Rieccoci. Cazzo.

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10 ottobre 2012 di thesurvivaldiaries

I miei sentimenti sono contrastanti. Da un lato sono contento di vedervi vivi. Dall’altro devo ricominciare a preoccuparmi per voi. Avevo avuto il mio lutto. Era tutto relativamente passato. Ma no, ecco che rispuntate. Non prendetevela a male, ma una parte di me avrebbe preferito foste morti. Meno emozioni, meno problemi.

Vabbè, dai, adesso mi passa e riesco a mostrare del entusiasmo. Yay…

Ho memorie poco lucide di quello che è successo a Venezia. Io non ero lucido. Sono tornato in me solo una volta decollato con l’idrovolante. Coperto di sangue dalla testa ai piedi e sorridente.
Mi ricordo che eravamo tutti lì. Mi ricordo il primo mormorio nella folla. E poi il casino. Gente in panico che corre ovunque. Sbattendo. Cadendo. Urlando. E morendo. Ho perso di vista gli altri quasi immediatamente. Ho un flash della camicia di Elisa in mezzo alla folla. Poi più niente. Poi mi è calato il rosso. L’adrenalina ha preso il controllo. Il mio non è stato panico. È stata furia.
Sono andato in berserk.
Nei miei ricordi vedo solo la mia mano impugnare la Beretta e le teste di zombie esplodere. Incurante delle persone intorno a me, vedo solo i bersagli. Spintono gente per liberare linee di tiro. Cammino sui caduti per arrivare al prossimo grigio da terminare. E intanto rido. Poi finisco le munizioni ma in qualche maniera mi ritrovo in mano una accetta. E rido ancora più sguaiatamente. Sento ribollire il mio sangue nordico di urla vichinghe.
Poi sono nell’idrovolante e mi sto allontanando dal molo. Sento i tonfi dei crani degli zombie a pelo d’acqua contro lo scafo. E continuo a ridere.
Ritorno in me solo quando sto sorvolando Venezia a poche centinaia di piedi. Sembra un formicaio. Sono ovunque. A quel punto ho cominciato a tremare e singhiozzare. Mi sono diretto a largo, ho ammarato e sono svenuto.
Quando mi sono ripreso mi sono gettato in acqua per lavarmi via il sangue. Mi sono sciacquato la bocca con l’acqua salata, ma il sapore di sangue rimaneva. Rimane tutt’ora. Ho provato la radio su tutte le frequenze che usavamo, ma niente. Nessuno che rispondesse. Ho pensato di farla finita, di seguire l’esempio di Giulio, cazzo Giulio, e schiantarmi da qualche parte facendo fuori un po’ di orda. Ma, mi sembrava un insulto alla sua memoria. Il suo è stato un atto di coraggio, il mio sarebbe stato di codardia. Esausto e sfinito emotivamente mi sono addormentato, cullato dai flutti.
Mi sono svegliato che stava albeggiando, con nuovi propositi. Tornare a casa era in cima alla lista. Non uscire mai più di casa, seconda in ordine di priorità. Dormire e fottersene, tre e quattro.
Ho fatto un veloce inventario dei miei averi. Due taniche da 40 litri di benzina, una scatola di munizioni 9 mm (i privilegi di far parte delle ormai defunte Forze Aeree), una Beretta (l’altra deve essere andata persa nella violenza), una accetta insanguinata, tre molotov pronte all’uso, tre trombe da stadio, un paio di bottiglie d’acqua e i vestiti che avevo indosso. Niente cibo, niente pc. Il mio povero Alienware schiacciato chissà dove.
Nel piccolo aeroporto di Legnago ho cambiato aereo. Stupido portare un idrovolante in montagna. Ho optato per un aereo STOL, Short Take-Off and Landing, un CH801 con marche tedesche. È un aereo che vendono in kit e che ti devi costruire per conto tuo, l’ikea dell’aviazione, brutto come la morte, ma decolla in un centinaio di metri e atterra in ancora meno. Almeno secondo il manuale.
Poi sono arrivato a casa. È stato bellissimo. Giaveno era ancora vuota e il mio fortino resisteva intoccato. Il mio bancale e mezzo di cibo in scatola. La mia provvista di acqua. I miei generatori. Ho dormito per giorni. Appena mi scendeva la tristezza per gli amici morti e la devastazione di Venezia, mi istupidivo di alcol e giochi. Per un po’ ha funzionato.
Poi sono successe cose. E adesso sono il Postino-Corriere-Mediatore per le valli di Susa, Sangone e Chisone. Ma quello ve lo spiego poi la prossima volta. Adesso devo fare il mio giro.
Ciao Elisa, ciao Carlo, sono contento siate vivi. Siete stati un po’ stronzi a farmi preoccupare così.

La prossima volta la destinazione delle vacanze la scelgo io.

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