Sabbia

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8 ottobre 2012 di thesurvivaldiaries

[Special Guest: Antonio Zonzo]

Ore 02:30 locali

È buio fuori, l’oscurità è scesa già da ore, e stanotte è ancora più tetra delle altre. I giorni soleggiati, le notti calme, hanno lasciato il posto a giorni grigi e notti fredde. Sta cominciando a piovere, sento le gocce di pioggia che cominciano a infrangersi sul metallo blindato del nostro humvee, come proiettili che rimbalzano contro la blindatura. È strana come cosa, tutto è andato in frantumi, tutto è nel caos, ma io grazie ad una connessione perenne di un server militare riesco ad essere on line e a condividere il mio pensiero. Condividere, strana ormai questa parola, con chi condivido? Chi c’è dall’altra parte a leggere, o a chi può interessare in una situazione come questa? Probabilmente mi illudo che c’è ancora una speranza, che non tutto è perduto, e questo mio scrivere, “postare”, crea una parvenza di normalità. Alla fine credo che sia solo uno stupido retaggio di una civiltà, la nostra, sul punto dell’estinzione, che con arroganza e prepotenza non accetta questa condizione. È strano come il destino sia beffardo, arrivai qui sul confine Siriano verso metà marzo, una delle famose missioni di “pace” all’estero (ovviamente si è rivelata tutt’altro che di pace). Arrivammo con precisi ordini, mantenere il controllo del confine, assicurare protezione alla popolazione locale, combattere gli insorti. Tutto chiaro, preciso, ordinato, impacchettato e confezionato, come solo i soldati sanno fare. E infatti se ci ripenso è stato così, pattuglie in vari villaggi, svariati scontri, una popolazione restia ad accettarci, i rischi del mestiere insomma. Dicevo il destino è beffardo, perché ora ridendo penso che il confine non esiste più, è terra di nessuno, anzi è la loro terra, di coloro che non accettano di morire, la popolazione che dovevamo proteggere cerca ogni giorno di sbranarci e gli insorti alla fine siamo noi, insorti contro un mondo che non è più nostro, cerchiamo di resistere. Ora la giornata si svolge in modo irreale, usciamo di pattuglia con la squadra, ma non per pattugliare, per sopravvivere, il nulla e l’oblio ci ritroviamo ogni giorno davanti i nostri occhi, nulla che viene squarciato dalle urla e dai rumori dell’orda di “insorti” che troviamo ovunque… ed ecco che si ripetono meccanicamente le azioni della guerra, alle quali sono abituato, anzi ne ho fatto il mio mestiere. La squadra ripiega, i fucili d’assalto sparano, ordini di manovre e movimenti per il contatto,indicazioni sulla provenienza del contatto… ordinaria routine per un soldato. La differenza è che oggi non rischio più di essere centrato da un proiettile in pieno petto, ma di essere fatto letteralmente a pezzi. Per il resto il gioco è identico, si spara, si uccide, si muore, si piange. Sono un sognatore, come tutti i soldati, quando le armi cominciano, pensiamo a casa, al nostro letto, allo sguardo di un padre che ti saluta mentre tu stai partendo, alle parole di una madre che dice soltanto “Torna”, ai baci e alle carezze di una donna che ti aspetta, a un fratello che ridendo per il nervoso ti raccomanda di non combinare casini perché sa che sei il solito testa di cazzo… Ma ora, beh ora è diverso, non siamo più sognatori, non c’è più niente da sognare… Dov’è il padre e la madre che ti rivogliono a casa, la donna che ti aspetta, il fratello che rivuole il suo fratellone a casa… cosa è rimasto di questo, dov’è la mia patria, la mia casa… Perduta… per sempre… non abbiamo possibilità di tornare a casa, le comunicazioni sono cadute mesi fa, i trasporti sono un ricordo da mesi. Siamo confinati qui, prigionieri di questa maledetta sabbia che mi porto negli occhi, nella bocca, nell’anima, e l’unica cosa che possiamo fare è quella che ci viene meglio, combattere, uccidere, ma non per tornare a casa, per riabbracciare la vita… no… no… lo faccio solo perché passi un altro giorno, per restare in vita un altro stramaledetto giorno, per vedere ancora meglio, in tutto il suo orribile splendore, la distruzione di questa illusoria vita… Di questa nostra perfetta società… Sento sparare delle raffiche. È il caporale con la mitragliatrice, c’è qualcosa che si muove in massa, ha l’ordine di sparare solo per fare fuoco di soppressione… non siamo messi tanto bene a munizioni… MERDA!!! Devo andare… ne arrivano a centinaia… il tenente ci ha appena detto che li hanno avvistati… abbiamo l’ordine di ripiegare su una posizione sicura e tenere la posizione ad ogni costo…. lo avevo detto…ordinaria routine…

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