La regola delle tre S

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18 settembre 2012 di thesurvivaldiaries

[Special guest: Andrea Rosso]

Non so nemmeno da dove cominciare.

Già è incredibile che funzioni ancora Internet, già è stato un caso che mi sia accorto dell’esistenza di questo blog dopo parecchi mesi… in realtà, di mettermi al PC, dopo tutto il casino che ho visto, e dopo aver passato tutto il periodo marzo-agosto a cercare di tenere il mio culo al riparo dai putridi, manco ci pensavo.

Va be’, partiamo dall’inizio, allora.

Mi chiamo Andrea e attualmente vivo (o cerco di sopravvivere) con la mia nuova ragazza (se si può chiamare così) in una casa in mezzo alle campagne tra Limena e Piazzola sul Brenta (PD).

Quando è arrivata la fine del mondo, ero appena tornato ad abitare coi miei, cacciato a pedate dalla mia ex che, evidentemente stufa di 12 anni di rapporto e di 10 di convivenza, aveva pensato bene di mandar tutto a puttane per portarsi a casa un altro: una specie di manico di scopa alto, brizzolato e insulso da far paura.

Ma questo non ha più importanza, ormai…

Dicevo, quando è scoppiato tutto l’ambaradan, i miei erano a godersi la meritata crociera di 20 giorni in Mar Rosso pagata coi soldini messi via ogni mese per non so quanti anni… il sogno della loro vita.

Chissà che fine hanno fatto… ho provato a contattarli, finché funzionavano i telefoni, ma nisba. Spero siano ancora vivi o, quantomeno, che abbiano trovato una fine rapida e non si siano trasformati in quelle cose schifose.

Mi fratello, invece, purtroppo so bene che fine ha fatto… l’ultima volta che l’ho visto mi stava correndo dietro tentando di azzannarmi.

Fortuna che lui era a piedi ed io in moto…

Sono rimasto barricato in casa per quasi un mese mentre fuori, per le vie e le strade di Cadoneghe, era il macello: zombie dappertutto, camionette e jeep dell’Esercito che passavano come razzi sparando a tutto quello che si muoveva, esplosioni, urla… è durato per giorni.

Poi, dopo un po’, il silenzio.

E l’odore.

Cazzo, l’odore! Una puzza schifosa, di sangue marcio, di putrefazione… filtrava dalle finestre sprangate, ammorbando l’aria.

Ci sono stati giorni in cui non riuscivo né a mangiare né a dormire, distrutto da questo spaventoso odore.

Poi, dopo circa un mese, mi ritrovo senz’acqua, senza viveri e senza corrente.

Pur cagandomi letteralmente addosso all’idea di uscir fuori con quella pletora di mostri in giro per le strade, mi dico che forse è meglio allontanarsi il più possibile dai centri abitati e cercarmi un posticino tranquillo, magari in mezzo alla campagna, dove forse di quegli schifosi cadaveri ambulanti ne girano pochi, se non addirittura nessuno.

Solo un paio di cosette da sistemare: 1) procurarmi un’arma decente, visto che con la mia assurda pistola da soft-air o con la mazzetta di mio padre probabilmente farò gran poca strada e 2) passare a Reschigliano per vedere di recuperare mio fratello, ammesso che sia ancora là.

Morale della favola: dopo essermi assicurato che non ci fosse movimento per strada, preparo uno zaino con qualche ricambio, scendo in garage, accendo la moto, due minuti per scaldare il motore e sono già in Via Marconi direzione Reschigliano: di morti (quelli che camminano ovviamente), così come di vivi, per fortuna, nemmeno l’ombra.

All’altezza di Bragni, ulteriore botta di culo: trovo una camionetta dell’Esercito rovesciata a lato della strada. Sangue dappertutto, ma niente corpi.

Dentro trovo un fucile M4 con una decina di caricatori, e un cinturone con una pistola Beretta 92 FS alla fondina, quest’ultima con un paio di caricatori.

