Godersi la vita

Lascia un commento

6 ottobre 2012 di thesurvivaldiaries

[Special Guest: Joseph Savoca]

Ragazzi credevo di essere l’unico geniaccio che è riuscito a sopravvivere a questo inferno, e invece ancora una volta (ultimamente mi succede spesso) mi sono sbagliato, ma passiamo al come il quando e il dove sono riuscito a sopravvivere a questo schifo di mondo.

Quando il patrack è iniziato ero in casa, i miei al lavoro e io bellamente spaparanzato al pc a giocare a Battlefield,sì sì lo so, un cazzo da fare vero? Tornando a noi, ad un certo punto sento delle sirene e delle urla per strada, il che mi porta subito ad impicciarmi e uscire in balcone.

Dio mio mai visto tanto schifo, gente che scappava ovunque, fiamme nei palazzi difronte e quei cosi, quella specie di viscidume putrido che si muove, la gente veniva morsa ovunque, se cadevano a terra facevano la fine che fa la preda di un leone, mangiati vivi…

Mi ci è voluto un po’ per riprendermi, giusto in tempo per chiudere la finestra e abbassare tutte le tapparelle di casa, spostare il divano dietro la porta.

Di quelle che sono state ore, almeno credo, seduto sul divano, ero in preda al panico più totale, temevo che una di quelle cose riuscisse a sfondare la porta di merda che mi ritrovo, ma per fortuna nulla, quando sono riuscito a trovare un po’ di coraggio e di lucidità mentale ho acceso la tv al minimo volume, tant’è che quasi non riuscivo a sentire nulla, ho schiacciato il tasto 6 sul telecomando, e la scena è stata traumatizzante, una telecamera puntava su una strada di Milano. Dannazione, gente che correva, auto che investivano pedoni e si tamponavano fra loro, militari che sparavano come dannati contro quelle cose e ahimè contro la gente che cercava rifugio da loro.

Nauseato da tutto questo ho spento, ho afferrato subito il telefono di casa e ho cercato di rintracciare i miei al lavoro, ma dall’altro capo del ricevitore… nessuna risposta. Ho provato a chiamare i miei parenti per ore, forse erano le 4 di notte quando mi sono reso conto che ero solo, completamente solo.
Un mese e mezzo dopo, le mie scorte d’acqua rigorosamente bollita perché quella in bottiglia era finita da giorni, (non mi fidavo a berla così come usciva dal lavandino) e le mie scorte di cibo erano alla fine, e la mia idea di fuggire cominciava a non sembrarmi più una pazzia, non resistevo più bloccato in quelle quattro mura, seppur sicure erano come una prigione, e la notte dannazione la notte è un’orrore infinito, nel buio i lamenti di quei cosi imputriditi sembrano sempre più vicini…

Per una settimana ho preso l’abitudine di controllare assiduamente la situazione fuori attraverso una piccola fessura della tapparella di legno (abito al pian terreno) e per quello che sono riuscito a capire di giorno non si vede nulla muoversi, e di notte la visibilità è quasi al minimo nonostante i lampioni, per fortuna casa mia è in una strada senza uscita, quindi c’è sempre stata una bassa concentrazione di traffico.

Il gas e l’elettricità finì pochi giorni dopo il 22 luglio di botto senza nessun preavviso, mi sono ritrovato completamente al buio con una scorta d’acqua bollita di 10 bottiglie e una ventina di scatolette di cibo. Allora ho deciso. Dannazione, non ho mai desiderato fare la fine del topo proprio no.
Mi sono ritrovato a prendere carta e penna, dannazione non scrivevo su carta dalle superiori, e a compilare una lista di cose da portarmi. La mia panda vecchio modello è a pochi metri dalla porta di casa, ha il pieno (grazie all’ottusa provvidenza di mio padre che vuole la macchina sempre con il pieno) e illesa, almeno da quello che riesco a vedere, e per fortuna dovrei riuscire a raggiungerla, aprirla e buttare tutto dentro in pochi minuti. Dopo alcune ore a scrivere cancellare e riscrivere cosa potrebbe servirmi, ho tirato fuori due borsoni belli grandi e ho caricato su provviste, vestiti e posate, piatti, batterie e chi sa per quale assurdo motivo il mio portatile completo di caricabatterie, chi sa cosa credevo di trovare… Mah!

