto che in questi quasi 3 mesi di assenza da qualsiasi forma di comunicazione ed interazione sociale, me lo sono lentamente spazzato via.

Come ho vissuto in questi mesi? Ero preparato ma NON mi ero preparato…. No non sono impazzito, semplicemente avevo letto quel simpatico e goliardico libro di MAX BROOKS “Manuale per sopravvivere agli zombie”, al tempo considerato letteratura di terz’ordine ed oggi letteralmente LA NUOVA BIBBIA per l’inferno sulla terra. Avevo la conoscenza, ma non la preparazione e soprattutto mi mancava un piccolo particolare, il terribile impatto psicologico che tutto ciò ha avuto su di me.

Mi sono barricato nell’appartamento al primo piano come vi avevo detto, rinforzato la porta esterna del condominio con alcune assi recuperate dai garage sottostanti, attirando qualche putrido, ma senza nessuna conseguenza tangibile. La mia roccaforte era pronta, non dava nell’occhio essendo il palazzo situato in una stradina secondaria e concedeva almeno 2 livelli di protezione. Ho intasato le scale con tutto ciò che di ingombrante e non indispensabile sono riuscito a raccattare, fornendo una buona barriera se per caso la porta non avesse retto. Gli spostamenti al piano di sotto e quindi all’esterno li effettuavo calandomi con una corda di canapa (dio benedica colui che aveva la passione per le arrampicate) direttamente dal ballatoio superiore. Semplice, veloce e facilmente retraibile, anche se dubito che i miei amici vaganti e decerebrati siano sufficientemente smaliziati e forzuti da poterla usare.

Mi sentivo al sicuro, ed in effetti lo ero. Col passare del tempo di vaganti nella mia zona ce ne sono stati sempre meno, ogni tanto la prima settimana si sentiva ancora qualche urlo o qualche sparo, poi il silenzio più assoluto. Mi sono mosso all’esterno solo un paio di volte, quando la mia astinenza da sigarette diventava insopportabile, ho fatto fuori qualche vagante che mi voleva invitare a cena, saccheggiato i 2 tabacchini (rimediando a dire il vero poca roba, visto che pare la fine del mondo non abbia scoraggiato il genere umano rimasto ad inquinarsi i polmoni). Anche se alla fine ho dovuto forzatamente smettere… Sono stato anche a letto con la nausea e mal di testa lancinante per almeno 3 giorni … questo perché ero sotto psicofarmaci, e quando li ho finiti mi son dovuto sorbire la crisi di astinenza associata… durata per fortuna pochissimo.

E’ stato allora che ho iniziato a provare la noia esistenziale. L’unica cosa che potevo fare era masturbarmi, leggere libri e pensare. Pensare a tutto quello che è successo, alla mia famiglia probabilmente morta, ai miei amici che forse adesso si farebbero in 4 per me solo per poter assaggiare un polpaccio, in particolare alla mia sorella “di fatto” Luna, a “soli” 500 kilometri di distanza, in una delle città più grandi d’Italia, alias Roma… secondo la logica dei film e dei libri sugli zombie le grandi città sono di sicuro i posti più pericolosi e quelli in cui le speranze di vita sono realmente vane. Luna, se per caso non sei stata mangiata e sei viva e cosciente, contattami in qualche maniera, non lo so perché tra tutte le persone mi sia venuta in mente proprio tu, forse per il tuo feeling condiviso nei riguardi dei film dell’orrore e di tutto ciò che di brutale e sanguinolento ci fosse prima dell’apocalisse.

Tra spremute di palle e riletture di libri, lentamente l’angoscia si è fatta strada nel mio cuore, tagliato fuori da qualsiasi cosa, perfettamente conscio che all’esterno c’erano ancora persone come me, che lottavano, che si rifugiavano. Io avevo e ho bisogno di loro, almeno quanto loro avevano e hanno bisogno di me…. Dovevo prendere una decisione. Nel primo mese ho semplicemente monitorato la situazione dalla terrazza, vaganti che correvano qua e la, nel secondo mese ho nuovamente monitorato la situazione, sempre dalla stessa terrazza… stavolta però i vaganti erano molti meno ed guarda un po’, erano pure più lenti, alcuni addirittura si dovevano trascinare perché molto probabilmente le gambe si erano usurate ad un punto tale, da non permettere più loro di camminare correttamente.

