2012 fuga da Varese

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9 ottobre 2012 di thesurvivaldiaries

Rieccomi, a scrivere, chissà per chi poi? Riprendiamo da dove avevamo lasciato:
Ricordo che ero molto indeciso sulla strada migliore da fare: passare per Varese oppure uscire a Gazzada? Scelsi la prima con la speranza di racimolare qualche provvista o altra roba utile. Ripensandoci adesso non so cosa avrei trovato se fossi uscito a Gazzada, ma a Varese era scoppiato un fottuto macello e noi ci eravamo dentro fino al collo.
La gente si era data ad un delirante saccheggio selvaggio. Ovviamente i generi di prima necessità erano stati i primi a sparire. Così quei disperati cominciarono a rubare di tutto: frigoriferi, televisori, computer. Cosa cazzo te ne fai di un tv lcd durante la fine del mondo?
All’inizio avevo una mezza intenzione di cercare di raggiungere l’armeria in corso Matteotti per rifornirci almeno di qualche arma, ma muoversi per le vie di Varese con il carro attrezzi era un delirio, quindi decisi di limitarmi a cercare di uscire da quell’inferno il prima possibile. A dirla tutta non mi piacevano per niente gli sguardi famelici con cui alcuni saccheggiatori ci guardavano. Sembravano degli avvoltoi in attesa del momento giusto per attaccare.
Sulla strada davanti alla stazione delle Nord scoppiò il vero inferno: due figli di puttana, completamente fuori di testa, vestiti in mimetica sparavano all’impazzata a qualsiasi cosa si muovesse. Avevano fatto una strage.
Appena ci videro sbucare da dietro la curva aprirono il fuoco. Cercai subito riparo accovacciandomi praticamente sotto il volante tenendo schiacciato l’accelleratore. Non sapevo neppure se stavo andando dritto. Mi preoccupavo solo di schiacciare quel cazzo di accelleratore e tenere il volante il più possibile fermo.
Sentii la loro raffica di proiettili colpire la carrozzeria del Leoncino, il parabrezza scoppiò in mille pezzi poi il mezzo fece un sobbalzo, come se avesse preso un dosso e poi niente. Il silenzio. Risalii subito per vedere cosa era successo e scoppiai a ridere di gusto quando vidi quelle due teste di cazzo spappolate sull’asfalto. Quegli stronzi erano così presi a sparare che non erano stati capaci di spostarsi. Poveri idioti.
Ripartii a tutta velocità senza accorgermi che Silvia, la sorella della mia ragazza, seduta accanto a me, si era beccata una pallottola diritta in testa. Quella poverina non aveva neppure realizzato cosa le stava succedendo, era rimasta fulminata sul posto. Me ne accorsi alla prima frenata in cui la vidi stramazzare contro il cruscotto. Ovviamente partirono pianti e disperazione.
Qualcuno cercò anche di dire che era stata colpa mia, che non dovevo fare quella mossa avventata, che ero uno psicopatico suicida e robe del genere. Feci un grosso sforzo per non reagire, e quello sforzo fu ricompensato: riuscimmo ad arrivare ad Induno Olona senza ulteriori problemi.

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