Dopo alcune ore era tutto pronto, solo che ad un certo punto ho riportato alla mente che in soggiorno c’era una katana da esposizione, con un pò di voglia, un affila coltelli e dei mestoli di legno ho irrobustito la lama e affilata come un rasoio. Di sicuro non potrò fare il samurai ma qualche collo dovrei mozzarlo… Sì, pensavo di difendermi. Il mio egoismo è venuto fuori in questi mesi di prigionia, un egoismo smisurato…

Il mattino seguente, poche ore prima dell’alba, ero quasi pronto, indossata la tuta mimetica da softair, non fraintendete, non sono pazzo, lo so bene che non serve a molto contro quei putridi la fuori, ma è un tessuto antistrappo, e visto che non prevedevo gite al centro commerciale per far spese… meglio qualcosa che duri nel tempo. Preparato il fucile da cecchino con tanto di ottica (fucile a molla, si a molla, vi spiegherò in seguito quante volte mi ha salvato la vita) e messo a tracolla, torcia, fondina cosciale con la pistola di mio padre (questa vera , ci ho messo 3 ore a capire come montarla) un bel tattico con una scatoletta da 200 proiettili, ginocchiere e gomitiere, stivali da montanga, radio con auricolare,zaino da 35 litri in spalla , insomma dovevo sembrare ridicolo.

Quando mi sono sentito pronto e trovato il coraggio di metter fuori il naso dal mio rifugio-prigione, ho davvero creduto che al primo rumore sarei tornato dentro rimandando l’avventura al tempo delle calende greche… ovvero a mai, ma per fortuna l’eccitazione e la paura fortissima, sono riusciti a darmi la forza. Ho deciso di non uscire dalla porta di casa ma dalla finestra di camera mia, a solo 50 cm di altezza dal terreno. Ho aperto con molta calma e piano piano la tapparella e aspettato qualche rumore, qualche reazione, ma nulla. Dopo alcuni minuti ho aperto la finestra, katana e coltellaccio da cucina alla mano, ma nulla. Mi sono affacciato ed era tutto deserto. Ho buttato fuori i due borsoni e un terzo borsone di scorta, preventivavo di perderne uno nella fuga, e dopo un po’ di esitazione sono balzato sul cornicione e mi sono calato giù con molta attenzione, nulla, tutto silenzioso, ho preso le chiavi della macchina e le ho messe tra i denti, un borsone per mano, e ho raggiunto cautamente senza far rumore l’auto, ho aperto il bagagliaio e caricato i due borsoni, posato lo zaino nel sedile posteriore e ho richiuso a chiave. Sono tornato a prendere il mio terzo borsone, e qualcosa mi ha detto di fermarmi. Un istinto, non so, oppure un rumore che inconsciamente non ho avvertito, non l’ho mai capito, ad un certo punto, mentre ero chino a prendere il borsone con una mano e con l’altra tenevo la katana, l’ho visto. Dio mio non lo dimenticherò mai il primo di loro! Lo vedevo da vicino, era a 15 metri da me, i vestiti rossi di sangue, il volto scavato, le braccia graffiate ovunque e lo sguardo perso nel nulla che mi fissava. DIO DIO DIO DIO era il mio vicino di casa, dannazione era lui, mi è sempre stato sulle palle. Una persona troppo rumorosa che parlava sempre ad alta voce, ma non ho mai augurato a nessuno di fare questa fine, nemmeno al mio peggior nemico, ed eccolo lì traballante, che guarda verso di me, mi chiedo come mai non mi attacca, non emette rumore, e poi mi accorgo del coltello conficcato in gola spunta dall’altro lato, col senno di poi ho trovato divertente il fatto che almeno nella morte ha smesso di rompere le balle gridando, ma torniamo a noi, qualcosa nella mia testa comincia ad urlare, una vocina che dice “muoviti coglione” e onestamente non potevo dargli torto, prendo il borsone e lo carico in spalla, mi volto e corro all’auto, apro la portiera, e getto dentro il borsone, mi chiudo dentro e metto in moto, guardo nello specchietto e lui è ancora li immobile, ingrano la prima e via… verso dove? Non ne avevo idea. Lontano, lontano da qui, dovevo studiare un piano, però una cosa la sapevo, se c’è una cosa che mi ha insegnato giocare a softair è che è più facile difendersi se si ha un lato sicuro, ed è proprio quello che volevo fare, trovare un posto sicuro in riva al lago e difendermi da lì, magari avrei trovato una barca o un traghetto.

Raggiunsi Como in dieci minuti, le strade erano uno schifo. Corpi senza vita ovunque, alcuni si muovevano debolmente, auto distrutte, carbonizzate, sfasciate contro i muri o i pali della luce. Per fortuna sono riuscito ad aprire un varco e a raggiungere la città. Arrivato a Como ho capito subito che la mia idea era stata fottutamente idiota. Lì era pieno pieno di putridi che camminavano o correvano verso la mia auto. Ho fatto marcia indietro e ho deciso di costeggiare il lago fino ad uno di quei bei posticini isolati sul lago che amavo tanto visitare in moto. Mi diressi verso Ossuccio, una località tranquilla con pochi abitanti. Per fortuna erano pochi gli schifosi per strada e i più sono riuscito a superarli senza che avessero il tempo di grungnire qualcosa. Alcuni ho dovuto metterli sotto, con mio grande orrore, non tanto per aver messo sotto qualcuno? qualcosa? Mah. Ma tanto per la paura che l’auto si rompa e mi lasci a piedi, ma per fortuna la panda sembra essere resistente e grazie alla sua altezza da terra, non ha subito danni.

