L’assassinio di Gianni Beggio per mano del codardo Alienone

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18 ottobre 2012 di thesurvivaldiaries

Leggo notizie buone e cattive.

Il ritorno di buoni amici: Ciao Pekka, ciao Thomas. Bentornati. E’ un sollievo sapervi vivi e in forze.
La morte di uno di noi: Andrea. Ormai dovrei esserci abituato ma non sono riuscito ancora a considerare la morte una cosa banale. Ripenso a Giulio e alla sua azione da Kamikaze e a coloro che ci hanno lasciato, per volontà propria o perché le cose vanno così al giorno d’oggi.
John Donne diceva: “Ogni morte mi diminuisce, per cui non chiederti per chi suona la campana: suona sempre per te.” O una cosa simile. Hemingway ci ha scritto un libro. I Metallica ci hanno fatto pure una canzone.

Per me è vero. Per quanto cerchi da allontanarmi dal dolore, dal lutto, mi è quasi impossibile non aprire le pagine di questo blog e leggervi. Queste pagine virtuali sono come una chemio per me. Mi fanno male, terribilmente male a volte. Lo stomaco mi si torce quando leggo che un altro di noi non c’è più, quando scopro che il mio Untore non è l’unico ad aggirarsi nei paraggi, quando vedo cosa stiamo diventando noi esseri umani: vecchi in una gabbia che offrono la loro figlia per avere la libertà, come il prigioniero di Coma.

Eppure se sono vivo forse è per tutte le vostre voci. Perché il trattamento che mi offrite, che mi fate scorrere goccia a goccia nelle vene, tiene a bada il cancro che potrebbe uccidermi: quello della memoria e del cuore.

Magari c’è un altro motivo che mi tiene in vita però. Più triste e triviale.
Sono vivo perché ho fatto l’amore con la morte. No, non si dice “fare l’amore”. Si dice proprio scopare, fottere. Gliel’ho proprio messo dentro a quella brutta figa avvizzita e mentre godeva, mentre mi ero perso in quell’abbraccio puzzolente, la morte mi è venuta addosso e ora io posso portarla, posso uccidere. E sì, è arrivato il momento che vi parli di quello che è successo a Gianni Beggio, dopo la fine di Venezia.

Ricordo. Il campo sconosciuto di Venezia, illuminato dalla luna, dopo la mia fuga dalla nostra piccola apocalisse privata. Io seduto su una panchina, incapace di pensare. Il ciccione davanti a me, ansante, pallido. Gianni Beggio, tecnico di computer.

“Sei un militare?” Mi chiede. Suda e respira a fatica. Deve aver corso. A dirla tutta anch’io sono ancora ansante dopo la mia fuga da Zulu che non fa surf ma fa di peggio. Dopo la sua domanda mi accorgo di indossare ancora la divisa mimetica e i gradi che ho guadagnato sulla barriera, poche ore prima o forse un secolo.
“No, sono uno sfigato.” Rispondo.
“Se sei ancora in piedi non sei poi così tanto sfigato.” Dice lui. Si guarda in giro circospetto. Le urla, gli spari e le esplosioni sono ancora distanti. Ma si avvicinano. Il masso rotolante di Indiana Jones è dietro di noi, più lento del solito ma inesorabile e fatto di carne morta. Io non rispondo ma non sono tanto sicuro che abbia ragione.
“Hai una pistola?” Mi chiede.
Mi batto il petto come durante l’atto penitenziale in corrispondenza della Beretta, infilata in una tasca del giubbotto militare.
Per mia colpa, mia colpa, mia grandissima colpa.
“Allora adesso te vieni con me.” Dice Gianni.
“Dove vuoi andare?”
“Andiamo a Punta. Ho un barchino a motore qui dietro. Io guido, tu spari se c’è bisogno.”
“Punta Sabbioni?”
“Punta Sabbioni. C’è gente lì. Hanno tirato su una comune, una cosa così. Pensavo fossimo più al sicuro a Venezia.”
“E come cazzo fai a sapere che non gli è capitato quello che è successo a noi?”
“Non lo so, cazzo.” Dice stancamente. “Non so niente. So che dobbiamo toglierci dalle palle. Vieni.”
L’ho guardato. Un quintale e mezzo di carne viva ansante in cui erano ficcati due occhi cerchiati di nero. Occhi che hanno fissato per più di un minuto i miei indolenti 80 chili seduti su una panchina fermi, indecisi.
“Va bene. Allora resta a farte ciavare dai morti.” Dice Gianni e comincia a muoversi. Sparisce in una calletta poco distante.

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3 thoughts on “L’assassinio di Gianni Beggio per mano del codardo Alienone

  1. andrea ha detto:

    molto molto bello :-)

  2. Renna ha detto:

    coinvolgente!

  3. […] Gianni Beggio, il ciccione con cui sono scappato da Venezia. Bé, siamo in internet alla fine, un link non fa male. Il fatto è che c’era un buco. Un buco di chissà quante ore tra me che sparo al […]

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