“AH LA PUTREFAZIONE! Madre natura sei ancora qui!”

Questo ho esclamato più o meno, quando ho realizzato la cosa…. Come ho realizzato anche che i grissini erano finiti ed era ora di mettersi in moto…. Si ma per andare dove? Sono un fifone della merda sapevatelo, ma il famoso detto “quando l’acqua tocca il culo anche i sassi imparano a nuotare” mai si era rivelato più vero. Dovevo decidere se rimanere qua dentro a marcire ed impazzire al “sicuro”, oppure tentare la fortuna là fuori…. Ed è stato in questo momento di riflessione che ho anche deciso dove muovermi senza fare troppa strada

IL MONASTERO DI SAN DANIELE!

Una zona a pochi chilometri da casa mia, situata ovviamente sulla cima dell’omonimo colle….una sola strada per raggiungerlo, quindi facilmente difendibile, un unico ingresso da un imponente cancellata di metallo, alta almeno 5 metri…. Sì, potrebbe essere il posto giusto. Potrebbe anche già ospitare altre persone che hanno avuto la mia stessa pensata…potrebbe essere diventata una guarnigione militare, potrebbero esserci persone che hanno ripreso una vita più o meno normale…potrebbe, potrebbe , potrebbe….. non me ne frega un cazzo, dovevo rischiare, almeno sincerarmi se il posto fosse morto, nonmorto, oppure vivo. Ho quindi fatto un bel sonno ristoratore, passato mezza giornata a fare i preparativi ed alla fine sono partito.

La mia auto era sempre li. Sempre in dannata riserva. Ho caricato quello che mi serviva nel portabagagli e sono partito….. solo per fermarmi circa 5 minuti dopo. L’accesso alla strada che si inerpica sul colle di San Daniele era completamente bloccato. Un cimitero di automobili a sbarrarmi la strada, molte delle quali mezze bruciate, finestrini rotti, schizzi di sangue…. Insomma sapete la solita roba…. Mi sa che molte più persone di quelle che mi ero immaginato avevano scelto la via del monastero…..e mi sa che altrettante persone non siano arrivate a destino….

Che fare? Frega un cazzo, a giudicare dallo sfacelo, quell’accozzaglia di lamiere bruciacchiate era morto da un bel po’, quindi un’indagine andava fatta ugualmente. Così ho a malincuore messo la macchina nel parcheggio del Break Pub (stranamente vuoto), chiudendola come avrei fatto andando a comprare un nuovo videogioco al MediaWorld di Albignasego. Gesto inutile, ma che in qualche modo mi ha dato un microsecondo di attaccamento alla mia passata esistenza “civile”.

E adesso sono qua. La salita verso il monastero si è rivelata tranquilla fino a metà, ma ovviamente come in ogni bellissimo film dell’orrore che si rispetti, il protagonista deve sempre affrontare qualche avversità, SOLO CHE QUESTO NON E’ UN FOTTUTO FILM, E’ LA VITA VERA… CAZZO! Sono stato colto alla sprovvista, la mia fretta di arrivare di sopra non mi aveva fatto notare che “alcuni” vaganti sparsi nella boscaglia stavano pensando di farsi uno spuntino extra….

E’ successo tutto in un lampo! Mi son trovato circondato da almeno 10 di loro, ringhianti, bavosi, almeno un paio ormai non si potevano nemmeno considerare più esseri umani, bensì dei mal riusciti dipinti di Picassiana memoria, ma erano LENTI, cazzo! LENTI, anche se abbastanza veloci per costringermi a prendere decisioni rapide.

