Mattatoio in Via Tiepolo

Lascia un commento

3 ottobre 2012 di thesurvivaldiaries

Padova, Via Tiepolo.

Recitava la nota Legge di Murphy che quando una cosa può andare male, sicuramente lo farà.

Dopo la mia avventura al Brico Center, le cose sono precipitate.

I rumeni avevano un nuovo giocattolo: un muletto solleva carichi. Ignoro dove potessero averlo trovato.

I loro “procacciatori” erano arrivati a bordo del veicolo elettrico gridando come pazzi. E subito era partita una salva di spari di benvenuto e maschie pacche sulle spalle. Quelli del campo sportivo assistevano attoniti. Noi ci preparavamo alla fuga.

Il mio piano era semplice: fare una breccia nel lucernaio in vetro-cemento del giardinetto interno al piano terra, entrare non visti nel vano dei garages, riempire la macchina di scorte e benzine e dirigergi chissà dove. Venezia? In auto? Già era proibitivo prima, ma ora che il ponte è invaso… sarebbe servita una barca, ma dove l’avrenmmo trovata? E se avessimo incontrato altri “signorotti” a capo di famiglie di freaks Campalto Style? No, grazie. Avevamo pensata anche alla nostra casa a Tonezza, ma ho visto che ci sono problemi con certi boy-scouts e certi circensi.

Forse saremmo andati verso sud.

Avevo appena iniziato a picconare quando ho sentito un clangore provenire dalla strada. Sembrava il rumore di un tamponamento a catena su una highway californiana (tipo quelli dei “CHiPs” ricordate?).

Esco. I rumeni avevano cominciato le opere di sbarramento dei tre accessi a Via Tiepolo, iniziando dal lato di Via Belzoni. Erano veloci, con il muletto infilzavano le automobili rimaste in strada e le accumulano una sopra l’altra a metà della via. Un lavoro ben fatto, tutto sommato. Pure troppo bene. Una volta sbarrati gli accessi, chi cazzo sarebbe più uscito?

Ho avvisato Chiara di fare in fretta, non c’era più tempo per il “piano A”. Avremmo dovuto andarcene con la Vespa, caricando la moto con quanto più possibile.

Chiara era in ansia, la vedevo. Correva da una parte all’altra della casa prendendo e lasciando le cose.

La fermo, la bacio e le prometto che andrà tutto bene. Mai fare promesse che non si è sicuri di mantenere…

Intanto i rumeni avevano cominciato a sbarrare Vicolo San Massimo. Non avevo nemmeno il tempo di rifornire una tanica di benzina. Per fortuna che qualche giorno fa avevo riempito il serbatoio.

Aiuto Chiara a portare giù le nostre cose e cominciamo a sistemarle. Le mani mi tremano,e per un pelo non mi cavo un occhio con la cinghia elastiche che mi sfugge di colpo. Zaino grande sul portapacchi anteriore, scatola con acqua e viveri sul posteriore. Tanica vuota sul predellino. Altro zaino con munizioni sulle sue spalle e uno più piccolo lo porto io a tracolla sul davanti. Sparachiodi a lei, mazza agganciata al mio fianco.

Guardo i rumeni e mi domando come non abbiano ancora fatto danni con quel muletto condotto troppo disinvoltamente. Poi tutto è accaduto all’improvviso.

Il muletto sbanda e va a sfondare il portone del campo sportivo. Divelto.

I rumeni attaccano a litigare, mentre dal fondo di Vicolo San Massimo arriva una mandria di zombi.

Le prime linee sono quelli veloci, quelli più “freschi”. Una parte corre verso i rumeni, un’altra parte si fionda dentro al campo sportivo.

I rumeni ne perdono subito due, attaccati alla gola da quelli che sembrano essere stati due infermieri, e capisco che arrivano dall’ospedale. Comincia la sparatoria. Sembra il Redentore. Oppure Okinawa. Fate voi.

Cerco di sbrigarmi nel fissare le cose alla Vespa. Chiara tiene la sparachiodi puntata. Nessuno sembra badare a noi: i rumeni intenti a sparare, i morti troppo occupati a sbranare.

Alzo gli occhi e vedo il Capo che, canottiera tirata sopra il pancione tondo, in piedi sopra una macchina, sta latrando qualcosa di incomprensibile a una decina di putridi che si accalcano ai lati dell’auto spasimando di addentare quel grande cocomero con le gambe. Lui ha perso ogni traccia della sicumera precedente, ora è in preda al panico e sta sparando alla cazzo con due Beretta Parabellum calibro 9 probabilmente fregate a qualche poliziotto.