Verso le 15, sono riuscito ad arrivare al porto di Ossuccio, e li finalmente la mia fottuta fortuna ha cominciato a sorridermi, una nave traghetto con il ponte ancora su e la passerella transennata stava li apparentemente risparmiata da tutto quello che è successo, ancora non riesco a dargli un nome, apocalisse? fine del mondo? pazzia ? distruzione? non mi sembrano abbastanza, ma non divaghiamo, spenta l’auto e scavalcato la transenna sono salito a bordo, e con mio sommo stupore ho trovato tutto pulito, niente sangue, sembrava un miracolo, ma non mi sono rilassato per nulla, ho estratto la pistola di mio padre, la torcia e ho esplorato da cima a fondo la nave, nulla nulla nulla, sembra sia stata abbandonata e per fortuna quella misera transenna ha fermato i putridi , sono tornato fuori, ho tolto le corde che assicuravano la nave al porto, e sono sceso in macchina a per prendere i borsoni, quando mi sono reso conto che era un traghetto e potevo abbassare la rampa e portarmi dietro anche l’auto, il che non mi è sembrata una stronzata, può sempre far comodo no? Ho fatto dietro front e arrivato in cabina di comando mi sono trovato davanti una miriade di lucine leve e il timone, a quel punto ho fatto una cosa che non facevo da mesi, ho cercato il libro “delle istruzioni” e mi sono messo a studiarlo, è stato rilassante, per la prima volta ero al sicuro su una nave, nessun collegamento con l’esterno, e finalmente quei putridi erano lontani da me.

Erano le 20 quando finalmente mi sentii sicuro di poter manovrare il traghetto e il tempo stringeva, stava per fare buio, e sinceramente volevo trovarmi ben distante dalla costa durante la notte.
Presi la decisione, accesi i motori che subito si misero in moto, regolai le varie leve e levette, pistola alla mano scesi ad abbassare il ponte per far salire l’auto, una volta abbassato del tutto, ci è voluta un’eternità, sembrava tutto tranquillo. Salii in macchina e la parcheggiai dentro alla bell’e meglio. Scesi subito e schiacciai il pulsante per far risalire il ponte, quando dai vicoli vicini ecco giungere dei grugniti, forti, molto forti, sembravano una infinità. Li vedevo muoversi tra le ombre della sera, strisciare appoggiati ai muri, oppure barcollare vistosamente, tra loro ho scorto vecchi, bambini, adulti e onestamente alcune belle ragazze, dannazione che spreco ragazzi, certe gambe! Mah ormai sono belle che andate, ad un certo punto il panico e la paura si impossessarono di me, il ponte saliva troppo lentamente e i più veloci erano già a 10-15 metri, non sapevo cosa fare, come fermare quell’orda di putridi che avanzava verso di me, eppure qualche misero stralcio di coraggio, riuscì a prendere il sopravvento, e senza nemmeno accorgermi stavo sparando, sparavo alla testa, la mira era perfetta (mai stato cosi preciso a sparare, con la pistola a pallini, ma a quanto pare quelle vere sparano molto meglio) uno, due, tre, cinque, dieci ne ho abbattuti dodici prima che il ponte fosse completamente sollevato. Corsi come un pazzo verso la cabina e spinsi a tutta forza la leva verso l’alto facendo accelerare di colpo il traghetto.

Quando fui a diversi chilometri dalla riva fermai il motore e controllai il perimetro del traghetto. Per fortuna tutto tranquillo, tutto pulito, ma non mi bastava la paura era stata folle, inaspettata, e ancora non era finita. Ricaricai la pistola e cominciai a esplorare nuovamente tutta la nave, questa volta alla luce delle lampade ad incandescenza della nave, ancora una volta nulla tutto perfettamente pulito, decisi di fermarmi in cambusa e per la prima volta da mesi mi preparai una bella cenetta, con pasta al sugo e pane duro, ma meglio di nulla, nel frigo a pozzetto trovai pure delle belle bistecche che cucinai con tanto amore. Fu fantastico. Finalmente la fortuna cominciava a girare, ore dopo con la pancia piena e nel pieno della notte montai la guardia, contro cosa proprio non ne ho idea, fu inutile ovviamente dall’acqua non uscì nulla a tentare di uccidermi e la notte passò serena tranquilla e dopo parecchio tempo non udii i rumori di quei maledetti putridi.

