I “Magna tuto”

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2 ottobre 2012 di thesurvivaldiaries

Ho questa pagina bianca davanti a me da una ventina di minuti. Ho sognato questo momento per mesi. Prima di addormentarmi e subito dopo aver aperto gli occhi. E ora sta succedendo. Sono qui, è reale, ci sono riuscita. Io sono viva. Ciao. Ciao a tutti.

Ho passato le ultime due ore a leggere i post che mi sono persa. E’ stata una bella botta di realtà. Paradossale, non credete? E’ passato quasi un anno dal primo contagio e l’unica realtà disponibile, quella che riesce a distoglierti dalla voglia di ammazzarti, è un blog di sconosciuti.

Siamo così sconosciuti che ora siete la sola famiglia che ho. Ciao Alienone, ho pensato tanto a te. E’ bello saperti vivo, è bello sapere che ci sei e che alla fine ce l’hai fatta. Hai qualche informazione su Pekka? Michele? Thomas? Carlo? Qualsiasi cosa, una traccia, una parola.

Continuo a sognare il terremoto a giorni alterni. Con Venezia si è sgretolata anche la speranza di quell’angolo di spaventosa serenità a cui l’essere umano poteva ambire. E’ come se Dio avesse cominciato una partita a scacchi col doppio delle pedine. Quei morti che salivano dall’acqua stagnante di Venezia, aiutati proprio dall’abitudine a quella puzza nauseabonda, ci hanno fottuto la speranza. Ero lì con voi, a ridere ed ubriacarmi, a far festa per tutti i morti. E tutti i morti son venuti a far festa con noi. Nel giro di qualche minuto sono stata inghiottita dalla Paura, una folla di terrore che si diramava per le calli veneziane come un gigantesco polipo impazzito. Ho cercato di seguire la corrente fino a Santa Marta, ma la gente non si fermava, nemmeno davanti all’acqua. E così siamo caduti, biglie inarrestabili che ruzzolavano giù per l’imbarcadero. I passeggeri di terza classe del Titanic che per vivere si aggrappavano uno all’altro. Ogni tanto qualcuno urlava più forte e scompariva sott’acqua. Zulu non fa surf, ma non ne ha bisogno se una gigantesca catasta di morte gli fa da scala. Abbiamo cominciato a nuotare, aggirando il porto marittimo, lì l’acqua è alta e i morti non ci sono. Ma non tutti sanno nuotare, non tutti sanno affrontare le correnti, non tutti hanno rispetto per la tua vita. Ho visto persone scavalcare altre persone, ho visto persone affogare per tenerne vive altre. Ho visto bambini trascinati per i capelli dai propri genitori. E col filo di fiato che mi rimaneva, incitavo le persone a nuotare, nuotate cazzo, nuotate veloci, nell’abisso delle onde che questa Venezia sgretolata creava, morendo lentamente, tra spari e fuochi e panico strozzato.

Alla riva ci siamo arrivati in pochi. Alla nostra destra il Ponte della Libertà, squarciato in due dal sacrificio di Giulio. Abbiamo riposato lì per qualche ora, avvolti da un terrificante silenzio. Una ragazzina si è avvicinata e ha chiesto se poteva dormire accanto a me. Si chiamava Giovanna, era di Dese, aveva 13 anni. E l’ho coccolata per tutta la notte, stringendola a me e coprendole gli occhi come se questo potesse davvero cancellare quel bagaglio di devastazione a cui aveva dovuto assistere.

Con questo piccolo gruppo di persone, sei nel totale, ho girato la periferia di Marghera per qualche giorno. Porto Marghera è ko. La follia della devastazione industriale si è abbattuta in questo piccolo pezzo di terra marcia come lo scarico del cesso di Dio. Pericolosa, malata, una bomba ad orologeria. Le macchine non controllate dall’uomo. L’uomo non controllato dal raziocinio. Sciacalli, sciacalli dappertutto. Due di noi sono stati rapiti da quelli che, più tardi, avrei scoperto appartenere a una tribù locale chiamata MT. Gli MT sono i sopravvissuti che controllano le zone da Malcontenta a Chirignago, hanno molta benzina e tutte le provviste dei capannoni agricoli. Circa due mesi fa hanno fatto il censimento, ovviamente del tutto approssimativo, decidendo chi era dentro e chi era fuori. Gli appartenenti alla tribù hanno un tatuaggio dietro al collo, un lungo cilindro col fumo che esce. Quelli che girano a procacciare viveri sono davvero pericolosi. Vi basti sapere che MT sta per “magna tuto”. Ad ogni modo ci hanno colto di sorpresa e a due di noi hanno sparato alle gambe. Non erano nemmeno interessati a chiederci informazioni, o magari rubare qualcosa. Ho la terribile sensazione che la carne sia finita. E che in Veneto mangiare carne faccia parte della tradizione. Sono scappata con Giovanna, in direzione opposta, cercando di tenerla davanti a me per evitare che la cecchinassero. Abbiamo camminato per giorni, sfinite e

Ok, il mio tempo è scaduto, non posso più scrivere ma tornerò presto, lo prometto. Vi voglio bene, ciao.

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