Un urto e scivola. Lo vedo agitarsi mentre una dozzina di mani lo afferrano e lo artigliano. Sento le sue urla, tanto alte e stridule quanto non immaginavo un essere umano potesse produrre, e nonostante il frastuono sento anche il rumore dei suoi tessuti ventrali che si lacerano. “Abiamo le armi NOI, amico!” mi aveva detto pochi giorni fa…

È una mattanza. I rumeni tentano una ritirata nel fortino, ma l’orda prevale.

Le urla strazianti che provengono da dentro il campo sportivo sono indescrivibili.

Grida, lamenti, spari, fumo, puzza di cordite e carne morta.

Tutto quel cibo vivo distrae da noi i non-morti in astinenza, consentendoci di assistere all’inferno.

Accendo la Vespa. Il rumore del motore attira un putrido che abbandona le viscere del Capo per venire verso di noi, non prima di avergli staccato un avambraccio grassoccio.

È uno di quelli veloci, ma…cinque colpi, come una pistola di soft-air, e cinque chiodi gli spuntano nella testa.

Sembra che mia moglie abbia una mira incredibile. E non ha mai voluto giocare a Call of Duty. Probabilmente mi avrebbe umiliato.

Lo zombi stramazza a terra, gli occhi sbarrati, la testa incoronata e l’avambraccio del Capo proteso verso il cielo, in una raccapricciante pantomima della Statua della Libertà.

Con la freddezza di Charles Bronson, Chiara si volta verso di me e mi dice: “Andiamo via…”.

Partiamo, lasciandoci dietro solo il rumore di mandibole al lavoro.

La nostra fuga da Via Tiepolo è durata poco. Più o meno qualche centinaio di metri.

Arrivati in fondo a Via Tiepolo ed imboccata Via San Massimo, dietro la curva lungo il fossato la strada era sbarrata da un’altra mandria di schifosi che avanzava inesorabile provenendo dall’Obitorio.

Impossibile passare da lì ed impensabile tornare indietro: probabilmente la prima orda ci stava inseguendo e ci saremmo trovati tra due fuochi, senza via d’uscita.

C’era un’ultima speranza: cacciarsi nella Golena San Massimo, alle nostre spalle. Ho girato velocemente la Vespa, rischiando di cadere a causa dei carichi mal bilanciati, e dirigendomi verso la golena ho pregato che il cancello d’ingresso non fosse chiuso.

Per fortuna non lo era. Un insperato colpo di culo.

Dietro di noi sentivamo distintamente l’orda avanzare.

Una volta dentro, il problema era chiudere il cancello, e in fretta. C’era una catena a terra, ma senza lucchetto: utile come un buco di culo sul gomito (op. cit.). Ho aperto il bauletto della Vespa e tiro fuori il grosso lucchetto a pistone che usavo come blocca-ruota e me ne sono servito, con la catena, per chiudere il cancello.

Un attimo dopo, la mandria si è rovesciata sull’inferriata e decine di braccia e mani artigliate si sporgevano tra le sbarre, tendendo la catena di chiusura.

Spero che regga, almeno fino a quando non si saranno stancati e se ne andranno.

“Per ora siamo salvi.”, ho detto a Chiara. “Abbiamo il Piovego alle spalle ed i bastioni tutto intorno. L’unico accesso è il cancello, finchè dura.”

L’ho abbracciata forte e l’ho baciata. Poi, guardandola, ho notato solo ora che aveva il viso sporco di sangue ed era pallida.

Le ho chiedo se si fosse ferita, o se fosse stata in qualche modo toccata da uno dei putridi.

Mi risponde che no, probabilmente erano schizzi di sangue dello schifoso inchiodato prima della fuga.

Cominciamo a guardarci intorno. C’è la vecchia sede di un’associazione cultural canoistica e, più su, sopra il bastione, la casa del custode.

Procediamo cauti nell’esplorazione dirigendoci verso il fiume: tirate a riva vi sono un paio di canoe. Davanti a noi, in una visione bucolica che stride con l’odore e il lamento della morte che cammina, il Piovego scorreva placido come se nulla fosse.

Ci siamo insediati nella casa del custode, dove ho trovato anche il laptop da cui vi scrivo.

Chiara è insolitamente pallida e stremata. Ora dorme. Io resisto e vigilo: il pensiero del cancello mi tormenta.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

eBook – Stagione 1

http://www.booxfactor.com/prodotto/the-survival-diaries-prima-stagione/

Promo

I più letti

BlogItalia - La directory italiana dei blog
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: