Prendimi e portami con te

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11 ottobre 2012 di thesurvivaldiaries

[Special Guest: Clara Tadini]

Ok. Sono viva. Chiamatemi Aza.

Scrivo da un’auto, sto uscendo dal centro di Bologna ricoperta di materia morta e nerastra, appiccicata ovunque; mancava poco che me la ingoiassi ma per fortuna un po’ d’acqua l’ho sempre dietro. Passiamo davanti al muro della caserma, sul viale, la scritta è la solita, a caratteri cubitali:”AMORE, SONO A CASA – Aza”.
La città è tappezzata, ma io sono arrivata troppo tardi. Ho in mano lo smartphone del mio (ex) ragazzo, morto per mia mano meno di dieci minuti fa. Non lo vedo
da allora, da quando l’apocalisse si è abbattuta su questo mondo del cazzo. Lui l’aspettava, l’ha sempre aspettata, ma quando è arrivata non era nel posto giusto al momento giusto, come suo solito; un genio timido in un mondo di eroi. E’ rimasto solo, si è chiuso nella nostra casa in centro, si è barricato dentro e non vorrei mai sapere cosa ha provato per tutti questi mesi, ma mi ha lasciato una serie di scritti e so che li leggerò.

Quando sono arrivata in casa c’era un puzzo inimmaginabile: non solo per le tubature andate a puttane, il cesso intasato e secchielli di merda nel corridoio. Ho sboccato e ho pianto quando ho visto, attraverso il vetro opaco della nostra camera, il suo corpo andato a male che mi fissava, vitreo. Ha aperto la bocca, lo stato di decomposizione era estremo e gli mancava un braccio, ha teso il moncherino ma non è riuscito nemmeno a fare un passo, sono stata più veloce io nonostante l’acido in bocca e la vista appannata.

Quando lo schermo azzurrino del suo pc ha brillato nei miei occhi ho sboccato di nuovo, e di nuovo ho pianto in ginocchio. Manu guardava l’ingresso, stoico. Uccide come se niente fosse ma io non riesco a non morire dentro ogni volta. Il mio stomaco non ce la fa a volte, e questa è stata la peggiore. Mi sono resa conto che c’era una chiavetta usb che brillava attaccata al portatile e…INTERNET!

Il desktop acceso portava come sfondo la scritta “Addio amore mio. Prendimi e portami con te. Ti amo – Aza ”

La cosa divertente dei simpaticoni là fuori è che la prima cosa che va in putrefazione sono le palpebre e le labbra. Vederli tutti insieme, con quei sorrisoni enormi, le braccia protese e gli occhi spalancati è come assistere ad un meraviglioso concerto in cui tutti sono fatti di MD. Cazzo.

La macchina prosegue, mio fratello alla guida imposta il navigatore, l’abbiamo trovato in casa assieme ad un sacco di altre cose tecnologiche. Il bastardo deve aver fatto una puntata da Euronics quando era ancora in vita. Ha pensato come farsi trovare, ha lottato disperatamente fino all’ultimo secondo ma quando ha capito che stava per morire ha fatto l’unica cosa sensata da fare: lasciare una traccia di sè, un link a questo blog e una memoria fatta di cinque o sei terabyte di files.

Lui non era abbastanza protetto per scrivere di sé, il centro di bologna è un casino e non so ancora come ci siamo entrati; probabilmente la rete è tornata troppo tardi, e lui è rimasto solo con un blog e una speranza.
Non saprei cosa scrivere di me, sono sola da mesi con la persona più cara che ho, con cui sono cresciuta, con cui ho condiviso tutto, utero compreso, ho ventiquattro anni scarsi e sono invecchiata di colpo che sembro una cinquantenne. Facciamo schifo, siamo stanchi e denutriti e sicuramente non ci faremo una bella foto ricordo con instagram per ricordare l’apocalisse zombie.

Analizzando gli hard disk trovati ho realizzato cosa ha fatto lui per tutto questo tempo: ha raccolto informazioni e le ha scaricate sotto forma di immagini, testi e documenti, riguardo a tutto ciò che riteneva importante. Quello che ho visto finora sono manuali di medicina, testi di chimica di base, di infermieristica, biologia; roba che a me non sarebbe mai venuto in mente di prendere tutto sto bordello di informazioni e sbatterle su memoria portatile. Lo amavo per questi scatti di genialità. Ha preso tutto quello che poteva e poi ha abbandonato questo mondo che l’ha fatto solo soffrire.

Bologna è un disastro, la puzza è insostenibile. Nei pochi canali che sono rimasti aperti, in vista, galleggia di tutto e sembra una città abbandonata da anni. Il livello di decomposizione dei cadaveri mobili è qualcosa di insostenibile, quest’estate deve aver fatto veramente caldo e qui è sempre stato un forno; l’unico aspetto positivo è che sono lentissimi, li si può superare a trenta all’ora e prima che si accorgano di te sei già lontano o hanno la testa già spapplata. Come ho detto, i muri sono tappezzati di scritte per me. Il nostro amore è aggrappato ad un muro di mattoni rossi. Ora spengo
e torno a casa, spero di non dormire in macchina. Avrò incubi orrendi per il resto della mia vita, ma prima di dormire voglio vederlo e sentire la sua voce.

No, cazzoni, non saprete dove siamo. Sono scema, ma non cretina, ho letto i post precedenti prima di mostrare le tette (che ormai non sono nemmeno un granchè) ai pervertiti in chatroulette.

“Allons-y”

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