Meglio a lui che a me

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12 ottobre 2012 di thesurvivaldiaries

Cielo coperto, oggi… mi sa che tra poco verrà giù un temporale coi fiocchi.

Sono tre giorni che non esco in perlustrazione, d’altronde con la mia ultima uscita ho portato a casa una discreta quantità di roba: cibo in scatola, acqua, biscotti, farina e altre cose che ho razziato al solito Famila di Curtarolo in un veloce giretto.

Gli unici putridi che ho trovato laggiù erano decisamente marci e sfatti, troppo lenti per darmi qualche pensiero: meglio così, preferisco risparmiare le munizioni del mio M4 e della mia Beretta, anche perché non ho la minima idea di dove procurarmene ancora…

Yelena sta dormendo dopo la nostra trombatina pomeridiana, io invece non ho sonno, quindi eccomi qui.

Non so perché, ma mi è tornata in mente la mia ex, e l’ultima volta che l’ho vista. Viva, intendo. Che poi, in realtà, era la penultima volta.

L’ultima volta vera e propria non è una circostanza che ricordo con piacere… ed è passato qualche mese ormai.

Anche se a me sembrano secoli.

E’ andata così: tre giorni dopo essere arrivato da Yelena, ho deciso di pigliare la moto e di andare a rifornirla di benzina.

Ho pensato ad uno dei distributori sulla Valsugana, quello vicino a Vaccarino: attorno, campi, accanto solo la strada. Facile avvistare subito qualche putrido e poter telare di gran fretta.

Al solito, ho avuto culo: gli unici che ho incontrato erano abbastanza lontani dal mio obiettivo e abbastanza lenti da consentirmi di arrivare al distributore, fare rifornimento dalla cisterna interrata utilizzando la piccola pompa a sifone portatile che avevo trovato nel garage della mia nuova casa, e ripartire.

Proprio mentre stavo uscendo dal distributore, mi è venuta in mente la mia ex.

Non so perché, non so percome, ma invece di girare per Piazzola, ho proseguito dritto per Limena, ho fatto un po’ di slalom tra una quindicina di putridi che affollavano la zona delle chiuse e ho proseguito svoltando poi a sinistra e immettendomi sulla Brentana, direzione Villa del Conte.

E quando sono arrivato ad Arsego, ho trovato un macello a cielo aperto.

Macchine bruciate in mezzo alla strada, resti umani sparsi ovunque come una specie di macabro tappeto, una puzza di merda, decomposizione e morte da togliere il respiro…

La pasticceria Marisa era irriconoscibile, vetrine sfondate, tavolini rovesciati, schizzi di sangue secco sui muri… mannaggia, mi piaceva fare colazione lì, il sabato mattina, con le brioche calde appena sfornate e quel cappuccino denso di schiuma! Peccato!

E poi, putridi ovunque… che, ovviamente, appena hanno fiutato la pappa, non si sono fatti pregare a cercare di darmi il benvenuto a suon di morsi, tanto che non ho nemmeno avuto la possibilità di rallentare per contemplare meglio quel triste spettacolo di devastazione e schifo.

Però, lei sono riuscito a vederla… ho schivato per il rotto della cuffia un paio di putridi e ho svoltato a sinistra, poi a destra e mi sono immesso nella strada che passava davanti al vialetto della casa in cui un tempo abitavo anch’io. Lei era là… all’inizio del vialetto d’ingresso, accovacciata accanto ad un cadavere: un cadavere tradizionale, non uno di quelli semoventi.

Era di spalle e sembrava stesse piangendo.

Non c’erano putridi nelle immediate vicinanze, così mi son fermato ad un cinque-sei metri da lei, senza scendere dalla moto e senza spegnere il motore, e l’ho chiamata.

Non so cosa cazzo mi ha spinto a chiamarla… non so cosa mi aspettassi.

In realtà in quel momento, quando l’ho vista, non ragionavo molto.

Col senno di poi ora penso che avrei fatto meglio a sbattermene i coglioni e a proseguire diritto… anzi, avrei fatto ancora meglio a tornarmene direttamente da Yelena subito dopo aver fatto benzina in quel cazzo di distributore.

Perché quando la mia ex si è voltata verso di me, ho visto quei maledetti occhi bianchi, quel viso grigiastro che cadeva a pezzi e quella bocca sbavante che addentava con foga animalesca una specie di vermone violaceo e sanguinolento che, una volta, erano gli intestini del suo ganzo… si, proprio il manico di scopa alto, brizzolato e insulso per il quale mi aveva mollato qualche mese prima che scoppiasse l’inferno.

Mi ha guardato per qualche istante con quell’espressione disumana, poi è tornata a concentrarsi sul suo lauto pranzetto, senza cagarmi di pezza.

Non c’è molto altro da dire… il rumore del motore della mia moto ne stava attirando alcuni verso di me, così ho dato di gas e sono ripartito alla volta del mio comodo rifugio, lasciandomi alle spalle lei, il suo ganzo con gli intestini di fuori e il grande carnaio che era diventato il paesino dove pure un tempo avevo vissuto e avevo passeggiato, la sera, per sgranchirmi le gambe o per portare i cani a fare la cagatina.

La cosa che mi fa riflettere e star male, ora, ripensandoci, non è il fatto di averla vista ridotta in quel modo.

No, quel che mi fa star male davvero è che guardavo la donna, che pure avevo amato e con cui avevo condiviso 12 anni della mia vita, mentre addentava le viscere del suo fu-nuovo moroso, e non provavo né dolore, né tristezza e nemmeno un po’ di pietà.

L’unica cosa che mi riusciva di pensare era che non tutti i mali vengono per nuocere e che, dopotutto, era stata una vera botta di culo che mi avesse scaricato prima del finimondo, perché se non fosse successo, le budella di cui si stava strafogando così golosamente avrebbero potuto essere le mie, e non quelle del povero stronzo con cui mi aveva sostituito.

E quindi, vaffanculo la pietà… meglio a lui che a me, cazzo!

Miseria ladra, mesi fa non avrei mai pensato di ragionare in questo modo atroce!

Sotto questo punto di vista, non mi sento migliore di quei putridi dai quali cerco di tenermi lontano… loro, almeno, non parlano, non pensano, non ragionano, non mentono, non ti pigliano per il culo: ti addentano e basta, senza tante seghe mentali.

Se vuoi sopravvivere, devi lasciare a casa i sentimentalismi del cazzo, e diventare duro, spietato e senza scrupoli, inutile girarci troppo attorno.

Quando il mondo intero affonda nella merda, non puoi pretendere di rimanere pulito.

Vabè, e con questo importante assioma del Grande Filosofo e Rompipalle Etiope Andrea R. da Cadoneghe, vi saluto tutti e vi do appuntamento alla prossima.

A presto!

Andrea R.

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