Area, la Regina delle discariche

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12 ottobre 2012 di thesurvivaldiaries

Mi è stata concessa un’altra ora di connessione internet. Tutto questo mi ricorda i famosi “altri dieci minuti, mamma” che ero solita chiedere alla sera. Vorrei chiedere ancora tempo, ma ormai tutto il nostro mondo sembra girare attorno alla sua pochezza. Correre, mangiare, sopravvivere. Il più velocemente possibile. In attesa di quel limpido “qualcosa” di inevitabile che incombe dritto sulle nostre teste.

Giovanna è stata colpita al torace. Per lei il tempo non sarà più un problema.

Mi son voltata proprio mentre allungava le braccia in avanti, in un ultimo grande abbraccio al mondo, e sputava un rigolo di sangue dalla bocca. Mi sono accasciata con lei, urlando e bestemmiando, rannicchiata tra il suo sangue e pregando dio che cecchinassero anche me.

Prima o poi le finirete le pallottole, figli di cagna. Prima o poi tornerete alla clava, e sarà a quel punto che tornerò e ve la ficcherò dritta su per il culo. Ricordate la mia faccia, perché quando tornerò sarà l’ultima cosa che vedrete.

Un sussurro alla mia sinistra. Faccio finta di non sentirlo. Accarezzo i capelli della piccola donna davanti a me, con un foro d’entrata sulla schiena, mentre i suoi polmoni rotti si svuotano, lentamente, lentamente.

Il sussurro si fa più forte. Lancio un urlo e gli impongo di stare zitto. Un raccapricciante rumore bianco rimbomba nella testa e ha le sembianze di tutti i lamenti del mondo. Da un anno a questa parte non esistono più i suoni delle risate, i suoni dell’energia chiara. Tutto è tiepidamente andato a male.

Un braccio mi strattona via e mi ritrovo a correre tra magazzini abbandonati e capannoni industriali. Le lacrime concedono un mondo ovattato, dove la voglia di vivere ormai è ridotta a vaga imposizione morale. Il braccio mi tira, mi incita, mi lancia lungo viuzze grigie e immondizia contaminata.

Ci fermiamo dentro un vecchio magazzino di materiali industriali, probabilmente una rimessa di qualche tipo. Odore di ferro. Lungo le pareti, schizzi di sangue rappreso. Edere rampicanti che mangiano il cemento, cespugli di erba che impongono la loro superiorità sull’uomo e i suoi derivati. La rivendicazione della terra, l’estinzione dell’uomo.

Lui si chiama Mattia, ha 37 anni, ha una divisa militare anche se militare non è. L’ha rubata ad un cadavere perché il mimetismo è importante.

–          Parlami di Venezia – mi chiede

–          Sai puzza di acqua marcia, dappertutto. Arrivi da Venezia.

Alzo il sopracciglio e gli racconto la nostra storia. Una storia che parla di amicizia, di eroi, di finta sicurezza, di lagunari, di barriere, di ponti, di genitori, di morte. Lui mi racconta la sua, la storia di Marghera. La grande paura che tutto saltasse in aria, le sirene di Porto Marghera ormai impazzite, lo sciacallaggio dei centri commerciali, gli esodi, il traffico delle armi. Fino ad arrivare alla recentissima costituzione di una tribù, come la chiamano loro, di sopravvissuti che son voluti rimanere. Quei bigotti che difenderebbero il loro piccolo pezzo di terra merdosa fino alla morte.

E l’arrivo di Area. Area, la grande guerriera. Area, dalla potenza inaudita e dall’intelligenza superiore. Area, la regina degli MT, lei, che ha riorganizzato la società, ha dato loro le armi, le medicine di base, la forza per combattere la morte. Lei, che ora possiede il territorio, lei che marchia con l’inchiostro le nuche degli adepti.

–          Lei conosce i segreti dell’apocalisse.

–          Che vuol dire? Cosa sa?

–          Lei sa perché. Ma se lo tiene ben stretto. Se sveli la verità il tuo potere svanisce, non hai più niente. Lei li guida nella fede di una verità che tiene custodita in quella testa di merda. Lei li ha iniziati al cannibalismo. Alla pazzia di massa. Agli omicidi. Lei è la regina di questa discarica del cazzo.

È passato quasi un anno dalle prime esplosioni di epidemia. L’uomo da queste parti sta reinventando la vita sociale, sta ricostruendo qualcosa. Andrebbero dietro a qualsiasi leader pur di avere di nuovo qualcosa in cui credere.

Mattia mi ha detto anche un’altra cosa. Lei ci vede. Lei ci legge. Lei si tiene informata.

Area, tu non saprai quando, non saprai come, ma io verrò a prenderti e ti strapperò quel tuo cuore maledetto con un cucchiaio. Perché il cucchiaio? Perché farà più male.

Io e Mattia abbiamo scopato, di un sesso arrabbiato e sporco. Ci siamo addormentati dentro un baracchino della Civis, rannicchiati uno sull’altro, malgrado il caldo.

Bentornata sulla terraferma, Elisa.

@Pekka, preoccuparsi significa voler bene, io credo che non sia mai un male, far vedere che ci tieni. Il male è tutto attorno a noi, è una realtà effettiva e dobbiamo affrontarla. Possibilmente a testa alta. Che intendi con postino? Come vanno le cose lassù?

@Alienone: non posso scriverti quello che penso che sia Area, ma forse, leggendomi, lo intuirai da solo. Tieni duro e vivi bene, sono certa che prima o poi ci ritroveremo.

Ora devo scappare, tenete duro. Rimanete in vita.

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