Non li ho mai usati ma, avendo un po’ di dimestichezza con le simil-armi (quelle da soft-air per intenderci) mi dico che non mi ci vorrà molto per imparare, basta solo fare un po’ di pratica.

Dai, che finora non posso lamentarmi, mi dico mentre mi allaccio il cinturone, mi metto il fucile a tracolla, salgo in moto e riparto.

La mia fortuna, però, si esaurisce appena arrivo a Reschigliano.

Entro nel quartiere dove abita mio fratello e, imboccando la via del suo condominio, me ne vedo venire avanti tre.

Laceri, bluastri e con gli occhi bianchi… due arrancano, il terzo invece quasi corre.

Corre, e ha un aspetto familiare… troppo familiare!

Cazzo!

CAZZO!

CAZZO, CLAUDIO!

CAZZOOOOOOOOOO!!!…

Non so se piangere o vomitare… probabilmente faccio entrambe le cose, mentre giro bruscamente la moto e scappo, voltandomi a guardarlo… mi corre dietro, per un po’, emettendo suoni che sembrano il rumore dello scarico del cesso, finché non volto l’angolo e mi reimmetto in via Pontarola… non credo che lo dimenticherò mai, finché la buona sorte continuerà a consentirmi di campare.

Per non tirarla troppo lunga, ho girovagato come un mona per un’oretta buona attraverso le strade dell’Alta Padovana finché non ho trovato questa casa in mezzo ai campi: il luogo ideale.

Gran bel giardino, cancello blindato, un muro alto due metri e mezzo con spuntoni in cima, il tetto lastricato di pannelli fotovoltaici.

Cazzo, ne dovevano avere di soldi i proprietari di questo posto!

Ah, cosa fondamentale: nemmeno un putrido in vista per un raggio di almeno un paio di chilometri!

In casa ho trovato lei, Yelena (con l’accento sulla seconda “e”), 24 anni, di Calarasi, Moldavia.

Non è un granché di viso, ma ha un bel corpo.

Da quel che ho capito (il suo italiano fa schifo) era la badante della madre del proprietario: non appena è scoppiato il casino, l’allegra famigliola (padre, madre e due figli) ha pensato bene di telare “dimenticandosi” la vecchia e la sua badante.

Quando sono arrivato io, la vecchia era morta di un colpo due-tre giorni prima, e Yelena l’aveva seppellita in mezzo ai campi dietro la casa.

Il mio arrivo è stato una vera manna per lei, e posso capirla: ritrovarsi completamente sola, in un paese straniero, mentre il mondo intero va a puttane, non deve essere il massimo.

Ora sono cinque mesi che Yelena ed io stiamo insieme in questa casa in mezzo al nulla.

Grazie a me, il suo italiano ora fa molto meno schifo, e ci siamo dati un’unica regola, semplice, elementare.

L’abbiamo chiamata la “Regola delle tre S”: Scònderse (nascondersi), Scopare, Sopravvivere.

E le stiamo applicando egregiamente, queste “s”… soprattutto la seconda.

Per il resto, a parte qualche putrido che saltuariamente si avventura in mezzo ai campi, non ce la caviamo male.

Ok, ho scritto un papiro, lo so, ma comprendetemi, fino a ieri manco mi ero posto il problema di accendere il PC, manco sapevo che esisteva ancora internet e manco sapevo che esisteva questo blog… avevo bisogno di sfogarmi un po’, di buttar fuori quello che ho dentro.

Anche se ho cercato di tenere la testa bassa in tutto questo tempo, vi assicuro che ne ho viste tante, di cose… forse troppe.

Kappe, Luca, Zac, e voi di Venezia, se ci siete ancora… vi conosco solo da ieri e già vi voglio un bene dell’anima!

Dai, ragazzi, che come mi viene in mente qualcos’altro, lo posto qui… voi cercate di stare in gamba, e soprattutto, cercate di non farvi fottere dai putridi!

Io e Yelena cercheremo di fare altrettanto.

A presto.

Andrea R.

One thought on “La regola delle tre S

  1. joseph scrive:

    Bravo interessante davvero bello stile

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