Di città silenziose e vecchie antropofaghe

3

8 ottobre 2012 di thesurvivaldiaries

Quella puttana della vicina di casa s’è mangiata mia moglie.

Sono passati mesi ma i pensieri tornano sempre a quella domenica sera.

Come sia successo posso solo immaginarlo.

Fare il critico cinematografico non ti riempie certo le tasche. La testa, al contrario, diventa un magazzino di immagini. Gli zombi di Romero. Una metafora. Metafora un cazzo. I telegiornali ancora non sapevano o non volevano dirci cosa stava succedendo. Che le cose si stessero mettendo male era abbastanza chiaro.

Esco alle 18 per andare al supermercato. Per strada ci sono ancora i rifiuti del Capodanno che ci ha traghettato nel 2012. Fa un freddo cane. Sono le prime ore della crisi e in giro c’è quel vuoto che precede il panico. La cassiera è distratta, ascolta una radio appoggiata sul bancone. Mi guarda in cerca d’un cenno di conforto. Le vengono gli occhi lucidi.
Torno a casa con la macchina piena. 1500 euro di generi a lunga conservazione, croccantini e sabbia per gatti.
I gatti. Li trovo sulle scale. Abito al terzo piano di un condominio. Dev’essere successo qualcosa di terribile perché sono imbrattati di sangue. Mi precipito su e trovo la porta aperta.

Gli Zulu, come li chiamate voi, sono abitudinari. Ripetono nella morte quello che facevano in vita. Solo più lentamente e voracemente. La vecchia stronza, una tutta casa e chiesa, di solito bussava la domenica, prima di cena, per distribuire i volantini della parrocchia. Deve aver fatto un infarto davanti alla Tv. Ha visto cosa c’è nell’aldilà, non le è piaciuto ed è tornata.
Il marito l’ha sorpreso in cesso. Lo so perché l’ho trovato io. Seduto sul water con le braghe calate e mezzo cranio staccato a morsi. Lo sguardo neanche tanto sorpreso, come se avesse sempre saputo di aver sposato un mostro.
Non sazia è venuta su. Non credo che gli Zulu sappiano bussare, quindi ha grattato o sbattuto la testa sulla porta. Di quello che dev’essere successo dopo non voglio parlare. Non ne parlerò mai.

Trovo la cicciona in piedi davanti alla tv. Mi si avventa contro grugnendo e sputando sangue. Mi rifugio in cucina acchiappo una scopa e inizio a tenerla a distanza. Le pianto il manico nell’occhio destro e spingo, spingo finché non è attraversata da un brivido e cade a terra, rimorta.
Quando i centralini di polizia, carabinieri, ambulanza e pompieri si rivelano inaccessibili capisco che la fine sta iniziando. Al Tg5 il giornalista ha avuto un malore, è uscito di scena per vomitare.
Getto la Zulu dal balcone della cucina, recupero i gatti e corico mia moglie nella vasca da bagno. Poi piango. Piango finché non c’è più acqua da versare. Allora bevo e piango ancora. Finché non salta la proverbiale rotella e impazzisco. Almeno credo. Perché da allora non sono più me stesso.

All’improvviso è l’alba. Mi metto a pulire. Ci impiego mezza giornata. Pavimenti, muri, gatti. Tiro a lucido tutto l’appartamento. È una cosa che mi calma. Mi calmava anche prima dell’apocalisse.
La avvolgo in un lenzuolo e la porto in macchina. Per strada si sentono urla, sirene e detonazioni lontane. Colonne di fumo si innalzano dal centro e dal Saval. Guido verso le colline. Strada facendo rubo una pala in un casale apparentemente abbandonato. La seppellisco nel verde, marcando la tomba con un tumulo di pietre. Ci dormo sopra.
Quando torno a casa regna il caos. Non si vedono Zulu ma tutti stanno caricando le auto e fuggendo. Fuggendo dove? Che idiozia. Il panico è un cattivo consigliere. Per me è diverso. Per me tutto si muove al rallentatore. Inizio a scaricare la mia futura dispensa e faccio il contrario di quello fanno gli altri. Mi barrico.

Da allora non ho più parlato, tranne che coi gatti, che sono tre e considero la mia famiglia. Quando apro bocca il suono che esce è impersonale, come se lo sentissi alla radio. Come se parlasse qualcun altro. Famiglia. Cos’è successo a mio padre, mia madre e mia sorella ve lo racconto un’altra volta.

Ho seguito il vostro blog. Sapervi vivi dapprincipio non mi ha fatto né piacere né dispiacere. Lo trovavo un invito a vivere, quando l’unico fine sembrava sopravvivere. Oggi ho il coraggio di scrivervi e non me ne frega un cazzo se gli untori leggono. Che vengano. Ho avuto un’estate intera per attrezzarmi.

Sapete cosa penso? Gli Zulu non possono durare per sempre. Anche se la putrefazione si fermasse e diventassero delle mummie la forza degli elementi li distruggerebbe comunque. Pioggia, freddo, caldo, vento, grandine, il logorio dell’eterno camminare.
Penso che quando saranno spariti ci lasceranno un mondo bellissimo. La natura avrà il sopravvento. Niente bollette, tasse, lavori precari, banche che ti strozzano, pubblicità, programmi idioti alla tv, SUV, politici corrotti, gente che ti dice cosa fare, nevrosi. È il grande piano di Tyler Durden finalmente realizzato.
Sarà la legge del più forte? Un nuovo medioevo? È possibile. E forse, a seguire, un Rinascimento. Perché tanto così non poteva andare avanti, lo sappiamo tutti.

Mi chiamo Adamo e vivo a Verona. La città è vuota. Sto al terzo piano e guardo fuori dal mio fortino. Cala il sole. Devo prepararmi. La città è vuota. Mi aspetta.

3 thoughts on “Di città silenziose e vecchie antropofaghe

  1. Luca scrive:

    Complimenti, veramente bello!

  2. RE JOSé scrive:

    bello davvero frà…

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

eBook – Stagione 1

Promo

BlogItalia - La directory italiana dei blog
%d blogger cliccano Mi Piace per questo: