Verme solitario

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4 settembre 2012 di thesurvivaldiaries

[Special guest: Val]

ALMESE (TO)

Riesco a scrivere solo ora, qui la connessione va e viene.

Sono un coglione. Uno spavaldo insulso coglione.

Ieri stavo per lasciarci le penne.

Ieri ho realizzato di non essere in un film.

Ma andiamo con ordine.

Come avevo scritto, ieri sono andato al centro velico sul lago grande di Avigliana in cerca di provviste.

Utilizzando stradine secondarie ed evitando gallerie, non ho avuto problemi durante il tragitto.

Ho incrociato giusto 3 cosi sbavanti dalle parti della stazione, che ho garbatamente salutato col medio.

Arrivato al centro, mi sono spinto il più vicino possibile con la macchina, dando un’occhiata intorno prima di scendere. Mi sembrava tutto tranquillo.

Canoe e kayak sfasciati e accatastati mi fecero pensare di non essere stato l’unico a passare di lì, ma tanto valeva tentare.

Oltrepassata la porta della sala (già sfondata) mi sono diretto subito in cucina.

Un tanfo di roba andata a male da vomito. Mosche e insetti ovunque. Sorrido, pensando a un eventuale controllo dell’Asl.

Bell’inizio.

Freezer aperti, frigo vuoto e in dispensa solo due barattoli di pomodorini secchi, 4 di ceci e due bottiglie di conserva. Vabè, meglio di niente. Prendo e metto in macchina.

Vado dietro nel magazzino. Qui ho la prima visione celestiale da settimane: due casse di birra. Menabrea. Mi vengono quasi le lacrime. Me ne scolo subito una. Poi prendo e carico in macchina.

Da lì passo poi nell’area cantiere. Sono lì che rovisto tra gli attrezzi quando mi pare di sentire un rumore. Il sangue mi si gela e il cuore si ferma. Sono immobile, a chiappe molto strette. Rimango così per quelli che potrebbero essere 30 secondi come 10 minuti, non saprei.

Ad ogni modo, non sento più nulla e decido di proseguire nella ricerca, ma di sbrigarmi.

Una sparachiodi, spettacolo.

Batteria carica annessa.

Libidine.

Prendo e carico in macchina.

Faccio un ultimo giro in cucina, non si sa mai.

Ed è lì che succede.

Mentre prendo i coltelli dalla calamita Ikea, sento dei rantoli disumani provenire dalla sala… e prima che potessi infilare la porta sul retro della cucina me lo trovo lì davanti: un coso di un metro e 90 per 90 kg.

Merda, è Aldo.

Aldo era una delle persone più grandi che avessi mai conosciuto, sia fisicamente che caratterialmente. Viveva praticamente lì al centro, ed evidentemente  anche da non morto non aveva cambiato abitudini.

Potrei raccontare tanti aneddoti divertenti, ma in verità l’unica cosa che mi venne in mente in quel momento, e che vista la situazione poteva risultare davvero fastidiosa, era questa: Aldo aveva sempre una fame della madonna.

Roba che la bistecca (che si portava lui da casa) dovevi mettergliela in una pirofila perché nel piatto non ci stava.

Scherzando una volta mi disse: “magari ho il verme solitario…”

Io rubando una battuta a Pozzetto risposi: “sì, ma il tuo è un cazzo di cobra…..”

Fatto sta che era lì a fissarmi coi suoi occhi vuoti.

Ho fatto cadere tutti i coltelli, tranne il trinciante.

Senza minimamente pensare, l’ho lanciato con una discreta nonchalance contro Aldo, beccandolo in pieno petto.

Col manico.

E l’unica cosa a cui sono riuscito a pensare è stata: “Fottuto Kurt Russell, quante cazzo di volte avrà dovuto girare la scena prima di centrare in piena fronte (e di rimando!!!) Lo Pan??!!”

La katana? in macchina.

La sparachiodi? in macchina.

Bravo coglione.

Lo scontro fisico era impensabile.

A dire la verità anche scappare non aveva molto senso, ma era l’unica alternativa valida.

Ho infilato di corsa la porta dietro di me che dava sul corridoio esterno, sapendo benissimo che per ritornare alla macchina sarei dovuto passare per forza davanti all’entrata principale, e che Aldo mi si sarebbe potuto parare davanti facendo tipo 10 passi.

Ma non successe.

Arrivai quasi alla macchina prima di girarmi e vederlo che stava a malapena uscendo fuori in quel momento.

Fu allora che notai che il suo piede sinistro era girato di quasi 180 gradi all’indietro, e che per questo procedeva a una velocità imbarazzante.

Culo, credo.

Non ho minimamente pensato di affrontarlo con qualcosa di serio in mano, mi sono infilato in macchina e sono partito a razzo.

Sudato marcio, mani tremanti e gambe molli.

Ma lo sto raccontando… ed è l’unica cosa che conta credo.

Urge organizzazione… dopo una Menabrea.

A presto spero.

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