Check papabili armi:

  • Coltello da cucina (Troppo pericoloso per uno scontro in “multiplayer” . Bocciato.)
  • Ombrello da viaggio (senza punta e troppo corto. Bocciato.)
  • Fucile ad aria compressa sgraffignato nell’appartamento accanto al mio rifugio (Scarico, doveva servirmi per spaventare eventuali “sciacalli” umani. Bocciato.)
  • Padella (Vedi coltello da cucina. Bocciato.)
  • Un paio di molotov (Preparate con superalcolici vecchi recuperati a casa mia. Mai sentito parlare di zombi infuocati che ti inseguono e di incendi nei boschi? Bocciate.)
  • Una mazza da golf (Lunga e sufficientemente potente da farmi abbattere almeno un paio di stronzi per poi fuggire a perdifiato. PROMOSSA!!)

Ovviamente questa verifica si è svolta tutta nel giro di un microsecondo. Ed è stato così che sono diventato l’indomito sterminatore di zombie armato di un bellissimo ferro 9 benedetto!! No il benedetto lasciatelo pure stare. Mulinando la mia improvvisata arma ho posto fine alle pene di 3 vaganti, si è creato un varco. Scatto felino, qualcosa mi afferra la caviglia, rotolo per terra e finisco a gambe all’aria nel bosco adiacente la strada….la fisica ha fatto il resto. Non so per quanto “sono dolcemente scivolato” giù per lo scosceso ciglio del colle, visto che dopo 2 metri ho perso conoscenza colpito probabilmente da una pietra o un tronco. Quello che so è che mi sono svegliato quando ormai era buio. Vivo! E questo era già qualcosa. Senza zombacci che mi ronzavano attorno e questo era già MOLTO di più.

La mia corsa si era arrestata all’arrivo su un sentiero…. Sapete quelli che usano gli escursionisti per vivere la natura selvaggia. Mi dovevo muovere, anche se ogni fibra del mio corpo era in sciopero per dolore lancinante. Sembrava e sembra che io non abbia nulla di rotto… anche se ho un brutto taglio sull’avambraccio sinistro e non sono ancora riuscito a disinfettarlo.

Ed ecco che arriviamo al mio tempo presente. Raccogliendo quel poco di senso dell’orientamento rimastomi in una zona come quella, ho iniziato a seguire il sentiero… fermandomi ogni 10 metri ad ascoltare eventuali rantoli, rumori, gorgoglii e qualsivoglia vario ed eventuale rumore di zombesca natura. Il fatto che mi sentissi completamente perso e terrorizzato era solo un effetto collaterale…. E poi finalmente mi imbatto in questa cazzo di cabina dell’Enel che promette un riparo sicuro per la notte. La porta è aperta… BENE! Ora è chiusa e barricata con una sediolina di legno marcio trovata all’interno (che gran protezione eh?), ma cosa più importante, ho trovato una bellissima presa di corrente per i test tecnici che indovinate un po’ FUNGE!

Quindi sono qua, a pensare ai miei vari altri amici sopravvissuti, a urlarvi che nonostante tutto sono ancora vivo e che intendo restarci. Passerò la notte qui dentro, sveglio purtroppo, con la mazza da golf in mano, completamente al buio (non è che sono così coglione da non essermi portato una torcia elettrica, ma hai visto mai che qualche occhio marcio non riesca a vedere la luce che proviene dalle finestrine anguste di sta cabinetta spersa nel bosco) e con le orecchie tese.

Domattina se sono ancora vivo tenterò nuovamente di inerpicarmi sul colle per vedere se il monastero è sicuro. Ormai sono pronto a tutto, ho “rotto il ghiaccio” coi miei amici putridi già qualche mese fa.

Con calma, metodo e una buona dose di violenza dovrei riuscire nella mia impresa. Probabilmente se non mi leggerete più, avrete la certezza che non ce l’avrò fatta, MA IO CE LA FARO’, CAZZO SE CE LA FARO’.

Adesso spengo tutto, celo nell’ombra, prego e aspetto l’alba. Domani è un altro giorno, domani si ricomincia a lottare contro la nonmorte…. Non è che conoscete un chierico che me ne possa scacciare un po’? Scherzo.

State vivi amici, non disperate, e se ve lo dice uno che adesso è sepolto nella merda come me…. Ci siamo capiti.

Mi godo i miei crackers umidicci e vi saluto!

Quel che rimane di KAPPE.

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