Un piede nella fossa

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20 ottobre 2012 di thesurvivaldiaries

[Special guest: Nexus]

Salve a tutti, sopravvissuti di questa folle apocalisse!

Vi ricordate di me? Sono l’insonne sfortunato che era prigioniero della sua casa tra le colline sotto il tiro costante del cecchino. Dovevo raggiungerlo alle prime luci dell’alba strisciando lungo il fossato e stanarlo col fumo, ricordate?

Ebbene, ora posso tirare un sospiro di sollievo, ma dire che ho patito l’inferno non è che un vago eufemismo.

Faceva ancora buio quando sono uscito dalla finestra del piano terra; lentamente, mimetizzandomi tra cespugli e arbusti, ho raggiunto il fossato. Lì mi son sentito subito più sicuro, poiché ero protetto dalle alte pareti che fungevano da trincea. Ma Dio, che fetore! C’era un puzzo di acqua stagnante e di carogne, poi quando si è fatto un po’ più chiaro e i corvi gracchiavano alla luce del giorno, realizzai con orrore di essere in mezzo a cadaveri e carogne d’ogni sorta!

L’acqua era bassa, all’altezza della rotula circa, ma alcuni galleggiavano verso di me, ed io mi feci avanti contro la loro immonda vicinanza stringendo la Beretta in pugno, in modo che se qualcuno si fosse svegliato gli avrei piazzato subito un proiettile in testa! Lo so, così facendo avrei avvertito il cecchino, ma cos’altro avrei dovuto fare?

Ci fu un momento che volevo andarmene, correre a casa lasciando stare questa mia missione.

E stavo per farlo, lo ammetto, ma ad un tratto sentii qualcosa di freddo e rigido che mi strinse la caviglia! La mia risposta fu immediata: mi voltai di scatto e sparai tre colpi lì vicino.

Cristo, l’avessi mai fatto! Vidi il braccio di un morto vivente galleggiare che, un istante dopo, si alzò dall’acqua e si scagliò contro di me. Sparai 5 –  6 colpi cadendo all’indietro.

Quando mi rialzai il morto vivente non dava più alcun segno di vita, ma il cecchino, avendomi individuato, iniziò a sparare!

Rimasi accucciato, impossibilitato ad uscire per via del cecchino, ma la cosa peggiore fu che quello che avevo ucciso non era l’unico morto vivente del fossato: altri tre mi venivano incontro!

Ero in trappola, se fossi uscito rischiavo di esser ucciso dal cecchino, se invece restavo sarei stato sbranato dai morti viventi!

Non c’era scampo…non c’era scampo. Una morte rapida era la mia sola consolazione.

Avevo solo quattro colpi e uno dovevo conservarlo per me. Ma sarebbero bastati a uccidere quei tre morti viventi?

Ne accoppai solo uno, poi rimasi con l’ultimo colpo.

Mi cacciai la pistola in bocca, deciso a farla finita, ma non ebbi coraggio di premere il grilletto.

Allora corsi; uscii fuori allo scoperto, e corsi più veloce che potevo, aspettandomi da un momento all’altro di esser beccato dal cecchino. Se avevo fortuna mi avrebbe solo ferito.

Ma con mia grande sorpresa non sentii alcun colpo e raggiunsi la fattoria.

Come mai non aveva sparato? Aveva forse finito le munizioni?

Incuriosito entrai nel fienile. Era buio, così accesi la torcia e seguendo delle tracce fresche di sangue lo trovai a terra sanguinante, il corpo pieno di morsi. Di lì a poco sarebbe diventato uno di loro.

Allora presi una forca, una vecchia forca che era appesa alla parete, e gliela conficcai nel collo!

Ah ha! Gliela piantai talmente forte che perforai addirittura il legno del pavimento.

Ma non fu finita qui. Gli zombie che lo avevano morso erano ancora nella fattoria e mi avevano sentito. Non feci in tempo ad uscire che mi circondarono.

Ero rimasto con un solo colpo e per un attimo ripensai che fossi spacciato. Ma mi venne in mente un espediente: usare i fumogeni che avevo costruito per stanare il cecchino contro di loro.

Il fienile si riempì subito di fumo offuscando gli zombie. Ma come loro non potevano vedermi così pure io non potevo sapere la loro esatta locazione.

Allora mi gettai a terra, avanzando a carponi, passando in mezzo e sotto di loro.

Di tanto in tanto intravedevo qualche caviglia emaciata, qualche piede scarnificato.

Sentivo il cuore battermi all’impazzata e il sangue gelare.

E poi c’erano quei lamenti, quei versi gutturali, quei bramiti selvaggi… Dio, mi sembrava di essere nell’anticamera dell’inferno!

E proprio come all’inferno, il fienile iniziò a prendere fuoco, ma la cosa peggiore non erano tanto le fiamme in sé, quanto il fatto che il calore spostava gran parte del fumo rendendomi visibile.

Fortunatamente quando avvenne ciò ero vicino all’uscita, così mi alzai di scatto e corsi fuori, fuori dall’inferno!

Son tornato a casa distrutto, ma son riuscito a dormire…

Domani sarò finalmente libero di andare in cerca di provviste e di materiale per riparare i danni alla casa senza dovermi guardare le spalle dal cecchino…intanto, buona notte!

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