Il sole del mattino mi colse ancora addormentato con la pistola appoggiata sul petto, mi alzai di colpo spaventatissimo, quando mi resi conto di essere sul tetto della cabina di comando e in mezzo al lago con la costa a chilometri di distanza, tutto tranquillo nulla si muoveva sulla nave e nulla all’orizzonte, beh proprio nulla no, ho notato una specie di isola lontana ma sembrava così, sulle prime ho pensato fosse un effetto ottico del caldo ma poi mi sono ricordato che nell’area dedicata ai passeggeri, c’erano dei volantini con su una piccola cartina del lago (non sono mai riuscito a trovare quella della cabina di pilotaggio) presi tra le mani un piccolo volantino con la scritta verde su sfondo blu “Venite a visitare il lago di Como, un’esperienza fantastica” , lo aprì ed ecco li la piantina del lago, calcolai approssimativamente la mia posizione basandomi sul disegno e su quello che vedevo della costa e capì che quello che c’era davanti a me era una piccola isola chiamata Isola Comacina. Cazzo il mio primo pensiero fu: ecco la mia prossima dimora, un’isola, se riesco a fare fuori i putridi che sono li, certamente pochi forse potrei crearmi un piccolo regno tutto mio dove potrò vivere in tranquillità. Anche questa volta mi sbagliai, mi avvicinai all’isola, la doppiai diverse volte per studiarla e una volta giunto all’unico porto mi resi conto che non vi erano molte case, qualche museo e diversi capannoni, nulla di regale, nulla di cosi eccezionale, ma era meglio di niente no?
Decisi che la cosa migliore sarebbe stata quella di uccidere i putridi al sicuro dalla mia nave, senza scendere a terra, preparai la pistola e i 180 colpi circa che mi avanzavano, sulla torretta della nave, e li suonai il clacson, fu un rumore assordante che rimbombò parecchie volte prima di spegnersi, mi aspettavo di vederli schizzar fuori ma nulla, stavo per suonare di nuovo, quando ecco che il primo gruppetto di tre di loro esce da sotto un portone , sono strani, anzi sono strane, erano tre ragazze, non barcollavano e portavano armi? cazzo putridi armati? no, non può essere, infatti dopo scopri che quelle tre che uscirono dal portone erano tre bellezze giuro stupende, erano tre ragazze in visita all’isola quando scoppiò il finimondo e non riuscirono a raggiungere il porto prima che l’ultima nave dell’isola partisse, e rimasero bloccate li, quando mi videro rimasero sbalordite, un coglionazzo che arrivava con un traghetto suonando come un idota e con in mano una misera pistola , mentre loro erano armate di doppietta usata dai cacciatori dell’isola, ormai anche loro se la erano data a gambe, e li dall’alto della nave , sotto tiro di una di loro, risposi alle loro domande, chi ero, da dove venivo, se ero stato morso e se c’erano dei viscidi (li chiamavano così) nella nave, risposi a tutte le domande e ricevetti il permesso di attraccare, una volta calato il ponte mi avviai disarmato verso di loro per mostrare la mia volontà di non creare problemi, e fu li che la mia nuova vita ebbe inizio, scoprì più avanti che l’isola era sicura, che loro tre erano le uniche sopravvissute e che io ero l’unico uomo dell’isola , l’ultimo era stato morso e loro lo avevano abbattuto a colpi di doppietta, vi immaginate ? L’unico uomo e tre bellissime ragazze, un ragazzo di 23 anni con tre bellissime ragazze di 18, 21 e 25 , fantastico credetemi fantastico davvero, scoprì che potevo rendermi utile riparando la centralina elettronica del fotovoltaico di cui era fornita tutta l’isola, (il mio diploma di elettronica
si rese utile per una volta) e fornì loro acqua calda, riscaldamento, elettricità e cibi caldi al microonde, fui un idolo per loro, e Jasmine , Federica e Amanda seppero ringraziarmi a dovere, anche permettendomi di restare con loro e dividere le scorte di cibo di un’intera isola, ed eccomi qui a fare la vita di un sultano, con il mio harem , la mia “reggia” e molto tempo libero, cosi tanto tempo libero da riuscire a ripristinare la connessione internet dell’isola, che stranamente funzionava via wi max e quindi posso connettermi da quasi qualsiasi punto dell’isola, e finalmente dopo mesi e mesi accesi il mio pc portatile, e girovagando su internet ho trovato voi amici, non ci conosciamo, ma dannazione siamo in migliaia, forse solo poche centinaia ancora in vita, dobbiamo essere tutti un famiglia, allargata, ma sempre una famiglia. Ragazzi spero che molti di voi riescano a sopravvivere e a “godersi un po’ la vita” non so voi, ma questa vita mi sta offrendo più emozioni della vita inutile che conducevo prima.
A presto.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

eBook – Stagione 1

http://www.booxfactor.com/prodotto/the-survival-diaries-prima-stagione/

Promo

BlogItalia - La directory italiana dei blog
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: