Una notte movimentata

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16 ottobre 2012 di thesurvivaldiaries

[Special Guest: Claudia Frizzarin]

Stamattina mi sono svegliata di soprassalto, una sensazione di merda pervade il mio stomaco, ho controllato, io sono a posto, non mi sono fatta, la cosiddetta merda addosso.

Il tutto è accompagnato da un continuo senso di vomito, mi sento debole, allo specchio mi vedo pallida e appena chiudo gli occhi rivivo tutto ciò che è accaduto ieri sera.

Poche ore fa ho dato libero sfogo al mio IO più perverso, più stronzo, più cattivo, più maledettamente violento. Non sapevo nemmeno di poter arrivare a tanto, forse per voi non lo è, ma per me è tanto.

Ricapitolo, ero a casa da sola, mi sono messa a letto perché dovevo partire per andare al Lago di Caldonazzo.

Durante una notte già tormentata, sento dei rumori, la porta non l’avevo chiusa a chiave da stupida, mi alzo di scatto, salto sulla mia carrozza bianco sporco, e prendo una mazza (si dormo con una mazza, non fatevi pensieri strani, porsei!) mi avvicino verso il salotto e trovo una banda di zulu di merda che “cincionano” con la mia porta. Non ci ho visto più (la fiesta stavolta non c’entra un cazzo) ho preso la mazza e l’ho scagliata contro il primo zulu che avevo a portata di mano.

Ho colpito con tanta veemenza che si è spalmato a terra senza nemmeno rantolare un po’, il che mi ha delusa, ormai mi ero caricata e volevo scatenare un po’ di sano putiferio.

Si avvicinano gli altri, sempre zoppicando, si sa non sono veloci (per fortuna!), erano solo in 4, sti minchioni.

La mazza era fuori uso, corro in cucina e prendo il mio fidato coltello da cucina: impugnatura in legno e lama tagliente da 45 cm. Lo zulu con più capacità motoria, si avvicina sputando pezzi di carne putrida e sangue puzzolente, ho aspettato che si avvicinasse abbastanza da poterlo infilzare come uno spiedino senza fare troppa fatica. Sono una “pitima” si, che ci volete fare? Ho bisogno dei miei tempi quando mi alzo dal letto, nessuno e intendo NESSUNO deve rompermi i coglioni appena mi alzo, sopratutto degli zulu di merda come loro.

Il secondo e il terzo arrivano assieme, vogliono attacarmi assieme sti maledetti!

Mi faccio prendere dal panico, che però viene spazzato via da un po’ di stupore: lo zulu di sinistra inciampa sulla sua stessa gamba, che si stacca producendo un odore nauseabondo che mi fa venire i conati di vomito. Inciampando è caduto e si è infilzato con la spalliera della sedia.

Ora siamo rimasti solo in due: io e l’animale. Mi sale una rabbia che mi spaventa, mi si raggela il sangue, dentro di me prendo coscienza di una fermezza che non sapevo di avere.

Guardo quest’essere che si avvicina, afferro un canovacco e lo uso come frusta, lui si incazza, proprio come farebbe un’animale, più lui si incazza, più io godo.

Lo torturo ancora un po’ in questo modo, perché ha paura anche di uno stupido canovaccio questo qui..

Lo affronto senza un briciolo di timore dentro il mio cuore, ormai non ho nulla da perdere.

Il coltello in una mano e mi spingo verso di lui, lo colpisco di striscio, vicino a me ho un carica batteria di un vecchi cellulare, glielo attorciglio attorno al collo e stringo, sempre, sempre più forte fino a spaccargli il collo.

Mi fermo, guardo i corpi degli animali dentro casa mia, dentro al mio rifugio, il mio posto sicuro.

Che schifo, tutto attorno a me c’è morte e devastazione.

Spingo, con l’aiuto della mia carrozza, i corpi fuori dalla mia porta, li lancio giù per le scale.

Rientro a casa e crollo in un mare di lacrime, la testa mi pulsa e mi provoca un dolore lacerante che mi fa venire un’acidità di stomaco.

Mi faccio un sorso di Aperol e vado a letto.

Prima di addormentarmi passa un bel po’ di tempo, forse 2 ore, forse meno non lo so. Sono talmente stordita che non mi accorgo del tempo che passa e mi metto a pensare a cose belle, a quello che vivevo prima di tutto questo casino.

Non aiuta molto, perché solo pensieri cupi attraversano la mia mente ora.

Che qualcuno mi aiuti.

Siamo morti che camminaniamo (o rotelliamo, dipende dai punti di vista) ma prima o poi moriremo tutti.

Starò ancora qui, devo riprendermi.

Ora mi faccio un’altro sorso di Aperol e poi di nuovo a letto.

Se non muoio per gli zulu, morirò di cirrosi epatica.

Ciao stronzetti!

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